FOCUS – Poche stonature in un mini ciclo che è valso il +7 su Dea e Ancelotti. Lazio, il calendario ti tende la mano: a gennaio una clamorosa prima volta, si respirerà solo aria di casa… – GRAFICHE

 

di Niccolò Faccini

Nella settimana del ricordo di Gabriele Sandri e dell’anniversario della caduta del muro di Berlino è doveroso definire riduttivo il tentativo di concentrarsi sulle alterne vicende di campo della Lazio, che come in segno di rispetto si ferma per qualche giorno, lasciando spazio alla terza pausa per le nazionali. I calciatori sono già partiti alla volta dei ritiri delle rispettive selezioni e faranno rientro a Formello soltanto a metà della prossima settimana, quando ci sarà da preparare la trasferta di Reggio Emilia contro il Sassuolo di De Zerbi. Al di là dell’ultima settimana, caratterizzata da una cocente e dolorosa sconfitta contro il Celtic di Glasgow (la seconda in quindici giorni con gli scozzesi) e dalla rotonda – ma più sofferta di quanto non dica il tabellino – vittoria sul Lecce di Fabio Liverani di domenica pomeriggio. Se nel girone di Europa League la situazione appare praticamente compromessa e Inzaghi dovrà solamente sperare di battere Cluj e Rennes e che gli uomini di Lennon vincano in Transilvania nell’ultimo atto del Gruppo E, in campionato la classifica finalmente sorride e lascia spazio a diversi interrogativi tanto in positivo quanto in negativo. Tra le conferme spicca la strepitosa e quasi stucchevole verve realizzativa di Ciro Immobile, autentico mattatore degli ultimi incontri e protagonista di una prima parte di stagione coi fiocchi: i suoi 14 centri in campionato vanno sommati ai 2 gol messi a segno in campo europeo e alla rete siglata con l’Italia, la somma è 17 gol in 14 partite da titolare, mantenendo questa media il bomber di Torre Annunziata supererebbe quota 50. Con le aquile a timbrare il cartellino è sempre il numero 17, non è in questo senso un caso che il suo mancato impiego in Europa League con Cluj e Celtic sia coinciso con due sconfitte che hanno segnato il girone. Tra le sorprese il rendimento egregio del Tucu Correa. Contro il Lecce è arrivata la prima doppietta con la Lazio e in Serie A, a coronamento di un periodo da sogno: gli veniva rimproverato a ragione lo scarso cinismo, la risposta è di quelle decise. Cinque reti nelle ultime quattro da titolare, la firma decisiva per la rimonta con l’Atalanta, il gol del vantaggio al Franchi di Firenze, la rete al Milan che dopo 30 lunghi anni ha infranto il tabù di San Siro sponda rossonera e infine due sigilli sul 4-2 ai salentini. Niente male per un calciatore che nel nostro massimo campionato non aveva mai superato le cinque segnature ed invece già a metà novembre si avvia verso la doppia cifra. La vena realizzativa dei capitolini ha rappresentato il punto di svolta, in grado anche di sopperire a lacune difensive talvolta troppo evidenti per passare inosservate o poter essere sottaciute. Così in questo miniciclo di cinque gare tra una sosta e l’altra la Lazio ha completamente ribaltato i risultati della scorsa stagione. Se nell’annata 2018/2019 la banda capitanata da Simone Inzaghi aveva raccolto nel girone di ritorno la miseria di un punto tra Atalanta, Torino, Milan e Fiorentina, quest’anno ne ha conquistati ben 10, che diventano 13 considerando gli ultimi tre punti col Lecce. Lo stesso identico bottino conquistato dalla Juventus e dall’Inter, fuggitive già a novembre, e dal sorprendente – fino ad un certo punto – Cagliari. I sardi hanno confermato sul campo quanto di buono si diceva sulla campagna acquisti estiva. Maran può vantare un centrocampo di tutto rispetto composto da Nandez, Nainggolan e Cigarini, cui l’ex mister del Chievo può alternare calciatori di qualità e quantità quali Rog, Ionita, Oliva e Castro.  Gli isolani puntano a non fermarsi e a rimanere nelle parti alte della graduatoria, sognando un posto in Europa per la prossima stagione. Ottimo anche lo score della Roma, che in queste cinque sfide ha battuto in casa Milan e Napoli, strapazzando l’Udinese in terra friulana. Negli ultimi due turni l’allenatore Fonseca è stato costretto ai primi ko stagionali (dopo lo 0-2 interno con l’Atalanta) con Borussia Monchengladbach e Parma, il primo sfortunato e il secondo ampiamente meritato. Al Tardini l’ex Lazio Sprocati, in collaborazione con Cornelius, ha rilanciato un costante e solido Parma, elevando le ambizioni di classifica dei ducali. Inattesi gli ultimi stop dell’Atalanta, che nel mini-ciclo in questione ha raccolto soltanto 6 punti, perdendo in casa col Cagliari e non andando oltre lo scialbo 0-0 di Marassi con la Sampdoria. Gli uomini di Gasperini pagano le fatiche di una Champions che inizialmente li ha visti protagonisti inesperti e perdenti (4-0 a Zagabria con la Dinamo, 1-2 a San Siro con lo Shakhtar Donetsk), poi li ha visti carburare fino a mettere alle corde il Manchester City di Pep Guardiola nel secondo tempo dello scorso mercoledì. Grottesco e davvero sorprendente quanto sta accadendo a Napoli. Tra l’ammutinamento dei calciatori e gli evidenti scricchiolii nel rapporto tra presidente e allenatore, i partenopei sono i lontani cugini della squadra vincente e divertente di qualche mese fa, e i fischi finali che hanno seguito lo 0-0 del San Paolo col Genoa di Thiago Motta dicono molto di un periodo nerissimo. Le quattro vittorie consecutive della Lazio, così, valgono doppio. Era da un anno che i ragazzi di Inzaghi non riuscivano a dare continuità ai risultati, adesso i frutti del percorso netto si vedono eccome: sette punti rosicchiati a Napoli e Atalanta in cinque partite, tre alla Roma e ben nove al Milan di Stefano Pioli. Tutte compagini superate e che per due settimane verranno guardate dall’alto.

