LAZIALI BELLA GENTE – Le interviste a Marcella, Andrea, Massimo, Claudio e Mauro

 

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Marcella Corradi: “Quel battesimo biancoceleste…”

Vi assicuriamo che diventerà laziale”. Marcella Corradi, ragazza di 22 anni con una passione irrefrenabile per la Lazio, sentì dire queste parole dai nonni nel giorno del suo battesimo. Una profezia diventata realtà: Marcella ci racconta la sua passione per la prima squadra della Capitale.

Come è nata la passione per la Lazio?

“La passione per la Lazio mi appartiene sin da quando ero bambina. È nata grazie ai miei nonni ed a mio padre. E’ grazie a loro che sono Laziale dalla nascita: non sarebbe potuto essere diversamente. A casa conservo ancora un filmino risalente al mio battesimo, in cui i miei nonni che mi tenevano in braccio dissero: ‘Vi assicuriamo che diventerà laziale’. E così è stato”.

Se dovesse scegliere, quale periodo della storia laziale le piacerebbe rivivere?

“Mi piacerebbe rivivere il periodo di Nesta, nell’anno 1999-2000, quando la Lazio vinse il secondo scudetto: per vivere quell’emozione e per la formazione che scendeva in campo. Oltre a Nesta, bandiera della Lazio e simbolo della lazialità, c’erano Mihajlović, il calciatore che segnava da qualunque parte del campo e altri giocatori incredibili come Salas, Veron, Simeone e Conceição. Penso che sia stata la rosa più forte della storia della Lazio”.

Quale l’emozione più grande provata allo stadio?

“Risale all’11 gennaio 2020, Lazio-Napoli. Emozioni fortissime che non saprei trasmettere a parole. Quei sei minuti della coreografia della Curva Nord in onore dei 120 anni di storia della Lazio, uno spettacolo indescrivibile. Ero nei Distinti Nord-Est, piansi come una bambina”.

Quale giocatore della rosa attuale le fa provare emozioni particolari?

“Il giocatore che mi fa provare emozioni indescrivibili è Correa. Un momento che ricordo in particolare è stato il gol contro il Milan in semifinale di Coppa Italia. Nonostante la sua discontinuità, ha dimostrato quali siano le sue vere capacità e quanto possa essere importante per la squadra. Ricordo come nessuno credesse in lui e anche oggi spesso ancora è cosi, ma in quel momento ha zittito tutti e ha segnato in un momento decisivo dimostrando davvero il suo valore”.

Se dovesse consigliare ad Igli Tare un giocatore da acquistare, quale consiglierebbe?

“Il giocatore che consiglierei alla società è Theo Hernandez, esterno difensivo di sinistra del Milan, perché in questo panorama calcistico penso sia uno degli esterni più forti della Serie A. Inoltre, è un calciatore che ha corsa, ma anche un piede raffinato per poter crossare. Un calciatore a 360 gradi. Sarebbe un attimo acquisto per la Lazio”.

Federica Pizzuti

 

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Andrea: “Ho scelto la Lazio dopo un derby perso”

Guardare da vicino la rissa negli spogliatoi in occasione di Lazio-Ipswich Town è stato surreale”. Un aneddoto incredibile quello vissuto da Andrea, grande tifoso della Lazio, che ci racconta la sua passione per i colori biancocelesti. Come nasce la sua lazialità?

Nasce alla mia prima partita allo stadio in un derby degli anni 60, quando avevo 5 anni, mio padre mi portò in tribuna Monte Mario e la Lazio perse 1-0. Da lì ho capito che la mia squadra sarebbe stata la Lazio”.

Il suo momento di Lazio più bello e il più brutto?

Il più bello in assoluto è lo scudetto del ’74: una gioia incontenibile per tutto il popolo laziale. Festeggiare il primo titolo della storia della Lazio non ha prezzo. Il più brutto il periodo del calcio scommesse degli anni ‘80 quando alla fine di una partita partita entrarono le volanti a bordo campo perché era coinvolto qualche nostro giocatore”.

Il calciatore della Lazio al quale lei è più legato?

Senza dubbio Giorgio Chinaglia: ha incarnato il laziale in campo e fuori sotto ogni punto di vista. Tengo ancora la sua firma su un vecchio abbonamento, fatta quando lo incontrai a New York per caso in un ristorante. La custodisco come una reliquia”.

