FOCUS – UNA COMMOVENTE DOMENICA – Ottovolante Lazio, polemiche giallorosse, vibrante derby d’Italia. E poi l’animus pugnandi del coraggioso e libero Sinisa, che tutto muove

 

di Niccolò Faccini

Al mondo non v’è nulla di costante, eccetto l’incostanza. La domenica di Serie A è in casa biancoceleste la giornata dei verdetti annunciati, cristallizzazione di un principio che Jonathan Swift avrebbe così malinconicamente espresso. Volubile, vista e rivista, perseverante nell’errore, imprevidente a tal punto da esser più leggera che leggiadra, evanescente e poco feroce. La Lazio naufraga a Bologna tornando a manifestare perplessità che in terra emiliana rappresentano ormai più che un unicum un ritornello invasivo. L’inconsistenza di una prima frazione svagata, fatta di una fase difensiva pressappochista e della certezza del Re Mida Immobile, il numero 17 tristemente solo nella sua unicità, solo com’è solo chi è capace di gonfiar la rete in uno scacchiere composto da troppi elementi privi della freddezza e del cinismo che sono ontologicamente fondamentali per vincere le partite. Una storia già vissuta, una sbadataggine che è sinonimica di una negligenza ripetuta nel tempo, quasi emblematica di una sazietà di cui non è noto il motivo. Sono cinque le occasioni da gol chiare per il Bologna nel primo tempo del Dall’Ara, una in più di quelle costruite dai felsinei nella ripresa, sintomo di una retroguardia ballerina e di un apporto del centrocampo quantomeno rivedibile. Con rivedibile fa rima poi il termine prevedibile, come il ritardo dell’estremo difensore biancoceleste nel rinviare ogni pallone nella metà campo avversaria; come gli svarioni di un Luiz Felipe capace di fare tanti passi indietro in soli sessanta minuti rispetto ad un intero inizio di stagione convincente; come l’aridità offensiva di un Correa più croce che delizia e non certamente per un calcio di rigore fallito quanto per la disarmante facilità insita nel suo costruire castelli magnificenti per poi abbatterli come l’onda impietosa. Prevedibile come il fatto che senza Immobile in campo il gol sia utopia o chimera, o come le difficoltà su Orsolini di un Lulic già in riserva e senza vere riserve di ruolo che possano subentrare. L’incostanza di cui parla Swift è l’instabilità di una compagine troppo umorale per guadagnarsi le parti nobili di classifica, la mutevolezza del peso specifico fatto valere nelle diverse fasi di gioco, il perpetuo imbarazzo del non riuscire a completare novanta minuti con identica intensità in tutte le fasi di gioco. Ne deriva un problema-trasferte: lontano dall’Olimpico la rotonda vittoria su una Sampdoria rivelatasi fragile e indifesa è l’illusione dell’avvio di stagione, una rondine solitaria, seguita da uno stormo di delusioni cocenti, da Cluj-Napoca a Ferrara, da San Siro alla Torre degli Asinelli. Per non parlare di una difesa che prima del fischio d’inizio di Orsato poteva dirsi bella e impenetrabile, e che al fischio finale lascia di stucco per arrendevolezza e timore manifesto. I numeri parlano chiaro: terzo gol consecutivo di testa realizzato dai rivali di turno ai capitolini, una somma delle reti incassate che restituisce il numero nove, e ve ne fosse uno (tra i gol subìti) ad essere stato preso in contropiede. No, tutti a difesa schierata. C’è da lavorare e da riflettere su tante preoccupanti tendenze. Quella di un Milinkovic costretto sovente ad immalinconirsi davanti alla difesa e così lontano dall’amica porta, quella della regolarità con cui il doppio cambio è inscenato dalla panchina laziale. Quella di una fascia destra occupata da un Marusic in buone condizioni fisiche ma dalla quale la voce dei cross piovuti al centro dell’area è prossima allo zero. La mesta sicurezza è che lo scontro all’Atalanta che avverrà dopo la sosta già potrebbe aver le vesti di uno spartiacque inappellabile della stagione almeno in termini di ambizioni in ambito nazionale, una sentenza definitiva che sancirà se per le aquile sarà speranza o anonimato. I tifosi biancocelesti si augurano di dover farsi cullare dalle splendide note di Battisti solamente per cantare i “cieli immensi” e non per domandarsi perchè, quando cade la tristezza in fondo al cuore, come la neve non fa rumore.