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NOTE STONATE – Tra le note stonate è impossibile non annoverare gli spaventosi sbandamenti difensivi palesati nelle ultime uscite. Tre reti incassate con l’Atalanta, quattro col Celtic tra andata e ritorno, una con Fiorentina e Milan e due (che potevano essere almeno il doppio) col Lecce. L’11 di Liverani ha messo a nudo le problematiche di un reparto che – Acerbi a parte – non ha padroni. Patric è stato premiato con la titolarità in tre delle ultime cinque in A, rispondendo presente; altrettanto non può dirsi di un Luiz Felipe disordinato e confusionario o dell’altalenante Bastos, che ha abbinato grandi chiusure e galoppate in avanti a momenti di inconcepibile distrazione. Nell’ultima settimana Francesco Acerbi è stato spostato due volte su tre sul centro-sinistra, l’idea è quella di provare il nuovo innesto estivo Denis Vavro da centrale dei tre della retroguardia, un tentativo che sa di bocciatura per lo slovacco negli altri due ruoli della difesa a tre. Per la verità l’ex Copenhagen non ha convinto nemmeno da perno della retroguardia e con una Europa League che potrebbe già essere agli sgoccioli dovrà essere in qualche modo recuperato. Come lo scorso anno, le gerarchie del pacchetto arretrato non sono chiare e così le rotazioni interessano quasi sempre i tre di dietro. Per lo staff biancoceleste illusorio e sintomatico di scarsa attenzione ai particolari sarebbe cullarsi sul 4-2 dell’Olimpico contro i pugliesi senza soffermarsi sui dati fatti registrare in fase di contenimento. Prima del match di domenica era stata l’Atalanta la compagine a mettere più in difficoltà la Lazio in termini di tiri in porta e occasioni da rete. Il Lecce di Liverani ha messo a nudo le carenze strutturali della difesa laziale arrivando al tiro in 19 occasioni e centrando la porta in 11 di queste, colpendo tra l’altro un clamoroso palo e fallendo un prezioso calcio di rigore. Con troppa facilità i salentini hanno stabilmente stazionato nella metà campo capitolina, effettuando tra l’altro ben 7 tiri in porta dall’area piccola. Solamente uno strepitoso Thomas Strakosha ha evitato il peggio, travestendosi da Superman su un colpo di testa ravvicinato e a botta sicura di Babacar e ipnotizzando l’ex viola dal dischetto. Le chances da rete nitide per gli ospiti hanno superato la doppia cifra, un dato su cui Inzaghi dovrà lavorare molto, in tal senso alcune avvisaglie si erano avute già nella sfida del Dall’Ara contro il Bologna. Tutti elementi di cui far tesoro per affrontare i prossimi mesi che saranno senza soluzione di continuità.

