VIGILIA E CONFERENZE DI INTER-LAZIO – Inzaghi alla prima contro Conte, alla Scala del calcio è duello totale tra assetti simili. Simone: “Umiltà e coraggio”, il collega lo esalta: “Sottovalutato, Lazio ha identità chiara”

 

di Niccolò Faccini

Banco di prova durissimo e attendibile, catino infuocato da cui uscire o con le ossa rotte o con le ali spiegate e forti, crocevia essenziale di una stagione pur iniziata da pochissimo. San Siro è stato per la Lazio un luogo quasi mistico negli ultimi anni: se è vero che in campionato col Milan la maledizione continua a costringere i biancocelesti al k.o. o al massimo al pari, le gare contro il Diavolo in Coppa Italia e quelle contro l’Inter hanno spesso regalato soddisfazioni di portata indicibile, sovente con ripercussioni positive anche su trofei vinti, vedasi il caso dell’ultima Tim Cup alzata nel cielo di Roma dopo aver eliminato in Lombardia le due milanesi nei quarti e nelle semifinali della manifestazione. Alla quinta giornata va in scena nel turno infrasettimanale della Serie A del mercoledì. alle ore 21, la sfida tra la nuova Inter di Antonio Conte e la vecchia Lazio di Simone Inzaghi, gara tra compagini che usufruiscono di schemi tattici e linee di gioco fondati su un modulo speculare, quel 3-5-2 che è marchio di fabbrica di entrambi i tecnici. “Pura questione di irrilevanti numeri” per l’allenatore salentino, vero e proprio mantra calcistico per il mister piacentino, che negli ultimi due anni ha cristallizzato il gioco della squadra focalizzandosi sulla retroguardia a tre e su un centrocampo che abbina quantità e qualità. Quella che i nerazzurri hanno ottenuto con l’innesto del prezioso Stefano Sensi, jolly offensivo autore in questo primo scorcio di stagione di quello che può essere etichettato come exploit solo da coloro che non ne avevano apprezzato l’intelligenza tattica con le maglie di Sassuolo e Nazionale. Il cruccio di Inzaghi è costituito da quella mancanza di solidità (difensiva e mentale) che invece è oggi, almeno sulla carta, punto di forza centrale della squadra di Steven Zhang. Skriniar, de Vrij e Godin (protagonista di una prestazione monstre nel derby di sabato scorso col Milan alla Scala del Calcio) sono pilastri irremovibili di una difesa destinata a primeggiare nella massima serie, con l’olandese che per un motivo o per l’altro non ha mai sfidato la squadra che lo ha portato in Italia da ex e che potrebbe dare ancora una volta forfait nella partita contro il passato. La causa questa volta sarebbe un affaticamento, e sarebbe anche lecito crederci, dato che l’Orange non ha mai rifiatato nelle ultime gare, al contrario per esempio di Godin che è stato risparmiato nel mezzo scivolone interno di Champions con lo Slavia Praga. Inter-Lazio è anche questione di fisicità – Milinkovic, Acerbi e Bastos contro Vecino e i tre centrali – e perché no anche di famiglia: Romelu Lukaku guiderà l’attacco dei padroni di casa dopo aver imparato l’italiano e i meccanismi della Serie A osservando le – comunque poche – apparizioni del fratello Jordan con la maglia delle aquile. Ma Inter-Lazio è anche Handanovic contro Immobile, duello che va ripetendosi con alterni verdetti nelle ultime annate; e persino Candreva contro Lulic, sfida nella sfida tra i due attori da oscar del film indimenticabile del 26 maggio 2013. Infine, Inter-Lazio è la partita di Gabriele Sandri, quella che all’epoca non venne giocata per la tragedia occorsa al giovane tifoso laziale, cui la Nord di Milano ha in passato dedicato una coreografia da brividi, e di cui ricorreva ieri il compleanno.

