Le GRAFICHE di Lazialità – Recuperi, respinte, rimonte, un “girone” da imbattuta. Lazio, ecco perché in Europa solo in 5 ti guardano dall’alto…

 

Di Niccolò Faccini

Un cammino imperioso ed irresistibile di fronte a cui è difficile rimanere indifferenti. Lungi da ogni tracotanza o boria, la Lazio di Inzaghi si appresta a vivere le ultime 14 giornate di Serie A con una mentalità forte, una personalità spiccata ma soprattutto una consapevolezza sempre meno scalfibile, quella di un valore intrinseco della rosa più alto di quanto non ci si attendesse, quella di aver ribaltato ogni gerarchia. Impossibile non tenere a mente che, come l’ex allenatore della Juventus era solito affermare, prima di metà marzo la classifica del massimo campionato italiano non andrebbe nemmeno guardata, in tal senso le prossime 5 gare che precedono la sosta diranno definitivamente se la Lazio potrà iscriversi alla lotta per quello che ad inizio stagione poteva essere etichettato come utopia e che invece a tre mesi dal termine è quantomeno un sogno da cullare. Sono innumerevoli tuttavia i dati altisonanti fatti registrare da una compagine che colleziona record, che per la prima volta nella storia ha infilato una striscia di 19 risultati utili consecutivi (15 vittorie e 4 pareggi dopo Inter-Lazio 1-0) mantenendo una media di 2,5 gol fatti a partita e subendone solo 17. Miglior difesa di Serie A, secondo miglior attacco, il miglior assistman e il miglior marcatore del campionato, ma soprattutto una compattezza ed un’organizzazione tattica in grado di sopperire anche ad alcune assenze importanti come era quella di capitan Lulic contro la banda capitanata da Antonio Conte. Se nello scorso decennio tre volte la Lazio aveva perso la qualificazione in Champions League sul più bello, prima per una peggior differenza reti, poi per un ritardo di due punti sempre sui friulani, poi ancora in virtù di un peggiore risultato negli scontri diretti con l’Inter, raggiungendo sempre tra l’altro la doppia cifra di sconfitte in campionato e palesandosi poco portata a mantenere il pareggio nelle sfide più ostiche, l’annata in corso registra invece un clamoroso exploit. Pochissimi i pareggi dell’era Inzaghi, meno delle guide tecniche precedenti, la squadra ha sempre manifestato un atteggiamento propositivo, ma in particolare una fame e una ferocia agonistica che la rendono famelica protagonista di un percorso che praticamente non ha conosciuto sconfitte, se non in due occasioni: a Ferrara con la SPAL, al Meazza contro Lukaku e compagni, si tratta delle prime cinque di campionato, un segmento di Serie A in cui i due stop sono stati intervallati da due vittorie nette su Sampdoria e Parma e dal pareggio in un derby (quello di andata, chiaramente) dominato e caratterizzato da quattro legni e almeno altrettante occasioni nitide da rete. Quando non riesce a vincere, la Lazio è finalmente in grado di non perdere: è accaduto nella stracittadina di ritorno e anche nel match casalingo col Verona: i più pessimisti (o realisti, che dir si voglia) diranno che col senno di poi sarebbe stato preferibile vincere contro i rivali cittadini perdendo magari con gli scaligeri, secondo la matematica avrebbe fruttato un punto in più. Ma la statistica sorride, perché in Europa in pochissime tengono il passo dei biancocelesti. Soltanto 5 sono le squadre dei primi 12 campionati europei in ordine di importanza secondo il Ranking UEFA ad aver perso un numero di partite superiore a quelle perse dalla Lazio (2): Liverpool e Shakhtar Donetsk sono imbattute, Real Madrid, Club Brugge e Salisburgo hanno conosciuto solo in una circostanza il sapore amaro del k.o.: 208 competitor, la Lazio è al sesto posto di questa speciale graduatoria, a 14 gare dal fischio finale della stagione calcistica. Un dato che evidenzia come Milinkovic e compagni siano attaccati con le unghie e con i denti ad ogni partita avendo forse centrato lo scarto mentale di cui più volte avevano parlato gli stessi interpreti della squadra. Già, il serbo, che domenica sera ha toccato il record di duelli aerei vinti ed ha confermato di esaltarsi nelle grandi serate e nell’Olimpico delle grandi occasioni, meritando di giocare la Champions League. Emblematico della mentalità della Lazio l’aver salvato con 20 respinte altrettanti potenziali gol nelle sfide con Roma, Parma e Inter, in tal senso Acerbi insegna: il difensore ex Sassuolo si è immolato su Lukaku salvando il risultato nel posticipo dell’ultimo weekend. Toccherà ancora a Francesco guidare la retroguardia biancoceleste al Ferraris di Genova, dove mancherà Luiz Felipe Ramos per squalifica a causa del giallo rimediato per un brutto e scomposto intervento su Lautaro Martinez. Inzaghi si augura che la Lazio formato rimonta possa questa volta non andare sotto nel punteggio, ma anche fosse gli aquilotti hanno dimostrato come non si tratti di un problema insormontabile: 16 i punti conquistati da situazione di svantaggio: 9 volte la Lazio è andata sotto, solo a Milano con l’Inter ha perso, per poi ribaltare completamente il risultato con Cagliari, Sassuolo, Juve e Inter, e farlo parzialmente (trovando la via del pari) nei due derby e con Bologna e Atalanta. Quel 3-3 è stato forse la svolta della stagione, il turning point che assieme alla doppia vittoria sulla Juventus ha fatto acquisire alla rosa consapevolezze nuove, che oggi sono palesate dai numeri riportati qui sotto (le grafiche sono andate in onda nell’ultima puntata di Lazialità in tv). Del resto lo scorso anno dopo 24 giornate la capolista aveva 13 punti sulla seconda e 20 sulla terza; ad oggi le tre del podio attuale sono davvero vicine. Vicinissime.

 

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5 TER

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*Nel Genoa l’ex Chievo Radovanovic darà forfait contro la Lazio, mentre per Schone saranno decisivi i prossimi allenamenti.

N.F.

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