LE PAGELLE DI GUIDO DE ANGELIS – Vittoria di straordinaria importanza, per come si era messa i tre punti valgono oro

 

Al termine di Lazio-Fiorentina ecco come di consueto l’appuntamento con le pagelle del nostro direttore Guido De Angelis.

STRAKOSHA 7 – Nel primo quarto di gioco deve solo precauzionalmente allungarsi su un sinistro fuori misura di Dalbert. Non abbozza nemmeno la parata sul gran gol di Ribery, salva il risultato al primo minuto della ripresa in tuffo plastico sul destro ravvicinato di Castrovilli, la traversa lo salva sul gran sinistro di Ghezzal. La parata ad inizio secondo tempo ci tiene in vita. Questa sera ha riscattato la negativa prova di Bergamo.

PATRIC 6 – Irrisoria la facilità con cui lo spagnolo e tutta la difesa si fanno saltare senza opporre resistenza ad un superbo Ribery. Fa tuttavia ancora una volta la sua buona gara, confermando la personalità con cui si era guadagnato il posto da titolare nei primi mesi del nuovo anno. Con i suoi limiti, riesce comunque ad impostare in maniera pulita e a prendersi la responsabilità di andare subito in verticale. È una delle sue verticalizzazioni a pescare Luis Alberto tra le linee e far scaturire la seconda decisiva rete. Si è rivelato importante per la nostra squadra.

ACERBI 7 – Ingaggia un duello fisico con Cutrone, non lo perde mai, come la calma dettata dall’esperienza da veterano. In alcuni frangenti è poco coperto e balla con tutta la retroguardia nelle ripartenze degli ospiti, ma non sbaglia praticamente nulla e tutte le azioni della Lazio passano per il regista difensivo. Sicurezza.

BASTOS 5,5 – Anarchico nell’impostare, ritarda spesso un tempo di gioco. Tutto sommato non demerita, ma infastidito dalla posizione di Ghezzal, commette sul 18 viola un fallo sciocco e inutile al 44’, che avrebbe potuto costare il rosso, per poco non è arrivata la beffa dell’espulsione. Inzaghi non vuole correre rischi e lo lascia negli spogliatoi al break.

RADU 6 – Subentra a Bastos al 46′: serve ordine e calma nell’impostare, la Fiorentina basa la strategia della ripresa sul contropiede. Ghezzal è ispiratissimo e gli va via due volte creando pericoli alla porta di Strakosha. Jony lo aiuta poco in fase di ripiegamento, così Stefan prova ad avventurarsi in avanti e al minuto 80 stende Badelj e prende il giallo. 

LAZZARI 6,5 – Nei primi minuti spinge come un ossesso sulla destra, ma prima è fermato da un fallo di Dalbert e poi dal fuorigioco. Spinge senza interruzioni ed è per distacco il più brillante dal punto di vista atletico, fa venire il mal di testa a Dalbert, costringendo Iachini a lasciare l’ex Inter negli spogliatoi all’intervallo. Si ripete con Igor e Venuti. Esce a dieci dalla fine per fare entrare il rientrante Marusic, e forse avrebbe avuto ancora birra. Per questo ragazzo sembra che la pausa dettata dal Covid non sia esistita. Chapeau.

LUKAKU NG – Sostituisce Jony a dieci minuti dal termine, perde in modo un po’ svagato un pallone che non sembrava difficile da controllare; non è giudicabile ma sembra dover necessariamente recuperare la miglior forma fisica, del resto ha sulle gambe due o tre brevissimi spezzoni di gara negli ultimi cinque mesi.

MARUSIC NG – Entra in campo con enorme applicazione, chiude una diagonale con tempi perfetti e spazza via due palloni facendo respirare la squadra. Buono l’impatto nel finale.

DJAVAN ANDERSON NG – Entra ad inizio recupero al posto di Luis Alberto, non può incidere.

MILINKOVIC 7 – Partecipa ad ogni duello, quando al 23’ ne vince uno e gli viene fischiato fallo protesta e si becca un giallo pesante. Se la prende col mondo, ma mi piace il suo impegno, la sua dedizione, il suo combattere per la nostra Lazio, il suo ricercarsi sempre il pallone. Non si nasconde mai, è in ogni contrasto e fa un grande lavoro correndo come sempre tantissimo. Bravo davvero. 