Un aneddoto che tiene a mente sulla Lazio?

La rissa negli gli spogliatoi di Lazio-Ipswich Town. Mio padre lavorava al Coni, ho guardato la partita a bordo campo e nel finale sono riuscito ad entrare nel tunnel che porta agli spogliatoi, assistendo alla rissa tra i giocatori. Mi sembrava tutto surreale”.

Si ricorda qualcosa in particolare?

“Mi ricordo che era una caccia all’uomo verso gli inglesi, in molti scapparono verso gli spogliatoi per evitare il peggio, ma i giocatori della Lazio cercarono di sfondare la porta e successe il panico più totale. Tanti rimasero feriti, fu una notte di follia, ma che non dimenticherò mai”.

Come vive la Lazio oggi?

Sono abbonato dal ‘65 e ancora oggi la seguo sia in casa che in trasferta con i miei figli e un gruppo di amici di grandi laziali”.

Quanto le manca andare allo stadio?

“Mi manca come l’aria, lo stadio è la mia seconda casa e la Lazio la mia seconda pelle, ma capisco anche il bruttissimo momento che stiamo vivendo tutti per la pandemia. Speriamo di tornare alla normalità il prima possibile”.

Come vive il derby e la rivalità con la Roma?

“Il derby molto male. E’ capitato molte volte di sentirmi male allo stadio perché lo vivo con troppa tensione. La rivalità è molto marcata, come giusto che sia”.

Cosa si aspetta da questo campionato e dal futuro della Lazio?

“Sono ipercritico quindi non riqualificarsi in Champions sarebbe un fallimento, devo dire però che la Lazio ha disputato una buona Champions. Vediamo quello che succede da qui alla fine. Il futuro è sempre molto incerto, soprattutto in questo periodo. Mi aspetto che la Lazio diventi sempre più forte e che un giorno ci possa regalare di nuovo quella parola che quasi tutti per scaramanzia non pronunciano…”.

Thomas Crimi

 

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Massimo Fiorentini: “Lazio, da mio padre a mio figlio, compagna di vita”

La Lazio per me è essenzialmente amore. Un rapporto vissuto attraversando inferno, purgatorio e paradiso”. Massimo Fiorentini, storico tifoso biancoceleste e da sempre abbonato in Tribuna Tevere, ci racconta cosa vuol dire essere laziali.

Quando e come nasce la sua lazialità?

Nasce fin da bambino grazie a mio padre, anche lui tifoso della Lazio con il quale si è parlato sempre di calcio, delle partite, ma soprattutto della nostra squadra e di tutti i suoi calciatori. Mi ha sempre portato allo stadio e mi sono innamorato profondamente dei colori biancocelesti. Non si può descrivere, perché è un aspetto talmente emozionale che in quanto tale non è spiegabile e ti si mette addosso come un abito”.

In tutta la sua vita, quali sono stati i momenti più significativi che porta nel cuore della Lazio?

Ho vissuto nella mia infanzia una squadra poco vincente, ma è stato proprio il fatto che la Lazio non vincesse nulla a farmi innamorare nella speranza che prima o poi qualcosa di bello potesse accadere. Questo è successo con Tommaso Maestrelli e i suoi ragazzi che nel 1974 ci regalarono il primo scudetto. Poi ci sono stati momenti brutti, come le troppe cadute in serie B, tra cui la più sofferta quella legata allo scandalo del calcio scommesse, la successiva penalizzazione di 9 punti e la clamorosa salvezza attraverso gli spareggi con Taranto e Campobasso. Dopo diversi anni di anonimo è arrivata l’era Cragnotti, l’era dei sogni. Secondo scudetto, Supercoppa Europea, Coppa delle Coppe e tutti i migliori giocatori del momento, una Lazio straordinaria. Ma come sempre succede dopo il dolce arriva l’amaro: il rischio del fallimento e le corse per salvare la Lazio. E poi è arrivato Lotito, l’attuale presidente che ci ha regalato diversi successi come la storica Coppa Italia del 26 maggio 2013 contro la Roma”.

Ci sono giocatori che non dimenticherà mai?

