ESCLUSIVA – Frascati, 40 ex calciatori a cena all’osteria Ceccarelli nel ricordo di Paolo Carosi, Sergio Guenza e lo scudetto della Primavera 1975/1976

 

FRASCATI – QUARANTA EX GIOCATORI LAZIALI SI RITROVANO A CENA ALL’OSTERIA CECCARELLI PER RICORDARE PAOLO CAROSI, SERGIO GUENZA E LO SCUDETTO DELLA PRIMAVERA 1975/76 

di Fabio Polli

Frascati – Nella Lazio ci sono arrivati tutti da ragazzi, alcuni erano addirittura ragazzini, e dalla loro squadra, che per molti è anche la squadra del cuore, non si sono mai separati.

Almeno idealmente, perché poi la vita ha preso strade diverse secondo le possibilità tecniche di ciascuno, tra trionfi e fortuna, come accaduto a campioni come Bruno Giordano e Lionello Manfredonia che hanno conquistato scudetti, coppe e la maglia della Nazionale e compagni di squadra dal buon talento, in alcuni casi addirittura ottimo, che però hanno dovuto accontentarsi di palcoscenici meno importanti, pur giocando tra i professionisti.

Ragazzi che hanno dedicato i “migliori anni” al gioco del calcio, ai colori biancocelesti, alla maglia con l’Aquila sul petto. Sono quelli che fecero parte della Lazio Primavera Campione d’Italia nel 1975/76, ai quali si aggregano ex giocatori della squadra del Campionato Nazionale Dante Berretti (gli Under 19 dell’epoca), nonchĂ© ex giocatori che fecero parte della formazione che vinse il Campionato Under 23 nel 1973/74 – quando la Lazio vinse il primo storico scudetto in Serie A – che tutti gli anni trovano un’occasione per stare insieme, sul finire dell’estate, per rivedersi e rimembrare “i bei tempi” fatti di allenamenti e frequentazione quotidiana, partite, trasferte, ritiri, fatiche e trionfi di stagioni sportive entrate nella storia laziale. Anni in cui, oltre alla vittoria, furono la spensieratezza della gioventĂą e i sogni condivisi per un domani ancora tutto da scrivere, che divenne glorioso solo per alcuni, a cementare la loro amicizia.

“Visto che gestisco un’osteria qui a Frascati – racconta Giancarlo Ceccarelli, che della Lazio Primavera 75/76 fu il capitano – la mia fraschetta di piazza San Rocco è diventata il punto di riferimento per il nostro gruppo di ex giocatori laziali. Prima della cena, da quando nel 2010 è venuto a mancare Paolo Carosi (1938-2010, ndr), facciamo sempre dire una Messa in suo ricordo nella chiesa qui a fianco. Partecipano tutti con affetto e riconoscenza verso un allenatore al quale abbiamo voluto molto bene. Questa volta – aggiunge il frascatano, centrocampista dai piedi buoni che dopo l’esperienza alla Lazio contribuì a portare l’Avellino in Serie A – la Messa l’abbiamo dedicata anche alla memoria di Sergio Guenza (1933-2020), altro storico allenatore laziale che fu di grande importanza per la formazione sportiva e umana di tanti di noi, venuto a mancare lo scorso anno”.

Tra un bicchiere di Frascati bianco prodotto dai vigneti Ceccarelli, porchetta dei Castelli a volontà, lasagne fatte in casa, affettati e ciambelle al vino, la rimpatriata è sempre divertente, piena di spunti goliardici, amarcord e sfottò. Tutti cercano di parteciparvi, e chi non può se ne rammarica perché l’appuntamento è irrinunciabile.

“L’anno scorso – dice ancora Ceccarelli – a causa del Covid abbiamo saltato. Qualcuno di noi comincia ad avere qualche acciacco fisico, problemini vari. Dobbiamo stare attenti, mica siamo più giovanotti. Come diciamo noi a Frascati iniziamo ad avere tutti una brutta malattia: tenimo l’annite!”.

