SPECIALE – 2019 ANNUS MIRABILIS – Spiccano tanti singoli e un condottiero da record in un gruppo granitico. Verso Brescia per chiudere un girone di andata sbalorditivo

 

di Niccolò Faccini

Se Alessandro Baricco aveva ragione e dunque il destino non è una catena ma un volo, la Lazio si accinge a ripartire ad ali spiegate verso un destino che la attende al varco e che la farà ripartire dal Rigamonti di Brescia. La vittoria in Supercoppa a Riyad ha galvanizzato un ambiente già estasiato da otto splendide sinfonie, costituendo la ciliegina su una torta che riesuma il proverbio forse vetusto, ma non per questo poco attuale, per cui l’appetito vien mangiando. Due trofei nell’arco di otto mesi, nessuna squadra in Italia ne ha conquistati di più in un anno solare, il 2019, che per la banda di Inzaghi sarà di quelli da ricordare. L’allenatore della Lazio non ha voluto interrompere la scorpacciata di record della stagione in corso, togliendosi l’ennesimo sfizio in biancoceleste: Simone è diventato il primo tesserato delle aquile ad aver raggiunto la doppia cifra di trofei con la prima squadra: allo scudetto, alle tre Coppa Italia, alla Supercoppa italiana e la Supercoppa europea vinte da giocatore si sono sommate due Supercoppe italiane e una Tim Cup sollevate alla guida tecnica della Lazio, per un totale di dieci grandi riconoscimenti alzati al cielo con questi colori. Quattro vittorie nelle ultime sette sfide alla Vecchia Signora, un vero e proprio show celebrato sui social anche dalla moglie Gaia Lucariello, con cui il mister piacentino si è concesso delle meritate vacanze a Dubai, stessa meta scelta da Immobile e consorte. Dai Globe Soccer Awards ecco le parole di Inzaghino: “Siamo consapevoli che adesso le tensioni e l’attenzione su di noi aumenteranno ulteriormente, ma noi lavoriamo bene giornalmente e abbiamo tanta stima come squadra, dovremo ricominciare ancora meglio di come si era finito”. E allora si ricomincerà nella giornata di oggi, quando nel pomeriggio a Formello andrà in scena la ripresa degli allenamenti e sarà a porte aperte per permettere ai sostenitori biancocelesti di inscenare l’abbraccio alla squadra recentemente vittoriosa sulla Juventus di Maurizio Sarri. “Parolo alza la Coppa”, le parole scandite a gran voce dai tifosi della Lazio a Fiumicino alle cinque del mattino dell’antivigilia di Natale al rientro di una rosa priva di qualche elemento già a riposo tra le diverse mete del globo. La giornata odierna rappresenterà l’occasione di far sentire tutto il calore ai calciatori e allo staff.

