COLPO AD EFFETTO – Olivier, Divock, James Rodriguez e i loro fratelli: si cerca un top player, ma in tempi stretti

 

di Niccolò Faccini

Il già corteggiato e non raggiunto Olivier Giroud del Chelsea, il bomber di riserva del Liverpool Divock Origi, il “Matadòr” Cavani già patentato in Italia, l’estroso centrocampista del Real Madrid James Rodriguez. Il reparto offensivo della Lazio è l’habitat perfetto per un colpo ad effetto che infiammi la piazza o quantomeno possa far smaltire l’amarezza dei tifosi dettata dal nefasto epilogo del tormentone David Silva. La dirigenza biancoceleste è intenzionata a chiudere in tempi stretti per un potenziale protagonista in fase realizzativa.

GIROUD – Quella legata all’ariete francese del Chelsea è l’eco della trattativa andata in scena in un rovente gennaio, conclusasi con un “no” del calciatore ad ogni destinazione diversa da Londra, seguita dal rinnovo fino al 2021. Ai canali ufficiali dei Blues il centravanti francese avrebbe dichiarato lo scorso giugno: “Ho sempre ripagato la fiducia che mister Lampard ha riposto in me, per questo il club mi ha offerto la possibilità di prolungare la mia avventura al Chelsea; poi con tutta la situazione che si è venuta a creare con l’emergenza del Covid, non me la sentivo di spostare la mia famiglia all’estero, quando ho ricevuto la proposta ho accettato subito, a me piace stare qui: è vero che potevo partire nel corso della finestra invernale di calciomercato. Non giocavo molto e avevo bisogno di maggiore spazio per far parte della Nazionale francese a EURO 2020″. Un rinnovo accolto come una grande notizia dunque, ma una problematica, quella del poco spazio, destinata a riproporsi e forse a peggiorare: oltre ad Abraham il Chelsea ha inserito in organico Timo Werner. L’attaccante del Lipsia sarà titolare inamovibile, in una squadra che pullula di ali ed esterni di fascia, in cui c’è spazio per una sola punta. Qualche riflessione quindi Giroud la farà anche in questi giorni, nonostante il prolungamento. E più della dozzina di milioni di euro la sua valutazione non dovrebbe proprio andare.

CAVANI – Un tentativo al fotofinish per l’ex Napoli e PSG Cavani è stato fatto nei giorni scorsi. L’uruguagio andò via da Napoli con l’ossessione della Champions, la stessa che un destino crudele potrebbe fare alzare al suo PSG, prima finalista a Lisbona della manifestazione che mette in palio la coppa dalle Grandi Orecchie. Il progetto del Benfica lo attrae notevolmente, ma Edinson è un classe 1987 e prima di firmare l’ultimo contratto della carriera sta riflettendo da giorni. Al punto che in Portogallo danno l’affare per fatto da dieci giorni, ma del nero su bianco ancora non v’è traccia. Alla fine Cavani dovrebbe andare a giocare al Da Luz accettando la ricca offerta delle aquile portoghese, ma le vie del mercato sono infinite e non sono affatto esclusi colpi di scena.

ORIGI – Capitolo Origi. Divock, attaccante belga del Liverpool, è l’attaccante meglio sistemato dal punto di vista contrattuale. Il rapporto col Liverpool si interromperà solo nel 2024, a meno di un’offerta importante. Klopp ha grande fiducia nel ragazzo, decisivo nella scorsa edizione della Champions. Questa stagione ha segnato sei reti e fornito altrettanti assist, è chiuso da Roberto Firmino e l’ingaggio non costituirebbe un ostacolo insormontabile. Ma i Reds non hanno alcuna urgenza di cederlo, dunque meno di 20-25 milioni non basteranno per portarlo alla corte di Inzaghi. Attenzione però agli spifferi dall’Inghilterra, che parlano di una trattativa avviata ormai prossima alla conclusione, di un’offerta già recapitata direttamente dal presidente Lotito che il Liverpool sarebbe disposto ad accettare. Velocità e tecnica, Origi rappresenterebbe un titolare in più nell’arsenale offensivo di Inzaghi, il regalo fatto sotto traccia da scartare con entusiasmo. Lo stesso che i tifosi biancocelesti – molti dei quali sono ormai a ragione disillusi – stanno assaporando nelle ultime ore.

JAMES – Perchè la Lazio, nonostante la notizia non trovi conferme in Spagna, sta pensando fortemente ad un calciatore di caratura internazionale che fino a qualche anno fa avrebbe rappresentato una pura utopia. Igli Tare è al lavoro da prima di Ferragosto per una “alternativa” a David Silva, aveva fiutato una puzza di bruciato poi tramutatasi in un incendio. Jorge Mendes ha rapporti se non idilliaci almeno ottimi col club capitolino, da Wallace a Pedro Neto, sono tante le operazioni portate avanti dalle parti di Formello negli ultimi anni. Il centrocampista colombiano ha appena compiuto 29 anni, non ha praticamente mai visto il rettangolo verde nell’ultima stagione e ha una voglia matta di tornare il giocatore che fu tra i migliori negli ultimi campionati Mondiali di calcio. Prediligerà l’opzione che saprà regalargli la certezza di un posto da titolare, freme dalla voglia di tornare a dimostrarsi un big, e due giorni fa ha svelato all’influencer messicano Daniel Habif quanto sia stato tormentato l’ultimo periodo. “È frustrante non giocare. So di avere la condizione per scendere in campo sempre, ma per gli altri non posso farlo, quindi è frustrante. Se fossi un cattivo giocatore lo accetterei, ma sono una persona che vuole vincere e giocare per sempre. Futuro? Anch’io vorrei sapere dove andrò, ma potrebbero volerci giorni o settimane prima di saperlo. Non lo so, davvero. Voglio andare dove posso giocare, dove posso sentirmi felice, tutto qui”. Già, ma anche in un club che sia in grado di garantirgli uno stipendio adeguato. Gli attuali sei milioni all’anno costituiscono cifra proibitiva per la Lazio, che proverà a spingersi fino ai 3,5/4 con l’aiuto di qualche bonus. Il Real Madrid ha fatto muro nelle ultime sessioni di mercato, questa volta la sensazione è che possa lasciarlo partire per una cifra vicina ai 20/22 milioni, data la scadenza del contratto il 30 giugno 2021. Un ostacolo notevole: Carlo Ancelotti. Lo ha già allenato, lo voleva al Napoli (la scorsa estate ammise di aver fatto carte false per portarlo in Campania), lo vorrebbe all’Everton, come ammesso esplicitamente in questi giorni al “The Guardian”. Anche qui la concorrenza è folta (ci sono anche proposte dall’America, una squadra messicana) ma non tale da far filtrare pessimismo. Per la Lazio ci sono tanti nomi – tra cui i 4 menzionati – sul tavolo, ma anche un diktat autoimposto: quello di verificare la possibilità di chiudere un’operazione importante nel giro di poche ore. Altrimenti, questa volta, gli ultimatum saranno perentori.

N.F.

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