LE PAGELLE DI GUIDO DE ANGELIS – Patric sugli scudi, Immobile eguaglia se stesso, il Mago incanta. Parolo ci fa tornare da Torino con altri tre punti

 

La Lazio vince a Torino e porta a casa altri tre punti preziosi per il cammino. Ecco come di consueto le pagelle del nostro direttore Guido De Angelis.

 

STRAKOSHA NG – Nemmeno il tempo di cominciare la partita che il portiere albanese ha già dovuto raccogliere il pallone dal sacco: Belotti lo spiazza nettamente e porta in vantaggio i padroni di casa. Per l’intero match non è chiamato ad effettuare neppure mezza parata, dunque non è giudicabile.

PATRIC 7 – Senza dubbio tra i migliori in campo, è sempre puntuale e preciso nei passaggi, dimostra ancora una volta egregia personalità ed anche questa sera avvia l’azione tutta verticale del gol. Avendo avuto quasi sempre il pallone la Lazio, non è sollecitato molto in fase difensiva, ma ciò non toglie che la crescita di questo ragazzo è incredibile e ammirevole.

ACERBI 6,5 – Annulla per l’ennesima volta l’avversario di turno: Belotti – salva la segnatura su rigore – non si vede mai. Fa sembrare ogni marcatura semplice, non sbaglia praticamente nulla, comandando la retroguardia con tranquillità, anche facilitato da un avversario impaurito e davvero poco propositivo.

RADU 6,5 – Torna dal primo minuto dopo aver disputato la ripresa della sfida con la Fiorentina, è l’unico cambio rispetto alla gara di sabato. E’ autore di una gara davvero positiva senza alcuna sbavatura. Quando Jony fatica a proporsi è Stefan a mettere al centro cross sempre interessanti, mentre in fase difensiva è sempre applicato e nell’ultimo quarto d’ora è sempre ben posizionato e di testa allontana tre traversoni molto insidiosi in fotocopia di Ansaldi. Ha retto benissimo.

LAZZARI 6 – Ribadisco, a livello atletico è due spanne sopra i compagni, ma questa sera è meno preciso e spesso non indovina l’ultima scelta, cercando di forzare la giocata. Un po’ arruffone, ma tra gli ultimi a mollare. Per diventare un fattore imprescindibile deve migliorare tecnicamente e affinare la misura dei traversoni.

LUIS ALBERTO 8 – L’uomo del match, neanche a dirlo. Con l’Atalanta non aveva brillato, con la Fiorentina era cresciuto e aveva siglato una rete di vitale importanza, oggi è tornato quello che avevamo lasciato a febbraio. Non perde un pallone, confeziona stop da stropicciarsi gli occhi, è fantastico nel vedere in anticipo ogni possibile traiettoria e nel servire ad Immobile l’ennesimo pallone solamente da spedire in porta. Intelligente quando nel finale – da grande giocatore – decide assieme a Milinkovic e Immobile di andare alla bandierina e congelare il risultato. Semplicemente fantastico.

PAROLO 6,5 – A causa dei forfait contemporanei di Leiva e Cataldi è costretto a giocare anche oggi novanta minuti. L’avvio è da horror: commette il fallo da cui sgorga il calcio di rigore, per poi rimettere in mezzo la sfera invece di allontanarla. In alcuni interventi si ha la sensazione che sia convinto di prendere il pallone per poi arrivare sul pallone puntualmente una frazione di secondo dopo l’avversario (su Meite nel primo e secondo tempo, su Millico nel secondo). Ma la sua qualità migliore, oltre alla corsa, è l’intelligenza nello spendere energie diluendole: così a pochi minuti dalla fine le gambe ancora lo assistono in una delle incursioni offensive su cui ha improntato la carriera, e può siglare il primo gol stagionale in A. Ha nel sangue il ruolo della mezzala abile ad inserirsi, quest’anno data la caratura di Luis Alberto e Milinkovic ha sempre dovuto giocare in posizione più arretrata. Con esperienza da veterano guadagna l’ultimo fallo del match al 94.30′ che fa terminare la gara. Come già avvenuto con la Fiorentina cresce alla distanza e nella ripresa va nettamente meglio. Non era facile.

MILINKOVIC 7 – Corre come un dannato per ottanta minuti: lo trovi a difendere nell’area di rigore dei biancocelesti e poi lo vedi tuffarsi in quella avversaria tentando il colpo di testa che possa trafiggere Sirigu. Domina come sempre sui palloni alti e il centrocampo del Torino non riesce mai a contrastarlo a dovere: strappa palloni a ripetizione a Meite e Aina, si esibisce in un sontuoso sombrero a metà secondo tempo, è sempre nel vivo del gioco. Nel finale è talmente sfinito da non tentare neppure di arpionare palloni semplici in mezzo al campo: non ne aveva più, ora beneficerà come tutta la squadra di un giorno di riposo in più. Sensazionale la “ruleta” su Edera e Millico al 94′ Ora l’obiettivo è riuscire ad essere determinante contro il Milan, a centrocampo o forse anche da punta.