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A Danilo Cataldi, che ripartirà prendendosi la regia del centrocampo della Lazio nel prossimo impegno di campionato, il primo lunch-match del 2020. In Lombardia toccherà con tutta probabilità a colui che mise la firma sullo Scudetto Primavera 2013, e che nell’anno agli sgoccioli ha fatto alzare in piedi il pubblico laziale a marzo e a dicembre, sempre per concretizzare il motto del “Facciamogli tre gol”: la terza marcatura nel derby-trionfo del mese di marzo, il terzo sigillo apposto sull’ultima Supercoppa. L’ingresso del giovane romano ha cambiato la sfida con l’Atalanta, turning-point stagionale, consentendo l’inizio di una rimonta che avrebbe cambiato la mentalità dell’intera rosa. Con il numero 32 lo stacanovista Marco Parolo, ormai senatore del club, che ha fornito l’assist per la rete di Lulic e ha fatto cacciare dal rettangolo verde un Rodrigo Bentancur che aveva cercato e trovato l’ammonizione con l’Udinese appositamente per disputare la gara poi persa del King Saud University Stadium in Arabia Saudita. L’ex Benevento e il centrocampista di Gallarate si piazzeranno in mediana assieme all’insostituibile Milinkovic-Savic, con Lazzari e il diffidato Lulic a completare i cinque di centrocampo che si opporranno alla compagine di Eugenio Corini, reduce da una vittoria, una sconfitta e un pareggio nelle ultime tre. L’infortunio di Alfredo Donnarumma non cambierà le gerarchie in attacco, ormai consolidate da un mese tra le “Rondinelle”: con Balotelli ci sarà Torregrossa, fronteggiato da una retroguardia che sarà composta da Acerbi, Radu e uno tra il convincente Luiz Felipe (il migliore della Lazio a Riyad per duelli aerei vinti e tra i “men of the match” in quanto a precisione dei passaggi, 94%) e lo spagnolo Patric, che potrebbe essere utile in fase di impostazione. La mente pensante di Leiva e la magia di Luis Alberto mancheranno sicuramente, ma l’attacco è pronto ad assumersi ancora una volta le responsabilità di cui si è fatto carico negli ultimi dodici mesi. Con Ciro Immobile (a secco nelle ultime tre, eppure la squadra ha costruito e realizzato ben 8 reti tra Juventus e Cagliari) sarà uno tra Correa e Caicedo a dover mettere paura alla difesa del Brescia. In porta l’immancabile Strakosha, altro indiscusso protagonista del 2019. La lotteria dei rigori a Milano con l’Inter nei quarti di Coppa Italia, le prodigiose parate su Romero e Vieira contro le liguri, il rigore parato a Babacar in Lazio-Lecce, il miracolo su Cristiano Ronaldo sullo 0-1 del 7 dicembre e il riflesso meraviglioso su Nainggolan quando la squadra perdeva di misura a Cagliari alla Sardegna Arena nel recupero della prima frazione: sono soltanto alcune delle più mirabili perle dell’albanese, estremo difensore di cui si ricordano incertezze coi piedi alternate ad uscite non brillanti, ma quasi mai veri e propri errori tecnici, concettuali o di posizionamento. Sta acquisendo sempre maggior personalità l’ex Salernitana, che ha le spalle coperte da Silvio Proto, uno che in carriera ha vinto ben 16 trofei su 18 stagioni tra La Louviere, Anderlecht e Lazio. La Supercoppa è l’ennesima partita dell’anno per cui vale il motto inzaghiano secondo il quale ricordare vere e proprie parate di Thomas risulta difficile. Tanti protagonisti, clima caldo e positivo, ma smorzare gli entusiasmi non è l’input primario, soltanto una via per raggiungere i traguardi sottotraccia, senza eccessivi ed impropri trionfalismi. E’ la via maestra segnata anche dal diesse Igli Tare ai microfoni dei Globe Soccer Awards: “Bisogna tenere i piedi per terra, dobbiamo come team continuare a lavorare con umiltà e grande soddisfazione, ce n’è tanta per la vittoria della Supercoppa, che però già appartiene al passato. Urge già pensare al campionato che riprende, perché l’obiettivo dichiarato è un piazzamento in Champions League, è per questo che si è lavorato dall’inizio della stagione. La cosa importante è continuare a lavorare come abbiamo fatto fino a questo momento”. 

