Le PAGELLE di Guido De Angelis – Poche sufficienze, non si salva nemmeno Acerbi. La Lazio naufraga nel finale col Celtic, ora è con un piede fuori dall’Europa League

 

Lazio-Celtic è l’appuntamento europeo del giovedì sera, biancocelesti contro scozzesi allo stadio Olimpico di Roma. Al termine del match ecco le consuete pagelle del nostro direttore Guido De Angelis.

STRAKOSHA 6 – Inoperoso per tutto il primo tempo, non può nulla sulla conclusione ravvicinata ed incrociata di Forrest. Sul diagonale di Edouard chiude gli occhi e spera che il pallone finisca sul fondo, così poi è. Nel recupero tenta l’uscita disperata ma Ntcham lo beffa con un dolce pallonetto. Non certamente il colpevole di questa sconfitta.

ACERBI 5 – Spostato ancora una volta sul centro-sinistra in Europa per consentire a Vavro di giocare al centro della retroguardia, è autore forse della peggior prestazione in biancoceleste. In occasione del pareggio degli ospiti buca completamente l’intervento, spianando la strada a Forrest. Nel secondo tempo cerca costantemente la proiezione offensiva ma effettua un retropassaggio suicida: Vavro lo salva chiudendo in scivolata da ultimo uomo. Distrazioni che dobbiamo concedergli, dato che Francesco ci tiene in vita da un anno e mezzo. Quando sbaglia lui che solitamente non sbaglia mai è segno che forse oggi non era serata. Mettergli l’insufficienza mi sorprende enormemente, è l’emblema di quanto sia importante per noi questo calciatore. Si rifarà.

VAVRO 6 – Nella prima frazione non demerita, tutt’altro. Col Rennes – da centrale di destra – era un giocatore fragile mentalmente e perennemente in affanno. Da perno centrale della retroguardia sembra cavarsela meglio, è più deciso e sicuro, non comunque troppo reattivo. Nella ripresa salva in extremis Acerbi da un errore che sarebbe stato macroscopico, poi si fa male e viene sostituito da Berisha.

LUIZ FELIPE RAMOS 5,5 – Primo tempo d’ordinaria amministrazione, senza troppi patemi. Dopo un inizio sprint in cui è autore di due ottime sovrapposizioni in avanti per supportare Lazzari, tiene la posizione con ordine. Puntuale negli anticipi, nella seconda parte del secondo tempo il fatto di non giocare da un po’ si fa sentire, e nel naufragio finale non è più lucidissimo.

LAZZARI 6 – Si vede che è in fiducia dopo l’assist di San Siro. Nei primi quarantacinque di orologio è molto propositivo, punta spesso il diretto avversario sulla corsia di competenza, riuscendo quasi sempre a superarlo, ma sbaglia sovente la misura dei cross. Nel secondo tempo cala visibilmente e i palloni che mette in mezzo sono quasi sempre imprecisi e a mezza altezza. Sempre ultimo uomo nei calci d’angolo a favore, acquisisce ogni volta maggior personalità, la dimostra anche quando prova la soluzione di potenza da molto lontano. Deve essere più continuo nell’arco della partita, ma è in crescita.

MILINKOVIC 5 – Primo tempo di sostanza davanti alla difesa, dove aiuta Leiva a fronteggiare le ripartenze del Celtic. A volte è troppo sicuro e pur di ricamare commette errori di presunzione, come gli succede quando perde banalmente la sfera a pochi metri dall’area di rigore biancoceleste, da quel pallone scaturisce di fatto il gol del pari. Una sciocchezza imperdonabile. Nella ripresa avanza spesso per fare da calamita sui lanci lunghi che arrivano dalla difesa: la prende sempre lui, una volta fa la sponda per Caicedo, l’altra volta colpisce in pieno il portiere avversario da un metro, senza riuscire ad angolare il colpo di testa. A pochi minuti dal fischio finale calcia dal limite a botta sicura ma non prende la porta, uno come lui non può mancare lo specchio. Deve essere più decisivo.

LEIVA 5,5 РSolita certezza davanti alla difesa, consueto pressing a tutto campo e tanto lavoro sporco in interdizione. Ha giocato pur non essendo al meglio Рcomplice anche la squalifica di Cataldi Рe la leggerezza che commette nella seconda frazione, facendo rimbalzare il pallone e sbagliando clamorosamente il lungo retropassaggio a Strakosha, ne ̬ la prova. Un errore che avrebbe potuto costar caro. Richiamato in panchina dopo pochi minuti, speriamo sia in buone condizioni per la prossima.

PAROLO 5 – I ritmi sono alti, a tratti si ha l’impressione che per Marco siano troppo alti. Spesso in ritardo, fatica a contenere i centrocampisti offensivi del Celtic, e manca di testa una rete non impossibile nel finale della prima frazione. Quando Leiva esce dal campo diventa il play della squadra, ma la musica non cambia.