PAROLO 6 – Dopo otto minuti interviene sul pallone ma Ribery va a terra e Fabbri ammonisce il centrocampista di Gallarate. L’ammonizione non condiziona il suo lavoro di asfissiante pressing sugli avversari di turno e sul folletto ex Bayern. Al 26’ di testa su corner chiama Dragowski alla parata d’istinto. Sul gol del vantaggio dei toscani Ribery è l’enigma irrisolto per lui e per l’intero pacchetto difensivo, ma nel secondo tempo cresce tanto e sradica numerosi palloni dai piedi del centrocampo viola. Affidabile: si vede poco, ma il suo contributo pesa tanto.

LUIS ALBERTO 7,5 – Senza Leiva e Cataldi aiuta spesso Parolo accentrandosi; nel primo tempo subisce tanti falli, la lentezza della manovra non lo aiuta. Punizione alta sopra la traversa a cinque dall’intervallo. Nella prima frazione prova a scuotere la squadra senza successo, sembra irretito come tutto il centrocampo dalla transizione serena e veloce della Fiorentina. Poi, da grande giocatore, In uno dei suoi strappi della ripresa trova una rete di pregevole fattura e di capitale importanza: un destro a rientrare, l’unico modo in cui avrebbe potuto battere l’attento Dragowski. 

JONY 5,5 – Richiamato e spronato in continuazione dall’allenatore nel corso del primo tempo, ogni sua mossa è pilotata dalla panchina. L’esigenza di fare le due fasi sembra renderlo più timido e meno nel vivo del gioco, a un certo punto sembra sparire dalla partita. Rimedia un giallo sciocco in avvio di ripresa, quando tra l’altro commette un errore marchiano che rischia di far raddoppiare la Fiorentina. Al 65’ un suo missile viene disinnescato da una parata show del portiere rivale. Ripresa in crescendo, fino alla sostituzione.

CAICEDO 6 – Ha una buona chance di testa dopo cinque minuti dal calcio d’inizio, spedisce alto. Il copione si ripete al 36’. Non è in perfetta forma, collabora poco col compagno di reparto, ma quando meno te lo aspetti guadagna con uno stop orientato un rigore di importanza letteralmente vitale per le sorti della gara, di fatto la paternità di metà del gol va attribuita a lui. Non era il solito Caicedo, ma è stato comunque decisivo.

IMMOBILE 6 – Primo tempo di fatica tremenda e inconsueta: la squadra lo aiuta pochissimo, manca fluidità e ricerca della profondità, Ciro si vede poco, Pezzella è perfetto in ogni chiusura e lo anticipa sistematicamente. Al primo pallone buono, però, trasforma il calcio di rigore con freddezza. Non sarà ancora il Ciro di sempre, ma il gol è puntuale e prezioso. Stasera sbaglia più del solito ed è meno mobile di Caicedo, ma siamo nelle sue mani e quel tiro dagli undici metri era davvero pesante. Lo ha trasformato in oro in maniera glaciale.

INZAGHI 6,5 – Dopo cinque minuti un comune mortale avrebbe già perso la voce, lui ha già urlato a più non posso, il canovaccio “vocale” della sua partita personale non è cambiato di una virgola con lo stadio deserto. L’andamento della squadra nel primo tempo è lento e prevedibile, una viola tonica e ordinata non fa alcuna fatica a contenerci. Nella ripresa si infuria con Marusic e Lukaku rei di ritardare il momento del cambio e non la smette di urlare a Lazzari – il giocatore a lui più vicino – di puntare il diretto avversario. Incoraggia calciatore per calciatore, ma quando al 95′ Fabbri fischia una punizione pericolosa concedendo alla Fiorentina l’ultimo spiovente in area laziale grida: “E’ finita” il direttore di gara lo espelle. A Torino non sarà in panchina, a strigliare i ragazzi saranno i suoi validissimi collaboratori.

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