SPECIALE – I primati di Simone, che da veterano ai voli pindarici preferisce l’equilibrio. L’eco di sabato è assordante, ma prima di Cagliari c’è il Rennes… – NUMERI E STATISTICHE

 

di Niccolò Faccini

Poche cose sono più vere del fatto che la nitidezza di una fotografia dipenda dalla giusta misura di luci ma anche di ombre. L’irrequietezza e la stoltezza dell’eccesso osteggiata dalla tensione misurata all’equilibrio. Inutile cullarsi sui passeggeri successi, meglio consolidarli e porre le basi per altri trionfi, ma senza eccessivo rumore, chè poi è in silenzio che ci si avvicina meglio agli obiettivi, proclamarli è un mero accidente. Simone Inzaghi si gode il magic-moment di una Lazio sempre più sua. Innumerevoli i record del tecnico piacentino, che tra qualche decennio narrerà ai nipotini dei tre sgarbi alla Vecchia Signora, le tre strepitose vittorie contro la Juventus campione di tutto, o dei 30 anni di astinenza prima di una vittoria a San Siro contro il Milan che in campionato pareva una chimera. Con Simone la Lazio è tornata a dominare alla Scala del calcio, sia con l’Inter o col Diavolo, ma soprattutto è tornata a divertirsi e a far divertire chiunque la guardi, siano essi sostenitori laziali o appassionati di calcio in genere. L’incoronazione di Fabio Capello al Corriere dello Sport è solo l’ultima in ordine cronologico.La Lazio è una realtà. Deve prenderne consapevolezza, intendo avere più fiducia e più convinzione nell’idea che non sia già arrivata al suo punto massimo. Ha dei momenti da grande squadra, dico da grande squadra internazionale. Mostra un gioco modernissimo e grande personalità, poi ogni tanto incappa in pause nelle quali rallenta. È lassù non perché ha battuto la Juventus ma perché ne ha vinte sette di fila. Voglio evidenziare la bravura di Simone Inzaghi, che mi piace perché riporta il calcio al suo abc». L’ennesimo attestato di stima abbinato ad una sottolineatura sull’assunzione di responsabilità che comporta la vicinanza alla vetta. Come più volte ribadito negli anni da Inzaghi, è quando la Lazio non è più una sorpresa che tutte le altre compagini sono pronte ad attenderla al varco, così le attenzioni vanno quadruplicate, la soglia della concentrazione mai abbassata, potrebbe essere letale. Due mezzali dominanti, una diga rispondente al nome di Leiva in condizioni monumentali in mezzo al campo, una precisione sopraffina di Correa, che ha indovinato 16 passaggi offensivi su 17, raggiungendo la percentuale del 94% nell’accuratezza dei passaggi, infine i 17 passaggi intercettati dalle aquile sabato sera contro i 5 dell’avversario, la Juventus di Maurizio Sarri. L’eleganza quasi irridente di Luis Alberto, che tocca quota 11 passaggi vincenti e saluta tutti i rivali in Europa, in primis Muller e De Bruyne, ma soprattutto diventa il primo e unico giocatore da quando la Serie A è tornata a 20 squadre a raggiungere la coppia cifra di assist prima del termine dell’anno solare. Numeri mostruosi, come quelli di una Lazio imbattuta in casa nelle ultime 9 gare, che hanno fatto registrare 6 vittorie e 3 pareggi: è la striscia interna senza k.o. più lunga dal gennaio 2013. E se i tre punti vengono portati a casa anche quando il capocannoniere del campionato e il primatista nella corsa alla Scarpa d’Oro fallisce un penalty (gli era successo anche nell’ottobre 2017 a Bologna, anche in quel caso la squadra aveva vinto ugualmente) è segno che forse qualcosa sta girando nel verso giusto.

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ATTACCO SHOW, DIFESA SOLIDA – Del resto Simone era stato buon profeta, evidenziando nella conferenza stampa di vigilia come l’obiettivo dei capitolini dovesse essere quello di far girare gli episodi a favore dei padroni di casa, e nell’anticipo del sabato così è stato. Il tris a Dybala e Cristiano Ronaldo vale il settimo successo consecutivo, un filotto mai andato in scena fino ad ora in un girone di andata nella storia della Lazio nella massima serie. Secondo attacco del campionato dietro alla solita Atalanta, seconda difesa assieme a Roma e Juventus, una marea di reti messe a segno. Ammontano infatti a 10 le gare consecutive in cui la Lazio ha gonfiato la rete almeno due volte, così gli aquilotti hanno eguagliato il record dell’Inter targato stagione 2006/2007. Ma ciò che più colpisce è la personalità nella conduzione della partita, un elemento prima quasi sconosciuto ad una Lazio che invece, evidentemente, sta crescendo in maniera esponenziale. Soltanto 3 le reti incassate nella ripresa in campionato, due delle quali nella sciagurata sfida di Ferrara contro la SPAL. Sono invece ben 16 quelle realizzate nell’ultima mezz’ora, anche in tal caso la Lazio guarda tutte le altre sorelle dall’alto.

