IL TACCUINO DI LAZIALITA’ – Lewandowski a +3, ma Immobile non dispera. Due palloni sfiorati e non toccati dal bomber cruciali per cambiare la stagione della Lazio. E la Juventus si lecca le ferite da rimonta…biancoceleste!

 

di Niccolò Faccini

Si dice che in ogni campo della vita la sfida sia con se stessi, ma nel mondo dello sport i record individuali postulano una comparazione, e i grandi centravanti – volenti o nolenti – si valutano sempre dal numero dei gol. Che non dicono tutto, o forse dicono solo parte della vita del bomber, ma a volte possono diventare davvero gustosi e forieri di grandi gioie. Ciro Immobile va a caccia del record dei record, quella Scarpa d’Oro che significherebbe primeggiare in tutta Europa, ma ormai da oltre tre mesi e mezzo è forzatamente a secco di reti. L’infortunio di Robert Lewandowski di fine febbraio sembrava prospettare una strada in discesa per l’attaccante di Torre Annunziata, ma il Coronavirus e le inevitabili conseguenze della pandemia sul mondo del calcio hanno permesso alla punta polacca del Bayern di Monaco di recuperare la forma a campionati sospesi, per ripresentarsi perfettamente in linea con le altissime aspettative. Il numero 9 della squadra bavarese si è confermato cecchino implacabile in Bundesliga, gonfiando la rete con continuità che sarebbe impressionante se non fosse abituale per uno come lui: a Leverkusen è arrivata l’ennesima prodezza di testa a sigillare il 4-2 finale dei campioni in carica tedeschi sul campo delle Aspirine. Il trentunenne di Varsavia ha così centrato il record personale di gol: 44 in una sola – sebbene atipica – stagione, in media uno ogni 75 minuti, numeri da capogiro. E un alleato prezioso, quel Thomas Muller che ha raggiunto quota 20 assist in Germania, una cifra degna del miglior Luis Alberto, che il Mago laziale proverà a raggiungere in Serie A. Torniamo però a Immobile: la fortuna dell’ariete ex Genoa è che Lewandowski ad oggi abbia raggiunto la tripla cifra in Bundes, spargendo le altre 14 realizzazioni tra coppe nazionali ed europee. Il lato negativo è che il numero 17 biancoceleste, per lunghi tratti leader incontrastato della speciale classifica (che prevede coefficienti derivanti dalla moltiplicazione del numero delle mercature siglate nella massima competizione nazionale per un coefficiente variabile a seconda del livello di difficoltà di ogni lega) ha oggi dovuto abbandonare la vetta, e pregusta la ripresa per rimettere le cose in chiaro. Lewandowski domina infatti la graduatoria con 60 punti, frutto di 30 segnature, segue Immobile a sei lunghezze di distanza, vale a dire tre gol in meno del formidabile centravanti polacco.


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GLI ALTRI – Ma la ripresa della Bundesliga ha portato in dote altri due seri candidati alle prime posizioni: se Haaland del Borussia Dortmund è attualmente al quarto posto con 44 punti e 22 reti segnate, è Timo Werner del Lipsia un altro dei potenziali contendenti al podio: i suoi 25 gol lo hanno portato a sole due mercature da Immobile, che dovrà guardarsi le spalle e sperare che nelle ultime giornate del campionato teutonico le polveri dei grandi attaccanti in questione siano più che mai bagnate. Il fattore positivo arriva da qui: al fischio finale definitivo del campionato tedesco mancano soltanto 4 giornate, mentre Immobile ne avrà esattamente il triplo per rimontare e rifarsi del terreno perduto. Su Ciro pende la diffida, col rischio che i turni in questione possano diventare 11, e sta curando la preparazione al fine di evitare infortuni o problemi fisici di ogni genere. Del resto Inzaghi aveva rinunciato al suo bomber trascinatore solo in via punitiva a San Siro contro l’Inter, ora dovrà affidarsi al suo numero 17 praticamente ogni tre giorni. Difficile credere che prevarrà la logica del turnover, giacché Immobile ha polverizzato ogni record di reti e mira ai primissimi posti della classifica all-time della storia della Lazio, oltre che a togliere lo scettro della Scarpa d’Oro ad un certo Leo Messi, già sei volte vincitore del trofeo individuale e oggi in ritardo di 8 reti da Immobile, ma con una Liga da riprendere e possibili scalate alla classifica da non scartare per palesi ragioni. Se Ciro proseguisse con la sua media-gol la cima della classifica – Lewandowski permettendo – sarebbe cosa fatta, ma le variabili impazzite e la completa novità della formula dell’ultimo terzo di Serie A sono da tenere in considerazione come ostacoli non indifferenti. Quel che è certo è che a casa Immobile si guarderà con occhio di riguardo alla Germania, e in particolare alle difese degli ultimi 4 avversari del Bayern: Gladbach, Werner Brema, Friburgo e Wolfsburg. Per il Lipsia di Werner ecco invece Hoffenheim, il Fortuna Dusseldorf di Valon Berisha, Dortmund e la trasferta di Augsburg, potrebbero essere le ghiotte occasioni per l’avanti della nazionale tedesca per rimpolpare uno score già da big d’Europa. Staccato ma sempre inevitabilmente temibile CR7: oggi Ronaldo è al quinto posto a 6 reti da Immobile, che di gol ne ha totalizzati ben 27. A chiudere la Top Seven della Scarpa d’Oro troviamo Jamie Vardy, simbolo del Leicester dei miracoli e sempre dotato di innato fiuto del gol sotto porta: con 19 centri faticherà però a raggiungere il podio.