JONY 6 – Un voto di incoraggiamento. E’ più propositivo del solito, le ultime uscite ne avevano evidenziato palesemente i limiti. Questa sera invece inizia col piglio giusto, con qualche ottima diagonale difensiva e due o tre cross importanti dalla sinistra. Col passare dei minuti si perde un po’ e la sua prestazione scema. Viene sostituito da Lulic al 58’.

LULIC 5,5 – Entra in campo al posto di Jony con la solita tigna che lo contraddistingue. Troppo spesso rallenta il gioco, che fatica ad essere fluido. Pochi i palloni spediti in mezzo con qualità, nel complesso comunque non commette grandi errori. Di fatto quando non è titolare è quasi sempre uno dei primi a subentrare.

CAICEDO 5 – Grosso passo indietro. Apprezzabile l’impegno: aveva un problema alla clavicola e ha stretto i denti scendendo in campo nonostante il dolore. La prestazione è però incolore: quasi mai una sponda riuscita, nessun tiro in porta e un’unica occasione da gol, quella di testa su assist di Milinkovic, non sfruttata a dovere. Perennemente anticipato dai possenti difensori scozzesi.

IMMOBILE 6 – Quando vedi un cross al centro e la rete che si gonfia e senti il boato del pubblico potresti anche esserti perso il marcatore della Lazio, andresti comunque sul sicuro, perché segna sempre lui. Puntuale all’appuntamento con la rete, Ciro realizza la quindicesima in tredici partite. Propizierebbe anche il clamoroso fallo di mano che col VAR avrebbe portato al rigore per la Lazio. Purtroppo il VAR non c’è e l’arbitro non si accorge di nulla. Nel finale non è brillantissimo, ma è sempre l’ultimo a mollare. Col senno di poi la sua assenza dai convocati per la gara in Trasnilvania col Cluj pesa come un macigno.

LUIS ALBERTO 6 – Entra in campo a mezz’ora dalla fine, nei primi dieci minuti i compagni non lo servono quasi mai. Poi comincia a carburare ed entra in partita, prima con qualche verticalizzazione per Immobile e poi con un dribbling e destro su cui Forster è reattivo. Non riesce in poco tempo a cambiare il match. Veniva da tre partite sontuose, forse tenerlo fuori è stato un rischio troppo grande. E’ anche vero che schierandolo dal 1’ Inzaghi non avrebbe praticamente avuto cambi offensivi.

BERISHA 5 – Entra in campo quando il match sta per terminare, giusto il tempo di sbagliare un appoggio semplice e di non prendersi nemmeno la responsabilità di battere una rimessa laterale a centrocampo. Quando lo vediamo a tu per tu con l’estremo difensore avversario pensiamo un po’ tutti che quell’episodio potesse segnare una svolta. Nulla di fatto, il cinismo non c’è e Forster para. Tremenda l’ingenuità con cui nel recupero manda in porta il Celtic. A girone finito potremmo rimpiangere a lungo il fatto di non aver tenuto almeno il pareggio in questa partita.

INZAGHI 6 – Il calcio è fatto di episodi: se la Lazio avesse concretizzato una delle solite decine di occasioni create o se il direttore di gara avesse concesso un netto penalty ai padroni di casa Simone avrebbe festeggiato, invece la Lazio (dopo aver trovato il gol in apertura) non riesce a raddoppiare e alla fine regala la rete della vittoria al Celtic. Qualche settimana fa si era detto sicuro di poter passare il girone (sinceramente composto da formazioni non irresistibili), oggi è con un piede fuori dall’Europa League. Nel complesso avrebbe meritato di più nelle due sfide col Celtic, ma dietro la squadra concede troppo e davanti pecca ancora di freddezza. Le seconde linee dimostrano di essere ancora indietro, avrebbero fatto comodo giocatori pronti da poter alternare ai titolari. Oggi è la terza sconfitta in quattro partite, la settima delle ultime otto in Europa. Adesso per qualificarsi servirà davvero un miracolo.

L’ASSENZA DEL VAR IN EUROPA LEAGUE 4 – Una competizione prestigiosa, tanti club storici e di spessore. Inaccettabile però che la Champions League abbia il supporto tecnologico e questa manifestazione ne rimanga priva: il fallo di mano con cui il difensore del Celtic stoppa la sfera nell’area di rigore scozzese grida vendetta. La Lazio non è la prima squadra ad essere danneggiata dalla mancanza del VAR. Se si vuole dare credibilità alla seconda competizione continentale è necessario che la tecnologia sia utilizzabile non solo dalla fase ad eliminazione diretta ma già in occasione della fase a gironi.

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