SPECIALE LAZIALITA’ – Finali al cardiopalma, supremazia schiacciante, gol di stampo rugbistico, record succulenti e combinazioni cervellotiche: tutto ciò che forse non sapete di Sassuolo-Lazio e Lazio-Cluj

 

di Niccolò Faccini

Se è vero che il tempo dissolve il superfluo e conserva l’essenziale, i tre punti ottenuti dalla Lazio a Reggio Emilia sul periglioso campo del Sassuolo potrebbero pesare come un macigno a livello di classifica al termine della stagione. Si badi bene: il successo maturato in terra emiliana corona soltanto la fine del primo terzo di un campionato lungo che nasconderĂ  insidie ad ogni angolo, ma quel che è certo è che la mancanza di brillantezza nella ripresa del match del Mapei Stadium verrĂ  dimenticata presto e spazzata via da un gol – quello di Caicedo nel recupero – che porta in cascina ulteriore fieno e permette alla Lazio di assestarsi a quota 27 punti in graduatoria. Per la veritĂ  la prima frazione di gioco aveva assunto i contorni ben precisi di un monologo a tinte biancocelesti: i capitolini, trascinati da un Luis Alberto ancora giocoliere e funambolo, abile palleggiatore e docente concreto di football, avevano dominato i rivali nascondendo il pallone e facendolo ricomparire nell’area piccola avversaria davanti a Consigli a seguito di fraseggi effettuati con deliziosa malizia e spensieratezza. I 21 passaggi completati nell’area neroverde confermano la tendenza della squadra di Inzaghi a voler – come si dice iconicamente in gergo calcistico – entrare in porta col pallone e costituiscono un record stagionale volto a dimostrare una supremazia netta ed indiscutibile. Ma le partite vivono di fasi, “los juegos dentro del juego”, le partite nella partita sono plurime e così al calare dell’attenzione può spesso corrispondere una severa ma giusta punizione. Severa, perchĂ© il gol di Caputo allo scadere del recupero dei primi quarantacinque minuti di orologio suonava come una doccia gelida per una Lazio che aveva concesso il minimo indispensabile o forse semplicemente le briciole ai padroni di casa; giusta, perchĂ© se i pericoli derivano costantemente dalle medesime situazioni di gioco allora urge interrogarsi. Il gol di Lapadula in Lazio-Lecce nell’ultima gara prima della sosta è infatti assolutamente equivalente a quello siglato dall’ex bomber dell’Empoli nella domenica della tredicesima giornata di campionato. Corner battuto dalla sinistra, spiovente (a riuscire in un caso, a rientrare nell’altro, fa lo stesso) sul primo palo che trova la spizzata di testa di un calciatore nemico tesa a premiare l’inserimento dell’attaccante di turno lasciato colpevolmente solo a mezzo metro dalla porta e così libero di insaccare a porta vuota senza concedere appello al portiere. E’ la stessa arma di cui la Lazio è stata solita avvalersi per far male agli oppositori, si ricordino i colpi di testa di Parolo per un Immobile furbamente posizionato sul secondo palo e pronto a colpire (ne sa qualcosa in particolare la SPAL, che sia a Ferrara che all’Olimpico è stata sorpresa nelle ultime due stagioni nell’ambito di questo fondamentale). Problemi da risolvere, scricchiolii che con qualche seduta specifica di allenamento potrebbero essere aggiustati, limati, se solo vi fosse il tempo. Che invece corre, perchĂ© giĂ  giovedì il Cluj sbarcherĂ  all’ombra del Colosseo per mostrare a tutti i sostenitori biancocelesti da quale squadra la Lazio stessa verrĂ  con enorme probabilitĂ  estromessa dall’Europa League.

