FOCUS POST-PARTITA: TRISTE EUROPA – Da “favoriti” e “certi del pass” a quasi fanalino di coda del Gruppo E: terza sconfitta in rimonta, coperta corta, il cinismo come chimera. E la lucida analisi di Parolo: “Uscita dall’UEL un vantaggio? Lo scorso anno uscendo siamo arrivati ottavi…”

 

di Niccolò Faccini

La Lazio di Inzaghi mette in scena l’ennesimo suicidio sportivo contro il Celtic di Neil Lennon ed esce sconfitta per la seconda volta in due settimane con gli scozzesi. E’ ancora 2-1 e tripudio biancoverde, anche nella Capitale. Questa volta però manca il diritto di replica, manca la possibilità dell’appello, nemmeno il ricorso in Cassazione dovrebbe esser foriero di buone nuove. Le aquile sono ad un passo dall’estromissione dall’Europa League, sarebbe la prima eliminazione alla fase a gironi dell’era Inzaghi, allenatore che nelle ultime due stagioni aveva sempre ottenuto il pass per i sedicesimi già alla quarta sfida del gruppo. Che questa volta segna una svolta in negativo. Salvataggi sulla linea, parate-monstre del portiere avversario, pali colpiti, momenti di gara quasi apocalittici, tante occasioni fallite, ingenuità difensive, rosa corta. Tutti elementi ricorrenti e presenti anche nella sfida del giovedì sera. A complicare il tutto la clamorosa decisione del direttore di gara di negare un netto calcio di rigore ai padroni di casa per evidente fallo di mano in area di rigore del difensore scozzese Jullien.

PARTENZA A RAZZO E DELUSIONI ILLUSTRI – Eppure l’inizio di partita era stato promettente, l’approccio di cui parlava Acerbi mercoledì pomeriggio nella conferenza di vigilia era stato indovinato eccome. “All’inizio abbiamo sofferto tanto, è vero”, ha ammesso anche il tecnico degli avversari a fine gara, “ma il Celtic è rimasto in partita, è stata la Lazio a dargli fiducia non riuscendo a capitalizzare le chances da rete avute”, ha completato Marco Parolo in zona mista. Un Caicedo spento e poco lucido, un Leiva visibilmente provato a livello fisico, un Milinkovic troppo approssimativo che ha pensato piĂą a ricamare che a lottare, perdendo un sanguinoso pallone al limite dell’area che ha poi portato al pareggio di Forrest. Il serbo ha peccato di superficialitĂ , così come Acerbi, che ha bucato completamente l’intervento difensivo nella circostanza del temporaneo 1-1. Giocatore totale e trascinatore della retroguardia, l’ex Milan e Sassuolo è comunque stato nuovamente snaturato, venendo schierato sul centro-sinistra al fine di permettere a Vavro di giocare come perno difensivo. La prestazione dei singoli potrebbe essere suscettibile di un’approfondita analisi, ma lampante è l’impatto quasi nullo del mercato estivo. Jony aveva sfoderato un inizio promettente, fatto di cross precisi e diagonali difensive niente male, per poi calare clamorosamente e palesare ancora una volta limiti giĂ  esteriorizzati sia in Europa che in campionato a San Siro, non tutti colpa dell’ex Alavès, che da quinto di sinistra non aveva praticamente mai giocato in carriera. Per non parlare di Bobby Adekanye, ormai relegato quasi ad entitĂ  astratta e mai davvero considerato dalla guida tecnica della squadra. L’ex Liverpool è ancora acerbo e immaturo, non certamente pronto per i palcoscenici europei, così l’assenza di Correa per infortunio pesa come un macigno e ha costretto agli straordinari il solito Ciro Immobile, in gol anche col Celtic. 15 reti in stagione che diventano 16 per il bomber di Torre Annunziata se si considera anche quella siglata con la casacca della nazionale. Gravissimo lo score della compagine capitolina in campo europeo: terza sconfitta in quattro gare in un girone non certamente proibitivo per stessa ammissione di allenatore e calciatori (“Il gruppo era ampiamente alla nostra portata”, sostiene con fermezza Inzaghi, “Non avremmo meritato la sconfitta in nessuna delle tre occasioni, mai gli avversari sono stati superiori”, sentenzia Parolo), settimo ko nelle ultime otto. Un bottino di una sola vittoria col Rennes (frutto di un ottimo secondo tempo, a seguito di un primo tempo orribile), una miseria per una squadra del blasone della Lazio. Troppe le reti incassate, che nell’edizione in corso sono quasi due a partita, un dato in controtendenza rispetto al campionato. E quando non si riesce a vincere, puntuale arriva anche la sconfitta. Questa volta è frutto di un macroscopico errore individuale di Valon Berisha. Entrato a otto minuti dal termine, il kosovaro prima ha cestinato una ghiotta occasione a tu per tu con l’estremo difensore avversario Forster, poi ha perso quaranta secondi per lasciare all’altro subentrato Lulic l’incombenza di una semplice rimessa laterale, per poi mettere la ciliegina su una prestazione da horror: il gol del definitivo vantaggio scozzese deriva da una sua lampante ingenuitĂ  al centro del campo. Il numero 7 è uscito in lacrime dopo un errore mastodontico che Walter Zenga ha con severitĂ  definito negli studi di Sky “una sciocchezza nemmeno da Allievi regionali”. 

