FOCUS – Incognite consolidate, adattamenti lenti, killer-instinct cercasi. Obiettivo non sprecare la verve di un Immobile straripante che assieme a Lewandowski comanda l’Europa

 

di Niccolò Faccini

Elevate speranze, consueti interrogativi. Simone Inzaghi ha concesso due giorni di riposo alla squadra nella consapevolezza di dover lavorare ancora tanto per raggiungere gli equilibri giusti e l’alchimia in grado di spingere la Lazio stabilmente verso le parti alte della classifica. Il tecnico piacentino lavorerà a Formello con i calciatori che non partiranno per le nazionali e cercherà di aumentare i giri del motore di coloro che suderanno al Fersini agli ordini del suo staff. Il primo scorcio di stagione si è chiuso diversamente dai piani, con l’ennesima vittoria mancata, quella di Bologna. La classifica piange e recita 11 punti sui 21 disponibili nelle prime sette giornate, e anche il prosieguo del cammino in Europa League è ad oggi tutt’altro che scontato. Le lacune della compagine biancoceleste non differiscono quasi in nulla da quanto già palesato la scorsa stagione. Tanto gioco ma a sprazzi, qualità in mezzo al campo spesso mal supportata da una mediana in difficoltà, grande produzione offensiva che non riesce a tradursi in pioggia di reti, incapacità della gestione delle fasi della gara, le cosiddette “partite nella partita” che nel calcio moderno fanno la differenza. Ma l’ultima trasferta sul suolo emiliano ha fatto riscoprire anche incertezze e fragilità difensive che sembravano ormai alle spalle. Prima della sfida del Dall’Ara Acerbi e compagni potevano vantare tre partite concluse con la porta inviolata e dei meccanismi di reparto che facevano ben sperare in ottica futura, dovuti anche alla crescita invidiabile di Luiz Felipe e all’affidabilità di Bastos, oltre ad un Radu in buone condizioni e ad un monumentale e costante Acerbi. Al fischio finale del direttore di gara Orsato le incognite anche relative alla retroguardia sono tante, un po’ per la prestazione da horror di Ramos, un po’ per la clamorosa e inattesa difficoltà di Leiva a far filtro e a coprire gli spazi lasciati da un 11 tanto spregiudicato ed esteticamente bello almeno a tratti quanto talvolta sbilanciato e più propenso ad attaccare che al sacrificio e all’attitudine difensiva. Ne deriva un preoccupante numero di occasioni da gol per i padroni di casa, che hanno sfiorato la rete con limpide occasioni da gol in altre cinque circostanze, troppe per minimizzare o sminuirne la portata.

gruppo E europa league

 