Sicuramente. Già da bambino ricordo Humberto Tozzi e Bob Lovati, conosciuti personalmente. Il grande Giorgio Chinaglia con la sua straripante personalità, Wilson, Frustalupi, Pulici e Re Cecconi. Questi per quanto riguarda il primo scudetto. Ma non posso non pensare anche a Nesta, Veron, Nedved, Mancini, Mihajlović , Salas e Simeone, i fenomeni di Eriksson”.

Arrivando alla Lazio di oggi, ci sono figure che possono far parte un domani dei suoi ricordi?

Sì, qualcuno lo ricorderò senz’altro. Il primo è il mister Inzaghi, ormai laziale di lunga data, Immobile, Milinkovic, Lulic e Radu, il più presente in campo della nostra storia dopo aver superato Giuseppe Favalli”.

Per concludere, è riuscito a trasmettere l’amore per la Lazio ai suoi figli?

Sono estremamente felice di essere riuscito a tramandare questa passione a mio figlio. È successo nella stessa maniera come è accaduto tra me e mio padre. Oggi posso dire che lui ha ancora più amore di me e parliamo ogni giorno della Lazio, uno scambio bellissimo perché ci porta ad avere una relazione molto vicina a livello personale ed è un aspetto emozionale di altissimo livello. Devo ringraziare la mia squadra anche per questo”.

Matteo Fiorentini

 

 

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Claudio Tagliaferro: «La mia lazialità nata da un derby in famiglia e trasmessa di padre in figlia”

In occasione della “Giornata del tifoso”, Claudio Tagliaferro, classe ’64, ci racconta il suo amore per la Lazio, nato grazie al “derby” in famiglia tra il suo indimenticabile e amato zio Francesco e il papà romanista. Claudio ricorda le prime trasferte con gli amici, compresi gli spareggi di Napoli nell’anno dei -9 e di come si riuscito a trasmettere la lazialità alla sua primogenita, alla quale darà lo stesso nome del suo idolo, Bruno Giordano.

Come nasce l’amore per la Lazio?

“Nasce da una vecchia sfida tra mio padre romanista e mio zio Francesco, laziale vecchio stampo, che con caparbietà, domenica dopo domenica, riuscì a portarmi allo stadio contro il volere della mia famiglia e a farmi innamorare solo di quei colori”.

La sua prima volta allo stadio?

Fu un Lazio-Bologna del gennaio 1974, con vittoria della Lazio per 4-0 reti di Garlaschelli, D’Amico e doppietta di Chinaglia”.

Qual è stato il suo idolo indiscusso?

Il mio idolo indiscusso resterà sempre Bruno Giordano, tanto che ho chiamato mia figlia proprio Giordana”.

Quali sono stati i giocatori più importanti biancocelesti in 121 anni di storia?

Giorgio Chinaglia, Bruno Giordano, Vincenzo D’Amico, Giuliano Fiorini e Beppe Signori. Sono i cinque nomi che per me hanno fatto la storia della Lazio”.

La follia per amore più bella che ha fatto per la Lazio?

Avevo 23 anni, era domenica 5 luglio 1987 e avevo la febbre a 39 e mezzo, ma era anche il giorno degli spareggi di Napoli che avrebbero deciso le sorti del futuro della nostra Lazio: non potevo non andare! Nonostante le urla di mia madre alla finestra, passò a prendermi il mio amico Marco e partimmo alla volta del San Paolo. Ditemi se non è una follia d’amore questa”.

Il momento che resterà indelebile nella sua mente?

“Sicuramente la partita Lazio-Vicenza del giugno 1987, giorno in cui la Lazio si assicurò gli spareggi per la futura sopravvivenza”.

Cosa vuol dire per lei essere “tifoso”?

E’ un senso d’appartenenza e condivisione di valori come il rispetto, l’educazione e l’umiltà che poi mettiamo in pratica nella vita di tutti i giorni”.

Il suo coro del cuore?

“Erano gli anni ’90 e in Curva Nord cantavo sempre a squarciagola ‘E segna sempre lui, e segna sempre lui.. si chiama Beppe Signori, si chiama Beppe Signori’”.

Chi è il suo giocatore preferito della rosa attuale?

“Senza dubbio Stefan Radu. Ha onorato questa maglia dal primo momento. Combattivo, trascinatore ed è ‘uno di noi’”.