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FATTORE PANTERA E CIRO D’EUROPA – Mantenendo il focus sul campionato e sulla partita vinta contro Roberto De Zerbi, è bene esaltare il rendimento da record di Felipe Caicedo, che non si materializza tanto in numeri da capogiro, ma si sostanzia in un peso specifico delle segnature davvero da non lasciare indifferenti. Solo quattordici i minuti giocati, del resto il Panettone nella giornata di giovedì era prossimo a zoppicare causa fastidi alla caviglia. “Avevo avuto qualche problema in settimana, ma avevamo bisogno di quel gol e ne avevo bisogno anche io, c’è stata grande confusione al momento dell’esultanza perchĂ© tutti i compagni in campo e della panchina sono venuti ad abbracciarmi. E’ attraverso queste gare che si conquista la qualificazione in Champions, sappiamo di essere forti e abbiamo piĂą carattere ed esperienza di due anni fa, ma dobbiamo avere sempre maggiore cattiveria e pensare ad una partita alla volta”, questa la lucida analisi dell’ecuadoriano direttamente dalla zona vista dell’impianto che ha visto trionfare le aquile. Il numero 20 aveva giĂ  timbrato il cartellino siglando il 3-0 col Genoa pochi istanti prima del definitivo poker andato in scena alla sesta giornata di campionato, ma ieri ha completato 5 passaggi e recuperato tre volte la sfera, giocando di sponda e riuscendo nella cosa piĂą importante: buttarla dentro nell’unica occasione creata. GiĂ , un’occasione inventata e tirata fuori dal cilindro, una giocata sontuosa, forse poco appariscente ma da centravanti di razza. Copertura del pallone, movimento del corpo, rotazione della caviglia, sfera appoggiata in rete col piede non preferito, il destro. Pallone nel sacco, chirurgicamente all’angolino, ed esultanza sfrenata. Non è la prima volta che l’ex Espanyol regala al team una vittoria praticamente da solo, e il confine tra il pareggio e i tre punti nella fattispecie era tutt’altro che labile. Si ricordi l’1-2 del Marassi contro la Sampdoria nella stagione dei miracoli 2017/2018, il gol di fondamentale importanza del 2-2 nel 6-2 finale col Benevento capitanato proprio da De Zerbi nella medesima annata calcistica, le due vittorie di misura con Frosinone ed Empoli che avevano portato in dote 6 punti col minimo sforzo (leggasi Felipe), la rete di apertura della stracittadina del girone di ritorno della stagione scorsa, la doppietta alla Doria nel finale della stagione 2018/2019. Senza dimenticare l’assist ad Immobile a San Siro con l’Inter nei quarti di finale di Coppa Italia, propedeutico alle semifinali e poi a quella finale risolta con un colpo di testa di Milinkovic e un gol capolavoro di Correa su lancio lungo dello stesso Caicedo. L’investitura inzaghiana nella conferenza del dopogara è doverosa: “Onore a Felipe, che aveva fatto quindici giorni strepitosi durante la sosta, venerdì aveva un problema ma io avevo in testa di farlo giocare a tutti i costi, di inserirlo per forza”. Una mossa a molti apparsa tardiva ma alla fine azzeccata, che ha premiato il tecnico piacentino oltre ad avergli fatto perdere la voce.

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Cosa dire poi del compagno di merende Ciro Immobile? Far parlare i numeri rischia di diventare stucchevole, ma è una monotonia straordinaria e magica per ogni tifoso della prima squadra della Capitale. Ciro ha toccato quota 20 reti in stagione in 17 partite giocate, si è ritrovato anche in Nazionale ed è primo a +5 su Lukaku nella classifica marcatori della Serie A. Il bomber di Torre Annunziata ha eguagliato lo score personale dell’ultima annata, solo che in quel caso le 15 reti furono ripartite in ben 36 gare, mentre quest’anno van divise in sole 12 gare da titolare (a San Siro Ciro è stato tenuto in panchina). Nei cinque migliori campionati europei solo Lewandowski tiene il passo e lo ha addirittura superato, tutti gli altri guardano Immobile dal basso: da Timo Werner (12) a Jamie Vardy (12), da Abraham del Chelsea (10) a Benzema del Real Madrid (10), da Dembele del Lione (10) a Ben Yedder (8), Messi compreso (8 segnature in Liga). Ciro ha superato Amoruso e Cassano nella classifica all-time di marcatori del massimo campionato italiano, ha agganciato Tommaso Rocchi quanto a gol realizzati al quinto posto della classifica cannonieri di sempre della Lazio in Serie A, le sue 82 reti non sono poi eccessivamente distanti dalle 86 di Bruno Giordano, prossimo obiettivo praticamente dichiarato da un attaccante che vuole polverizzare ogni record e infrangere ogni tabù. Il Sassuolo si conferma tra le sue vittime preferite (ben 33 da quando è alla Lazio), e gli permette di centrare un mostruoso trend: Immobile ha segnato infatti per 8 gare di fila in Serie A, nessuno ci era mai riuscito nell’intera storia della Lazio. Per trovare chi gli si è avvicinato bisogna chiamare in causa Alen Boksic, che nella stagione 1994/1995 aveva gonfiato la rete per sei gare consecutive. Se Manzoni parlava al passato in “Ei fu” dipingendo la maestosità della figura napoleonica, per cui “hic cineres, ubique nomen”, oggi la Lazio può dire che “Ei è”, laddove “Ei” è Ciro, e Ciro corre, lungi dall’essere immobile nel vero significato del termine.