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CIRO MIRA ALTRI RECORD – Nel frattempo, i tifosi della Lazio fremono per rivedere all’opera la squadra che li aveva incantati prima del lockdown, e attendono speranzosi la ripresa, nonostante gli svantaggi oggettivi che deriveranno alla banda di Inzaghi dal ritorno in campo. Se infatti la condizione pressoché da ritrovare integralmente sarà un fattore valido per tutte le compagini di A, Acerbi e compagni non potranno beneficiare della settimana libera per preparare le gare e degli impegni infrasettimanali europei che le rivali Juventus, Inter e Atalanta avrebbero dovuto affrontare con l’11 tipo. La verve di straordinari solisti e di un collettivo mai così unito però non potrà essere sprecata, così Inzaghi ed il suo staff stanno considerando ogni soluzione possibile per non lasciare nulla al caso, per non precludersi nulla. Ancora maggiore sarà lo spazio per Danilo Cataldi e Marco Parolo, il primo protagonista assoluto dei primi due terzi di stagione e il secondo, e il secondo forse alla prima vera stagione da non-titolare fisso; così come costante la staffetta tra Lazzari e Marusic sulla fascia destra; in difesa le chances per Bastos e Vavro aumenteranno esponenzialmente e Caicedo diverrà ancor di più arma potenzialmente letale per le retroguardie avversarie. Con l’incognita Lulic a sinistra toccherà ancora a Jony portare avanti le scorribande che lo spagnolo cominciava a far diventare pane quotidiano prima dello stop. Nella consapevolezza che lì davanti Correa scalpita e Immobile ha come mira, se non il record di Higuain (36 reti), almeno quello altrettanto prestigioso di raggiungere Giorgio Chinaglia e divenire il terzo miglior marcatore di tutti i tempi delle aquile. Il secondo classificato Beppe Signori è a 11 reti da Ciro, che non vuole porsi limiti. Il numero 17 nella stagione 2019/2020 ha saputo trasformare in oro tutto ciò che ha toccato, potrebbe vedere il contratto ritoccato fino a far diventare alcuni bonus parte fissa fino a percepire una cifra che andrà avvicinandosi a quattro milioni, così da potere un giorno (non troppo lontano, stando ai ritmi tenuti fino ad oggi) spiegare le ali fino a raggiungere e magari superare anche l’indimenticata Silvio Piola.

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NON SOLO GOL – Ma trasformare in oro ogni pallone non è bastato all’attuale capocannoniere di Serie A. Infatti, persino l’astenersi dall’intervenire da parte del 17 su due palloni decisivi per la stagione della Lazio è risultato cruciale. Rivedendo a replay le partite del club capitolino si hanno infatti negli occhi due sfere su cui Immobile non è potuto arrivare per un soffio: entrambe hanno portato a reti essenziali. La sfera che Milinkovic ha appoggiato a Luis Alberto per il vantaggio in Supercoppa a Riyad sulla Juventus pluricampione d’Italia in carica; nonché quella scagliata in mezzo da Lazzari al minuto 97 di Cagliari-Lazio, quando un liscio per questioni di centimetri di Ciro d’Italia ha consentito a Jony di scodellare il pallone del match per Caicedo. Dopo l’intervallo di Lazio-Atalanta è infatti forse quello della Sardegna Arena il momento chiave della stagione biancoceleste, l’attimo che ha consacrato l’aquila come protagonista scintillante di una stagione che comunque vada entrerà negli annali. Basti in tal senso pensare alle due vittorie contro la Vecchia Signora, specie al 3-1 dell’Olimpico, che segna un piccolo capolavoro: escludendo le gare dell’Allianz Stadium con Manchester United ed Ajax risalenti alla scorsa Champions League, per rintracciare una sconfitta della Juventus in Serie A subìta in rimonta bisogna fare un notevole sforzo di memoria. Quattro sono infatti, prima del 3-1 laziale di campionato, le rimonte più recenti subìte dai bianconeri dal 2016 ad oggi: il 2-1 estense a Ferrara contro la SPAL nello scorso finale di stagione (con un 11 di Allegri ampiamente rimaneggiato, in campo Gozzi, Kastanos, Kean, Nicolussi Caviglia, Mavididi, ndr), il 14 maggio 2017 nel 3-1 patito contro la Roma anche in tal caso a scudetto ampiamente acquisito, il 18 settembre 2016 in Inter-Juventus 2-1 con la capolista ribaltata da Icardi e Perisic, e il 14 ottobre 2017, ancora con la Lazio protagonista ad espugnare lo Stadium: al gol iniziale di Douglas Costa rispose, neanche a dirlo, l’ennesima doppietta di Immobile. Quella Lazio ha guadagnato oggi una continuità invidiabile e non ha alcuna intenzione di fermarsi sul più bello.

Niccolò Faccini

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