FOCUS – Storia di un’impresa di inizio dicembre, sgretolamento di svariati record. Bando all’euforia, ma guai a nascondersi

 

di Niccolò Faccini

Si dice che quando non c’è volontà di addormentarsi perché la realtà è persino più bella del sogno si versi in uno stato di perenne innamoramento. La Lazio che dopo 16 anni è tornata a sconfiggere la corazzata che risponde al nome della Vecchia Signora è riuscita a fare innamorare nuovamente un popolo che non l’ha mai lasciata sola. La serata del 7 dicembre rimane indelebile per il clima che si è respirato nell’impianto dello Stadio Olimpico, per la sontuosa scenografia della Curva Nord raffigurante l’aquila simbolo del club e rimembrante una verità di cui andare orgogliosi: “La Lazio è della sua gente”. Una serata impossibile da cancellare dalla memoria per un risultato storico, un 3-1 alla Juventus che si presentava nella Capitale da unica imbattuta nelle serie maggiori europee, per gli ennesimi record che aggiornano il bottino impressionante di una compagine che continua a sorprendere: settima vittoria consecutiva nel girone di andata, un unicum nella storia biancoceleste, un attacco formidabile che per la decima gara di fila ha trovato almeno due reti, circostanza più unica che rara nel nuovo millennio. Inzaghi vuole prendersi tutto, senza lasciare nulla al caso. Infranto il tabù San Siro sponda Milan dopo 30 anni ecco la terza vittoria contro la Juventus dopo quella maturata due anni fa allo Stadium e la Supercoppa griffata Alessandro Murgia. E’ il primo successo contro Maurizio Sarri, fino a ieri allenatore mai battuto dal collega piacentino. E’ un trionfo di proporzioni gigantesche se si valuta il primo tempo d’autore della squadra avversaria, capace di mettere a nudo le solite amnesie difensive dei padroni di casa. Per stessa ammissione del tecnico dei bianconeri Maurizio Sarri la prima frazione di gioco ha costituito una palese dimostrazione di forza, ma quelli che forse sono i migliori primi 45’ d’orologio (assieme alla prima frazione con il Napoli) della stagione non sono bastati di fronte ad una Lazio che è riuscita a far girare dalla propria parte ogni episodio di un match che riconcilia col gioco del calcio ed inorgoglisce chi rivendica la bellezza del nostro calcio nei confronti di campionati maggiormente reclamizzati. Inzaghi “sconfitto” dal solo Inzaghi, giacché soltanto nella stagione dei record 2017/2018 la Lazio aveva collezionato un numero più alto di vittorie e di gol (rispettivamente 11 contro 10 e 38 contro 36), a testimonianza di un lavoro egregio che va avanti da ormai quattro lunghe stagioni.

