SPECIALE CELTIC – A Glasgow la prima di sempre con la Lazio, è già decisiva. Lente d’ingrandimento sul 4-2-3-1 griffato Lennon e sulle curiosità del match

 

di Niccolò Faccini

La cruciale e delicatissima sfida all’Atalanta alla ripresa del campionato è stato soltanto il primo appuntamento successivo alla seconda sosta stagionale per le nazionali. Al fischio finale dell’incontro Simone Inzaghi ha già da pensare all’Europa League, manifestazione in cui la Lazio è attesa da un cammino in salita. Il doppio scontro tra fine ottobre e inizio novembre, rispettivamente la terza e quarta giornata del girone dei biancocelesti, dirà se i capitolini proseguiranno nella competizione o si fermeranno per la prima volta sotto la gestione Inzaghi alla fase a gruppi. Sarebbe una macchia quasi indelebile, se si considera che nelle ultime sei partecipazioni all’Europa League la Lazio ha sempre superato la prima fase accedendo alla fase ad eliminazione diretta e riuscendo inoltre a vincere il girone in tre circostanze. Nella meravigliosa cornice del Celtic Park di Glasgow la Lazio sarà protagonista il 24 del mese in corso per quella che è forse la trasferta più suggestiva e prestigiosa affrontata nell’ultimo decennio con Madrid e Marsiglia. Il percorso delle due formazioni è stato finora molto simile: gli scozzesi e i romani hanno giocato lontano dalle mura amiche la partita d’esordio senza riuscire a portare a casa i tre punti, con la differenza che i biancoverdi hanno comunque ottenuto un punto in casa del Rennes mentre i biancocelesti sono incappati in una dolorosa sconfitta in Transilvania contro i romeni del Cluj. Alla seconda giornata Celtic e Lazio si sono riprese, vincendo le rispettive gare interne con Cluj e Rennes. I campioni di Scozia sfideranno Immobile e compagni forti di un punto in più in graduatoria che sino ad oggi vale la vetta solitaria del Gruppo E. La partita, già sfida di lusso dato il blasone delle due avversarie, sarà resa ancor più unica dal fatto che la Lazio non vanta precedenti in competizioni UEFA con squadre scozzesi. Celtic-Lazio sarà dunque un unicum nella storia pluricentenaria di due squadre fondate nel 1888 e nel 1900.

BILANCIO CON LE ITALIANE – Lo score dei padroni di casa contro formazioni del nostro paese non è complessivamente nobile. In 25 apparizioni contro club italiani il Celtic ha centrato soltanto 5 vittorie, quattro delle quali in terra scozzese. L’ultimo confronto con una compagine della Serie A italiana risale al doppio match con l’Inter nei sedicesimi di finale dell’Europa League 2014/2015: in quel caso i nerazzurri riuscirono ad imporsi con lo striminzito punteggio di 1-0 a San Siro per poi però faticare molto al Celtic Park trovando comunque in pirotecnico 3-3 che valse la qualificazione agli ottavi. Lo spauracchio dell’impianto che sorge nella zona di Parkhaed della città non deve incutere tuttavia eccessivo timore alla Lazio: i padroni di casa non ottengono una vittoria contro italiane da quattro gare (2 pareggi e 2 sconfitte). La curiosità legata alla stagione in corso è che il Celtic ha fallito per l’ennesima volta l’accesso alla più ambita Champions League proprio per colpa del CFR Cluj, squadra che tra l’altro si è imposta col risultato di 4-3 in Scozia nel terzo turno di qualificazione per poi essere estromessa al playoff. Così i due club si sono incontrati nuovamente in UEFA Europa League e gli scozzesi – in virtù di una migliore forma fisica – si sono già presi la rivincita battendo la squadra di Petrescu con un 2-0 più netto di quanto non dica il gabellino finale della seconda giornata del girone. I neroverdi sono alla sesta partecipazione alla competizione contro le otto della Lazio, che ha eguagliato il record detenuto dallo sfortunatamente noto Salisburgo.