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UOMO DELL’ANNO CERCASI – La societĂ  biancoceleste è attivissima sui profili social e su Youtube, e negli ultimi giorni sta facendo votare ai tifosi il gol piĂą bello del decennio che si conclude, la punizione magistrale, l’esultanza piĂą divertente, e si sa che “de gustibus non disputandum est”. Eppure scegliere l’uomo dell’anno solare è altamente complicato, giacchĂ© come un’ombra si propone un termine altamente utilizzato, a ragione: il gruppo. PerchĂ© la svolta della Lazio è stata rappresentata da un collettivo solido che ha saputo remare dalla medesima parte negli ultimi due mesi, collezionando grandi trionfi, alternati a dir la veritĂ  da passeggere delusioni europee. Diverse le variabili, numerosi i candidati al “Man of the Year”. A partire, inutile dirlo, da Ciro Immobile, attuale capocannoniere del campionato italiano. Dall’Inter in Coppa Italia al raddoppio decisivo nel derby del 3-0 del 2 marzo, dalla rete a San Siro, la numero 100 con la Lazio, alla fondamentale doppietta con assist che ha risolto l’enigma Atalanta all’Olimpico nel mese di ottobre. L’avanti di Torre Annunziata ha dimostrato una continuitĂ  di gioco e sacrificio per la squadra da capogiro, timbrando il cartellino con impressionante facilitĂ  e servendo anche diversi assist ai compagni, cui in due circostanze ha lasciato tirare dei penalties che avrebbero ulteriormente incrementato un bottino incredibile. Di mestiere fa il difensore, ma Francesco Acerbi non può non essere menzionato tra i migliori dell’anno, se non altro per l’impressionante attaccamento alla maglia e alla causa. Soltanto una sfida saltata per squalifica, quella contro la Juventus al ritorno della stagione 2018/2019, a causa della maledetta espulsione di Napoli comminata da un severo Rocchi. Anticipi e respinte difensive, in Serie A sono in pochissimi a tenere il passo dell’ex Sassuolo, uomo-spogliatoio e cuore d’oro al di fuori del rettangolo di gioco, sempre in prima linea tra iniziative negli ospedali (sia al vicino Bambino GesĂą che in Arabia Saudita) e rapporto coi tifosi, grandi o piccini che siano. Piatek annullato in ogni occasione buona, Dzeko e Lukaku spariti dal campo, è sempre merito anche e soprattutto del numero 33, il centrale su cui è costruita la Lazio, l’asse portante di una squadra sì bella da vedere ma che spesso lo ha messo in difficoltĂ  in fase di copertura. L’unico ad essere restio alla legge del turnover, tra i pochi calciatori di cui gli errori (o pretesi tali) son talmente rari da esser ricordati sulle dita di una mano, si vedano le incertezze in Europa League tra Celtic e Rennes. Vero e proprio trascinatore della squadra, così come Luis Alberto, il cervello della squadra, semplicemente il miglior uomo-assist dei primi cinque campionati europei, l’uomo del passaggio decisivo contro il Milan nella vittoria sfata-tabĂą di novembre o di quello regalato a Milinkovic nel 3-1 di Roma contro la Juventus, l’autore dei gol in fotocopia alla Roma e alla Juve di Supercoppa, il primo calciatore per distacco per numero di sfere giocate. Tutte le azioni biancocelesti passano per i fatati piedi dell’ex Siviglia, che con Milinkovic sta facendo le fortune della squadra. Il serbo è cresciuto esponenzialmente, maturando anche in un ruolo diverso e piĂą difensivo, riuscendo ad aiutare la compagine a sbilanciarsi raramente, e allo stesso tempo anche a dare un contributo essenziale sui palloni alti, da vero dominante. Il miglior centrocampista della scorsa edizione della Serie A porta sulla maglia un vessillo ad hoc ed ha deciso di onorarlo. Quando la posta in palio è alta, Sergej non tradisce: gol all’Inter nella vittoria al Meazza del 31 marzo 2019, gol all’Atalanta dopo pochissimi secondi dall’ingresso in campo nella finale del 15 maggio scorso, rete pregevole alla Juventus conseguente ad uno stop da fantascienza. Senza dimenticare l’assist reso semplice a Luis Alberto in Supercoppa, le centinaia di chilometri percorsi, le decine di duelli aerei vinti in campionato. Di abilitĂ  nei duelli e nei contrasti si intende alla perfezione anche colui che nelle ultime due stagioni è stato votato sui social networks come uomo della stagione dai sostenitori laziali, il brasiliano Lucas Leiva. Il numero 6, nato il 9 gennaio come il club piĂą antico della Capitale, ha raccolto giĂ  tre trofei con la Lazio in altrettante finali giocate, e pensare che il suo predecessore Biglia non era mai riuscito ad alzare una coppa. Il 2019 è iniziato e finito con un ex Liverpool sugli scudi. Lucas ha segnato l’ultimo rigore contro l’Inter portando la squadra in semifinale di Tim Cup, ha battuto il calcio d’angolo che ha portato al gol di Milinkovic nella finale della stessa competizione, ed è stato l’uomo che ha permesso all’11 di Inzaghi di giocare col modulo fantasia con cui si contano la rarirĂ  di tre sconfitte. Da Lazio-Cagliari dello scorso campionato a Juventus-Lazio di Supercoppa sono tante le occasioni in cui l’allenatore della Lazio ha optato per schierare dall’inizio i quattro tenori, e lo schieramento si è confermato affidabile divenendo consuetudine quasi beata. A Ferrara ne vennero risparmiati due, arrivò la sconfitta, lo stesso stava accadendo col Rennes all’Olimpico prima che l’accoppiata 10-21 cambiasse radicalmente l’andamento e il risultato del match del Gruppo E della fase a gironi dell’Europa League. Senza la diga Leiva però ogni velleitĂ  iper-offensiva sarebbe praticamente irrealizzabile. Emblema di continuitĂ , il regista cresciuto nel Gremio è il talismano della squadra. Chi ha migliorato le performances giorno dopo giorno e mese dopo mese è invece Joaquin Correa. L’argentino ha avuto qualche difficoltĂ  sottoporta dettata dalla nuova posizione cucitagli addosso dal tecnico, ma si è rivelato giocatore totale e completamente differente dall’acerbo centrocampista che in Italia approdò grazie alla Sampdoria. Aveva ragione il direttore sportivo nel giorno della conferenza di presentazione del “Tucu” l’estate scorsa, il numero 11 è divenuto un pilastro della squadra, crea la superioritĂ  numerica con disarmante semplicitĂ  e nelle partite chiave è arma letale e devastante. Dal derby di marzo (assist a Caicedo e rigore guadagnato) alla strepitosa cavalcata del 2-0 in finale di Coppa Italia, dal nuovo gol all’Atalanta nel 3-3 casalingo, dalla semifinale di Tim Cup marchiata a fuoco facendo ammutolire San Siro sponda Milan dopo aver infilato Pepe Reina fino al 2-1 al fotofinish sempre contro il Diavolo. Tra i migliori calciatori d’Italia per dribbling riusciti, l’argentino ha affinato l’intesa con Immobile dopo aver oliato i meccanismi con l’altro potenziale compagno di reparto Caicedo. Che è forse tra i piĂą prepotenti candidati alla vittoria finale di questa speciale graduatoria. PerchĂ© l’uomo dell’anno potrebbe essere proprio quel numero 20 che dopo Crotone-Lazio di metĂ  maggio 2018 veniva aspramente fischiato e al momento dell’uscita dal campo in Lazio-Torino ha ricevuto l’ennesima standing-ovation dell’Olimpico. Il pubblico laziale lo ha capito ed ha cominciato ad amarlo, è questo l’elemento che per stessa confessione dell’attaccante dell’Ecuador ha fatto la differenza, specialmente dal derby in poi. Ma anche il mese di febbraio era stato quello dei gol pesanti del “Panterone”, i gol da tre punti con Frosinone ed Empoli. Lo scambio infinito con Immobile in Inter-Lazio conclusasi ai calci di rigore in Coppa Italia, la rete settembrina al Genoa, il massacrante lavoro di sponda, l’immenso talento ed una tecnica di base da invidiare. Felipe è diventato l’ariete dai gol sul gong, conferendo ad una scia di risultati positivi una portata quasi paradisiaca: i successi di Reggio Emilia e Cagliari portano la sua firma nel recupero, per non parlare delle braccia al cielo di Inzaghi al definitivo 3-1alla Juventus tra le mura amiche. Quel 3-1 che a Torino aveva fallito due stagioni or sono su assist di Milinkovic (ma poi ininfluente nell’impresa dello Stadium) e che ha contribuito ad infrangere un’astinenza da vittoria in casa in A con i bianconeri che durava da 16 lunghi anni. Anche a Riyad il numero 20 è entrato in campo col solito piglio, mettendo in porta Correa e avviando di fatto l’azione che ha portato al capolavoro su punizione di Danilo Cataldi. 

