SPECIALE – Gli afrodisiaci numeri del dopo-Cagliari, le dichiarazioni di tutti i protagonisti dalla cena di Natale: a Spazio Novecento il gioioso preludio della “Coca-Cola Super Cup” di Riyad. In Arabia contro il dio delle finali serve un miracolo, ma ad Inzaghi è già riuscito… – VIRGOLETTATI E NUMERI

 

di Niccolò Faccini

La velocità è piacevolissima per se sola, cioè per la vivacità, la forza, la vita di tal sensazione. Essa desta realmente una quasi idea dell’infinito, sublima l’anima, la fortifica”. Il diario personale di Giacomo Leopardi noto come Zibaldone, una raccolta di spunti e aforismi risalente al primo trentennio del diciannovesimo secolo assume connotati di sacralità rispetto alla minuzia delle vicissitudini calcistiche, ma dice più di quanto non sembri sulla celerità del momento in cui versa la Lazio. Un momento d’oro, fatto di 8 vittorie consecutive e di squadre sulla carta più blasonate lasciate inesorabilmente alle spalle, costrette a guardare dal basso le opere di una compagine solida, cinica, spietata e soprattutto dura a morire. Se da un lato la velocità è avvicinabile all’infinito e alla sublimazione dell’anima, dall’altro innegabilmente rischia di non far godere a sufficienza ogni istante ai sostenitori del club prossimo a celebrare i 120 anni di gloriosa storia. Non c’è nemmeno il tempo per festeggiare un trionfo di portata monumentale quale quello andato in scena sul rettangolo verde della Sardegna Arena nell’ultimo monday night della massima serie italiana, che la mente va già al prossimo ostacolo, inappellabile e definitivo, la Supercoppa Italiana di Riyad contro la Juventus, l’ennesimo scontro tra le uniche due compagini che in Italia possono fregiarsi della conoscenza approfondita del recente sapore della vittoria. Dal perentorio 0-4 dell’Olimpico al 2-0 nel segno di Mandzukic, fino al 3-2 griffato Murgia: Vecchia Signora e aquilotti sono ormai soliti confrontarsi per alzare al cielo l’ambito trofeo. Ma nell’euforia della striscia clamorosa delle 8 vittorie di fila forse non c’è ancora spazio per una vera e propria concentrazione sull’evento che andrà in scena in Arabia Saudita il prossimo 22 dicembre. 

PANTERA RECIDIVA – Troppo fresca nella memoria la gioia sfrenata per l’ennesima rete last-minute di Felipe Caicedo, un’esultanza che ormai è diventata frequente, e quasi problematica sotto il punto di vista dei cartellini rimediati. Delirio capitolino al Mapei Stadium di Reggio Emilia, maglia strappata nel decisivo 3-1 ai campioni d’Italia in Cagliari, maglia come sbriciolata e gettata al cielo al minuto 98 di una sfida infinita come quella dell’ultima serata di campionato. Una classifica che piace, che fa sognare, che non nasconde ambizioni importanti, che non deve portare ad affrettati e pindarici voli che non sono propri nemmeno di un’aquila fiera e perspicace come Olympia. L’ostacolo è dietro l’angolo, ma il tempo corre troppo veloce, domenica sembra troppo lontana, quasi un miraggio. 

RECORD IN NUMERI DI UN MATCH AFRODISIACO – 15 cross andati a buon fine sui quasi 50 scodellati nell’area di rigore avversaria, oltre il 60% del possesso palla lontano dalle mura amiche dell’Olimpico, quasi 12 chilometri percorsi dal pilastro Acerbi, cui in terra sarda non è bastato risultare il migliore in campo quanto a palloni recuperati (8): l’ex Sassuolo ha anche contribuito in maniera decisiva al gol del pareggio provvisorio di Luis Alberto. Quasi infastidito dalla difficoltà incontrata dalla squadra sotto porta, il numero 33 si è sganciato sulla sinistra pennellando un assist col contagiri per la schiena di Pisacane e poi per il destro preciso e fulminante dello spagnolo Luis Alberto. Sui duelli aerei non c’è nemmeno da conversare: Sergej Milinkovic ha calamitato tutte le sfere che partissero dalla metà campo laziale in direzione Rafael, contendendo ai centrali cagliaritani tutte le palle sporche e cucendo il gioco con la collaborazione di un Lazzari in versione altissima velocità. Dati che saltano all’occhio e risultano impressionanti, come la verve della squadra dal 45’ al 98’, dati che suonano come onorevoli conferme, quale la porta imbattuta nella ripresa, come accaduto in tutte le precedenti partite di Serie A fatta eccezione per la sfida esterna con la SPAL e il 4-2 interno col Lecce. Caicedo bomber di scorta? Nemmeno a parlarne: quattro reti dalla panchina, sei tiri complessivi in stagione, il più classico degli “uomini-spogliatoio”, per la verità categoria più unica che rara nel calcio recente. Leader silente, professionista esemplare, pantera buona dal sorriso che richiama simpatia ed empatia. 

