Le PAGELLE di Guido De Angelis – La Lazio sbanca San Siro sponda Milan dopo 30 lunghi anni. Show del Luis Alberto piĂą bello di sempre, Lazzari un treno, Immobile fa 100 in biancoceleste

 

Al termine della sfida di San Siro tra Milan e Lazio il nostro direttore Guido De Angelis ha voluto condividere i suoi pensieri in merito ai giudizi dei singoli calciatori biancocelesti. Ecco le pagelle del match serale della domenica.

 

STRAKOSHA 6 – Nemmeno una decina di minuti e ci fa provare il solito brivido per l’ennesimo rinvio assurdo. In occasione del gol del Milan nemmeno prova il tuffo, rimanendo in piedi, ma non mi sento di attribuirgli grandi colpe perchĂ© a fare la frittata nel caso di specie è Bastos. Un paio di parate importanti e un salvataggio su un tiro insidioso di Calhanoglu direttamente da corner. Nel finale finalmente si fa sentire sulle uscite mostrando sicurezza.

BASTOS 5,5 – Ritrova la titolaritĂ  in campionato, lui che era sempre stato schierato soltanto in Europa League. E’ un po’ abbandonato a se stesso da una squadra troppo proiettata in avanti nella prima frazione. Troppo distante da Piatek nella circostanza del pareggio rossonero, quando è autore di un intervento col petto davvero goffo, l’autogol è grave. Indisciplinato, spesso prova la percussione solitaria in avanti, ma sbaglia sempre l’ultima scelta. Nel secondo tempo va un po’ meglio e nel finale è intelligente a guadagnare il fallo di Bonaventura che di fatto fa terminare l’incontro. Da rivedere.

ACERBI 6,5 – Cerca di chiudere come può i buchi lasciati dai compagni, il filtro a centrocampo nel primo tempo è quasi inesistente. Bravissimo ad inizio primo tempo a rimediare all’errore di Strakosha e a sdraiarsi in area di rigore per respingere il destro ravvicinato a botta sicura di Piatek.  Annulla l’attaccante polacco (come giĂ  accaduto due volte nella scorsa stagione) con facilitĂ  quasi irrisoria. Esaltato dall’eurogol realizzato mercoledì al Torino, nel secondo tempo prova a chiedere ai compagni di calciare una punizione dal limite dell’area di rigore. Comanda la retroguardia, è la nostra certezza assoluta in fase difensiva.

RADU 6 – Non era partito bene su un cliente scomodo come Castillejo. Quando lo spagnolo esce dal campo Stefan è piĂą ordinato, e non si perde mai un altro calciatore fastidioso come Rebic. Con le buone o con le cattive alla fine riesce sempre a cavarsela. Nota di merito: era alla terza partita consecutiva in sette giorni – mai gli era capitato in stagione – e tutto sommato regge alla grande.

LAZZARI 7 – Theo Hernandez è un osso durissimo. Ad inizio gara fatica un po’ in fase difensiva, come quando buca l’intervento e consente a Krunic di mettere in mezzo un pallone velenoso. Il ragazzo continua ad essere servito poco, ma quando gli viene concesso di involarsi a campo aperto dimostra di che pasta è fatto e regala ad Immobile un assist che l’attaccante di Torre Annunziata trasforma in un pregevole gol. Nella circostanza Immobile lo festeggia come se avesse segnato lui: Ciro in allenamento gli rimproverava spesso di non avergli servito ancora nemmeno un assist in stagione. Nella ripresa è protagonista di due o tre discese importanti, e in un’azione fotocopia di quella giĂ  andata in scena a Firenze va vicino a guadagnarsi un calcio di rigore che per Calvarese non c’è. Nelle concitate fasi finali della gara compie un recupero fondamentale su Theo Hernandez nell’area di rigore biancoceleste, recupero che si rivela essenziale perchĂ© sul ribaltamento di fronte la Lazio trova il gol del nuovo vantaggio. Brillante, è un valore aggiunto per questa squadra.

MILINKOVIC 5 – Forse meriterebbe anche qualcosa di meno, questa sera è un disastro (o un fantasma, fate voi) in entrambe le fasi. Marcato a uomo da Krunic, sforna un primo tempo che definire orribile sarebbe un eufemismo. Nei primi quarantacinque di gioco pecca di presunzione e perde un numero eccessivo di palloni, sbagliando anche appoggi semplici. Nei primi dieci minuti della ripresa sembra in leggera crescita ma viene sostituito da Inzaghi, che fa entrare Parolo. Mi delude per la terza gara consecutiva, per fortuna quando stona uno dei quattro tenori gli altri si prendono la scena.

LEIVA 6,5 – E’ la diga davanti alla difesa, ma nel primo tempo è colpevolmente lasciato solo in mediana, i rossoneri si infilano da tutte le parti. Difficile mantenere l’ordine in mezzo al campo quando la squadra è tutta sbilanciata. Ha tirato la carretta, ha svolto il lavoro sporco, forse qualcuno dirĂ  che il calciatore è stanco, ma lavora per tre in copertura e non ha piĂą nemmeno il sostegno di Parolo (come accadeva prima che Inzaghi optasse per la Lazio “formato fantasia”). Ha grande esperienza e si vede.

