FOCUS – La Lazio nell’astronave contro lo Zenit di Semak per “vendicare” i tecnici italiani. Fisicità, compattezza e Dzyuba, ecco i segreti dello Zenit

 

di Niccolò Faccini

La Lazio nella tana dello Zenit, nella Gazprom Arena, stadio rimasto per mesi senza nome e costruito per ben 12 anni, pronto per il Mondiale disputatosi in Russia nel 2018. Lo stadio-astronave, come viene denominato in virtù della particolare struttura architettonica. La terza gara del Gruppo F di Champions League vede sfidarsi prima e fanalino di coda del girone, ma con una vittoria i russi si rimetterebbero prepotentemente in corsa. Ecco perchè una Lazio in piena emergenza dovrà fare grande attenzione e cercare di interrompere la striscia di sei trasferte europee consecutive senza vittoria. La porta inviolata fuori casa nelle competizioni internazionali manca addirittura da marzo 2018, quando a Kiev in Ucraina Strakosha riuscì a non subire gol. Lo Zenit non è più quello targato Luciano Spalletti 2010-2014, ma anzi è allenato da colui che fu tecnico ad interim dopo l’esonero del condottiero toscano, il russo Sergey Semak. Che dopo tre anni di egemonia moscovita (il tricolore in Russia è andato prima al Cska, poi allo Spartak e infine alla Lokomotiv) è tornato a consegnare allo Zenit un doppio scudetto nelle ultime due stagioni. Le gestioni tecniche di Villas Boas, e poi quella di Lucescu e Roberto Mancini sono durate poco, con l’attuale commissario tecnico dell’Italia sollevato dall’incarico tre anni fa a seguito di un mero quinto posto in campionato. La panchina è stata affidata ancora una volta a Semak, tecnico concreto che predilige l’equilibrio all’attacco spasmodico, molto criticato in patria ma vincente.

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Già, in patria, perchè fuori dai confini il rendimento del club negli ultimi anni non è stato idilliaco. Eliminazione agli ottavi di Champions nel 2015/2016 per mano del Benfica, poi tre partecipazioni in fila alla UEFA Europa League e altrettante precoci estromissioni dalla seconda competizione continentale, questa volta per mano prima dell’Anderlecht, poi del Lipsia, infine nel 2018/2019 del Villarreal (2 sconfitte con gli spagnoli al primo turno ad eliminazione diretta, i sedicesimi di finale). Lo scorso anno lo Zenit è arrivato ultimo nel girone di Champions con Lipsia, Lione e Benfica, nonostante i 7 punti conquistati. Un bottino per nulla malvagio, se si considera che il Lione poi semifinalista della manifestazione è stato prima battuto e poi fermato sul pari dai russi. Che questa sera se la vedranno per la prima volta con una Lazio da battaglia, che tenterà di sopperire con lo spirito di sacrificio e le residue energie alla mancanza dell’asse della squadra titolare. Infatti, Strakosha, Leiva, Lazzari, Radu, Lulic, Escalante e Djavan Anderson, ma soprattutto Luis Alberto e Immobile sono rimasti a Roma, tra infortuni e positività ai tamponi UEFA. Così Inzaghi punterà su Reina tra i pali, su una retroguardia a tre composta da Luiz Felipe, Hoedt e Acerbi, un centrocampo con Marusic, Milinkovic, Parolo, Akpa Akpro e Fares, con Cataldi pronto a subentrare a gara in corso e mettere minuti nelle gambe. In attacco gli unici dubbi, con Correa e Muriqi favoriti su Caicedo e Pereira. Il tecnico piacentino della Lazio si è detto triste di dover rinunciare a molti dei veterani che la Champions l’hanno voluta e conquistata, tra cui i senatori Radu e Lulic, che sperano di tornare in campo, il romeno per la seconda parte della fase a gruppi e il bosniaco per una eventuale fase a eliminazione diretta. Anche tra i russi, per fortuna della Lazio, diverse le assenze. In porta Kerzhakov è una sicurezza, in difesa Lovren un dominatore assoluto su anticipi e palloni alti, con Rakitskiy centrale esperto e fisicamente strutturato. Grande fisicità a centrocampo con Barrios, i piedi buoni di Wendel e le geometrie di Erokhin, calciatore da tenere d’occhio. Ma il segreto dei russi lo ha rivelato Sergej Milinkovic nel corso della conferenza di vigilia del match e risponde all’identikit di Artem Dzyuba, capitano dello Zenit e della nazionale russia, vero e proprio pilastro su cui la squadra si appoggia. Per dare spazio alle pericolossisime ali offensive che quest’oggi non saranno disponibile: Driussi e Malcom dovrebbero essere fuori causa per noie fisiche, lo stesso vale per Sardar Azmoun, iraniano corteggiato per anni dal diesse biancoceleste Igli Tare e la scorsa stagione capocannoniere del club e del campionato.

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LAZIO BATTAGLIERA – Per la Lazio sarà decisivo ancora una volta non perdere su un campo comunque ostico, al netto di uno Zenit a quota 0 nel Gruppo F. I capitolini hanno dimostrato spesso, specie negli ultimi 10 mesi, di poter carburare col trascorrere dei minuti per poi risolvere le gare nel finale. Il copione tattico sarà più o meno questo, quello delle ripartenze. Da dicembre 2019 a ottobre 2020 sono ben 8 le rimonte completate dalla Lazio, come nessuna altra squadra in Europa. Le illustri vittime sono state prima la Juventus, poi due volte il Cagliari, il Brescia ma anche la Fiorentina, l’Inter ma anche – due volte – il Torino. In tutti questi frangenti una Lazio andata sotto nel punteggio è riuscita a ribaltare completamente il risultato. Spesso, va detto, grazie all’apporto di bomber Ciro Immobile, che sarà ancora una volta costretto a tifare dalla televisione. Il centravanti di Torre Annunziata è il calciatore ad aver segnato più reti nel recupero negli ultimi quattro anni di Serie A (7 gol); seguono l’uomo del momento Felipe Caicedo (5) e poi Mertens e Cristiano Ronaldo (4).

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Simone Inzaghi è consapevole delle difficoltà della gara delle 18.55 italiane. “Io ho visto tutte e due le gare dello Zenit nel Gruppo F, secondo me col Bruges non meritava di perdere, ha avuto più possesso e occasioni, è stato sfortunato. A Dortmund ha fatto una partita diversa e più difensiva ma fino al 74′ è rimasto in partita e ha preso il gol dell’1-0 su rigore contro il Borussia”, e ha catechizzato la squadra soprattutto tramite le sedute-video, sperando che i calciatori possano sopportare l’ennesimo impegno ravvicinato: di fatto sarà proposta una squadra composta da almeno otto undicesimi dell’11 che ha giocato a Torino domenica pomeriggio. Le insidie proveranno non tanto dalle corsie laterali quanto dalle vie centrali, dove l’asse Lovren-Barrios-Dzyuba può essere molto pericoloso. Attenzione ai calci piazzati e al fattore-campo: sugli spalti almeno 16mila persone, un supporto che spesso ha galvanizzato i padroni di casa, che in casa cercano di spingere con meno compattezza rispetto a quella mostrata solitamente fuori casa, come ad esempio a Dortmund. Per la Lazio sarà impegno duro e ricco di insidie. Sarà ad ogni modo il penultimo sforzo prima della Juventus e della meritata sosta delle nazionali. La Lazio vuole arrivarci senza complicare eccessivamente l’avventura in una Champions League tanto agognata negli ultimi 13 anni.

N.F.

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