CORSI E RICORSI STORICI… – Non può tuttavia l’intero demerito essere attribuito all’ex Salisburgo. I corsi e ricorsi storici teorizzati da Vico si applicano con chirurgica e sistematica puntualitĂ  al percorso europeo della squadra. La Lazio infatti ha subìto la terza sconfitta del girone, la terza sconfitta in rimonta. Sempre in vantaggio, sempre ribaltata contro le due squadre che ad oggi sono le due compagini accreditate per superare in scioltezza il Gruppo E della seconda manifestazione continentale e passare alla fase ad eliminazione diretta. Avanti a Cluj-Napoca con Bastos, rimontati; avanti a Glasgow con Lazzari e a Roma con Immobile, sempre costretti a tornare a casa con un ko di misura con gli scozzesi. Tre indizi che costituiscono una schiacciante prova, e dichiarazioni del post-partita che non rassicurano di certo i sostenitori del club piĂą antico della Capitale. “Troppi errori sotto porta in Europa li paghi sempre, abbiamo costruito tanto nelle due partite col Celtic ma i risultati non sono arrivati”, evidenzia Ciro Immobile. Che torna anche sul rigore inspiegabilmente non concesso dall’arbitro tedesco Stieler, che apre tra l’altro il dibattito sull’altrettanto inspiegabile mancanza del supporto tecnologico del VAR in Europa League: “Io avevo visto il rigore giĂ  in diretta, se avevo un minimo dubbio rivedendo le immagini non ho piĂą nemmeno quello. Non era una situazione difficile da valutare, il loro difensore si era trasformato in portiere. C’è rammarico, ma ora non abbiamo tempo di rimuginare, dobbiamo pensare al Lecce perchĂ© domenica non possiamo perdere punti”.

FLEBILI SPERANZE – La doccia fredda al 95’ è il dazio pagato da entrambe le romane, che continuano incredibilmente ad essere sincronizzate nei risultati ottenuti e nelle proporzioni del punteggio: anche la Roma di Fonseca perde a Gladbach col Borussia al minuto 95’, e gli autori del gol Thuram e Ntcham oltre ad essere per motivi diversi collegati all’Italia (Marcus è il figlio dell’ex difensore francese di Parma e Juve Lilian, Olivier è un ex Genoa) fanno anche rima per un irriverente scherzo del destino. Se i giallorossi però conservano intatte le chances di qualificazione, quelle dei biancocelesti sono praticamente compromesse. Per arrivare secondi nel Gruppo E servirĂ  vincere le ultime due sfide del girone ed augurarsi che il Cluj collezioni 0 punti. Cosa plausibile dato che la prossima partita vedrĂ  opposti proprio romani e romeni all’Olimpico, ma quasi impossibile dato che l’ultima giornata del girone vedrĂ  sfidarsi Cluj e Celtic in Romania, e a quel punto agli scozzesi vincere potrebbe non servire piĂą nemmeno ai fini del primo posto in graduatoria. In mixed zone le espressioni sono quelle di chi pensa di essere giĂ  fuori aritmeticamente, così Inzaghi suona la carica e sottolinea: “Se il Celtic ci ha battuto due volte, potrebbe battere anche il Cluj in trasferta”, e mister Lennon conferma questa possibilitĂ : “Il Celtic giocherĂ  anche le ultime due sfide del girone per vincere, ma è possibile che giocheranno i calciatori che hanno visto meno il campo”. Risuonano forti e amare le parole del direttore sportivo Igli Tare, che a fine agosto commentava il sorteggio europeo in questi termini: “Conosciamo bene questa competizione, siamo cresciuti tanto e abbiamo una squadra esperta con un mix giusto, quindi non ci nascondiamo e siamo gli assoluti favoriti del girone, ci piace questo ruolo e vogliamo rappresentare al meglio il calcio italiano fuori dai confini”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Simone Inzaghi, che qualche settimana fa si era detto sicuro di poter superare le difficoltĂ  iniziali e di poter passare il girone, considerazione che oggi sembra un’utopia. Molti i tifosi biancocelesti che sui social sono comunque fiduciosi in vista del prosieguo di stagione, in tanti ritengono che la squadra abbia snobbato la competizione e che la deminutio del numero di impegni infrasettimanali possa giovare al futuro percorso in Serie A della Lazio. Così la domanda in zona mista viene girata al centrocampista Parolo, che saggiamente smentisce in maniera categorica l’amletico dubbio e spegne sul nascere l’insinuazione: “Se essere prossimi all’eliminazione sarĂ  un bene? No, volevamo vincere e andare avanti, abbiamo lottato su ogni pallone e abbiamo preso tante botte anche a Glasgow. Lo scorso anno la situazione fu simile, siamo usciti al turno dopo (i sedicesimi col Siviglia, ndr) e comunque in campionato l’eliminazione non ci aiutò perchè arrivammo ottavi…”. Come a ricordare che allo spogliatoio della Lazio la situazione non piace per nulla. Eppure, al netto di qualche scelta poco meritocratica ma probabilmente necessaria (l’uomo piĂą in forma Luis Alberto è stato lasciato in panchina ma rappresentava anche l’unica possibile arma offensiva da sganciare a gara in corso), la Lazio si ritrova ad un passo dal baratro. L’unica fortuna, Immobile dixit, è quella di poter rigiocare subito: domenica a Roma è atteso il Lecce di Fabio Liverani, l’occasione per voltare pagina immediatamente. Inzaghi spera di poter fare affidamento sulla qualitĂ  e la velocitĂ  di Correa e le geometrie di Leiva. “In un’altra partita Lucas e Caicedo non avrebbero giocato, ho insistito su di loro soltanto per la grande importanza del match col Celtic”, ha ricordato il tecnico. Che ora incrocia le dita e si augura di poter chiudere al meglio il secondo mini-ciclo della stagione prima della sosta dedicata agli impegni delle nazionali.

N.F.

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