Le PAGELLE di Guido De Angelis – Monumento ad Acerbi e ad un centrocampo di alieni. La Lazio di Simone Inzaghi affonda l’Inter nel posticipo

 

Lazio-Inter 2-1 all’Olimpico, ecco come sempre le consuete pagelle del nostro direttore Guido De Angelis.

 

STRAKOSHA 6,5 – Bravissimo a respingere con la coscia il tiro a botta sicura di Lukaku dall’area piccola, in occasione del vantaggio nerazzurro respinge invece troppo centralmente la conclusione di Candreva, lasciando lì il pallone che Young scaraventa in rete. Si riscatta sul tiro da fuori di Eriksen e soprattutto è bravissimo a leggere il retropassaggio troppo corto di Luiz Felipe e salvare tutto in scivolata su Lautaro Martinez. Attento e sempre sul pezzo, mantiene la calma anche nel finale. Bene anche coi piedi.

RAMOS 6 – Meriterebbe l’insufficienza per un’ammonizione ingenua (invece di temporeggiare interviene in tackle in maniera ruvida, scomposta e fuori tempo su Martinez) e soprattutto per qualche errore di troppo nel finale compreso un timidissimo passaggio al portiere che avrebbe potuto costarci carissimo: ci fa gelare il sangue, per fortuna l’errore non è stato fatale. Al di là di questi episodi aveva però da tenere a bada due centravanti mondiali di caratura importante, se la cava molto bene, i diretti avversari non pungono anche per merito suo. Bravo a fermare Young lanciato a rete ad inizio ripresa. Era in diffida, non ci sarà col Genoa.

ACERBI 7,5 – Meraviglioso, nel finale realizza un gol quasi più importante di quelli di Ciro Immobile immolandosi col corpo su Lukaku, un salvataggio che determina la vittoria finale. Senso della posizione, intelligenza calcistica, leadership indiscussa, con lucidità e fisico limita un cliente scomodissimo che era il miglior marcatore in trasferta del campionato e questa sera rimane a bocca asciutta. Decine di duelli vinti, calma olimpica, prestazione sontuosa. Grande giocatore.

RADU 6,5 – Quanto conta averlo in squadra! E’ il giocatore più ordinato della Lazio: esperto, resistente, grintoso, abile a capire ogni momento della gara. Nel primo tempo è in costante proiezione offensiva e mette al centro molti cross. Perfetto per la difesa a tre, è autore di giocate pulite e chiusure coraggiose. A Parma era stato fuori per squalifica, uno come lui quando non c’è ci manca sempre. Complimenti.

MARUSIC 6 – Primo tempo non malvagio sulla corsia di destra, dove il cliente è brutto ed esperto. Young lo anticipa sul gol dell’Inter, Adam cerca di proporsi con continuità sulla fascia, a volte ripiegando in ritardo. Se la cava bene anche sulla corsia opposta: nella ripresa con l’ingresso di Lazzari sostituisce Jony e deve badare più a difendere che ad attaccare. Entra nell’azione del secondo gol, un salvataggio sulla linea gli impedisce la gioia personale. Aveva gli occhi puntati addosso, si merita alla grande una sufficienza e sarà una risorsa da qui alla fine.

LAZZARI 7 – Come entra cambia la partita. Mette In difficoltà Young: pronti, via, giocata col tacco e allungo, poi corre come un dannato difendendo anche bene contro un calciatore temibile abituato alle grandi partite. Strappi, accelerazioni, lucidità, come solo lui sa fare. Guadagna l’angolo da cui deriva il gol del 2-1. Ancora una volta si dimostra inamovibile.

MILINKOVIC 8 – Partita strepitosa, l’uomo copertina di Lazio-Inter. Scaglia sulla traversa un destro incredibile, era successo anche il 20 maggio, sarebbe caduta la porta. Lega il gioco con carisma e qualità, si butta in area di rigore ad ogni cross di Jony e Luis Alberto. Aiuta a difendere, è spesso difensore aggiunto e ci fa respirare con giocate di lusso in una ripresa di dominio e genialità: il sombrero con palleggi annessi su Eriksen e Barella è da stropicciarsi gli occhi. Realizza un gol pazzesco in cui c’è tutto: mentalità, tecnica, freddezza, furbizia. Suola col destro, imbucata col sinistro, Olimpico in visibilio. Questa sera l’ho visto anche leader.