SVANTAGGIO? SQUADRA MAI DOMA – La forza di volontà e la nuova e insolita personalità costituiscono forse la più bella novità di una stagione da record. Sei volte in svantaggio, ma ci vuole ben altro per far capitolare Immobile e compagni. A sbloccare il risultato hanno pensato Roma, Bologna, Atalanta (addirittura con tre reti), Juventus, Cagliari e Inter, tutte raggiunte o addirittura superate e ribaltate tranne i nerazzurri, in quella che forse è stata una delle sfide meglio giocate dell’intero campionato laziale. Una statistica evidente abbinata ad un attacco da capogiro, divenuto ufficialmente il migliore della A con 38 segnature, alla pari con l’Atalanta. Sedici reti incassate, come Roma e Juventus, soltanto 2 in più dell’Inter capoclassifica, una retroguardia che migliora partita dopo partita grazie anche allo straordinario stato di forma e all’invidiabile reattività di uno Strakosha in formato Champions. Eppure ora il campionato potrà attendere, perché la Lazio che si raduna felicemente a cena per celebrare le festività natalizie non ha ancora la mente sgombra. La Supercoppa in gara secca rappresenterà in ordine cronologico la terza competizione stagionale affrontata, dopo l’Europa League culminata con l’esito amaro della precoce eliminazione e a seguito di 16 turni di uno straripante campionato. Ci sarà infine tempo per l’esordio in Coppa Italia contro la Cremonese, ma per la competizione di cui la Lazio è campione in carica servirà attendere l’anno nuovo. La diciassettesima di Serie A si svolgerà in un arco temporale lunghissimo, quello che va dal 18 dicembre al 5 febbraio, un’eternità. Perché se la Lazio vedrà rinviata e posticipata la gara interna contro l’Hellas Verona di Juric al secondo mese del 2020, i bianconeri invece avendo anticipato la sfida con l’Udinese avranno tempo per l’ultima immersione nel campionato, una full immersion che avrà luogo al Ferraris di Genova contro la Sampdoria di Claudio Ranieri già nella giornata di mercoledì. 

PICCOLE POLEMICHE E BIANCONERI RISPARMIATI – Sarri ha evidenziato come l’errore a monte sia stato quello di concedere alla Lazio di giocare il lunedì (ma i capitolini erano tornati da Rennes soltanto giovedì in tarda serata ed altre opzioni sarebbero state a dir la verità difficilmente percorribili, ndr), sottolineando un minor tempo per i piemontesi per preparare la sfida di Riad. La realtà è che la Juventus ha a disposizione una rosa praticamente doppia e farà riposare al Marassi più di qualche pedina per cercare la rivincita contro la Lazio che l’ha appena battuta dopo 16 anni il 7 dicembre allo Stadio Olimpico, infliggendole la prima sconfitta in assoluto della stagione in corso. Contro i blucerchiati tra le fila bianconere mancherà Rodrigo Bentancur, fattosi sapientemente ammonire da diffidato nel recupero di Juventus-Udinese per poter tornare direttamente in Supercoppa, oltre all’infortunato Szczesny, portiere polacco che verrà relegato ai box per riprendersi con tutta probabilità la custodia dei pali il 22 dicembre ed alzare il primo trofeo della Juventus sotto la gestione Sarri. Probabile che nell’anticipo della diciassettesima siano tenuti in panchina anche uno tra Dybala e Higuain e uno tra Bernardeschi e Douglas Costa. A Riyad il tecnico toscano dovrebbe optare per un 11 di base equilibrato per poi provare a vincerla dalla panchina, con tre tra Dybala, Higuain, Costa, Bernardeschi, Danilo e Cuadrado pronti a decidere il match a gara in corso. Questo l’intento dell’ex allenatore del Napoli, cui è stata inflitta soltanto dieci giorni fa la prima sconfitta da parte di Simone Inzaghi, tecnico contro il quale Sarri vantava un fantastico score caratterizzato da uno sfortunato pareggio 1-1 al San Paolo di Napoli con rete di Keita e qualche roboante vittoria tra Campania e stadio Olimpico. Fare un ulteriore regalo di Natale ai tifosi della Lazio sarà per i calciatori biancocelesti estremamente difficile, anche se Inzaghi è già riuscito nell’impresa di sconfiggere due volte in 2 mesi la Vecchia Signora: nel caso del 2017 accadde prima nella Supercoppa di agosto e poi allo Juventus Stadium (oggi Allianz Stadium, ndr), in questo caso l’ordine dovrebbe invertirsi. 

