L’Olimpico un fortino, Immobile-Inzaghi nella storia del calcio italiano, amuleto Caicedo. Il Toro è un rebus, la Lazio deve risolverlo alle 19.30 – LE GRAFICHE DI LAZIALITA’

 

di Niccolò Faccini

Nemmeno il tempo di archiviare la vittoria contro la Fiorentina, che la Lazio deve nuovamente tuffarsi in una sfida delicata e decisiva, come tutte le prossime dieci autentiche finali. Inzaghi aggancia il maestro Eriksson raggiungendo 106 vittorie, Immobile raggiunge Shevchenko al quarantaquattresimo posto della classifica all-time dei marcatori di Serie A, ma soprattutto la compagine capitolina si riscopre cinica e spietata, meno bella della mirabile squadra che metteva al tappeto gli avversari con irrisoria facilità a febbraio, più concreta e pragmatica, dotata della scaltrezza di chi ha compreso che a trionfare in Serie A non sarà una squadra perfetta. E dunque non è il momento dei ricami, non quello dell’esigenza di suprema bellezza, non quello di aspirare ad un’inutile perfezione. E’ invece il momento della consapevolezza che per vincere non servirà giocar sempre a mille all’ora, ma sarà cruciale dosare le forze, fare un gol più dell’avversario e recuperare in fretta. Quattrocentodiciannove giorni senza sconfitte all’Olimpico (era il maggio del 2019 quando l’Atalanta si imponeva all’Olimpico qualche giorno prima della finale di Coppa Italia), 39 punti collezionati, sempre gol all’attivo dall’ottobre 2018 ad oggi fatta eccezione per soli due frangenti, Lazio-Inter 0-3 e lo scialbo 0-0 di Lazio-Hellas Verona. Sedici gare utili consecutive tra le mura amiche, roba che per ritrovare qualcosa di simile la mente deve andare all’inizio dello scorso ventennio.

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Una conferma, quella dell’amuleto Caicedo. Quando l’ecuadoriano segna o si guadagna un rigore la Lazio sa solo vincere: 19 gol in A con le aquile hanno prodotto 17 vittorie, un pareggio con la Dea (1-1 a Roma) e una sola sconfitta, quella col Chievo andata in scena la stagione scorsa nella Capitale. E un ingresso nella storia del calcio italiano dalla porta principale: Ciro Immobile e Simone Inzaghi raggiungono Ancelotti e Pippo Inzaghi. Nessun calciatore infatti, salvo il fratello di Simone, che ieri sera ha ottenuto la qualificazione aritmetica in Serie A stravincendo il campionato di B, aveva mai segnato 95 reti nella massima serie sotto la gestione tecnica di un solo allenatore. Un binomio perfetto e magico, insomma, quello tra il mister piacentino e il bomber di Torre Annunziata. Che era partito male e aveva trascorso 70 minuti a cercare di far movimento e duettare col compagno di reparto, subendo spesso l’anticipo da parte di un Pezzella in gran forma ma anche in vena di polemiche.

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Nell’aprile 2018 diversi episodi controversi nel 4-3 laziale al Franchi: prima una espulsione inventata per presunto fallo da ultimo uomo di Murgia su Chiesa, poi un possibile calcio di rigore per mani di Biraghi su cross di Marusic, infine, un doppio intervento falloso su Leiva in area di rigore.

Il centrale dei viola a fine partita si è detto arrabbiato per un rigore – quello concesso dall’arbitro Fabbri a Caicedo – che a detta del difensore sarebbe stato quantomeno da rivedere al VAR. Peccato che il labiale del direttore di gara (“Lo prende, lo prende”) riferito all’intervento scomposto di Dragowski sul numero 20 biancocelesti non potesse di certo far propendere il VAR Mazzoleni per una decisione opposta. Seppur cercato, il penalty assegnato ai padroni di casa c’è ed è frutto – come evidenziato dal tecnico dei gigliati Iachini – di furbizia e mestiere da parte dell’ex attaccante del Manchester City. Stupisce che il direttore sportivo dei toscani si lamenti di presunti arbitraggi favorevoli alla Lazio, giacchĂ© è vero che sabato sera Parolo, Radu e Bastos hanno rischiato il cartellino rosso, ma è altrettanto vero che gli uomini di Inzaghi hanno reclamato un calcio di rigore in tre circostanze: prima per un presunto atterramento di Caicedo da parte di Ceccherini, poi per un blocco di Pezzella su Milinkovic, e ancora per un tocco di mano (a dire il vero comunque attaccata al corpo) dell’ex Lazio Badelj. Infondate le proteste di Pradè in relazione ad un potenziale rigore da concedere alla viola per fallo di Patric su Ribery, infondato l’appello ad una tecnologia che non avrebbe potuto sconfessare la decisione di campo dell’arbitro Fabbri. Che avrebbe come detto essere piĂą deciso ed espellere Marco Parolo per un fallo ai danni di Vlahovic a dieci dal termine. Nel primo tempo il centrocampista di Gallarate ha faticato, partecipando all’immobilismo difensivo sul gol di Ribery e commettendo un fallo (in realtĂ  inesistente) che gli ha provocato un’ammonizione ingenerosa.

