ESCLUSIVA Berrè: “L’argento olimpico è un sogno, la Lazio Scherma come una famiglia”

Di Tiziano Dipanati

Una vita passata nella S.S Lazio Scherma Ariccia, un ricco palmarès internazionale e un argento olimpico appena vinto a Tokyo 2020 nella sciabola maschile a squadre. Enrico Berrè, schermitore genzanese classe ’92 e in forza alle Fiamme Gialle, ha raccontato in esclusiva ai microfoni di ‘Lazialità’ le emozioni riguardanti il suo secondo posto alle ultime Olimpiadi. Immancabili alcuni aneddoti sulla società biancoceleste nella quale è cresciuto e continua ad allenarsi, risultando una guida per i giovani atleti.

Come nasce la sua passione per la scherma? A che età ha cominciato a praticarla?

“Nasce a 7 anni in maniera del tutto casuale: inizialmente ero stato indirizzato al karate dalla mia maestra delle elementari, ma una volta entrato nella polisportiva di Ariccia vidi la palestra di scherma e me ne innamorai. Non provai mai il karate”.

Da bambino aveva iniziato facendo fioretto. Come è avvenuto il passaggio alla sciabola?

“Questa è una storia un po’ particolare. Inizialmente col fioretto non ottenevo risultati eccellenti e quando succede una cosa simile è difficile continuare a praticare uno sport. Fortunatamente, sia per noia sia perché i maestri di sciabola avevano visto in me buone qualità, cambiai arma per divertirmi un po’. Da subito mi riuscii tutto abbastanza semplice e quindi a 16 anni passai alla sciabola”.

Qual è il suo rapporto con tutto l’ambiente della Lazio Scherma?

“Il rapporto è ottimo: fin da quando ho iniziato mi hanno fatto sentire a casa. Ho passato talmente tante ore dentro quelle mura che è impossibile quantificarle. Conosco veramente tutti a partire dalla presidenza fino al custode del palazzetto, quindi è per me una famiglia. Sono contento di esserci e di dare adesso il mio contributo con i più piccoli perché cerco di trasmettere loro quello che è stato trasmesso a me”.

Veniamo alle Olimpiadi di Tokyo. Avrebbe mai pensato di portare a casa una medaglia?

“Per scaramanzia non l’ho mai detto ma in cuor mio ci speravo. Negli ultimi tre anni io e la mia squadra non siamo mai scesi dal podio nelle gare importanti, siamo andati sempre a medaglia tra Europei e Mondiali. Le premesse c’erano, ma allo stesso tempo sapevo che io e un altro mio compagno eravamo due esordienti in un’Olimpiade e saper gestire l’emotività in questi casi non è mai scontato. Alla fine ci siamo riusciti e questa medaglia è arrivata. Sicuramente questa è stata la gioia sportiva più grande della mia vita, ho realizzato un sogno”.

Quali sono state le sue reazioni appena dopo aver realizzato di aver ottenuto questo risultato?

“In realtà è stato più strano il periodo tra la semifinale e la finale, perché in quel momento sei sicuro di una medaglia. Lì le emozioni sono state veramente forti: i miei compagni di squadra sono scoppiati a piangere e io ho chiamato un po’ di amici. Dopo svariate ore di pausa abbiamo fatto la finale, che purtroppo abbiamo perso contro la Corea, e dopo pochi minuti di sconforto per non aver raggiunto l’oro ci siamo poi resi conto dell’impresa che comunque avevamo fatto. Io credo ancora di non aver del tutto realizzato quanto sia pesante quella medaglia”.

Qual è il rapporto con i suoi compagni di squadra Luca Curatoli, Luigi Samele e Aldo Montano? E poi le chiedo se può spendere qualche parola in particolare per quest’ultimo, dato che questa era la sua ultima Olimpiade.

“La nostra fortuna, ma anche bravura, è stata quella di riuscire a creare una grande unione di intenti e un grande rapporto interpersonale. Spesso grandi squadre possono avere attriti interni che di conseguenza portano i componenti a non dimostrare il loro valore assoluto. Noi, nonostante le nostre diversità caratteriali, andiamo veramente d’accordo. Aldo è un campione e per me fonte di ispirazione. Negli anni in cui mi sono allenato con lui ho cercato di rubare con gli occhi il più possibile e di fargli mille domande. Sebbene abbia vinto tutto in carriera, è la persona più umile che io conosca e sicuramente è stato veramente importante per questo successo. Gli auguro il meglio”.

Come descriverebbe le giornate antecedenti le competizioni di Tokyo?

“Surreali. Abbiamo passato 15 giorni solo tra camera e palestra a causa della situazione legata al Covid. Ognuno di noi è stato quindi molto in solitudine e quando sei solo è inevitabile che si inizi a pensare alla competizione. Ho cercato però di non farmi assalire troppo dai pensieri e l’ho sempre immaginata in maniera positiva. La notte prima della gara è stata la più complicata: era impossibile prendere sonno”.

Com’è stata l’accoglienza al suo ritorno da parte di amici e famigliari?

“L’accoglienza è stata inaspettata. Trovare famiglia, amici e piccoli atleti della Lazio Scherma all’aeroporto alle 22:30 mi ha fatto venire i brividi. Inoltre in questi giorni sto continuando a ricevere sorprese e per questo ho il cuore che esplode di gioia. Alla fine viviamo per questi momenti, quindi non potrei essere più felice”.

Perchè consiglierebbe la scherma ai più piccoli?

“La consiglio perchè è uno sport completo sotto ogni punto di vista: umano, fisico e caratteriale. Fin da subito viene insegnato il rispetto per l’avversario, per l’arbitro, per il maestro, per il pubblico e per te stesso, al contrario di altri sport nei quali non è solito vedere esempi di questo genere. È una disciplina che ti rende pronto fisicamente dalle gambe alle braccia, che sviluppa tempi di reazione immediati, che ti porta a pensare più velocemente del tuo avversario e che ti aiuta ad avere una tattica e delle contromosse sempre pronte . Per gli imprevisti che accadono in un match di scherma è necessario trovare la miglior soluzione il più velocemente possibile: credo che questo sia un aspetto che può essere riportato nella vita di tutti i giorni”. 

Infine qualche battuta sul calcio. Come vede quest’anno la nuova Lazio di Sarri? Quali saranno secondo lei i giocatori che faranno la differenza?

“Io credo che la squadra prometta bene. Sostituire Inzaghi non è né facile né scontato, però Sarri è un grande allenatore che ha dimostrato di essere un vincente anche all’estero e in Europa. Le premesse sono ottime, ma poi come al solito parlerà il campo. Le squadre del tecnico toscano hanno sempre fatto un bel gioco, basato soprattutto sulla figura chiave del regista di centrocampo. Leiva ha tutte le carte in regola per ricoprire questo ruolo ed essere il Jorginho dalla situazione. Tra i giocatori decisivi ci sarà sicuramente Immobile, ancora più in fiducia per l’Europeo appena vinto, ma anche Milinkovic-Savic e Lazzari potranno fare la differenza”. 

 

 

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