ALLA CENA DI NATALE SI PENSA ALL’ARABIA – Attorno a noi c’è una bellissima atmosfera, stiamo mettendo grande voglia e intensità negli allenamenti e vorremmo tanto regalare un’altra soddisfazione ai tifosi la domenica che viene”, ha dichiarato Marco Parolo ai microfoni ufficiali del club durante la cena di Natale che è andata in scena a Spazio Novecento, quartiere EUR. Capitan Lulic è mister Coppa, e ha confermato di voler tornare nella Capitale con un’altra: “Per me sarà la prima finale internazionale, son contento di non aver preso il giallo a Cagliari e di poter essere a disposizione del mister. E’ una partita secca e tutto può succedere, ma dovremo essere perfetti come lo siamo stati a Roma qualche giorno fa”. Su Twitter la Lega Serie A ha annunciato l’accordo con la Coca Cola (già official partner dei bianconeri per le prossime due annate sportive), dunque la manifestazione di domenica si intitolerà “Coca-Cola SuperCup”. Denominazioni a parte, la Lazio non vuole prendere sottogamba un impegno cruciale per concludere al meglio il 2019. “E’ strano andare in Arabia, lo faremo contro una Juve ferita e arrabbiata che vorrà rifarsi, sarà davvero difficile”, ha continuato Immobile a Lazio Style Channel, seguito a ruota da Manuel Lazzari: “Per noi credo sia evidente che si tratti di un momento magico, ora però prima di una breve vacanza ci manca una partita, la più importante. Sappiamo che con la Juve ci giochiamo tutto per portarci a casa la Supercoppa. Il fatto di vincere il trofeo rappresenterebbe un risultato incredibile, sarebbe il miglior modo per chiudere l’anno”. Similmente la pensa anche Danilo Cataldi, autore di una sfrenata esultanza assieme ai compagni a Cagliari: “E’ forse la Lazio con più affiatamento di tutte quante, nulla è più fondamentale del gruppo. Siamo consci del fatto che il campionato non si decide a dicembre, sarà ancora lungo. Con il gol vittoria al minuto novantotto ho perso la voce, ma non avrebbe potuto essere altrimenti…“. Ancora Thomas Strakosha: “Se sono celebrato troppo poco per i miei interventi? Se la squadra è al terzo posto e non mi dicono nulla son contento, gioco a calcio per piacere e divertimento e non per farmi vedere. Noi non molliamo mai, ora siamo in una posizione importante ma giocheremo a breve una finale, vedremo cosa succederà”. Quel che è pressoché certo è che a disputarla saranno i “migliori” interpreti. In porta l’albanese, in difesa Ramos, Acerbi e uno tra Radu e Bastos. A centrocampo gli intoccabili Leiva, Milinkovic e Luis Alberto (che ha fatto il pieno di applausi nella serata di festa), con Lulic e Lazzari sulle fasce. Sulla corsia destra quest’ultimo sarà insidiato da Marusic, completamente ristabilito dopo l’infortunio patito. In avanti Correa e Immobile, col talismano Caicedo pronto a fare ciò che sta dimostrando di saper fare meglio, cioè spaccare le partite entrando in campo dalla panchina. I favori del pronostico pendono tutti dalle parti di Torino, ma Simone Inzaghi va alla ricerca dell’ennesimo miracolo sportivo con la sua Lazio. Sul palco del noto locale romano il tecnico piacentino ha rivelato: “Ringrazio i ragazzi pubblicamente, mi emozionano da 4 anni. Al gol di Caicedo avevo paura di essere espulso e saltare la Supecoppa, quindi mi sono seduto in panchina e ho lasciato esultare gli altri“. Stratega, pragmatico, prudente. E’ la stessa legittima cautela professata dal direttore sportivo Igli Tare: “E’ un momento magico bello, uno di quelli da salvaguardare, ma il gol di Caicedo non mi ha certamente fatto cambiare idea: il cammino è lunghissimo, ci vuole un attimo a passare dalle stelle alle stalle, meno di un mese e mezzo fa eravamo tutti brocchi che dovevamo andare a casa, serve grande equilibrio. Noi eravamo consapevoli della forza di questo gruppo, da quando faccio questo mestiere non c’era mai stata una preparazione del genere. Dopo l’Atalanta non ci siamo più fermati, il vero peccato è l’Europa, da cui siamo usciti per demeriti nostri. Rimaniamo coi piedi per terra e speriamo che la nostra gente possa sostenerci numericamente allo stadio. Sono convinto che questa squadra possa giocarsi la Supercoppa alla pari con la Juventus, speriamo in una vittoria”.