JONY 6,5 – Nel complesso non mi è dispiaciuto. A volte è scolastico nel pennellare i cross nella metà campo avversaria, ma questa sera fa le cose migliori nella nostra area di rigore, togliendo al 55′ a De Silvestri un pallone che l’ex Lazio avrebbe tramutato in rete da due passi. Memore dell’errore commesso all’andata con l’Inter, si applica con sempre maggior costanza in fase difensiva. Ci manca il nostro capitan Lulic, ma lo spagnolo anche questa sera se la cava bene.

CAICEDO 5 – Inzaghi lo preferisce ancora una volta a Correa per questione di fisicità e per sganciare il Tucu a gara in corso. Fa meno bene del solito, non calcia mai verso la porta dei rivali e soprattutto combina praticamente mai con Immobile. E’ un generoso, ma sapendo della squalifica di Immobile non può commettere un pugno di minuti dopo un fallo così sciocco, che costa anche a lui la squalifica e che ci costringerà a non avere attaccanti di ruolo nella prossima sfida contro il Milan. Con Massa non ha un gran feeling: è lo stesso arbitro che gli fischiò un dubbio calcio di rigore poi trasformato da Babacar in quel famoso Lazio-Fiorentina 1-1…

IMMOBILE 6,5 – Veniva da otto reti alla sua ex squadra in undici precedenti, contro il Toro per lui, per un motivo o per l’altro, è sempre una gara particolare: dal magico gol in sforbiciata a bucare Hart al faccia a faccia con Burdisso di giacomelliana memoria, fino all’infortunio di due stagioni fa che gli precluse di giocare l’ultima parte di campionato. Questa sera è penalizzato da un regolamento inspiegabile e dalla decisione di Massa che non si limita a concedere in avvio il calcio di rigore al Torino ma decide di ammonire il numero 17. Che sbaglia anche oggi almeno un gol importante, ma in qualche modo finisce sempre sul tabellino dei marcatori, assicurando alla squadra un pareggio immediato ad inizio ripresa che incanala il match su binari perfetti per noi. Col Milan, squadra a cui è abituato a segnare con la nostra maglia, ci mancherà tantissimo. Oggi, realizzando la ventinovesima rete in A, ha eguagliato la sua versione 2017/2018. Speriamo che quella coi rossoneri sia l’ultima partita che dovrà saltare.

BASTOS e DJAVAN ANDERSON NG – Entrano nel finale a risultato già acquisito, il secondo gioca bene l’unica sfera che gli capita tra i piedi.

CORREA 6 – La sensazione è che non abbia più di un tempo nelle gambe e che si stia gestendo: anche questa sera entra in campo dosando le forze. Quando prende il pallone la difesa dei granata va nel panico, peccato che Sirigu metta la manona su una sua conclusione da posizione defilata e quasi impossibile. La speranza è che col Milan possa resistere per tutta la gara: è l’unico attaccante a disposizione del tecnico, e attaccante è diventato soltanto da qualche mese. Ci aggrapperemo al Tucu, dai cui piedi può sempre nascere qualcosa di bello.

LUKAKU 7 – Negli ultimi cinque mesi ha sulle gambe un numero di allenamenti che si conta sulle dita di una mano, eppure per la terza volta consecutiva subentra a gara in corso dando una mano ai compagni. Non entrerà mai in campo con l’ardore di chi vuole spaccare la partita, ma quando decide di puntare il diretto avversario vi riesce con enorme facilità, che si chiami De Sciglio, Ansaldi o chi per loro. Ottimi, estemporanei e decisivi lo strappo ed il cross che generano la rete di Parolo: come a Firenze il suo piede sinistro vale di fatto due punti. Con Marusic, Jony e Lazzari avrà da qui alla fine il compito di correre su e giù sulle corsie biancocelesti.

INZAGHI 7,5 – Lascia la panchina al vice Farris, doppio ex del match, ma come avvenne a San Siro in occasione delle semifinali di Coppa Italia con l’Inter, è un tifoso feroce anche dalla tribuna, e le telecamere lo inquadrano ancora al momento della sfrenata esultanza: lo scorso anno fu Leiva a farlo saltare, questa volta il suo uomo di fiducia Parolo. Contro il Milan tornerà in panchina, ma la sua Lazio porta in campo l’anima del mister e non molla mai: in Europa nessuna squadra è tanto abituata a rimontare quanto la Prima della Capitale.

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