FOCUS – Inizio shock, attacco show. Lazio senza equilibri, Immobile la sua anima: la Serie A ai piedi del numero 17 – ANALISI E GRAFICHE

 

di Niccolò Faccini

La natura del tutto ambivalente della Lazio si è esteriorizzata all’Olimpico nell’anticipo del sabato della Serie A. La compagine di Inzaghi ha mostrato tutte le fragilitĂ  difensive e caratteriali che l’hanno contraddistinta sotto la gestione del tecnico piacentino e non solo. L’immane difficoltĂ  di reagire alle avvisaglie di pericolo, la scarsa compattezza e personalitĂ , la tendenza autolesionista di crollare sul piĂą bello, l’atteggiamento a tratti svagato e presuntuoso: tutte peculiaritĂ  arcinote tipiche dei biancocelesti e non certo novitĂ  della sfida agli orobici. Per l’ennesima volta nel primo tempo la formazione romana ha palesato l’incapacitĂ  di comprensione dei momenti del match, interpretando male le diverse fasi dei primi quarantacinque minuti e non riuscendo ad erigere una diga davanti a Strakosha. Indifesa e forse indifendibile la squadra scesa in campo nella prima frazione. Poi l’altra faccia della medaglia. La Lazio sciolta e convincente della ripresa, bella da vedere e comunque poco concreta. Oltre alle tre reti siglate infatti dal 45’ al 92’ di gioco infatti gli uomini di Inzaghi hanno cestinato quattro nitide occasioni da gol, gettando alle ortiche chances potenzialmente importanti per rientrare ancora prima di quanto non accaduto in partita. Correa e Immobile infatti hanno sciupato col sinistro due azioni da manuale, riuscendo incredibilmente a non inquadrare la porta da posizione favorevole a pochi metri dalla rete. I due si sono fatti perdonare con gli interessi, regalando alla Lazio un punto piĂą importante per il morale che per la classifica. E’ però la squadra nel complesso a dover registrare i meccanismi difensivi: nelle ultime due gare (Bologna e Atalanta) l’avversario ha avuto una serie incredibile di occasioni da gol, tramutate in 5 reti complessive, una miseria rispetto a quanto prodotto dalle due rivali. Dieci occasioni nitide da rete subìte, un dato decisamente eccessivo per una squadra che dopo le prime sei partite di campionato poteva vantare la seconda miglior difesa di A.

Schermata 10-2458778 alle 17.15.51

Schermata 10-2458778 alle 13.59.54

GRADUATORIA – Superati anche dal Cagliari, i biancocelesti rimangono a meno cinque dai bergamaschi e a meno uno dall’altra squadra della Capitale, la Roma che ha pareggiato a Marassi contro la nuova Sampdoria di Claudio Ranieri. CuriositĂ : nelle ultime cinque partite le romane sono state protagoniste di un identico cammino, fatto di due vittorie, due pareggi e una sconfitta. Dato il pareggio 1-1 nel derby, ciò significa che soltanto in due circostanze in questo inizio di stagione Roma e Lazio hanno guadagnato o perso reciprocamente punti l’una con l’altra: è accaduto alla prima giornata (vittoria Lazio sulla Samp, pareggio Roma col Genoa) e alla terza (vittoria Roma sul Sassuolo, sconfitta biancoceleste a Ferrara).

Schermata 10-2458777 alle 19.45.18

Al di là delle consuete occasioni da rete vanificate, la Lazio dovrà interrogarsi al più presto sulla costante inidoneità al mantenimento di una stessa soglia della concentrazione per l’intero arco del match. Anche nelle circostanze vittoriose infatti gli aquilotti hanno rischiato di compromettere le relative gare a causa di errori di concentrazione lapalissiani. Le note positive sono paradossalmente di natura caratteriale (non semplice rimontare tre gol alla Dea, che comunque aveva sempre incassato reti nelle ultime 15 con l’unica eccezione di Roma-Atalanta 0-2) oltre che inerenti agli ottimi ingressi di Patric e Cataldi. Pessime invece le prestazioni di Luis Alberto, mai nel vivo della manovra e decisamente poco produttivo se non irritante e soprattutto di Luiz Felipe Ramos, che ha continuato sulla lunghezza d’onda del match di Bologna, in cui era stato autore di una performance incolore e sbiadita. In inquietante difficoltà anche Parolo e Marusic, fuori dal gioco e disordinati in una prima frazione da incubo. In bambola la difesa ma non il suo condottiero Acerbi, puntuale in numerose chiusure. Da menzionare in positivo la partita di Sergej Milinkovic, sempre con la testa sulla gara: qualità e quantità al servizio di un centrocampo che è stato la brutta copia di quello ammirato in più di una circostanza in stagione.