Cosa manca secondo lei alla Lazio di oggi?

Avendo vissuto ormai tre generazioni di Lazio penso che ad oggi manchi fortemente il rapporto quasi amichevole che c’era anni fa tra tifoso e calciatore”.

Se dovesse dare un consiglio ai giovani tifosi di oggi cosa gli direbbe?

“Di ‘Non mollare mai’, come recita da sempre il nostro motto, sia per il periodo che stiamo vivendo, ma soprattutto per la lontananza dallo stadio, perché prima o poi tutto è destinato a finire, tranne una cosa: l’amore per la Lazio”.

Giordana Tagliaferro

 

Mauro Antonelli

Mauro Antonelli, la Lazio tra calcio e basket: “Che emozione quando mi ritrovavo a palleggiare con i giocatori!”

Lo sconfinato amore per la Lazio, la passione tramandata di padre in figlio, i momenti con i calciatori e le emozioni allo stadio. Questi gli argomenti toccati da Mauro Antonelli, classe ’56 ed ex atleta della Lazio Pallacanestro. Da tifoso della squadra capitolina, Mauro racconta come è nata la sua fede calcistica: «La mia fede nasce grazie a mio padre, Roberto Antonelli. Lui fece parte della dirigenza della Lazio Calcio negli anni ‘60, fu presidente per nove anni della Lazio Pallacanestro e vicepresidente della Lazio Nuoto. Insomma, la Lazio scorre dentro di me. La mia fede laziale, come dicono i tifosi, è stata trasmessa di padre in figlio. Grazie a lui, inoltre, anche i parenti venuti a Roma dal nord divennero laziali».

Visto il ruolo ricoperto da suo padre in società, le capitavano occasioni in cui poteva incontrare o parlare con i calciatori?

“Assolutamente sì. A volte capitava che alcuni di loro, come Cei, Governato o Morrone, venissero proprio a casa nostra in zona Monte Sacro. Spesso avevo anche la possibilità di entrare nel centro d’allenamento a Tor di Quinto. E che emozione poi quando mi ritrovavo a palleggiare con i giocatori! Ero molto piccolo”.

Il suo rapporto con lo stadio?

“Ho iniziato a frequentare lo stadio all’età di 7 o 8 anni. In casa non perdevo una partita e ho seguito la Lazio anche in molte trasferte. Quando iniziai però a giocare a pallacanestro fu più difficile essere sempre presente. Ero uno che aveva il privilegio di poter andare a vedere le partite in tribuna, ma preferivo andare in curva in mezzo alla confusione”.

La partita più emozionante che ha vissuto dal vivo?

“Ce ne sono tante, però una indimenticabile credo che sia Lazio-Vicenza, partita con la quale avemmo la possibilità di andare agli spareggi per rimanere in Serie B l’anno della penalizzazione dei -9”.

Invece, l’esperienza più strana vissuta allo stadio?

“Fu una trasferta insieme a mio fratello. Io ero in tribuna e lui in curva con gli Eagles Supporters. Ad un certo punto sentii chiamare il mio nome dagli altoparlanti: ero stato invitato ad avvicinarmi al comando di polizia. Una volta arrivato sul posto scoprii che mio fratello era stato coinvolto in dei disordini da stadio”.

La partita alla quale, con il senno di poi, non avrebbe mai voluto assistere?

“Lazio-Ipswich. Fu una partita dalle scelte arbitrali molto discutibili e in più accaddero anche spiacevoli eventi con annessa invasione di campo”.

Il derby più bello e il quello più brutto ai quali ha assistito?

“Quello più bello probabilmente è il 3-1 in dieci contro undici, con Zeman sulla panchina della Roma. Quello più brutto: tutti quelli persi!”.

Qual è secondo lei il giocatore simbolo della Lazio di tutti i tempi e il simbolo della Lazio di oggi?

Quello di sempre può essere soltanto uno: Giorgio Chinaglia! Quello dei giorni d’oggi è sicuramente Ciro Immobile”.

Nella Lazio attuale, in quali reparti crede che la società dovrebbe intervenire in chiave calciomercato?

“Assolutamente in difesa. Quest’anno si è dimostrata non all’altezza degli impegni”.  

Tiziano Dipanati

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