SASSOLINI – Per Simone la conferenza stampa nella pancia dell’Olimpico del dopo-gara è l’occasione per rivolgere qualche neppur troppo velata frecciatina a chi sosteneva che la squadra fosse condotta da un tecnico sopravvalutato o a chi si soffermava eccessivamente sull’ottavo posto dell’ultima annata. “Sono 4 anni che i ragazzi mi regalano serate gioiose, quando sono arrivato eravamo fuori dall’Europa, oggi abbiamo vinto una Coppa Italia, abbiamo vinto una Supercoppa, abbiamo perso una qualificazione Champions all’ultimo minuto dell’ultima partita quando la avremmo meritata sul campo molto prima. Siamo arrivati poi ottavi lo scorso anno perchĂ© abbiamo puntato tutto sulla Coppa Italia, altrimenti magari saremmo arrivati quinti o sesti e sarebbe cambiato poco o nulla. Eppure sento che in pochi ricordano della vittoria contro l’Atalanta. I ragazzi mi danno sempre grande disponibilitĂ , era successo anche nelle sconfitte con Cluj, Celtic e SPAL. Io ferito dalle critiche ricevute? Magari oggi c’è qualcuno che parla di Lazio da scudetto ed è lo stesso qualcuno che qualche settimana fa diceva che la Lazio non era ben guidata. Io ascolto e leggo tutto, cerco sempre di prendere le critiche costruttive”. Prosegue a frantumare primati, il mister, che ha conquistato altri due punti sulle inseguitrici Roma e Napoli e non ha perso terreno sull’Atalanta vittoriosa sul Verona, ma soprattutto ha rosicchiato 2 punti all’Inter di Conte e tre alla Juventus, gli stessi che oggi segnano la distanza tra i piemontesi e i romani. Inevitabile dunque la domanda sul tricolore, esplicita e intelligente la risposta del tecnico: “Dobbiamo guardare sempre avanti ma siamo nel calcio da tanti anni e sappiamo bene che i giudizi cambiano da una partita all’altra, serve mantenere equilibrio”. Fa giustamente da pompiere, Simone, restio ad assecondare sbalzi di umore o bruschi e repentini passaggi dal pessimismo cosmico al sommo entusiasmo, ma quando gli si domanda cosa abbia pensato al momento del primo errore da penalty della stagione del fino a ieri infallibile Ciro Immobile non fa trasparire tentennamenti: “Non ho mai pensato alla beffa, casomai ho pensato che c’era un altro rigore su Ciro per fallo netto di Bonucci in area bianconera. Al di lĂ  degli episodi, anche prima dell’espulsione di Cuadrado io ero tranquillo, vedevo la squadra concentrata”. Del resto non incassare gol nella ripresa da una squadra che nei secondi tempi ne aveva siglati 15 sui 25 totali e che aveva raccolto il maggior numero di punti nell’ultimo quarto d’ora suona davvero come una piccola impresa nell’impresa. Suggellata da colui che Inzaghi ha definito “un top-calciatore e un professionista esemplare, che col Sassuolo aveva regalato due punti alla squadra e con l’Udinese aveva serenamente detto alla panchina di far esordire Andre Anderson, quando avrebbe meritato di entrare in campo”. Felipe Caicedo si conferma la Pantera dalle reti importanti, quella del numero 20 è l’ennesima rivincita. GiĂ , perchĂ© nel magico 2-1 di due stagioni fa allo Juventus Stadium l’ecuadoriano aveva fallito il gol del potenziale 3-1 sull’assist di Milinkovic a tu per tu con Buffon e aveva poi perso il duello aereo da cui era scaturito il calcio di rigore poi sbagliato da Dybala nel recupero. L’ex Espanyol era subentrato ad un Milinkovic letteralmente debordante, autore di giocate d’alta scuola, preziosismi d’autore mai futili o poco pratici, giocate istintive, duelli aerei vinti in scioltezza e un gol-prodezza con uno stop da far vedere e rivedere nelle scuole calcio. Quando la posta in palio si alza, il Sergente decide di ricordare a tutti di quanto talento è dotato. Era giĂ  successo nel doppio derby in semifinale di Coppa Italia con la Roma, a San Siro con l’Inter nell’1-0 del Meazza dell’ultima annata calcistica, nella finale di Tim Cup. Il numero 21 ha risposto presente confezionando una giocata che da sola è valsa il prezzo del biglietto e ha tenuto incollati al televisore tutti gli appassionati di calcio a prescindere dalla fede calcistica.