 

gli inizi

 

CONFERENZE – Tornando al profilo sportivo, non c’è da temere: al Meazza si preannuncia un grande spettacolo, con la Lazio che vuole vestire i panni della guastafeste di una Inter capoclassifica a punteggio pieno – leggasi 12/12 – alla ricerca della quinta gemma consecutiva di un avvio di campionato se non formidabile comunque all’altezza delle più rosee aspettative. Conte non si fida e in conferenza predica calma. “La Lazio è un ostacolo impegnativo, tra i più difficili del nostro inizio di stagione. Una squadra con una propria identità, da diversi anni sta lavorando con Simone Inzaghi, un bravissimo allenatore, forse sottovalutato. Dovremo fare attenzione perché l’avversario è forte ed è migliorato negli anni, a testimonianza del fatto che c’è un grande progetto. Dobbiamo sapere che domani sarà una gara complicata e ci vorrà la spinta di tutti”. La spinta di oltre 55mila anime, quelle previste sugli spalti per il secondo big match della stagione della Lazio, che il primo lo ha fallito soltanto a livello di risultato, asfaltando la Roma nel derby sotto il profilo del gioco. La partita di domani sera dirà molto sulle reali ambizioni di una compagine – quella capitolina – abituata a fornire grandi performances nelle difficoltà e a non perdere la concentrazione sui palcoscenici più illuminati per poi cadere sul più bello contro formazioni meno blasonate commettendo sempre i soliti errori. E’ il salto di qualità definitivo quello che Inzaghi va cercando, quello che il tecnico biancoceleste (prima nel dopogara di SPAL-Lazio e poi nella conferenza stampa di oggi a Formello) ha ammesso non essere ancora arrivato, pur avendo la Lazio ottenuto una identità forte nel modo di stare in campo. Il rammarico per i troppi punti persi è già tanto, ma Simone guarda ai lati positivi e traccia la via: “Dobbiamo sempre avere i piedi per terra. Non avevo bisogna di ritrovare l’unione del gruppo, dopo il Cluj avevo detto di essere sereno per quello che avevamo creato. Dovevamo avere più cattiveria per far sì che gli episodi non condizionassero la partita come avvenuto contro la Spal e appunto in Romania. Abbiamo riflettuto dopo le due sconfitte, se prese nel modo giusto ci aiuteranno a crescere. Se giochiamo con la determinazione vista tra Genova, derby e Parma possiamo portare gli episodi dalla nostra parte”. Lo step decisivo per spiegare le ali passa per “umiltà e concentrazione”, elementi che saranno necessari per cento minuti nella partita in programma tra neanche ventiquattro ore. Partita in cui la Lazio potrà contare su Immobile. “Ciro con me si era già scusato con me personalmente, l’ha fatto non appena l’arbitro ha fischiato la fine della partita. Ieri ha fatto un bel gesto, si è scusato davanti ai compagni e alla società. Si deve ragionare per la squadra, non per gli aspetti personali. In questo siamo cresciuti molto, Immobile in 10 minuti aveva già capito a fine gara, senza che nessuno gli dicesse nulla ha chiesto scusa e ha capito. Non c’è nessun caso, è tutto risolto”, ha spiegato Inzaghi alla