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IL CONDOTTIERO LENNON E IL FATTORE CELTIC PARK – Praticamente senza rivali degni di nota – complice anche la lenta risalita degli acerrimi nemici sportivi che rispondono al nome di Rangers Glasgow – nelle ultime tre stagioni il Celtic ha vinto le tre competizioni nazionali, concretizzando così una schiacciante superiorità sulle avversarie. L’ex tecnico Brendan Rodgers ha entusiasmato il pubblico scozzese permettendo alla squadra di sviluppare un calcio propositivo, estremamente verticale e fatto di una intensità e una propensione ai cross dalle corsie laterali davvero notevoli. Il vecchio mister del Liverpool ha poi lasciato la Scozia per accasarsi in Premier League a Leicester (dove tra l’altro sta facendo benissimo). Al suo posto il Celtic ha optato per la soluzione “interna” e di sicuro affidamento, l’identikit di Neil Lennon, che aveva indossato questi colori sia da giocatore per ben otto stagioni dal 2000 al 2007 che poi da allenatore dal 2010 al 2014. Un curriculum tutto sommato per nulla malvagio: 16 trofei messi in bacheca nell’esperienza scozzese. Ex centrocampista nordirlandese classe 1971, Lennon ha iniziato a dare i primi calci al Manchester City per poi affermarsi nel Leicester City alla fine del millennio scorso. Il 26 febbraio 2019 ha fatto ritorno al Celtic dopo la triennale esperienza da tecnico all’Hibernian, squadra che ha portato in Scottish Premier League e con la quale si è tolto anche la soddisfazione di vincere una Scottish League Cup. Già otto trofei alzati al cielo da allenatore si aggiungono ai tredici collezionati da calciatore. La filosofia e l’impostazione tattica dell’allenatore originario di Lurgan, a trenta chilometri da Belfast, sono chiarissime. Lo scacchiere prediletto è il 4-2-3-1 che in fase offensiva si trasforma facilmente in un 2-2-4-2 con i terzini molto alti e il trequartista molto vicino alla prima punta. La ferocia agonistica e la velocità nel fare scorrere il pallone sono i tratti salienti di una manovra che in casa riesce ad essere sempre fluida grazie anche ad un sostegno incessante del pubblico. In trasferta le cose cambiano, la squadra risulta meno offensiva e il modulo di base si tramuta spesso in un più accorto 4-4-1-1. Non inganni l’ultima sconfitta esterna col Livingston, dovuta ad una ingenua espulsione del centrocampista Christie già alla metà della prima frazione di gioco: il rendimento dei prossimi rivali della Lazio è costante e in casa a tratti spaventoso. Il Celtic effettua infatti in media 16 tiri a partita nella tana del Celtic Park, mantenendo un possesso palla molto superiore agli avversari e continuando a proporre senza speculare sui vantaggi di misura. Le ultime sfide interne europee nel fortino scozzese non conoscono sconfitte. Al di là del clamoroso ko che come detto ha comportato l’esclusione dai playoff di Champions in piena estate, prima del 2-0 al Cluj infatti si segnalano un 2-0 all’AIK Stoccolma, un 5-0 al Nome Kalju, un’altra vittoria per 2-1 sull’ok Sarajevo. Le ultime sconfitte interne in Europa sono avvenute per mano del Valencia (0-2 nel febbraio 2019) e ancora prima del Salisburgo (1-2 casalingo il 13 dicembre 2018). In quest’ultima occasione a segno per gli scozzesi andò Olivier Ntcham, vecchia conoscenza del nostro calcio. Il calciatore in questione ha infatti vestito la maglia del Genoa nelle stagioni 2015/2016 e 2016/2017, giocando tra l’altro l’ultima stagione italiana con Danilo Cataldi come compagno di squadra proprio nel Grifone. Se si escludono questi scivoloni interni, i neroverdi si sono anche sbarazzati in Europa di squadre importanti, come il lanciatissimo Lipsia che nel novembre 2018 fu costretto al ko per 2-1. Lo sviluppo nello svolgimento di quella partita di Europa League ci permette di analizzare un trend consolidato in casa Celtic. Al gol iniziale di Tierney infatti rispose per la squadra della Red Bull la prima punta Jean Kévin Augustin al minuto 78, ma soltanto trenta secondi dopo l’avanti del Celtic Edouard portò i padroni di casa nuovamente in vantaggio. La natura di quel Celtic di Rodgers è intrinseca dello spirito Celtic ed è rimasta inalterata. Invariata infatti l’inclinazione a fare gioco e ad offendere: il Celtic è squadra che spesso quando va sotto o quando incassa una rete è capace di trovare immediatamente il pari o la rete del nuovo vantaggio. Un particolare a cui la Lazio di Inzaghi dovrà prestare enorme attenzione, dato che nella stagione 2018/2019 i biancocelesti hanno subìto gol nei dieci minuti dopo averlo segnato in una dozzina di occasioni.