LUIS ALBERTO 9 – In questa settimana ha disputato tre partite da sballo, ma questa è forse la piĂą bella da quando è alla Lazio. Gli ho sempre rimproverato di avere dei momenti di buio e di assenza dal campo, questa sera invece fa tutti i ruoli: il regista, il mediano, la seconda punta, chi piĂą ne ha piĂą ne metta. Primo tempo egregio, fatto di giocate sontuose e assist da stropicciarsi gli occhi, come quello scartato da Immobile e spedito sulla traversa, o il tacco con annesso tunnel sul difensore del Milan che premia l’inserimento di Correa. Mette in crisi la retroguardia e il centrocampo del Milan, per i quali il numero 10 è ancora un enigma irrisolto. Straordinario nei disimpegni, nel fraseggio e nell’ultimo passaggio, manda in porta a ripetizione Immobile e Correa dipingendo calcio alla Scala del calcio. L’assist no-look per il gol di Correa è solo una delle decine di giocate poetiche dello spagnolo. Tutto quello che ha fatto la Lazio questa sera è passato per i piedi di Luis Alberto.

LULIC 6,5 – Pressato molto da Calabria, nel primo tempo non riesce a fare la fascia con pulizia e soffre un po’ il dinamismo dell’avversario. Anche per il numero 19 settimana piena di impegni (tre gare da titolare su tre), ma lui se la cava bene e regge fino al fischio finale. E’ tornato a correre come un dannato sulla corsia sinistra. Bravo Senad!

CORREA 7 – Il solito buon lavoro e il solito primo dribbling ubriacante, ma nel primo tempo riecco le solite ingenuitĂ  nell’area di rigore avversaria. Spara sempre tra i guantoni di Donnarumma, divorando un’occasione enorme – gli era stato fischiato offside, ma il VAR avrebbe quasi certamente convalidato l’eventuale gol – e impiegando una vita per calciare in porta, perdendo l’attimo giusto. Nella ripresa, con Immobile costretto al cambio e Caicedo ai box per un problema alla spalla, capisce ogni momento del match e da prima punta (come giĂ  accaduto a Bologna) fa salire bene la squadra risultando sempre un pericolo per i difensori avversari, costretti spesso a ricorrere alle cattive per rubargli il pallone (vedi Duarte, che a metĂ  ripresa avrebbe dovuto prendere il secondo giallo per un vistoso fallo sul Tucu, non sanzionato). Quando vede rossonero si scatena: nel novembre scorso aveva propiziato uno dei piĂą fragorosi boati dell’Olimpico degli ultimi anni trovando il gol dell’insperato 1-1 nell’andata della sfida di campionato, poi si era ripetuto in semifinale di Coppa Italia permettendo alla Lazio di accedere alla finalissima con l’Atalanta. In quel caso in porta c’era Reina, oggi a raccogliere il pallone dal sacco è Donnarumma. A pochi minuti dal termine infatti il numero 11 è bravo a galleggiare sulla linea del fuorigioco e a scaraventare il pallone nel sacco. Se la Lazio sbanca San Siro dopo 30 lunghi anni è per il gol dell’argentino, che continua ad entrare prepotentemente nella nostra storia.

IMMOBILE 7,5 – Pronti, via, primo pallone scaraventato addosso a Donnarumma. Poi la traversa clamorosa su assist di Luis Alberto, con cui si intende semplicemente a meraviglia. Firma il gol (da centravanti di razza) del momentaneo vantaggio della Lazio, il centesimo con questa maglia. Raggiunge la tripla cifra, c’è poco da dire per questo attaccante sensazionale che si danna l’anima per la squadra e cerca la profonditĂ  come nessuno in Italia e soprattutto la butta sempre dentro. Peccato per l’affaticamento, ma giustamente Inzaghi per non correre rischi lo toglie dal campo all’ora di gioco. Raggiunge quota 13 in campionato in 10 presenze da titolare. Serve altro?

PAROLO 6 – Entra sul rettangolo di gioco al posto di uno spento Milinkovic e fa tanta legna. Sebbene l’etĂ  avanzi, per caratteristiche e assenza di preziose alternative in mezzo al campo questo calciatore ha un ruolo troppo importante per noi. Dato lo scarso equilibrio dei nostri in campo forse avrebbe potuto addirittura essere gettato nella mischia qualche minuto prima. Non disdegna – quando serve – l’intervento ruvido, aiuta Leiva a centrocampo e smista tanti palloni nella mezz’ora finale.

CATALDI NG – Danilo entra al posto di Caicedo nell’ultima fase di gara e lo fa con grande intelligenza, prendendosi un giallo per aver tardato la battuta di un calcio di punizione dalla sinistra e poi dando una preziosa mano a Correa e Luis Alberto quando agli sgoccioli del match c’è solamente da tenere palla in avanti e amministrare il vantaggio. Mentalmente non stacca mai la spina, ci sarĂ  molto utile nelle prossime gare.

CAICEDO NG – Entra in campo al posto di Immobile, giusto il tempo di battagliare col fisico coi centrali rossoneri ed accasciarsi a terra per una botta alla spalla. Troppo poco per essere giudicabile. Sui cambi in attacco però il discorso da fare sarebbe ampio: è un peccato che quando mancano o sono costretti al forfait Immobile e Caicedo la Lazio non possa far subentrare una terza punta: la mancanza di un tassello in piĂą nel reparto offensivo si fa sentire. Va detto comunque che la lacuna (cioè l’assenza di un’altra punta di ruolo che non sia l’adattato Correa) oggi è colmata da un Luis Alberto talmente straripante da far passare tutto in secondo piano.

SIMONE INZAGHI 7 – Domenica sera prima di Fiorentina-Lazio la situazione era molto delicata, in questi sette giorni la Lazio rinasce centrando tre vittorie di capitale importanza con tre squadre sulla carta concorrenti per le posizioni nobili di classifica. Negli annali rimarrĂ  il fatto che dopo trenta anni di astinenza la Lazio torna a vincere al Meazza sponda rossonera sotto la sua guida tecnica.

 

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