vigilia, ribadendo ciò che già aveva affermato al termine di Lazio-Parma di domenica sera. A chi gli chiede numi circa la posizione in campo di Luis Alberto nella gara ventura, Inzaghi risponde che non dovrebbero esserci sorprese: il Mago – che col Parma ha toccato la sfera in 131 occasione, suo record personale in stagione – agirà nello stesso ruolo di mezzala che lo scorso anno lo ha portato a sfornare l’assist vincente per la rete dell’1-0 finale di Sergej Milinkovic con cui la Lazio ha espugnato San Siro nel finale di stagione regalandosi un successo di prestigio. Avrà inevitabilmente anche compiti difensivi, perché Inzaghi non può non richiamare alla mente la faraonica campagna acquisti del prossimo avversario. “È un’Inter diversa rispetto a quella di Spalletti, adesso c’è un altro modulo, soprattutto altri concetti. La squadra è cresciuta, sono stati fatti investimenti, hanno comprato tanto e bene in estate. Ho visto le prime tre gare di campionato e posso dire che con Cagliari e Udinese hanno fatto molto bene e poi hanno vinto nettamente anche il derby. Secondo me l’Inter potrà giocarsela fino alla fine con Juve e Napoli per lo scudetto”: non lascia spazio ad altre interpretazioni la lucida analisi di Inzaghi, che è pienamente consapevoli della difficoltà di una partita che arriva presto ma forse al momento giusto. “Sono sempre grandissime partite, in passato abbiamo fatto ottime prestazioni in questo stadio. L’Inter ha un grandissimo stadio, ha preso un allenatore di livello, giocheremo con consapevolezza e alla grande la nostra partita. Servirà coraggio”. E se Inzaghi richiama i ragazzi all’ardore, Conte (che ha migliorato il proprio record personale quanto a punti collezionati nelle prime 4 in carriera) non si lascia andare a facili entusiasmi e afferma schiettamente ai microfoni della sala stampa: “Domani sarà una partita molto difficile contro una squadra molto forte che ha una chiara identità, un’identità precisa. Sono sempre stati protagonisti negli ultimi anni e hanno vinto la Coppa Italia a testimonianza del lavoro fatto da società e allenatore. Per noi è un’altra verifica e credo sia inevitabile che se entriamo in campo con la testa agli elogi presi nel derby significa che non abbiamo capito niente di quello che dobbiamo fare e ci aspetta. Deve essere resettato tutto nel più breve tempo possibile, domani ci aspetta la Lazio e dovremo dare risposte importanti. Quando mi parlate di crescita dico che siamo ancora alla quinta giornata e come è ovvio che sia c’è un percorso talmente lungo che non si possono fare premonizioni. So che sarà un cammino arduo in cui ci sarà da cadere e bisognerà essere bravi a rialzarsi, il tempo dirà se sapremo farlo. In questi giorni sento proclami, dopo quattro giornate si parla già di questo e di quello. Ho l’esperienza giusta per dire che questo viene fatto ad arte, ci aspettano al varco. Noi dovremo essere bravi a restare coi piedi per terra perché non sarà facile. Farsi inebriare dagli elogi sarebbe sciocco e significherebbe non aver capito niente”.