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SERGENTE AMBIVALENTE E DON LUIS – Analizzando però l’andamento della sfida domenicale emerge l’urgenza di esaminare la prestazione di Sergej Milinkovic in termini quanto piĂą possibile fedeli alla nuova collocazione tattica del centrocampista serbo. Apparso per lunghi tratti lento e impacciato nei movimenti, Sergej ha comunque chiuso il match primeggiando per chilometri corsi (12,23) e per numero di disimpegni e duelli aerei vinti (3), mancando poi un gol sottoporta nella prima frazione che ha ricordato l’analogo errore del Celtic Park: in quella circostanza il suo tiro col piatto era stato respinto dalla difesa scozzese, nella giornata di ieri l’assistenza di Lazzari aveva smarcato il Sergente che, libero di calciare dall’area piccola, aveva colpito con un pizzico di sfortuna il compagno Immobile. Il giocatore non è ancora brillantissimo, ma i compiti di interdizione, le incombenze in copertura ne limitano la libertĂ  di manovra e ne circoscrivono il raggio di azione. Simone Inzaghi nella ripresa della gara col Sassuolo lo ha piĂą volte richiamato, una sola l’indicazione: “Sergej, manteniamo equilibrio”. GiĂ , perchĂ© se il numero 21 deve spesso sacrificarsi per la squadra aiutando Leiva ad intercettare ogni pallone che passi per la mediana, il Mago spagnolo Luis Alberto gioca ormai quasi stabilmente in una posizione avanzata, quasi da trequartista o come si suol dire nel gergo calcistico moderno da “sottopunta”. Necessario quindi spesso per il serbo abbassarsi in copertura, a patto che pro-futuro ciò non ne azzeri l’effervescenza: un centrocampista con la sua felicitĂ  deve trovarsi piĂą spesso in zona gol per configurarsi come importante partner delle punte e rinforzare numericamente un parco attaccanti che rimane corto. Trovare il pelo nell’uovo significa a-contrario celebrare l’impressionante cavalcata di una squadra che ha trovato la quinta vittoria consecutiva in A che mancava dall’ottobre 2017 e soprattutto ha segnato almeno due reti in 8 gare consecutive, cosa mai accaduta nella pluricentenaria storia del club se non nella stagione 1936/1937, ovvero piĂą di ottanta anni or sono. 

SI FA GOL SOLO IN AREA – La Lazio è il secondo miglior attacco del campionato dopo l’Atalanta, alle 31 reti degli orobici rispondono le 30 dei capitolini, che ne hanno segnate ben 29 dall’area di rigore avversaria. Il tiro da fuori è un’opzione poco provata da una squadra che, come detto in precedenza, predilige l’azione palla a terra di stampo quasi rugbistico. Ottima la performance di Acerbi, meno buona quella di un disattento Luiz Felipe e di un poco preciso e concentrato Bastos, inoperoso Strakosha, mentre Patric si è stabilizzato su un rendimento che al netto dell’aver tenuto in gioco Caputo sul gol del provvisorio 1-1 può definirsi dignitoso e forse anche sorprendente, almeno considerando che le gerarchie nel pacchetto arretrato – specie considerando i 12 milioni spesi per in nuovo innesto Vavro – avrebbero dovuto sulla carta essere diametralmente diverse.