LEIVA 8 – Lavora per TUTTI. Sa benissimo che la squadra tende ad essere offensiva e per caratteristiche sbilanciata, ingaggia duelli di livello altissimo con Lukaku, Vecino, Barella e chiunque gli capiti accanto. Corre e strappa palloni a tutto gas, a dieci minuti dalla fine non ha nemmeno il fiato per uscire dal campo. Rocchi lo richiama per un fallo inesistente e lo ammonisce al fallo successivo, per cui oggi è anche costretto a giocare con un giallo pesante. Manifestazione dell’immensità calcistica, monumentale.

CATALDI NG – Entra nel finale al posto di Leiva, negli ultimi dieci minuti aiuta a difendere e smista palloni con serenità e personalità.

LUIS ALBERTO 9 – Il migliore in campo ancora una volta, l’uomo più in forma, è avanti a tutti per distacco, non me ne vogliano gli altri. Fosse per me domani mattina gli rinnoverei altri due anni il contratto, questa sera lo ha visto tutto il mondo, busseranno alla porta tanti osservatori. Fermateli se potete, è il nostro calciatore più forte in questo momento. Saltava Young, saltava Brozovic, saltava Barella, chiunque; deliziosa la palla per Immobile che non riesce a fare 3-1. Tocca una marea di palloni, non ne perde mezzo. Mette in crisi la difesa interista, da una sua pennellata scaturisce il rigore di Immobile. Ha una visione di gioco semplicemente superiore, col pallone incollato al piede infonde fiducia e allontana ogni paura. Non so più cosa dire.

JONY 6 – Si applica come può in un ruolo solitamente ricoperto da un mostro sacro come Lulic, un giocatore abituato ad interpretare la posizione di quinto di sinistra in modo unico e particolare. E’ sempre nel vivo del gioco e riesce ad andare al cross con costanza puntando diverse volte Candreva. Si incarica di tutti i calci da fermo e spedisce al centro diversi traversoni eleganti. Da un suo cross imperfetto (troppo forte il pallone per Caicedo) nasce il contropiede che porta al gol del vantaggio dell’Inter; a volte fatica a recuperare la posizione o comunque lo fa in ritardo, ma in un big match del genere va apprezzato l’impegno di un ragazzo disabituato a fare le due fasi, che ce l’ha messa tutta. Esce a metà ripresa. 

CAICEDO 6 – Meno appariscente del solito, Inzaghi gli chiede di pedinare Brozovic e i compiti prettamente offensivi sono inferiori: la gara è preparata così, deve fare a sportellate coi giganti della retroguardia interista e stancarli prima dell’ingresso dei velocisti Correa e Lazzari. Si sacrifica per la causa ed esce dal campo a mezz’ora dal fischio finale nel modo che merita, cioè tra gli applausi.

IMMOBILE 7 – Si danna l’anima come ha sempre fatto, cerca di trovare spazi dove non ci sono, è in costante pressing su Padelli, macina chilometri. All’andata per Ciro fu panchina punitiva, quest’oggi si toglie anche lo sfizio di far gol ad una delle pochissime squadre con cui da quando è alla Lazio non aveva ancora timbrato il cartellino in campionato. Partita di impegno spasmodico, peccato per aver mancato il terzo gol davanti a Padelli dopo un meraviglioso numero (con un tocco salta due centrali) su passaggio smarcante di Luis Alberto, ma cosa vogliamo dirgli? 26 gol in 24 partite, a dieci reti da Higuain. Trasforma un rigore pesantissimo senza farsi intimorire dai fantasmi dei tiri dagli undici metri con Juventus e Napoli. E’ nella storia della Lazio e del calcio italiano.

CORREA 5,5 – Siamo alle solite: imprendibile nei suoi dribbling, sciupone nel concludere a rete: prima perde la sfera, poi calcia altissimo quando avrebbe dovuto tenere il pallone basso. Dispensa giocate importanti e quando punta l’avversario è un rebus irrisolto, per poi perdersi ad un passo dalla gloria. Ogni pallone in area di rigore rivale deve essere trattato in maniera più cattiva.

INZAGHI 10 – Indovina in maniera eccezionale il piano partita, ogni mossa è studiata, ponderata, azzeccata. E’ l’artefice di capolavori in serie. Questa sera è il giusto premio ad un ragazzo che da una vita è alla Lazio e ha la Lazio nel cuore. Anche Conte è battuto all’Olimpico. Il segreto è chiaro: la nostra squadra gioca in dodici, perché le corse, i gesti, il modo di vivere la partita del tecnico dall’area tecnica è decisamente commovente.

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