FOCUS – Immobile e Correa aspirano a diventare i migliori della storia della Lazio: ecco la classifica delle 10 coppie-gol biancocelesti piĂą prolifiche in Serie A – GRAFICHE

 

di Niccolò Faccini

Aveva ragione Francesco Acerbi quando recentemente dichiarava che sono gli attaccanti i veri beneficiari delle serate di gala, i bomber di razza ad infiammare il pubblico e prendersi la scena, confinando gli altri componenti della squadra al ruolo di co-protagonisti, relegandoli nelle retrovie. Il momento di sospensione che anticipa il gol è forse l’essenza stessa della rete, l’attimo di statico dinamismo che anticipa il boato supremo è con tutta probabilità l’emozione più grande per cui valga la pena acquistare il biglietto. Alla fine sono quasi sempre loro a mandare in estasi le platee, a portare i sostenitori dal purgatorio al paradiso, i centravanti. In fin dei conti è sempre quella la gioia più macroscopica, la rete che si gonfia e la speranza che si riaccende, il sogno che si materializza sul rettangolo verde e nei cuori degli appassionati. Celebre la dichiarazione di George Best, che affermava iconicamente: “Non è possibile spiegare cosa significhi segnare un gran gol a qualcuno che non ci sia mai riuscito. Qualche anno fa dissi che se mi avessero dato la possibilità di scegliere tra segnare un gol al Liverpool da ventisette metri, dopo aver saltato quattro uomini, e poter amare Miss Mondo, sarebbe stata una scelta difficile. Ho avuto entrambe le cose, ma una di queste l’ho ottenuta davanti a cinquantamila persone”. Lungi dal voler fare assurgere a postulato o verità assoluta le sue parole, lo scrittore e critico letterario britannico Nick Hornby evidenziava come “i gol hanno quel valore della rarità che i punti e i set non avranno mai, perché conservano quel fremito di vedere qualcuno fare qualcosa che può essere fatto solo tre o quattro volte in tutta una partita se sei fortunato, neanche una se non lo sei”. La letteratura calcistica è ricca di punte amanti del gioco di squadra, di “falsi nove”, di attaccanti atipici, ma la realtà è che tutto sommato il centravanti vero, il goleador purissimo vive per il gol, gonfiare la rete è la sua ossessione, il suo mestiere primario. Il mestiere di Ciro Immobile, oggi in testa alla classifica marcatori della Serie A e anche alla speciale graduatoria riguardante la Scarpa d’Oro, con il polacco Robert Lewandowski del Bayern Monaco che almeno per una settimana si farà da parte e guarderà il bomber di Torre Annunziata dal basso. E’ un Immobile da capo-Ciro, recordman su tutti i fronti, che con la doppietta all’Udinese è andato consecutivamente in gol per 9 gare come nessuno nella pluricentenaria storia del suo club, e che ha permesso alla Lazio di battere un record che durava da quasi 90 anni, vale a dire quello di segnare almeno due gol per nove partite di fila, una statistica impressionante.

Come amava sottolineare Jorge Valdano, il gol ha la capacità di riportarci istantaneamente all’infanzia, ai ricordi dei bei tempi che furono, ai campi di calcio dove i bambini danno i primi calci ad una sfera, siano essi di fango, di terra, in erba sintetica. Infine l’omaggio a La Palice dell’allenatore jugoslavo Boškov, che poi null’altro sosteneva che quel che più volte si sente ripetere nelle conferenze da allenatori e calciatori: per vincere le partite serve fare un gol in più dell’avversario, sull’an (sulle modalità con cui realizzarlo) nulla quaestio. C’è l’esteta del calcio, che sosterrà che per vincere bisogna giocare bene, c’è il tecnico spesso etichettato come difensivista, che il gol cerca di farlo ma si preoccupa più di non incassarlo. Proliferazione di teorie, sconclusionate o meno che siano, fatto sta che giurisprudenza e dottrina calcistica non possono fare altro che arrendersi ai numeri. E quelli del pacchetto offensivo della Lazio formato 2019/2020 sono letteralmente da sballo.