calendario 2

INTERROGATIVI CONSOLIDATI – Gli interrogativi aperti dalle precedenti annate e dal mercato si ripresentano con puntualitĂ , e così possono evincersi l’impiego inesistente di Silvio Proto, giunto a Roma per far crescere la squadra dei portieri e mettere a disposizione l’indiscutibile esperienza internazionale, ma di fatto utilizzato solo nelle ininfluenti gare di fine stagione 2018/2019 e accantonato anche nelle prime partite del gruppo E di Europa League; l’evanescenza di un reparto offensivo che senza Immobile fa enorme fatica ad inquadrare lo specchio della porta; la lentezza dell’ambientamento nella Capitale dei nuovi acquisti. Denis Vavro è apparso lontano anni luce dall’inserimento nelle dinamiche della retroguardia, impaurito e quasi spaesato nelle pochissime apparizioni: disattento in marcatura sulla rete da corner di Petagna della SPAL, lento e impacciato nelle due presenze europee. Lo slovacco paga l’abissale differenza del calcio italiano e della difesa a tre dal campionato danese e dal modus operandi proprio di una difesa a quattro, e andrĂ  aspettato. Desta tuttavia qualche perplessitĂ  la scelta della societĂ  di non puntare su un profilo giĂ  abituato ai ritmi e alle esigenze tattiche del nostro paese. Sulle corsie laterali Senad Lulic continua l’inarrestabile avanti e indietro a tutto gas difettando inevitabilmente di luciditĂ , e ad oggi non ha un vero e proprio ricambio. Anche in tal caso infatti forzare l’inserimento di un nuovo acquisto in un nuovissimo ruolo non ha portato i frutti sperati. Così a San Siro all’errore di difesa e portiere si è aggiunto quello di Jony, che si è perso D’Ambrosio in occasione del gol dell’Inter che ha deciso il secondo big match stagionale dopo il derby. Sullo spagnolo vanno fatte delle precisazioni. L’ex Alavès è in fase di rodaggio e da quinto non ha mai giocato in carriera, un periodo di adattamento è d’obbligo e la qualitĂ  di cui dispone nota. Ad oggi ingabbiarlo in simile incombenza rischia però di svilire il suo bagaglio in fase d’attacco (terzo assist-man della scorsa Liga spagnola dopo Messi e Sarabia) e mettere in luce le lacune in fase di ripiegamento e prettamente difensiva. Quel che è certo è che sfruttare a dovere i suoi cross dovrebbe essere un gioco da ragazzi: a Cluj-Napoca il suo educato mancino ha sfornato assist al bacio sfruttati a dovere in realtĂ  solo da Bastos sul calcio d’angolo che segnò il momentaneo vantaggio laziale in Transilvania. Si attende il rientro definitivo di Jordan Lukaku, che due anni fa è stato un fattore sulla fascia sinistra. Abile a creare la superioritĂ  numerica e sfruttare doti fisiche e di velocista, il fratello del centravanti dell’Inter Romelu dopo la sosta dovrebbe rientrare in pianta stabile nel novero dei convocati (in campionato, mentre non è in lista europea) e tornare ad assaggiare il campo. Sulla destra spicca il perenne ballottaggio, l’alternanza tra Marusic e Lazzari che ha caratterizzato questo inizio di stagione. L’ex esterno della SPAL è arrivato per fare il titolare, ha iniziato alla grande a Genova ed ha disputato un buon derby, vedendosi tra l’altro annullare un gol che lo avrebbe fatto entrare di diritto ed immediatamente nel cuore dei tifosi della Lazio. In Romania si ricorda il gol divorato a tu per tu con l’estremo difensore avversario su assist geniale di Milinkovic, ma piĂą in generale è evidente come il ragazzo stia ancora faticando nel rispondere alle richieste di Inzaghi: per stessa ammissione del giocatore con Semplici Lazzari era abituato ad avere grandi spazi se non praterie e a sfruttare la supersonica velocitĂ  abbinata all’abilitĂ  di saltare il diretto avversario sulla corsia destra, mentre a Roma il suo compito è quello di stare alto ed abbassare i terzini della squadra rivale, il che si traduce in minore spazi e se sommato al carattere rarissimo dei dai e vai scambiati con i centrocampisti della Lazio spiega almeno in parte le problematiche del nuovo innesto biancoceleste. Inzaghi gli chiede di essere piĂą intraprendente, ma deve essere aiutato dai compagni. Ecco quindi riaffiorare Adam Marusic, che – squalificato per tre turni in Europa League – ha trovato spazio in campionato riuscendo anche a siglare una rete al Parma (sua vittima anche nella scorsa stagione). Il montenegrino, al netto dei fastidi fisici accusati durante la preparazione che lo hanno fatto carburare in ritardo rispetto ai compagni, è in ottima forma e non ha deluso nemmeno a Bologna, pur con caratteristiche molto distanti se non diametralmente opposte al quid proprium di Lazzari. La concorrenza ha sortito effetti positivi sul numero 77, che continuerĂ  a mettere in difficoltĂ  l’allenatore per giocare. Chi non lascerĂ  Formello ma al rientro non potrĂ  calcare il terreno di gioco è Lucas Leiva, espulso a Bologna. Il brasiliano ha un compito gravoso nello scacchiere di Inzaghi e contro i felsinei ha pagato una giornata no ma anche le grandi distanze tra i reparti e gli inconsueti errori in uscita dei centrali (leggasi in particolare Luiz Felipe). Il cambio di passo di Orsolini e l’agilitĂ  di Svanberg hanno costretto il 6 a perdere molti duelli, e il dover rimediare ad errori di misura dei compagni ha fatto il resto. Il suo vice nella testa del tecnico è Marco Parolo, con Cataldi che ha visto il campo col contagocce. Per Danilo e Valon Berisha vige un discorso quasi analogo. Entrambi sono stati schierati dal primo minuto nell’ultima sfida al Rennes, quando la squadra a centrocampo era priva dei tre titolari inamovibili Leiva, Milinkovic e Luis Alberto, e non sono riusciti a brillare, risultando spesso o in ritardo o avulsi dal gioco, ma nell’ambito di un primo tempo forse mai così incolore sotto la gestione Inzaghi. Il loro apporto, data la rosa a disposizione, sarĂ  fondamentale, e dunque cruciale sarĂ  ritagliargli un posto importante nelle gerarchie in mediana. L’ex Salisburgo intanto è giĂ  proiettato alla nazionale e spera di far bene negli imminenti impegni del Kosovo, con cui si è esaltato nelle ultime uscite. A centrocampo il verdetto della prima parte di stagione è fin troppo chiaro. La Lazio non può prescindere da Luis Alberto e Sergej Milinkovic, protagonisti assoluti e artefici delle fortune della squadra. Il Mago è stato convocato dalla Spagna a seguito di prestazioni d’autore: i suoi piedi sono il fulcro del gioco, e anche quest’anno la classifica degli assist è roba sua. Il serbo è il fiore all’occhiello della rosa, il valore aggiunto per qualitĂ  e quantitĂ , che da solo in settimana ha ribaltato la partita contro il Rennes. Forse però valorizzarlo impiegandolo piĂą vicino alla porta e svincolandolo dai compiti di copertura aumenterebbe la capacitĂ  realizzata in zona gol, che è il vero problema della Lazio.