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ULTIMA SPIAGGIA – Adesso però arriva l’Europa League, in una gara, quella col Cluj che potrebbe prolungare la speranza o l’agonia che dir si voglia oppure spegnere definitivamente le residue velleitĂ  della Lazio nella seconda manifestazione continentale per importanza dopo la Champions. La classifica parziale del Gruppo E dopo 4 giornate dice Celtic 10, romeni 9, Lazio 3 e Rennes fanalino di coda con un solo punto; il calendario recita “Lazio-Cluj e Celtic-Rennes”, e sembra voler consolidare il primo posto degli scozzesi di Lennon. Le illusorie speranze di Luis Alberto (arrivato a nove assist in campionato) e compagni sono appese ad un filo davvero sottile. La Lazio deve vincere le due rimanenti gare e sperare che il Cluj le perda entrambe. In un caso, quello di giovedì, dipenderĂ  dagli aquilotti, nell’altro dalla verve di un Celtic che andrĂ  a giocare in Transilvania l’ultimo turno del raggruppamento avendo giĂ  ottenuto aritmeticamente il pass per i sedicesimi di finale. I criteri in caso di arrivo a paritĂ  di punti sono gli stessi nelle due competizioni europee: nell’ordine i risultati negli scontri diretti, la differenza reti negli scontri diretti, i gol segnati negli scontri diretti, i gol segnati fuori casa negli scontri diretti, la differenza reti generale e in ultimi i gol segnati in totale. Il conteggio è semplice: in caso di paritĂ  nel primo criterio, si passa a valutare e considerare il secondo, e così via. Ne risulta intuitivamente che la vittoria della Lazio sui romeni pareggerebbe i conti con l’andata e porterebbe i biancocelesti a 6, ancora lontani 3 lunghezze dalla rosa di Petrescu. BisognerĂ  in tal caso considerare (sempre mantenendo ferma la vittoria capitolina in casa del Rennes all’ultima giornata e la contestuale sconfitta interna del Club col Celtic) la differenza reti nel doppio confronto tra Lazio e Cluj, così alla Lazio servirebbe aver battuto i romeni con il risultato di 1-0 (perchè i biancocelesti hanno segnato fuori casa, gol di Bastos in Romania) o con almeno due gol di scarto. Conseguenza ontologicamente e matematicamente chiara di quanto appena accennato è che qualsiasi vittoria con una sola rete di scarto che non sia l’1-0 qualificherebbe i romeni ai sedicesimi giĂ  giovedì sera, estromettendo la Lazio dalla competizione. Qualora Lazio-Cluj dovesse terminare col risultato di 2-1 in favore dei padroni di casa, allora in caso di arrivo a pari punti tra i due club al termine del girone (quindi Cluj-Celtic 2, Rennes-Lazio 2) risulterebbe decisiva la differenza reti generale, che ad oggi vede i romeni in netto vantaggio (+1) sui romani (-2). In estrema sintesi, la Lazio accederĂ  clamorosamente ai sedicesimi di finale di UEFA Europa League solamente nel caso in cui cumulativamente otterrĂ  due vittorie nelle ultime due gare del girone, di cui quella col Cluj per 1-0 o con due o piĂą gol di scarto, e se nel frattempo all’ultimo atto del Gruppo E il Cluj perderĂ  in casa col Celtic. Un incastro complesso, che farĂ  orientare Inzaghi verso un turnover non ragionato ma quasi massiccio. Davanti a Strakosha potrebbero infatti essere schierati Bastos e Acerbi a destra e sinistra e rispolverato lo slovacco Vavro, con Cataldi e Parolo sicuri del posto in mezzo al campo e uno tra Milinkovic e Alberto che verrĂ  ad ogni modo costretto agli straordinari dati i problemi fisici di un sempre piĂą lontano Berisha. Sulle corsie laterali – data l’assenza di Lukaku in lista UEFA – agiranno Jony e uno tra Lazzari e Marusic (il secondo giocherĂ  solo se riuscirĂ  il recupero lampo dall’infortunio, altrimenti non è da escludere nemmeno l’ennesimo cambio di ruolo di un recentemente affidabile Patric). In avanti possibile che il turno di riposo sia concesso proprio al Re Mida del reparto Ciro Immobile, attualmente terzo nella corsa alla Scarpa d’Oro a soli due punti da Lewandowski e ad una lunghezza dall’attaccante del Flora Tallin Sorga, e celebrato anche dai giornali spagnoli, che nell’odierna mattinata gli associano aggettivi quali “mostruoso, terrificante, tremendo, pauroso, scandaloso”, qualifiche che nella lingua spagnola hanno accezione radicalmente positiva e divergente dai significati piĂą negativi dell’idioma nostrano. Non essendo al meglio nemmeno Caicedo, match-winner del Mapei, è altamente probabile che Inzaghi possa spedire in campo dal primo minuto la coppia Correa-Caicedo per poi pensare alla staffetta tra il numero 20 e il numero 17, pronto a subentrare dalla panchina. Con due gol messi a segno contro Rennes e Celtic, almeno nella speciale classifica cannonieri della manifestazione europea Ciro dovrebbe accontentarsi di aver partecipato e non potrĂ  contendere lo scettro agli altri bomber dell’Europa League, questa ad oggi l’ipotesi piĂą probabile che i tifosi biancocelesti si augurano comunque possa essere sconfessata da un miracolo sportivo, una combinazione ad oggi ai limite dell’impensabile. A testimoniarlo sono proprio i dati della manifestazione: solamente 6 squadre su 145 che si presentavano alla quinta giornata del Gruppo con 3 o meno punti (l’attuale caso della Lazio) sono riuscire nell’impresa di passare alla fase ad eliminazione diretta, vale a dire il misero 4%. La Lazio è comunque imbattuta in casa con squadre romene, e cercherĂ  di ripetere il trionfale successo andato in scena nell’ultima apparizione casalinga con una squadra romena, quel 5-1 alla Steaua Bucarest che vide Immobile sugli scudi, autore della prima tripletta di sempre in competizioni europee. Il bomber della squadra è rimasto a guardare nelle due trasferte europee con Cluj  e Celtic e non a caso la Lazio ne è uscita con le ossa rotte. Immobile-dipendenza assoluta? Forse no, ma il dato, se esteso agli altri senatori, è preoccupante.