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9 septies

 

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9 bis

NIENTE VOLI PINDARICI – Tra l’altro quella di Inzaghi è stata la sola compagine ad impedire alla Juve di segnare nei secondi 45 minuti, se si considerano le ultime dodici gare. Maurizio Sarri era stato sin troppo chiaro e sincero anche nel pomeriggio di venerdì, quando aveva incensato senza troppi giri di parole la squadra del patron Lotito, etichettandola come possibile outsider nella corsa al tricolore. L’ex allenatore dell’Empoli e del Napoli aveva rimarcato come la Lazio fosse (e sia attualmente) la prima squadra in Italia per passaggi filtranti completati negli ultimi 25 metri, e a questo dato va aggiunta l’annotazione secondo la quale Milinkovic e compagni risultano presenti nel novero delle pochissime compagini d’Europa ad entrare – come si suol dire in gergo calcistico – col pallone in porta. Quanto infatti a numero di tocchi della sfera nell’area di rigore avversaria la Lazio non conosce rivali nel BelPaese e non solo. Merito di una squadra che sta migliorando e di un allenatore sempre più vigile ed abile ad intercettare l’umore di uno spogliatoio in cui il gruppo fa la differenza oggi più che mai. Differenza che in termini numerici si traduce in un +8 rispetto al rendimento della scorsa stagione alla quindicesima, niente male se si considera che l’Inter è a +9 e la Juventus a -7, il Napoli a -14. Spicca il volo altissimo del Cagliari, che non solo si trova saldamente in quarta posizione ma ha racimolato dodici punti in più della stagione 2018/2019. Proprio i sardi saranno il prossimo avversario in A degli aquilotti, che affronteranno potendo vantare un invidiabile primato. Quattordici risultati utili consecutivi, frutto di 9 vittorie e 5 pareggi (compresa l’ultima vittoria in Coppa Italia contro la Sampdoria), ad oggi è la striscia aperta più lunga della massima serie, considerato che la Juventus seconda in graduatoria l’ha “chiusa” perdendo il big match dell’Olimpico. Nainggolan e colleghi vengono da due rimonte consecutive e col morale alle stelle affronteranno alla Sardegna Arena la terza forza del campionato, che nel frattempo sarà già tornata dalla trasferta col Rennes.

VERSO RENNES – Il tecnico dei bretoni, fanalino di coda del gruppo E in Europa League, ha già annunciato che le scelte di formazione di giovedì sera saranno fortemente orientate alla prossima gara contro il Lione, del resto i rossoneri vengono da 3 vittorie consecutive, una rarità in questo primo scorcio di stagione, e l’intenzione è quella di far rifiatare più di qualche titolare in una manifestazione che già li vede aritmeticamente fuori dai giochi. Discorso diverso per la Lazio, che per strappare un miracoloso pass per i sedicesimi deve vincere in Francia e sperare che il Celtic già certo del primo posto nel girone faccia altrettanto a Cluj-Napoca. Una combinazione difficile se si considera che la Lazio è uscita con le ossa rotte da 8 delle ultime 10 trasferte europee, che i padroni di casa di giovedì sera hanno perso soltanto 2 delle ultime 16 partite casalinghe in Europa e che gli scozzesi andranno in Transilvania con un assetto decisamente rimaneggiato. Per una formazione come quella della Lazio, che nelle ultime partecipazioni ha sempre superato la fase a gironi e che giovedì disputerà la settantesima gara in Europa League (numero inferiore solo alle gare giocate nella stessa competizione dal Villarreal), sarebbe comunque un vero peccato dover dire addio ad un palcoscenico che nelle ultime annate aveva regalato anche grosse soddisfazioni.

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PROBABILE 11 – Ad ogni modo da Formello arrivano indicazioni precise circa l’11 che scenderà sul rettangolo verde a metà settimana. In porta Proto è favorito su Strakosha, la retroguardia dovrebbe essere quella ormai vista e rivista fuori dai confini nazionali, con Acerbi largo a destra per permettere a Vavro di fare il centrale, Bastos a sinistra. Stefan Radu godrà di un turno di riposo e tornerà in Sardegna, così come Leiva, che lascerà la cabina di regia a Cataldi, con Parolo che rileverà Luis Alberto, che reduce da un piccolo affaticamento rimarrà nella Capitale per prepararsi al prossimo impegno in campionato. Se Milinkovic partirà dalla panchina potrebbe vedersi anche Berisha, ma ad oggi il serbo pare in leggero vantaggio per la terza e ultima maglia in mediana. Sulle fasce le scelte dovrebbero infatti essere pressoché fatte, con Lazzari ancora titolare a causa dell’infortunio contemporaneo di Patric e Marusic, e con Jony che correrà sulla corsia sinistra per permettere a Lulic di tirare il fiato. Lukaku – che comunque non è incluso nella lista UEFA – ha ancora problemi col ginocchio che dopo Sassuolo-Lazio si è vistosamente gonfiato e così anche questa volta non sarà del match. In avanti con Adekanye costretto al forfait le scelte saranno quasi obbligate, con Caicedo in rampa di lancio e Correa che dovrebbe assisterlo dal primo minuto come già accaduto in Romania e in Scozia. Impresa sportiva o meno (la Lazio non è più padrona di un comunque beffardo destino, considerando il modo in cui sono maturati i k.o. del girone), i biancocelesti sono chiamati alla continuità e a non staccare la spina sul più bello, giacché è antico e non troppo facilmente sconfessabile brocardo quello secondo il quale vincere aiuta a vincere. Ad ogni modo sono altre due le competizioni che attendono la Lazio a cavallo dell’anno nuovo. Prima di Natale si gioca a Riad la Supercoppa italiana, alla metà di gennaio ecco la sfida alla Cremonese nell’esordio casalingo in Coppa Italia. La stagione deve ancora entrare nel vivo, la Lazio è già vivissima. Adesso la parola chiave è una sola: equilibrio.

N.F.

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