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DIFFIDE E DESIGNAZIONE – Aumentano in tutto ciò i diffidati: oltre ad Acerbi, Leiva, Lulic e Parolo, anche Luis Alberto dovrà stare attento a non finire sul taccuino dell’arbitro, altrimenti sarà costretto a perdersi Brescia-Lazio, primo insidioso match del nuovo anno. Già, ma abbiamo accennato al fischietto prescelto per la finalissima in Arabia. Attraverso una nota ufficiale l’Aia ha comunicato che a dirigere l’importantissimo match di Riyad sarà Calvarese di Teramo, coadiuvato dagli assistenti di linea Costanzo e Peretti. Il quarto uomo sarà l’arbitro di Cagliari-Lazio Maresca, mentre al VAR Mazzoleni sarà assistito da Giacomelli (autore del famoso disastro arbitrale in Lazio-Torino 1-3 del 2017/2018) e Alassio. Il signor Calvarese in questa stagione non ha mai arbitrato i bianconeri, mentre è stato protagonista con i biancocelesti nella gara più sciagurata di Ferrara e in quella più paradisiaca di San Siro contro il Milan. Il bilancio con la Lazio nei 20 precedenti parla di 3 sconfitte, 3 segni X e ben 14 vittorie conseguite. Il peso specifico del numero “15” in questa speciale graduatoria sarebbe tale da annullare ed azzerare i 6 precedenti non completamente positivi. Inzaghi ne è pienamente consapevole e direttamente dallo splendido locale che ancora una volta ha ospitato la cena di squadra, calciatori, compagne, staff e dirigenza, ha affermato: “Dobbiamo goderci la gioia del momento, sapendo che nel calcio i giudizi mutano in fretta. Per realizzare il nostro sogno la strada è ancora molto lunga, siamo nemmeno a metà del percorso. Tra 5 giorni avremo una finale impegnativa ma tutti i ragazzi la affronteranno al meglio. Ci tengo a ringraziare i tifosi per il supporto che ci hanno dato ieri a Cagliari, sono stati fantastici”. Ed hanno contribuito ad un successo che costringe ad un nobile flashback: il bottino di 36 punti in 16 partite (media superiore ai due punti a gara) è lo stesso del 1973/74, il rapporto è calcolato pensando ai due punti a vittoria di 46 anni or sono con i tre odierni. Dati insignificanti per il presente, ma che testimoniano la bontà del percorso fin qui svolto dai capitolini. Se come in parte anticipato soltanto le Foxes del Leicester hanno subìto meno gol della Lazio nei primi 45 minuti (due contro i 3 incassati da Strakosha), l’altro lato della medaglia ricorda che la Lazio ha incassato ben 9 reti nella prima mezz’ora in campionato: peggio ha fatto solo il Sassuolo con 10, e la circostanza di cui trattasi è stata già corroborata dal gol di Cristiano Ronaldo su assist di Bentancur. Giovanni Simeone docet: la soglia dell’attenzione dovrà essere altissima sin dai primi minuti, ogni errore potrebbe risultare fatale. Nelle ultime due sfide disputate (appunto quella contro la Juve e quella coi sardi) il successo è sempre stato raggiunto in rimonta, ma per forza di cose il dato non potrà tramutarsi in consuetudine. Nelle ultime 9 finali giocate da CR7 sono arrivate altrettante vittorie. Rovinare i piani di uno tra i migliori al mondo e di una compagine che ha velleità di trionfare in Champions League è il prossimo obiettivo della banda Inzaghi. Difficile, ma non impossibile, ad ammetterlo è persino Nietzsche. “In ogni cosa soltanto questo è impossibile: razionalità”. Allora servirà un briciolo di sfacciataggine, un briciolo di follia, un tocco di temerarietà, un volo audace e sfrontato. Sono tutti caratteri propri di un’aquila reale.

N.F.

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