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COI TITOLARI RENDIMENTO DA SCUDETTO – Nelle 8 gare stagionali in cui la Lazio non ha vinto, solamente in un caso Inzaghi ha potuto rimproverare i titolari, trattasi del derby di Roma, in cui la squadra è scesa in campo con l’11-tipo. Negli altri 7 casi la Lazio è incappata in pareggi o sconfitte sempre quando ha tenuto fuori i suoi migliori interpreti. Come a dire che quando giocano i migliori, quando si va sull’usato sicuro, la Lazio sa solo vincere. A Ferrara mancavano Milinkovic e Correa, a Cluj-Napoca e a Glasgow Immobile, Lulic e Luis Alberto, a San Siro con l’Inter Immobile e Lulic, a Bologna Manuel Lazzari e nel finale anche Ciro Immobile, contro l’Atalanta Leiva e Lazzari, col Celtic in casa erano contemporaneamente assenti dal rettangolo verde Luis Alberto, Lulic e Correa. Una tematica che potrebbe indurre a far sposare la tesi da molti sostenuta per cui piĂą giocano gli stessi piĂą la Lazio carbura, quel principio espresso nella dicitura “squadra che vince non si cambia” e suscettibile di realizzazione soltanto in caso di unica competizione da gestire. In tal senso l’uscita dall’Europa potrebbe almeno sulla carta garantire ossigeno, ma senza dimenticare che le figure collezionate nel girone rappresentano macchie indelebili nel percorso internazionale del club, che anche quest’anno era finito in prima fascia in occasione dei sorteggi per il rotto della cuffia, posizionandosi al dodicesimo nonchĂ© ultimo posto della prima urna, quella delle teste di serie. Qualche segnale di risveglio, e neanche troppo timido, si può evincere a livello caratteriale: se nella stagione 2017/2018 erano state quattro le vittorie al fotofinish maturate nel recupero per la squadra di Inzaghi (Supercoppa, Milinkovic a Verona, l’autogol di Le Marchand con il Nizza al 90’, il graffio di Caicedo a Genova), la scorsa stagione mai la Lazio era riuscita ad imporsi allo scadere. Quest’anno invece la compagine non è mai doma fino al fischio finale ed è concentrata usque ad finem: sono giĂ  tre i successi ottenuti a pochi minuti dalla fine dei giochi, arrivati rispettivamente nelle tre trasferte di Firenze, Milano sponda rossonera e Reggio Emilia. Emblema di una personalitĂ  che cresce, di una ferocia agonistica e mentale autenticata dall’abbraccio di squadra al gol di Caicedo al Mapei. Ecco quindi che quella di giovedì sera è l’ennesima tappa di un percorso di crescita e di maturazione che ancora è lontano dall’essere completato ma che dovrĂ  necessariamente portare la Lazio ad alzare quella asticella di cui parlano tutti i componenti del suo organigramma, dal presidente al direttore sportivo, dai calciatori all’allenatore e allo staff. Dato il tour de force senza sosta che attende la squadra, ci sarĂ  da pensare “step by step” e sarĂ  cruciale non sottovalutare alcun avversario. Sotto l’albero di Natale c’è la possibilitĂ  di scartare un regalo che si chiama Supercoppa italiana e che illuminerebbe una bacheca giĂ  lussuosa arricchendola di un ulteriore luccichio nonchè pregevole tassello. Da qui all’impegno di Riad contro la capolista Juventus la Lazio è però chiamata ad affrontare e superare nel migliore dei modi cinque delicati impegni con Cluj, Udinese, Juventus, Rennes e Cagliari. Giacchè il tempo dissolve il superfluo e conserva intatto e indimenticabile solo l’essenziale. E la Lazio vuol far sì che per una volta quest’ultimo non sia invisibile agli occhi.

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