GOL A GRAPPOLI E CALENDARIO AMICO – La Lazio intanto si gode i gemelli del gol più bravi in Europa: nei primi cinque campionati nessuna coppia d’attacco ha realizzato più delle 20 reti gonfiate da Correa e Immobile, che guidano questa speciale classifica davanti a Lewandowski e Gnabry del Bayern Monaco (19), Abraham-Pulisic del Chelsea (17) e Aguero-Sterling del Manchester City (16). Gran parte del merito va a Ciro Immobile, che con 28 punti è a sole 4 lunghezze dal polacco Robert Lewandowski, in vetta a quota 32, nella classifica per la Scarpa d’Oro. L’intuitiva previsione è che il laziale dovrà lottare anche con un Leo Messi in grande spolvero e autore dell’ultima tripletta del Barcellona nella sfida al Celta Vigo, ma del resto è il “prezzo” da pagare per salire sul trono dei migliori del continente. Il prossimo mese di dicembre sarà intenso e vedrà la squadra impegnata anche nella Supercoppa italiana a Riad contro la Juventus di Maurizio Sarri, ma procediamo con ordine. Dopo la trasferta del Mapei contro il Sassuolo la Lazio avrà tre sfide all’Olimpico dove ospiterà Cluj, Udinese e Juventus, prima di andare a far visita alla tana del Rennes per l’ultima sfida del girone di Europa League. Quindi altre tre trasferte consecutive: prima l’ostico campo della Sardegna Arena di Cagliari, poi l’Arabia Saudita (che farà slittare la gara casalinga col Verona all’8 gennaio) e il Brescia nella prima partita del nuovo anno. Contro le Rondinelle Lulic e compagni giocheranno il 5 gennaio, per inaugurare un filone di gare tutte tra le mura amiche. Clamoroso infatti l’incastro del calendario: per sei volte consecutive la Lazio giocherà all’Olimpico, evitando così di viaggiare per l’intero mese di gennaio. L’8 gennaio l’Hellas, quattro giorni più tardi il Napoli di Ancelotti, poi la vincente di Cremonese-Empoli il 15 gennaio in gara secca valevole gli ottavi di finale di Coppa Italia. Il 19 gennaio comincia il girone di ritorno, ecco quindi ancora una sfida casalinga contro la Sampdoria di Ranieri e poi il derby, che solo sulla carta si disputerà fuori casa. A chiudere il cerchio l’impegno del 2 febbraio contro la SPAL, sempre all’Olimpico, con gli uomini di Inzaghi che saranno desiderosi di riscattare la più deludente partita della stagione in corso. Che tra l’altro è una delle due gare in campionato in cui la Lazio ha incassato reti nella ripresa. Oltre a La Mantia infatti gli unici ad aver costretto Strakosha a raccogliere la sfera dal sacco in Serie A sono Petagna e Kurtic. La musica cambia in Europa League, dove la Lazio ha subìto praticamente solo nei secondi tempi, perdendo sempre in rimonta: una rete dal Cluj, una dal Rennes, quattro dal Celtic, tutte valide a ribaltare i risultati. E pensare che se le 4 partite europee fossero terminate al break dell’intervallo la Lazio sarebbe stata prima in un girone che con enorme probabilità ne determinerà l’estromissione dalla competizione. Simone Inzaghi potrà lavorare con un gruppo ristretto di calciatori, tra questi anche Luis Alberto, che inspiegabilmente e in maniera ampiamente antimeritocratica è stato lasciato a casa dalla nazionale spagnola. Un’occasione in più per staccare la spina, rifiatare e fare rifornimenti di carburante. Lo spagnolo è stato l’autentico trascinatore della squadra da sosta a sosta, collezionando prestazioni monumentali in serie. Come spesso ha dichiarato il tecnico della Lazio “ora l’asticella si è alzata, dalla Lazio si aspettano tutti di più”, e le prossime partite saranno tutte prove del nove. Onori ed oneri dell’impossibilità di esser considerati ancora sorpresa. Al rientro ben 14 gare in 40 giorni attendono la Lazio, saranno fondamentali per testare le reali ambizioni di una squadra che qualora il campionato finisse oggi tornerebbe a sentire la musica della Champions League a dodici anni di distanza dall’ultima volta.

N.F.

 

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