Da Vicenza, dove vive con la terza moglie e si occupa di calcio giovanile, è arrivato l’ex giocatore di Lazio, Juventus e Roma Lionello Manfredonia, la cui storia è legata fortemente alla squadra biancoceleste ma anche alla “(s)fortunata” vicenda capitatagli a Bologna il 30 dicembre 1989, quando venne miracolosamente salvato da un infarto che lo aveva colpito in campo durante la partita Bologna-Roma e che lo costrinse a porre fine alla carriera da calciatore. Una crisi cardiaca che poteva essere letale, esattamente come capitato agli ultimi Europei al danese Christian Eriksen, di cui non si ebbe mai una vera spiegazione scientifica. Manfredonia deve la vita al pronto intervento degli altri giocatori, a Giordano, ai medici in campo, tra cui il dottor Alicicco che fu anche medico per la Lazio. Oggi ha cinque figli (Andrea, il piĂą grande, fa il procuratore e ha sposato l’attrice Martina Stella) e un fisico ancora invidiabile. Un cruccio ancora pesa sulla sua serenitĂ  di ex laziale, un vulnus che la tifoseria prima o poi dovrebbe rimuovere: l’aver giocato anche con l’altra squadra della Capitale. Ai tempi fu un caso clamoroso, di cui ha detto sempre di non essersi mai pentito, ma che lo portò a essere ripudiato dai laziali e soprattutto non voluto dai romanisti (che formarono i GAM, Gruppi Anti Manfredonia), ma era calcio di professionisti anche quello. Immancabile la presenza Bruno Giordano, amatissimo bomber di quella squadra scudettata che vanta l’invidiabile primato di essere stato considerato da un certo Diego Armando Maradona, “il calciatore italiano piĂą forte con il quale ho giocato” e che a Frascati ritrova sempre, oltre a Ceccarelli, anche Alfredo Recchia. L’89enne frascatano, di origini ciociare, fu il mitico conduttore del pullman della Lazio che per anni, dal 1968 agli anni ’90, portò i giocatori in trasferta in ogni campo italiano per poi diventare, ai tempi della presidenza di Chinaglia, autista personale e confidente dell’ex centravanti di Lazio e Cosmos. Juan Carlos Lorenzo (1922-2001), istrionico allenatore laziale, 185 volte sulla panchina biancoceleste tra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso, considerava Recchia il suo portafortuna: non doveva mai mancare alla guida del bus della Lazio.

Tra i tanti presenti a Frascati c’era anche il romano Stefano Di Chiara (che ha chiamato tutti i presenti a un brindisi augurale “alla nostra Lazio”), classe 1956, difensore, che vinse sia il Campionato Under 23 del 1974 e lo Scudetto con la Primavera nel 1975/76 per poi andare a giocare, tra le altre, con Pistoiese, Genoa, Cagliari, Cremonese e Lecce, dove ritrova anche il fratello Alberto.

C’era Carlo Perrone, nato a Roma nel 1960, vincitore della Coppa Italia Primavera con la Lazio nel 1978/79 e di due Campionati Allievi, giocò per cinque anni nella Lazio (64 presenze) da ottimo difensore. Citato dalle cronache proprio in queste settimane, dopo il passaggio diretto di Pedro dalla Roma alla Lazio, Perrone viene ricordato dagli annali del calcio per essere stato uno dei rari “affari” portato a termine tra le squadre capitoline quarant’anni fa, al termine della stagione 1980/81, quando la Lazio lo scambiò con Michele De Nadai. Tornato dalla Roma alla Lazio l’anno successivo, unico nella storia, Perrone concluse la carriera da calciatore ad Ascoli, dove riformò la coppia centrale di difesa con il frascatano Paolo Pochesci, anche lui ex laziale, che giocava da stopper.

C’erano pure Ezio Castellucci (Atina, 1955), centrocampista Campione d’Italia con l’Under 23 nel 1974 che poi giocò a Novara, Mantova, Empoli, Brindisi, Trapani e Ragusa ed Enzo Lombardozzi, centrocampista di Sora, classe 1956, Campione d’Italia Primavera 1975/76 che dopo essere andato in ritiro con la Lazio a Pievepelago venne ceduto al Brindisi per poi andare a giocare a Frosinone, Isernia e Latina. Con loro abbiamo riconosciuto anche Massimo Colaprete, detto Mascarpone, classe 1957, prima difensore degli Allievi allenati da Guenza (che fu anche allenatore in seconda della prima squadra con Clagluna, Morrone e Carosi, tra il 1982 e il 1984) e poi campione con la Primavera di Giordano, Manfredonia, Agostinelli, Ceccarelli e Montesi. Emilio Rotondi, portiere della “Berretti” Campione d’Italia e poi più avanti in carriera allenatore della Lazio Femminile di Calcio a 5 in Serie A, romano classe 1957, era seduto accanto all’ex attaccante Armando Coletta. Nato a Roma, nel 1956, Coletta nel 1974 segnò la rete laziale nella finale del Torneo di Viareggio vinto dalla Fiorentina contro i biancocelesti (2-1) per poi andare a giocare con il Genoa (12 presenze in Serie B) e con varie squadre di C1 e C2 come Triestina, Rende, Giulianova, Avezzano.