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ANNO SOLARE – Strambe e contraddittorie la statistiche relative al reparto offensivo: dalle 20 gare di campionato con un gol o meno di un gol siglato alle undici partite consecutive con almeno due reti messe a segno. Alla fine del 2019 la Lazio è il secondo miglior attacco del campionato con 38 reti, cinque in meno dell’Atalanta che però ha giocato una partita in piĂą. 63 i punti complessivi totalizzati nel 2019 senza contare Lazio-Hellas Verona rinviata al 5 febbraio. Soltanto 7 in meno della Roma (inevitabilmente a quota 71) e 8 in meno dell’accoppiata lombarda e nerazzurra Inter-Atalanta, quattro in piĂą di un Napoli che ha peggiorato di ben 28 punti lo score dell’anno solare 2018. I partenopei sono l’unica big della Serie A che la Lazio ha sfidato soltanto una volta e non due nell’anno solare. In 11 sfide con le grandi nel 2019 (considerando tali le milanesi, Napoli, Juve, Roma e l’Atalanta, agli ottavi di Champions League e dunque tra le migliori 16 d’Europa) nella massima serie la Lazio può vantare una vittoria con Roma e Inter, una col Milan e una con la Juventus, oltre ai pareggi con Roma (nel derby di settembre) e Atalanta. Risultati confortanti (e 14 punti su 33) cui vanno aggiunte le vittorie di Coppa Italia del primo semestre del 2019, i successi su Inter, Milan e Atalanta. La percezione è quella nitida di un dominio territoriale sciorinato anche con le grandi del calcio italiano, una novitĂ  propria dell’era Inzaghi. Che a dir la veritĂ  è andato migliorandosi. Basti pensare che nel 2018 le dodici sfide con le stesse “grandi” avevano portato in dote quattro pareggi e otto sconfitte per un totale di soli 4 punti sui 36 disponibili. Si parlava di un problema contro le “big”, che oggi appare decisamente superato. Sono state anzi le “medio-piccole” Bologna e SPAL a frenare la corsa dei capitolini nel girone di andata 2019/2020. Girone di andata che ha visto la Lazio scendere in campo 16 volte e collezionare 36 punti. Il ritmo è impressionante anche se paragonato con le ultime annate. Nell’era Inzaghi la squadra ha concluso il girone d’andata con 37 punti nel 2016/2017, con 40 nel 2017/2018 e con 32 nel 2018/2019, significa che basteranno cinque punti per fare il record della gestione del tecnico piacentino, che a fine anno ha sempre mantenuto la posizione di classifica in cui la compagine si trovava al termine del ruolino delle prime 19, peggiorando però il proprio rendimento in termini di punti conquistati nelle seconde 19 rispetto al girone di andata. 