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Nella ripresa l’ex Parma ha recuperato decine di palloni, bloccando sul nascere le ripartenze di Ghezzal e compagni. Parolo, che non giocava titolare da tempo immemore, ha realizzato il record stagionale di tackle vinti da un giocatore della Lazio, è stato protagonista di ben 23 recuperi ed è risultato il man of the match quanto a duelli vinti. Con Cataldi che non ha più di 20 minuti nelle gambe toccherà ancora al fidato Marco guidare la Lazio all’Olimpico di Torino, supportato da Milinkovic-Savic e da Luis Alberto, ancora decisivi e ispirati. Il serbo è stato per l’ennesima volta il calciatore biancocelesti ad aver percorso il maggior numero di chilometri, mentre il Mago ha trovato una rete superba che ha deciso una gara importantissima per le ambizioni dei capitolini. Saranno ancora il 10 e il 21 a cercare di matare il Toro questa sera. E non sarà facile.

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QUI TORO – I granata sono a soli 6 punti sulla zona retrocessione, vengono da una vittoria, un pareggio e sette sconfitte nelle ultime nove gare, hanno incassato quasi due gol in media a partita (50 reti subìte in 28 partite di A) pur avendo avuto una delle migliori difese in Europa nella scorsa stagione, Gli interpreti non sono cambiati, e l’allenatore Moreno Longo ha schierato per tre gare la medesima formazione, ma il problema è mentale. Il Toro ha gli stessi interpreti che lo hanno condotto al settimo posto nella graduatoria 2018/2019, proprio davanti alla Lazio, ha la stessa difesa una volta impenetrabile, ma oggi è piĂą svagato e non ha ancora compreso in toto di trovarsi in acque difficili. Terrificanti le prestazioni di Nkoulou ed Ola Aina a Cagliari: in terra sarda i piemontesi hanno ancora una volta avuto un approccio soft alla partita, perdendo le marcature sui rossoblu e tessendo trame sconclusionate, prestando il fianco a contropiedi fulminanti giĂ  nella prima mezz’ora di gioco. Fragile la mentalitĂ  di una compagine che ha perso il condottiero e che ancora non ha risentito in positivo dell’arrivo dell’ex tecnico del Frosinone Longo: solo Juventus e SPAL hanno pareggiato meno del Toro (che “vanta” solo 4 segni “X”). Significa che quando i granata non riescono a vincere incappano sempre in giornate storte, spesso perdendo verve ed entusiasmo. Stupisce la scarsa cattiveria del trio Izzo-Nkoulou-Bremer, apparsi poco in forma anche dal punto di vista psicologico. Fondamentale il rientro di Ansaldi, che dovrebbe ricoprire il ruolo di esterno di fascia assieme a De Silvestri. Rincon e Meite (tra i piĂą in forma) dovrebbero essere confermati a centrocampo e alternarsi con Lukic, in avanti Edera dovrebbe vincere il ballottaggio con Berenguer, ma il punto fermo resta il Gallo Belotti, grande amico di un Immobile che quando vede il Toro si scatena: in gol all’andata nel 4-0 perentorio della Lazio, in gol nel 3-1 della trasferta del maggio scorso, in gol in sforbiciata gonfiando la rete alle spalle di Joe Hart nella cittĂ  della Mole. SarĂ  una sfida tra bomber diversi, che si giocheranno il posto ai prossimi Europei.

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CALENDARIO

LE SCELTE DI INZAGHI – La Lazio dovrĂ  fare ancora a meno di Leiva e Ramos, in forte dubbio anche con Milan e Lecce, oltre che all’infortunato di lungo corso Senad Lulic, che tornerĂ  la prossima stagione. In porta Strakosha, in difesa Radu torna titolare dopo aver disputato la ripresa della sfida con la Fiorentina, in mezzo Acerbi è la certezza, con Patric che dovrebbe avere ancora la meglio su Bastos. In mezzo al campo Cataldi strapperĂ  in extremis la convocazione: la caviglia sta meglio, in condizioni normali verrebbe lasciato a riposo ma con Leiva fuori causa e Parolo che non avrĂ  presumibilmente i 180 minuti in tre giorni il numero 32 dovrebbe essere gettato nella mischia a gara in corso. Lo stesso dicasi per Marusic, che ha una flebile chance di partire dal 1′ sulla fascia sinistra, ma che con maggiore probabilitĂ  dovrebbe subentrare: in tal caso corsie confermate, con Jony e Lazzari pronti a correre su e giĂą e Lukaku che scalpita. In avanti Immobile dovrebbe partire ancora dall’inizio, mentre è aperto il ballottaggio tra Correa e Caicedo. Inzaghi ha spesso preferito dal 1′ l’amuleto Felipe anche per questioni di fisicitĂ , ma questa volta è possibile che Correa parta titolare e che Caicedo possa subentrare nella ripresa. Ha speranze di essere un cambio anche Andre Anderson, che data l’assenza di Adekanye e Raul Moro sarĂ  il secondo cambio in attacco. Il piano di Inzaghi è chiaro: non lasciare nulla di intentato, nell’attesa che l’infermeria si svuoti. Occhio anche ai diffidati: Cataldi, Acerbi, Lazzari, Immobile e Caicedo rischiano di saltare il Milan. Ci si penserĂ  piĂą avanti, perchè oggi giĂ  si gioca e ogni passo falso può essere fatale.

Niccolò Faccini

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