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LA SPECIALE CLASSIFICA – C’era una volta la Lazio targata 1991/1992, la guida tecnica di Dino Zoff e la presidenza Cragnotti, il killer-instinct del campione del Mondo 1990 con la Germania Ovest “Kalle”, quel Karl Heinze Riedle che realizzò 13 reti, le stesse del “Principito” uruguagio Ruben Sosa. In quella stagione insieme ne fecero 26, numero che ventisette anni dopo gli vale la decima posizione nella classifica “all-time” delle piĂą prolifiche coppie-gol biancocelesti. Avanti di misura il duo dell’era Delio Rossi, la coppia da record composta dal veneziano Tommaso Rocchi e dal macedone Goran Pandev. Nell’annata calcistica 2005/2006 il primo firmò 16 centri, il secondo 11. I due però non si sono accontentati del penultimo posto, e si sono superati piazzandosi in settima posizione con 28 reti in due: nella stagione 2007/2008 entrambi si fermarono a quota 14, dividendosi la posta in palio. A queste marcature in campionato devono tra l’altro aggiungersi le 4 del macedone e le 2 dell’ex Empoli nell’ultimo girone di UEFA Champions League affrontato dalla Lazio. C’è tuttavia un’altra coppia ad essere riuscita nell’impresa di figurare per ben due volte nella Top-10 dei “top scorers” biancocelesti. E chi se non Beppe-gol e Gigi “Tyson” Casiraghi? Al bomber di Alzano Lombardo venne dedicato un coro ad hoc (“E segna sempre lui…”) e venne manifestato viscerale amore dall’intera tifoseria, che dopo l’annuncio dell’11 giugno 1995 del patron Cragnotti della cessione dell’avanti al Parma di Tanzi, si riversò per le strade della Capitale inscenando un corteo passato alla storia, messaggi di rivolta inclusi (nota la scritta sui muri della cittĂ  secondo la quale “Per Signori” la tifoseria capitolina era disposta “a fare la guerra”). Le 29 reti complessive del 1994/1995 (17 per Signori, 12 per Casiraghi) li spediscono al sesto posto in graduatoria, ma due mostri sacri di tal genere non potevano non ambire al podio. Detto, fatto. La stagione successiva (1995/1996) è strabiliante: con Zeman in panchina Signori si scatena e diventa il capocannoniere della massima serie con 24 centri, Casiraghi arrotonda con altre 14 segnature e porta il bottino della coppia a 38, superando nettamente la somma dei rispettivi numeri di maglia (11 + 16 = 27). Somma che hanno precisamente raggiunto altri due magnifici protagonisti della storia del piĂą antico club della cittĂ  che ospita il Colosseo. Infatti nella stagione 1998/1999 Marcelo Salas e Christian Vieri hanno fatto volare l’aquila nei piani piĂą alti del firmamento. Sotto la guida tecnica di Eriksson l’annata è di quelle sfavillanti, coronata da un quarto di finale di Coppa Italia, un secondo posto in Serie A, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Italiana trascinate a forza in bacheca. Il “Matador” cileno originario di Temuco si inchinò come un torero posando il ginocchio sul manto erboso e alzando l’indice della mano verso la curva festante in ben 15 circostanze, mentre Bobo raggiunse la dozzina. Le 27 reti in campionato di quella storica annata consegnano a questa celebre coppia l’ottavo posto di diritto nella graduatoria delle migliori coppie biancocelesti. Nel novero di questi campioni non avrebbe potuto non figurare Giorgio Chinaglia, che nella gloriosa stagione 1973/74 timbrò il cartellino 24 volte, cui vanno aggiunte le 10 perle di Garlaschelli, per un totale di 34 centri. SarĂ  stato anche un altro calcio, con una Serie A composta da 16 compagini, ma Umberto Busani detto “sogliola” e il leggendario Silvio Piola si inseriscono prepotentemente nella classifica in questione, avendo collezionato la bellezza di 36 reti nella stagione 1936/1937: furono 15 per l’ex calciatore di Chievo e Napoli, ben 21 per il terzo marcatore azzurro di sempre dopo Gigi Riva e Giuseppe Meazza. Numeri strepitosi e quarto posto in solitaria nella nostra analisi. E’ l’ora della seconda posizione, occupata con pieno merito dall’estro e la rapiditĂ  di Balde Diao Keita e dall’infallibile Immobile: Simone Inzaghi disegnò una Lazio offensiva e armoniosa che permise alla coppia in questione di mettere a segno 39 gol, 23 per Immobile e 16 per il senegalese ora in forza al Monaco. Last but not least, ultima in ordine di esposizione ma prima e vincitrice assoluta la “strana” coppia formata in realtĂ  dal mattatore di Torre Annunziata e da uno dei centrocampisti piĂą forti e promettenti in circolazione. Immobile e Sergej Milinkovic costituiscono ad oggi la piĂą produttiva coppia-gol della storia della Lazio, il loro primato è chiaramente datato 2017/2018, la stagione dei record in cui la Lazio di Inzaghi fu primo attacco del campionato e tra i primi 4 d’Europa. I 41 centri complessivi vanno ripartiti in 29 dell’ex Borussia Dortmund e Siviglia e 12 del “Sergente”. Che poi lo stesso attaccante ne abbia realizzati 41 anche da solo – considerando tutte le competizioni, Supercoppa italiana inclusa – è un’altra storia. Due sfumature negative. Numero 1: in quella stagione Ciro fu capocannoniere della Serie A e dell’Europa League, condividendo però i premi con Icardi e Aduriz, arieti formidabili dell’Inter e dell’Athletic Bilbao. Numero 2: in quella annata i record individuali non coincisero sfortunatamente con la qualificazione in Champions League, dichiarato obiettivo di squadra. L’attuale arduo compito di Re Mida Immobile è quello di continuare a polverizzare record e sfatare tabĂą, trasformando in oro ogni pallone toccato. Lontano dall’ingordigia, nella stagione in corso Ciro ha giĂ  mandato sul dischetto i compagni Caicedo (a Firenze) e Luis Alberto (nel match casalingo con l’Udinese), altrimenti avrebbe potuto incrementare ulteriormente un bottino giĂ  spaventoso. Ma l’assalto al Pipita Higuain, che si è fermato a 36 reti in campionato, è partito da un po’. La speranza per Immobile è quella di primeggiare in solitaria, di concretizzare il titolo di un famoso libro di Paulo Coelho per cui “Il vincitore è solo” e soprattutto quella di abbinare le imprese personali al raggiungimento – questa volta sì – dell’obiettivo del collettivo, il terzo o quarto posto in campionato che permetterebbe di tornare ad ascoltare la musichetta della Champions League a 13 anni di distanza dall’ultima volta.