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LA FORMAZIONE EUROPEA – Gli interpreti del 4-2-3-1 tipico di Neil Lennon sono soliti cambiare con una certa frequenza in campionato quanto rimanere pressoché i medesimi in Europa League, o almeno questa è l’attitudine dimostrata dal tecnico in questo primo scorcio di stagione. Il motto è molto semplice: il Europa giocano i migliori, il Celtic non ha alcuna voglia di recitare il ruolo di comparsa nella competizione. Risultato: stessa identica formazione nelle prime due gare del girone contro Rennes e Cluj. Stesso 11, mentalità leggermente mutevole tra casa e trasferta, dicevamo. Con tutta probabilità non ci sarà 2 senza 3, e l’11 verrà quindi confermato in blocco contro la Lazio. Il portiere è Fraser Forster, 31enne inglese che da queste parti è una sicurezza assoluta. Dopo Newcastle e Norwich è approdato al Celtic nel 2010 rimanendoci fino al 2014: esattamente lo stesso arco temporale in cui Lennon è stato allenatore della squadra per la prima volta. Ed esattamente come Lennon, anche Forster ha fatto ritorno nelle fila dei campioni di Scozia e lo ha fatto in estate, dopo una lunga avventura (2014-2019) al Southampton in Premier League. Estremo difensore agile pur essendo fisicamente mostruoso: 91 chilogrammi per 202 centimetri, una saracinesca. Portiere reattivo e molto istintivo, bravo anche in uscita alta, come Strakosha fa talvolta un po’ fatica con i piedi nel gioco da terra con i difensori, tra i motivi per cui il Celtic preferisce quasi sempre la lunga gittata. Il terzino sinistro della difesa a quattro è Bolingoli Mbombo, veloce esterno belga dal cognome simpatico, una vita tra Club Brugge e Rapid Vienna. Curiosità: è il cugino di Jordan Lukaku, ma i due non si potranno comunque incontrare giovedì sera, essendo il laziale fuori dalla lista europea del club. Le sue scorribande sulla destra dovranno essere tenute a bada da Manuel Lazzari. Meno pericoloso in avanti è l’israeliano Elhamed, ventottenne anche in orbita nazionale anch’egli passato per il Belgio (Charleroi e Gent) ma consacratosi nell’Hapoel Be’er Sheva, compagine che qualche anno fa giocò un brutto scherzo all’Inter proprio in Europa League. Kristoffer Ajer sarà il centrale difensivo di sinistra della coppia del Celtic, un gigante di due metri di altezza per 94 chili di peso. Senso della posizione, stacco perentorio di testa e buone doti in impostazione le peculiarità di questo giovanissimo norvegese (è un classe 1998), anche pilastro dell’Under 21. Ruvido e poco elegante, in velocità può soffrire non poco le avanzate della Lazio. Il compagno di reparto è Christopher Jullien, ventiseienne francese che ha già alle spalle una buona carriera tra Francia e Germania. Auxere, Friburgo, Digione e Tolosa le sue tappe precedenti all’arrivo in Scozia nell’ultima sessione di mercato. A centrocampo la diga scozzese è formata di consueto (e così è stato e sarà in Europa League) da Scott Brown e Callum McGregor. Il primo, incontrista, è il capitano e la bandiera della squadra, a Glasgow ha vinto tutto e quella in corso è la tredicesima stagione in neroverde. A 34 anni è ancora in ottime condizioni fisiche e garantisce un contributo importante specialmente in fase difensiva. Il secondo, classe 1993, è un punto fermo della nazionale scozzese e dal 2014 milita nel club di Glasgow abbinando qualità e quantità. Calciatori cresciuti in casa con fortissimo senso di appartenenza, spirito di sacrificio e grandi qualità di corsa, questa la filosofia Celtic in cui rientra pienamente e di cui è