LIVELLAMENTO VERSO L’ALTO – Da tener presente l’evidente livellamento verso l’alto della nostra Serie A, combattuta come non mai. Alla fine dello scorso girone di andata infatti la Juventus primeggiava a 53 col Napoli costretto ad inseguire a quota 44, la terza Inter aveva 39 punti e la quarta Lazio ne aveva 32: ben 21 punti tra la capolista e la terza dopo diciannove turni. Un anno dopo, al termine del girone d’andata 2019/2010, il distacco tra Juve e Inter prime a 42 e la Lazio terza a 36 potrebbe essere virtualmente ridotto a soli tre punti con una vittoria delle aquile nel recupero di febbraio col Verona. E’ vero che il dato è provvisorio e tra diciottesima e ultima giornata Brescia e Napoli saranno avversarie agguerrite ed ostacoli duri da superare, ma il livello di competitivitĂ  del nostro calcio è salito ed anche l’affollamento nella prima metĂ  della classifica sta a dimostrarlo. L’esodo di Brescia, col settore ospiti esaurito giĂ  una settimana prima della sfida, è il termometro di un magic-moment che Inzaghi si augura possa proseguire. La prossima gara è la tipica trappola post-sosta, che la Lazio fronteggerĂ  senza due pezzi da novanta nel primo anticipo del 2020. ServirĂ  per misurare il valore di coloro che hanno dimostrato coi fatti di non poter essere meramente etichettati come seconde linee, ma sarĂ  anche un test probante per una squadra che vincendo con le formazioni attualmente nella parte destra della classifica avrebbe una quasi-certezza di un piazzamento finale nobile. Napoli e Milan sono avversari temibili che tenteranno la rimonta anche con l’aiuto del mercato, Atalanta e Roma tutt’altro che outsider, ma squadre che lotteranno fino alla fine per i primissimi posti della graduatoria. Il segreto non può che essere quello che pensare a se stessi e al proprio percorso, che non potrĂ  sempre essere netto ma dovrĂ  essere all’insegna del bel gioco e del divertimento, ricette rivelatesi vincenti nella macchina di Inzaghi. E come scrisse l’autore – tra gli altri – de “I fiori del male” Charles Baudelaire, “Si deve voler sognare ma soprattutto si deve saper sognare”. Milinkovic e compagni nel 2019 hanno dimostrato di averlo voluto. Il compito per il 2020 è quello di dimostrare di essere in grado di sognare davvero. 

N.F.

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