atalanta

 

CIRO LEWA DOS

STERILITA’ OFFENSIVA E CIRO DIETRO A LEWA –  “Non abbiamo i punti in classifica che meriteremmo”, “Non ricordo parate di Strakosha”, “Abbiamo costruito tantissime occasioni da gol” sono i mantra di Inzaghi, che però vede far gol soltanto ad uno strepitoso Immobile. Ciro ha raggiunto quota 8 con la Lazio cui va aggiunta la rete siglata in Nazionale, la media è ancor piĂą alta di due stagioni fa, quando chiuse l’annata a quota 41 gol. Quanto a marcature in rapporto ai minuti giocati Immobile primeggia in Europa: nei primi cinque campionati europei ha davanti solo Lewandowski del Bayern Monaco. Nonostante la panchina con l’Inter e le precoci sostituzioni con Parma e Bologna, l’attaccante di Torre Annunziata continua a stupire e domenica ha trovato la diciannovesima doppietta in carriera con la Lazio. In attesa dei gol del Tucu Correa, letteralmente immarcabile nelle ultime uscite – specie a Bologna – ma del tutto inconsistente davanti alla porta. L’Atalanta prossima avversaria potrebbe fargli tornare alla mente la straordinaria cavalcata conclusa con il gol che ha sigillato la vittoria dell’ultima coppa Italia. La sfida a Gasperini se non proibitiva sarĂ  delicatissima. I bergamaschi infatti sono reduci dal miglior inizio della loro storia e nell’anno solare sono in testa alla virtuale graduatoria, in perfetta armonia col girone di ritorno dello scorso campionato, che li ha visti davanti a tutti. Recuperare tre punti alla Dea o finire a meno otto in sole otto giornate, il bivio cui la Lazio si troverĂ  di fronte sarĂ  di quelli da cui uscire rafforzati o con le ossa rotte. Ma tempo per esaltarsi o leccarsi le ferite non ve ne sarĂ : Fiorentina, Torino (turno infrasettimanale) e Milan in 7 giorni le avversarie in calendario, nel bel mezzo c’è la doppia sfida al Celtic Glasgow da cui dipenderĂ  l’Europa League. Il Rennes ultimo in graduatoria nel Gruppo E sarĂ  impegnato in un decisivo doppio confronto col Cluj, la Lazio non può piĂą permettersi passi falsi se non vuole salutare la competizione alla prima fase. Un periodo davvero intenso è alle porte. Inzaghi si augura di poter allargare la base dei potenziali titolari e ottenere risposte adeguate da coloro che fino ad oggi sono stati meno impegnati. Ripetere ancora gli errori sarebbe delittuoso; uscire dal secondo tour de force vincendo e convincendo contro squadre forti e competitive potrebbe dare la sterzata giusta ad una stagione con lo spettro dell’appiattimento. Non resta che incrociare le dita per i nazionali e preservare l’ariete Immobile, in attesa che la sua linfa contagi anche i compagni di reparto e permetta alla Lazio di concretizzare quanto prodotto, se si vuole evitare – come spesso accaduto – di doversi accontentare di tanti meritati complimenti.

N.F.

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