C’era anche Silvano Pivotto, centrocampista di Terracina, nato nel 1958, anche lui Campione d’Italia Primavera nel 75/76, che ha ricordato quando venne convocato per il ritiro precampionato della prima squadra a “Il Ciocco”, nel 1977, insieme ai promettenti Giordano, Manfredonia, Agostinelli, Apuzzo e Avagliano. Pivotto quell’anno collezionò due panchine in campionato con la prima squadra guidata da Luis Vinicio e poi venne ceduto al Campobasso. In seguito giocò con Sambenedettese, Siracusa, Civitanovese e Perugia. Ernesto Apuzzo, anche lui presente alla serata frascatana di lunedì 13 settembre 2021, classe 1956, è nato a Pimonte, in provincia di Napoli. Attaccante ben dotato giocò con la Lazio Primavera per due stagioni, vincendo lo scudetto di categoria. Nel 1978 riuscì a esordire in Serie A con la maglia della Lazio, contro il Bologna, in una partita che è passata alla storia per l’arrabbiatura dei tifosi laziali, imbufaliti con la squadra per lo “scarso impegno” messo in campo contro gli emiliani, che vinsero 1-0 con un gol dell’ex laziale Franco Nanni, salvandosi in extremis dalla Serie B. La Lazio di Bob Lovati, che era giĂ  salva, non si impegnò piĂą di tanto ma fu anche penalizzata dall’arbitro, che non punì un evidente fallo da rigore subito da Agostinelli in area bolognese. Era l’ultima giornata di campionato – come hanno raccontato gli ex laziali assaggiando le ciambelle al vino offerte da Ceccarelli al termine della cena – e in tribuna, a salutare la squadra, quel 7 maggio 1978 c’erano 50.000 spettatori. Tra loro anche il Commissario Tecnico della nazionale Enzo Bearzot. La sconfitta fu talmente mal digerita che scoppiarono violenti tafferugli tra tifosi e polizia, fuori lo stadio, dove alcuni laziali tentarono addirittura di aggredire fisicamente i giocatori biancocelesti che stavano allontanandosi a piedi dall’impianto del Foro Italico. Prelevato dalla Juve Stabia, Apuzzo, dopo quell’unica partita con la sua Lazio, giocò in Serie B a Foggia e in seguito a Sorrento, Benevento, Teramo, Casoria, Matera e di nuovo Sorrento. E poi tanti altri ex giocatori laziali, erano una quarantina, il cui elenco sarebbe lunghissimo, accolti con simpatia a Frascati anche da Ceccarelli II, ovvero Fabio Ceccarelli, classe 1983, figlio di Giancarlo, che giocò con la Primavera della Lazio nella stagione 2002/2003 prima di passare in squadre del sud Italia come Foggia, Brindisi, Rende, Monopoli, Cosenza e tante altre, per una carriera ormai quasi ventennale, che ne hanno fatto uno dei bomber piĂą prolifici, detto “Il Piranha”, dei campionati di Serie C e D. Il tempo passa e “l’annite”, come si dice a Frascati, logora anche chi si mantiene in forma lavorando oggi dentro o fuori il mondo del calcio, che può essere parte della propria giornata ma non la cosa piĂą importante, come quando mister Guenza, nonostante gli importanti incarichi svolti nel settore giovanile laziale non volle lasciare l’impiego da tipografo in un quotidiano sportivo romano. Nel frattempo le nuove generazioni e i Ceccarelli sono giĂ  alla terza generazione da laziali doc con Ceccarelli III, al secolo Mattia Ceccarelli, difensore, figlio di Fabio ed Elisa, da quest’anno entrato nel vivaio della Lazio.

Una bellissima serata che si è chiusa con qualche scherzo goliardico – coppe regalate a quelli che non esordirono mai in prima squadra – affetto rinnovato e sincero tra ex ragazzi, alcuni dei quali diventati già nonni, che si sono voluti bene nel corso del tempo anche se tra di loro, come sempre accade, non tutto è sempre filato liscio e qualche screzio c’è stato. Ma poi davanti a un bicchiere di vino Frascati, il vino “laziale” per eccellenza, non si può che ritrovare l’armonia e l’allegria di un tempo insieme a qualche tifoso Doc del locale Lazio Club presente con il presidente Massimo Muccioli, i soci Olimpia Paolo Giorgi e Dino Manzetti e il socio Roberto Di Sante, scrittore ed ex giornalista del “Messaggero”.

Si brinda e si canta nel nome della Lazio, ci si abbraccia e si ride, ma ricordare chi non c’è più genera sempre un sorriso di struggente malinconia.

Fabio Polli

 

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