Schermata 10-2458777 alle 19.46.18

Schermata 10-2458778 alle 11.48.12

CLASSIFICA INQUIETANTE – La graduatoria piange e non potrebbe essere altrimenti. Il bilancio delle prime otto nell’era Inzaghi recita 14 punti nella stagione 2016/2017 frutto di quattro vittorie, due pareggi e altrettante sconfitte. L’anno seguente è stato il migliore della gestione dell’ex attaccante laziale: 6 vittorie, un solo pareggio e un solo ko. Lo scorso anno le prime 8 segnalavano il record negativo di sconfitte (3) ma anche 5 vittorie. In questa stagione i successi sono solamente tre, conditi da tre pareggi e due sconfitte. A fare rumore è in particolare il numero striminzito di vittorie. Il ruolino di marcia delle prime otto di campionato risulta sotto questo profilo altamente deficitario. Tre sole vittorie in otto gare è un bottino che nel nuovo millennio era giĂ  stato ottenuto nella stagione 2004/2005 da Mimmo Caso e nella stagione 2006/2007 con Rossi in panchina, oltre che nell’annata 2013/2014 con Petkovic alla guida. Quanto a numero di trionfi in Serie A dal 2000 ad oggi primeggiano Reja (2010/2011), Petkovic (2012/2013) e lo stesso Simone Inzaghi (2017/2018) con 6 vittorie su 8, ma il piĂą costante è Stefano Pioli, che nel biennio 2014/2016 ha centrato in entrambe le annate 5 successi in questa prima frazione di campionato. Lo stesso vale per Roberto Mancini, che aveva iniziato altrettanto bene nel biennio 2002/2004. Lo score dell’annata calcistica attuale è tuttavia prossimo ad essere definibile micragnoso. Nell’ultimo ventennio era infatti accaduto solamente tre volte di ottenere un numero inferiore di vittorie nelle prime otto sfide di campionato: Delio Rossi e Davide Ballardini avevano ottenuto la miseria di due vittorie rispettivamente nel 2007/2008 e 2009/2010, ma il duo Zoff-Zaccheroni aveva fatto addirittura peggio nel 2001/2002, conquistando i tre punti in una sola circostanza.

timgate_ed4037ec36965248ee8ecd50490b58d7-81882-d41d8cd98f00b204e9800998ecf8427e

ATTACCO PRODUTTIVO – Inzaghi può consolarsi con le statistiche relative al reparto offensivo. La sua squadra ha una media di 2 reti firmate a partita, 16 in 8 gare. Dall’inizio del nuovo millennio infatti solamente nella stagione 1999/2000 e nella stagione 2017/2018 la Lazio aveva segnato piĂą reti nelle prime otto della massima serie. Al primo caso aveva contribuito anche l’attuale allenatore biancoceleste nelle vesti di attaccante (3 reti), con Salsa e Veròn sugli scudi e autori di un poker. In quella magica stagione dall’epilogo dolce le reti messe a segno dalla Lazio erano state 19. Il record assoluto del ventennio è però – come detto – dell’Inzaghi allenatore, che grazie ad un super-Immobile poteva vantarsi di guidare una formazione da 21 reti in 8 turni. Ai due gol di de Vrij e Parolo si aggiungevano le tre segnature di un Luis Alberto rigenerato, ma il capoclassifica delle marcature era il bomber di Torre Annunziata con 11 timbri. Due anni dopo Ciro Immobile è ancora e nuovamente l’unica certezza del reparto avanzato in termini di reti. Nella pluricentenaria storia del club a timbrare il cartellino 9 volte nelle prime 8 erano riusciti soltanto Beppe Signori nella stagione 1992/1993 e ancor prima Silvio Piola nel 1935/36. Il centravanti ex Borussia Dortmund è il vero trascinatore di una squadra che fatica maledettamente ad andare in gol con gli altri interpreti. I numeri di Ciro sono impressionanti.