SINGOLI E NON SOLO – Il tutto è accaduto pochi minuti prima dell’ennesima accelerazione mostruosa di Correa, che ha guadagnato il terzo rigore nelle ultime due partite, cestinato da un Immobile che ha interrotto una striscia luminosa di sfide in cui è sempre stato presente sul tabellino dei marcatori. E’ stato in partita dal primo minuto fino al momento della sostituzione e corrispondente standing-ovation il centravanti di Torre Annunziata, che nel primo tempo – come tarantolato – ha cercato la profonditĂ  con costanza e ha consegnato un’infinitĂ  di palloni al portiere rivale Szczesny al fine di velocizzare la ripresa delle operazioni al momento delle rimesse dal fondo. Non era la sua serata, per una volta l’ex Siviglia ha lasciato i riflettori ai compagni. Ai soliti noti, si dovrebbe dire. PerchĂ© Luis Alberto anche ieri sera ha deciso di pennellare due parabole paradisiache, la prima sulla testa di Luiz Felipe Ramos e la seconda sullo scarpino del compagno di reparto Sergej, pronto a lucidare le scarpette dello spagnolo prima della sua uscita dal rettangolo verde. Luis Alberto è diventato il re degli assist in Europa, con 11 passaggi vincenti in 15 partite. Seguono e inseguono Muller del Bayern Monaco e De Bruyne del Manchester City fermi a nove, Slimani del Monaco e Jadon Sancho del Borussia Dortmund a 8, assieme a Son del Tottenham e Rodrigo del Valencia. Una prima mezz’ora di appannamento e perennemente alla ricerca della posizione giusta e dello svincolarsi dall’asfissiante marcatura di Bernardeschi, poi la svolta del match, una presenza piĂą continua nella partita e la spaziale salita in cattedra, l’ennesima di un primo scorcio di stagione da incorniciare e raccontare ai nipotini. Come la splendida performance di Lucas Leiva, monumentale in ogni chiusura e nello sporcare tutte le traiettorie possibili e immaginabili e a sfidare l’eresia degli ubiquitari: il numero 6 era dappertutto, prima a fare la diga avanti alla retroguardia e poi nell’area di rigore nemica a cercare di guadagnare un calcio di rigore quantomeno discutibile ma neppure valutato meritevole di un controllo approfondito. Guai a sottovalutare però la rilevanza delle parate di Thomas Strakosha per custodire il risultato e non appesantire il passivo in un primo tempo folto di occasioni da gol per la seconda forza del campionato. Superbo l’intervento che ha detto di no alla potenziale doppietta di Cristiano Ronaldo, eccellente la conduzione del pallone con i piedi, ma da matita blu l’errore (da condividere con un Acerbi piĂą sollecitato in fase di impostazione e meno superlativo del solito) che ha permesso a Dybala di presentarsi a tu per tu con l’estremo difensore albanese per poi sciupare per fortuna della Lazio una ghiotta chance per gonfiare la rete. Stoici, tenaci e mai in affanno i senatori Radu e Lulic, ma la copertina è anche per Manuel Lazzari, in versione Speedy Gonzales, il topo piĂą veloce del Messico nell’immaginario delineato dalla Warner Bros nella serie dei Looney Tunes. L’ex SPAL ha messo il turbo, sfidando le leggi dell’alta velocitĂ  e risultando un treno in moto perpetuo per tutto l’arco della gara. Attento in fase difensiva, sempre ben posizionato, assistito sempre di piĂą dai compagni, mai a corto di fiato. L’emblema è la cavalcata con cui fa espellere Cuadrado (nel momento sliding-doors del match), il sigillo la sgroppata in campo aperto che ha portato al definitivo 3-1 di Caicedo: si invola nelle praterie di una retroguardia colpevolmente ma comprensibilmente sguarnita e calcia addosso a Szczesny. Se un rimprovero può essere mosso all’esterno destro della Lazio è quello dell’errare piĂą volte l’ultimo passaggio, sia esso inteso come la misura del cross o l’opzione dell’ultima scelta. Ma Lazzari è in continuo miglioramento e su quella fascia continua a fare la differenza. Lungi dal voler prolungare la radiografia dei singoli calciatori, va sottolineato come il collettivo e la sua mentalitĂ  abbiano sorpreso i pluricampioni d’Italia. PersonalitĂ  e rapiditĂ , tanti elementi in versione “prova a prendermi”, una ritrovata capacitĂ  di interpretazione dei momenti della partita.

SCENARI PROSSIMI – Ora viene il bello, o forse il brutto, giacchĂ© la sfida al Rennes potrebbe rappresentare l’ultimo atto dell’Europa League tra le due deluse del Gruppo E. La sensazione è che in tanti verranno risparmiati nell’ormai prossima trasferta europea, il focus è sulla gara di Cagliari, compagine che affronterĂ  Immobile e compagni priva dello squalificato Rog ma ricolma d’entusiasmo a seguito delle due recenti rimonte contro Sampdoria e Sassuolo. La banda capitanata da Maran è a sole 4 lunghezze dai biancocelesti e lunedì sera cercherĂ  di far valere il fattore campo alla Sardegna Arena. La razionalitĂ  impone di mantenere la calma, il recente passato ordina massima attenzione specialmente in presenza di ostacoli meno altisonanti sulla carta, ma i sogni sono giardini sconfinati, e il sognatore non può porsi limiti. Ecco perchĂ© i sostenitori della Lazio si godono il momento e ribadiscono la meraviglia del momento presente col motto che ha aperto le danze in una domenica sera libidinosa: “Noi oltre”.

N.F.

 

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