 

Antonio-Conte

QUESTIONE DI SCELTE – La mentalità del sergente nerazzurro è già stata trasmessa ai giocatori, o almeno questo ha detto l’ultima gara di campionato, quando il centrocampo nerazzurro ha sciorinato l’ennesima prestazione da urlo. In cabina di regia sarà quindi confermato Brozovic, mentre Barella potrebbe lasciare il posto a uno tra Vecino e Gagliardini – col primo nettamente favorito nel ballottaggio interno – e Sensi dovrebbe agire in posizione più avanzata assieme a Politano, che nel derby è stato un fattore a partire dalla panchina ed ha sfiorato la gioia personale colpendo un incrocio dei pali che ancora trema e grida vendetta. Da quel lato giocherà quasi certamente Bastos, che con Acerbi e Ramos dovrebbe completare la linea difensiva della Lazio, riproponendo la retroguardia che a San Siro ha già ben figurato più volte nella scorsa annata. Scelte quasi obbligate quelle del pacchetto arretrato per l’allenatore laziale, che dovrà rinunciare a Radu, che “questa mattina aveva 38.5 di febbre e sarà l’unico a non rientrare nei convocati”. Le sorprese, per entrambe le compagini, potrebbero arrivare dalle corsie laterali. Dei quattro posti da ricoprire, l’unico ad apparire certo della titolarità alla vigilia è Senad Lulic: il bosniaco presidierà la fascia sinistra date le attitudini più difensive di quelle di Jony Rodriguez, che pure tanto bene aveva fatto in Europa League a Cluj-Napoca. Sulla destra Lazzari dovrebbe dare il cambio a Marusic: l’ex esterno della SPAL ha riposato col Parma e nelle turnazioni sembra nettamente favorito, ma il montenegrino è apparso decisamente in condizione contro i ducali e potrebbe anche vincere in extremis il duello col nuovo acquisto. Tra i meneghini le scelte sono ancora un rebus, e la conferenza di Conte non è stata di certo chiarificatrice in merito alla formazione. “Godin ha giocato la partita contro l’Udinese e poi ha riposato in Champions. De Vrij ha avuto un piccolo affaticamento prima del Lecce ma per via della posizione può giocare tante gare consecutive. Sono ragazzi allenati che stanno bene. Dovrò fare delle scelte tenendo in considerazione tanti fattori. Alcune volte dovrò prendere dei rischi“. Rischi – ça va sans dire – che potrebbero rispondere ai nomi di Antonio Candreva (avanti rispetto a Lazaro e D’Ambrosio) sulla fascia destra e Cristiano Biraghi sulla corsia sinistra. L’ex viola è rientrato nell’operazione che ha portato a Firenze Dalbert ed è possibile sia il prescelto per dare un turno di riposo ad Asamoah. L’ex Udinese e Juventus però ha disputato le ultime due sfide ad altissimi livelli dimostrandosi affidabile in entrambe le fasi, dunque sarà comunque difficile scalzarlo nelle gerarchie di Conte. Che ad ogni modo prevede di ricorrere al turn-over nei prossimi impegni. “I ragazzi stanno lavorando per allargare la base dei titolari. Nelle partite non puoi giocare a marce basse, devi sempre spingere. Per noi sarà importante allargare quella base, forse già da domani”. E così anche la panchina sarà folta e di lusso: Sanchez e Lautaro Martinez potrebbero accomodarsi accanto al nuovo allenatore e scaldarsi per subentrare a partita in corso e risultare pedine decisive. Quelle della squadra ospite saranno con tutta probabilità Marco Parolo e il calciatore tra Correa e Caicedo che partirà tra le riserve. L’ultimo gol confezionato su azione dai biancocelesti al Meazza, sponda nerazzurra, è derivato da uno scambio veloce e qualitativo di passaggi tra Ciro e Felipe, culminato con la rete del provvisorio 0-1 laziale nel primo tempo supplementare di Inter-Lazio di Tim Cup: in quella circostanza l’avanti dell’Ecuador si era già reso pericoloso nel recupero dei tempi regolamentari, sciupando clamorosamente una ghiotta opportunità a tu per tu con l’abile estremo difensore rivale. La fisicità del “Panterone” è un’opzione importante nella testa di Inzaghi che permetterebbe ad Immobile di non rimanere isolato tra i giganti interisti; d’altra parte gli ultimi ingressi di Correa a partita in corso non hanno dato gli esiti sperati, e il Tucu – al netto di una cronica fatica a risultare cinico e freddo sottoporta – è in forma fisica smagliante. Sarà tra i rebus delle ultime ore. “L’Inter cerca tanto i propri attaccanti, cerca di lasciarli in posizione e di trovare i punti di riferimento. Noi abbiamo attaccanti differenti, che si decentrano dalla zona. I moduli sono simili, ma interpretati in modo leggermente diverso, ha rimarcato Inzaghi nella giornata di oggi, concludendo che “giocheranno due su tre degli attaccanti”: del resto “la Lazio ha 7 gare in 21 giorni, coloro che subentrano sono tutti titolari aggiunti, bisognerà quindi vedere i dati e fare la formazione migliore per la partita in questione. L’Inter ha avuto un giorno in più rispetto a noi, è avvantaggiata sotto questo profilo. Noi oltre ad avere tante gare, giocando l’Europa League non abbiamo i recuperi che hanno le altre squadre”. Una considerazione che tuttavia non dovrebbe portare Inzaghi a stravolgere un 11 che nonostante le critiche rimane competitivo e qualitativamente d’alta levatura. E’ Inzaghi contro Conte, è Lazio contro Inter, è un match che tutti vorrebbero giocare. Non sarà San Siro un esame di maturità, ma un cruciale passaggio. Perché le annate scorse hanno già insegnato che senza continuità nemmeno il più pirotecnico spettacolo può entusiasmare e fare primavera.

N.F.

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