Schermata 10-2458778 alle 11.40.55

Schermata 10-2458777 alle 19.49.29

CIRO SUPERSTAR – Se i numeri non mentono, quelli di Immobile dicono tantissimo della verve realizzativa del numero 17 della Lazio. Nove gol e tre assist in sette presenze da titolare in Serie A (a Milano con l’Inter Ciro ha inizialmente riposato per poi subentrare nella ripresa), una media di una rete ogni 67 minuti che nei primi cinque campionati europei costituisce una raritĂ : soltanto l’avanti del Bayern Monaco Robert Lewandowski ha una media migliore con una rete ogni cinquantasette minuti e mezzo. Allargando l’orizzonte si contano 143 apparizioni di Immobile con la maglia della Lazio: 96 gol e 28 assist è lo straordinario patrimonio della punta biancoceleste, che sta scalando le gerarchie interne del club ed è oggi il sesto cannoniere di tutti i tempi della Lazio, ed ha messo nel mirino dei grandissimi quali Chinaglia, Giordano e Rocchi che lo precedono rispettivamente di 26, 12 e 9 reti in questa speciale graduatoria. Paurosa anche la ripartizione delle marcature multiple: 20 doppiette, due triplette e un poker, uno score eccezionale.

Schermata 10-2458778 alle 11.45.47

 

Schermata 10-2458778 alle 11.46.02

Le complessive 108 reti in Serie A valgono ad Immobile il settantesimo posto in assoluto nella classifica “all time” dei marcatori della massima serie. Nonostante questi numeri sono tante le critiche piovute sul 17 da alcuni dei tifosi e degli addetti ai lavori, specie quelle relative al rendimento in nazionale. E’ allora utile consultare un’altra classifica, vale a dire quella dei gol fatti in campionato nelle ultime tre stagioni ed un quinto (dal 2016 ad oggi). Anche in tal caso in vetta c’è Ciro Immobile, che ha raggiunto quota 76 reti, 10 in più di Dries Mertens del Napoli e 12 in più dell’ex Inter Mauro Icardi, oggi al Paris Saint Germain in Francia. Inseguono a pari merito Quagliarella e Dzeko oltre a Belotti del Torino (56) e Duvan Zapata (50). Chiude un certo Gonzalo Higuain con 48 centri, messi a segno però con due maglie diverse (Juventus e Milan).

Schermata 10-2458777 alle 19.51.14

LAZIO DA RIMONTA – La Lazio di Inzaghi si è riscoperta squadra da rimonta. Compagine indecifrabile dell’ottovolante della stagione 2017/2018 con 8 gare ribaltate (dallo svantaggio al paradiso) e 4 rimontate (dallo svantaggio al pareggio), la poco nobile caratteristica della Lazio 2018/2019 è stata l’inidoneitĂ  a ribaltare il risultato: lo scorso anno mai la Lazio è riuscita a ottenere i tre punti da situazione di svantaggio, mentre i casi di paritĂ  ottenuta dopo essere andata sotto nel punteggio sono stati soltanto tre. Nelle ultime settimane questo trend è stato in qualche modo invertito. Infatti la Lazio è passata in svantaggio ben cinque volte da agosto ad oggi – con Roma, Inter, Rennes, Bologna e Atalanta – ma ha perso solamente una di queste cinque volte, contro l’Inter di Conte, ottenendo poi tre pareggi ed una vittoria, quella col Rennes, che è anche l’unica partita ribaltata da Milinkovic e compagni da maggio 2017 ai giorni nostri. Primi segnali di una crescita psicologica che sarĂ  necessaria se gli obiettivi sono prestigiosi. L’ulteriore tassello – uno step per la veritĂ  mancante da anni ed anni in casa biancoceleste – sarĂ  rappresentato dalla conquista del saper condurre la partita senza sbavature o cali di tensione che invece sino ad oggi han costituito la regola (soprattutto nei cinque minuti finali, in cui i biancocelesti hanno rischiato di compromettere quasi tutte le gare concedendo occasioni talvolta giganti ai rivali). Le aquile non possono piĂą permettersi passi falsi se vogliono alzare la famosa asticella. Trattasi di un ritornello eccessivamente ripetitivo e solamente proclamato negli ultimi mesi. Il mea culpa dei calciatori – non ultimo quello di Immobile, che dopo il 3-3 con l’Atalanta ha fatto pubblica ammenda definendo penoso il primo tempo della squadra – non può essere sufficiente per l’inversione di rotta. Firenze, Torino e Milan non saranno gli unici banchi di prova per i biancocelesti, che in settimana sono chiamati a dare una risposta importante sul palcoscenico europeo. In casa del Celtic andrĂ  in scena la prova del nove per misurare le velleitĂ  di una squadra ad oggi ampiamente al di sotto di aspettative che comunque – per stessa ammissione del tecnico nella conferenza precedente al match di sabato – non possono essere altissime.

N.F.

11

17

18

Follow LAZIALITA on Social
0