prototipo l’ala destra James Forrest, uno che vanta oltre duecentocinquanta presenze condite da cinquantadue gol coi campioni di Scozia. Assistman modello, la scorsa stagione ne ha forniti 21 e in questa stagione è già a quota sette reti, ha grande visione di gioco e sarà tra gli osservati speciali di Inzaghi. Come l’altro esterno, l’ala sinistra Mohamed Elyounoussi. Marocchino naturalizzato norvegese, è un classe 1994 esploso nel Molde nel 2014 e poi al Basilea nel biennio 2016-2018, quando ha realizzato una media di dodici reti a stagione, poi non confermata a Southampton, dove non ha convinto. Ecco la ragione del prestito al Celtic in estate. In nazionale è un trascinatore, la personalità non gli manca, se raggiunge efficacia sotto porta può diventare letale. Nel 4-2-3-1 di Lennon un ruolo chiave è affidato al sottopunta/trequartista, il numero 17 Ryan Christie. Nato e maturato in Scottish Premier League, si è fatto conoscere tra Inverness e Aberdeen prima di approdare al Celtic nel 2018 e diventare titolare inamovibile. Semplice intuire il perchè. 11 gol e 8 assist il bottino del 2018/2019 che non dice in maniera esaustiva la semplicità di sfondamento per vie centrali di un calciatore dinamico, più scaltro ed esperto di quanto non facciano pensare i suoi 24 anni. Infine, la punta di peso, immancabile e spesso immarcabile. Il direttore sportivo della Lazio lo conosce bene e ai microfoni di SkySport (in sede di commento al sorteggio a fine agosto) ha ammesso di averlo seguito attentamente pur non avendolo mai trattato. Trattasi di Odsonne Edouard, talento francese che a suon di gol ha conquistato la Scozia. Nato nella Guyana francese, è cresciuto nel vivaio del PSG. In 98 apparizioni con Celtic dal 2017 ad oggi ha messo a segno la bellezza di 42 reti e fornito 16 assist, incidendo così su 58 reti. Oltre ad essere il finalizzatore, l’ariete offensivo e killer d’area di rigore davanti alla porta avversaria, è un animale da gol che non disdegna tecnica e impressionante rapidità. Prospetto da seguire con cura, in questo avvio di stagione ha numeri simili ad Immobile, con 9 reti e 5 assist. C’è da augurarsi che Acerbi e compagni possano limitarne l’esuberanza: l’ex Tolosa ha raggiunto la doppia cifra di mercature in stagione (10) sabato contro il Ross County. I campioni in carica hanno giocato quasi in contemporanea con la Lazio, alle ore 16, e beneficeranno così di 5 giorni per preparare il match di Europa League contro i biancocelesti. L’appuntamento nella massima serie scozzese non è stato sottovalutato, essendo la sfidante la quinta in graduatoria, e il 6-0 finale con cui il Celtic ha sbriciolato gli avversari dice molto della forma fisica e della condizione del prossimo nemico sportivo della Lazio. L’obiettivo del Celtic (oggi a quota 22 punti) è quello di contendere fino alla fine la vetta ai Rangers (21 punti, oggi alle 13.15 la sfida agli Hearts) e arrivare fino in fondo nella seconda competizione europea. Quello della Lazio fare mea culpa per l’umiliante e increscioso primo tempo dell’Olimpico con l’Atalanta e farsi trasportare dalle ali dell’entusiasmo dettato dal pregevole secondo tempo di sabato, e incrementare così l’autostima in vista di una delle partite più belle da giocare in Europa. Come ad Anfield infatti anche al Celtic Park si canta l’arcinoto “You’ll never walk alone”, l’equivalente del “Tu non sarai mai sola” che campeggia nello storico inno “Vola Lazio vola”. L’aquila vuole dimostrare di non essere da meno.

N.F.

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