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RUMORE – Chi nel weekend ha preferito il rumore al silenzio e al buon senso è stata la dirigenza dell’altra sponda del Tevere. La Roma ha impattato col Cagliari all’Olimpico, con la compagine sarda che soltanto due anni fa aveva dovuto sopportare una rete di Fazio viziata da un tocco di mano nel finale di gara, e quest’oggi esce dalla Capitale con un ottimo punto. Il casus belli delle parole del direttore sportivo Petrachi ai microfoni di Sky Sport è rappresentato da una spinta del centravanti giallorosso Kalinic che ha costretto il centrale difensivo degli isolani a scontrarsi col portiere del Cagliari Olsen e abbandonare il rettangolo di gioco in barella. Una spinta immediatamente anteriore alle rete del 2-1 nel recupero, una spinta che rende vano il gol stesso, una spinta giudicata inesistente dai numeri uno capitolini, che nella stancante coda polemica di fine gara si schierano apertamente contro il direttore di gara Massa reo di avere annullato un gol in maniera che Petrachi ritiene “mortificante, arrogante e supponente”. Si parla di “ vittoria sacrosanta scippata”, si ascoltano gli insulti del tecnico Fonseca all’arbitro e al tutto va aggiunto il tweet del presidente James Pallotta che parla di “schifo”. C’è poi la versione del mister del Cagliari Rolando Maran, che puntualizza come l’intervento falloso che ha portato a cancellare la rete sia evidente, poi l’invito proveniente direttamente dagli studi Sky nella persona del giornalista Marco Bucciantini ad abbassare i toni e ad evitare linguaggi, atteggiamenti e proteste plateali e scomposti, invito che diventa richiesta esplicita e diretta nel post del direttore di La7 Enrico Mentana, che tramite l’account Facebook punge il ds della Roma etichettando l’intervento del post partita come un evitabile “piagnisteo”. E’ inaccettabile, prosegue Mentana, “sentire da un dirigente di una società importante che ‘il calcio non è uno sport per signorine, non è la danza classica’, tutto questo peraltro dopo che un giocatore della squadra avversaria era stato portato via in barella con la maschera ad ossigeno”. Come si apprende infatti da un comunicato della società sarda, un trauma contusivo-distorsivo del rachide cervicale è l’infortunio occorso a Pisacane, immediatamente trasportato al Pronto soccorso del Policlinico Gemelli. Resta l’amarezza in alcuni, resta soprattutto la percezione che smorzare i toni costituisca l’unica ratio per riportare tutto alla bellezza di un calcio che si fondi più sulle gesta dei protagonisti che sulle parole dei co-protagonisti, più sull’emozione dell’attimo che sul pathos convulso dell’eco violento a livello verbale. Al mondo non v’è nulla di costante, eccetto l’incostanza. Così chi era ds granata nel putiferio oggettivo scaturito dal mani di Iago Falque in Lazio-Torino e dalla conseguente espulsione di Immobile con Giacomelli in cattedra, prima rimase in silenzio, oggi sbraita.

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PROTAGONISTI – C’è poi – per fortuna – chi fa parlar di sé per l’eroismo del gioco, per la fluidità della manovra, per la forza delle consapevolezze, per la nitidezza di una filosofia, per il coraggio del seguire pedissequamente una mentalità. A San Siro la Juventus di Sarri fa un altro balzo in avanti sotto tutti i punti di vista, schiantando una indomabile Inter con una indiscutibile prova di forza. L’equilibrio è rotto dall’estasi del Sarri-Ball, da un’azione come paradisiaca orchestrata da Ronaldo e Bentancur e finalizzata dal solito Higuain. Almeno un’ora di grande spettacolo alla Scala del calcio, interpretazione quasi poetica di due modi di vedere calcio diversi ma entrambi forieri di vittorie. Ne esce fuori una partita che è elogio del football e riconcilia con l’essenza più intima dello sport. Che è fatto di istinto, di genialità, di sregolatezza, di valori, di condivisione, di amore. L’amore di un popolo e forse di milioni di amanti di questo gioco per Sinisa Mihajlovic, protagonista indiscusso di giornata e non solo. L’allenatore del Bologna, impossibilitato ad entrare in contatto con colleghi, arbitri e calciatori, ha salutato tutti con un cenno della mano e mimando applausi prima del fischio d’inizio della sfida con la Lazio. Il valore intrinseco dell’esempio, il coraggio, l’umiltà e l’altruismo del saper regalare agli altri il proprio dolore e la propria energia. L’animus pugnandi del tecnico dei rossoblu nel combattere la battaglia alla leucemia e la standing ovation dei tifosi bolognesi e laziali son forse le fotografie più commoventi di una domenica da brividi. Se la pura condivisione è per Freud autentica poesia nella prosa della vita reale, la presenza dell’ex calciatore della Lazio in panchina è l’ennesimo gesto toccante di un guerriero che ha meritato un’ovazione magica. Nella mattinata che aveva preceduto il match una processione ordinata, sentita e silenziosa al santuario di San Luca, la seconda dopo quella di luglio; una manifestazione di commosso silenzio guidata da don Massimo Vacchetti, sacerdote cui i tifosi laziali hanno regalato una maglia per Mihajlovic recante la scritta con lo storico coro “E se tira Sinisa è gol”; una testimonianza d’affetto che unisce non solo i sostenitori delle due compagini ma tutti gli appassionati. Se il vincitore è chi non ha mai smesso di credere, la Serie A ha – senza alcuna retorica – un campione in pectore, un uomo vincente, che sulla base dell’andamento dei trattamenti sanitari tenterà ancora di seguire da vicino la squadra per iniettarle tutta la carica possibile. La stessa che Sinisa è riuscito a trasmettere anche attraverso i televisori, in un ottovolante di passione da cui farsi avvolgere e riscaldare, anche rimanendo in silenzio, riesaminando le proprie priorità, facendosi un esame di coscienza, rivolgendosi ai piani alti o facendo una preghiera. A volte svincolarsi da ogni brusio e fare astrazione da ogni vociferare può essere la via maestra per tornare a soffermarsi su ciò che conta davvero, che è ciò che tutto muove, l’amore trepidante per ciò per cui si lotta. Un’immagine tacita di un guerriero silenzioso che posa la mano sul cuore, ciò da cui parte tutto, ciò che nasce coraggioso, perché libero.

N.F.

 

Foto LaPresse/Filippo Rubin 06/10/2019 Bologna (Italia) Sport Calcio Bologna - Lazio - Campionato di calcio Serie A 2019/2020 - Stadio “Renato Dall’Ara“ Nella foto: SINISA MIHAJLOVIC (ALLENATORE BOLOGNA) Photo LaPresse/Filippo Rubin October 06, 2019 Ferrara (Italy) Sport Soccer Bologna vs Lazio - Italian Football Championship League A 2019/2020 - “Dall’Ara” Stadium In the pic: SINISA MIHAJLOVIC (BOLOGNA FC COACH)

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