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PROIEZIONI PARADISIACHE – Ma non solo di Immobile si nutre la Lazio. Infatti, come evidenziato da Marco Parolo giovedì sera, la stagione della Lazio passerĂ  soprattutto per la vena realizzativa della seconda punta, posizione ricoperta in campo dal Tucu Correa, che piĂą volte ha rivendicato “a sua discolpa” di essere nato e cresciuto come trequartista o ala offensiva. “Se il Tucu va in doppia cifra e fa tanti gol potremmo fare lo step decisivo che ci permetterebbe di alzare l’asticella”, dichiarava il centrocampista ex Parma, e ad occhio e croce non ha tutti i torti. Se infatti Immobile punta a comparire in tutte e tre le prime posizioni della classifica delle coppie-gol piĂą forti della storia del club e dunque a superare se stesso, Correa viaggia ad una media importante nelle ultime 8 partite, avendo conquistato due rigori, fornito due assist e gonfiato 6 volte la rete. Si consideri un dato facilmente evincibile dalla classifica sovresposta: la decima posizione spetta alla coppia Riedle-Sosa a quota 26 reti siglate in un’intera stagione. Al 2 di dicembre la coppia Immobile-Correa è giĂ  a quota 23: significa che con altre 4 reti da qui a fine maggio l’italiano e l’argentino salirebbero all’ottavo posto nella speciale graduatoria. Non solo: se la matematica non è un’opinione, continuando a questi infernali ma paradisiaci ritmi Immobile supererebbe quota 40 battendo ogni record, mentre Correa supererebbe le 15 marcature, per un totale che porterebbe i due a stracciare ogni statistica e a dominare la classifica delle coppie-gol piĂą prolifiche di sempre. PossibilitĂ  di infortuni, scongiuri dei sostenitori biancocelesti e presumibili periodi di appannamento a parte, è innegabile che le due punte della Lazio stiano realizzando qualcosa di mai accaduto prima. Dato il trend della squadra, ogni speme è lecita: le sei vittorie consecutive fanno avvicinare Luis Alberto e compagni alla striscia di 7 ottenuta nel trimestre settembre-ottobre-novembre 2017 (leggasi la grafica di cui sopra). Se è vero – come disse un attaccante passato per la Lazio come Julio Ricardo Cruz – che “ogni gol è come innamorarsi”, i tifosi della Lazio si augurano di potersi godere un amore duraturo almeno fino al termine della stagione. SarĂ  sarcasmo, sarĂ  rilievo sardonico e mordace, sarĂ  acida, beffarda o veritiera considerazione, ma in fondo Pier Paolo Pasolini non aveva tutti i torti: i capocannonieri del campionato sono sempre i migliori poeti dell’anno.

N.F.

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