FOCUS – La doppietta di Valon Berisha nella patria del football è la meravigliosa pagina di sport di un Kosovo lacerato, dilaniato e ancora incerto, che oggi però può esultare al gonfiarsi di una rete

 

di Niccolò Faccini

Scontato e a tratti poco interessante sarebbe limitarsi ad enumerare le quattro meraviglie dell’attaccante e bandiera del Portogallo Cristiano Ronaldo andate in scena in Lituania e precisamente in quel di Vilnius e servite ai portoghesi a schiantare la squadra di casa e confermarsi seconda forza del gruppo B alle spalle dell’Ucraina. La serata riservata alle gare di qualificazione al prossimo europeo itinerante che vedrà tra l’altro la gara inaugurale disputarsi nell’impianto dello stadio Olimpico di Roma ha infatti sì comunicato al globo la necessità di aggiornare le quasi sovrumane ed impressionanti statistiche del centravanti della Juventus, che col poker siglato nel 5-1 esterno alla Lituania ha superato Robbie Keane nella classifica dei cannonieri di tutti i tempi delle qualificazioni Europee, ma ha anche presentato una sfida dal fascino incredibile e meraviglioso che riconcilia col calcio e tramite il calcio ci serve su un piatto d’argento l’occasione di raccontare brevemente una storia a tratti drammatica ma anche insuscettibile di “damnatio memoriae. Non stiamo parlando del 4-2 dell’Albania di Thomas Strakosha sull’Islanda o del facile e ampiamente pronosticabile 3-0 casalingo della Francia sul modesto rivale dell’Andorra, né tantomeno del perentorio 0-4 della Turchia in Moldavia reso comunque ancor più interessante dal gol prodezza del corteggiatissimo Yusuf Yazici, talento ex Trabzonspor sbarcato in Ligue 1 al Lille pur piacendo a mezza Europa, Lazio in primis. Non favelliamo del 3-1 della Serbia sul malcapitato e mai domo Lussemburgo – condito poi da due assist del laziale Sergej Milinkovic Savic, finalmente titolare e autore di due pennellate vincenti per le segnature di Radonjic e bomber Mitrovic, né della disfatta del Montenegro di un ancor fuori forma Adam Marusic ad opera della Repubblica Ceca di Patrik Schick. I riflettori si spostano per una sera nel teatro dei sogni del St.Mary di Southampton, dove si sono affrontati la grande Inghilterra, patria del football mondiale, e il piccolo e recente Kosovo.Conterà la mentalità e a dare ottimi frutti sarà il nostro pressing che definirei pazzo”, aveva annunciato in toni forti alla vigilia il commissario tecnico della nazionale nata da pochissimi anni. A sfidarsi due mondi opposti, forse davvero agli antipodi, a sfidarsi però tutto sommato anche 22 calciatori intenti a correre attorno ad una sfera su un manto erboso. E allora sì, tutto può succedere, tutto può sorprendere, tutti i sogni sono realizzabili.

 

UNA STORIA TRAVAGLIATA – Il Kosovo è attualmente una repubblica dell’Europa sud-orientale che dal medioevo alla fine del vecchio millennio ha dovuto affrontare battaglie disumane e guerre sanguinose per motivi etnici, linguistici, politici, religiosi. Riconosciuto come Stato indipendente da 100 membri delle Nazioni Unite sui 193 attuali e da 23 Stati membri dell’Unione Europea sui 28 complessivi, questo territorio ha visto succedersi nei decenni numerose guerre per l’ottenimento dell’indipendenza caratterizzate da un palese e vergognoso calpestamento di ogni nucleo anche minimo dei diritti umani. Dopo essere stata provincia autonoma della Serbia e a seguito di una storia travagliata, il Kosovo il 17 febbraio 2008 ha dichiarato la propria indipendenza autoproclamandosi repubblica svincolata dalla Serbia, che invece ne rivendica il territorio. La dichiarazione di indipendenza costituisce un “unicum” nonché celebre esempio di come lo “ius secessionis” nel diritto internazionale ancora fatichi a trovare un inquadramento stabile e sia anzi soggetto all’aurea regola per cui “ex facto oritur ius”, vale a dire il diritto nasce dalla vita. L’indipendenza del Kosovo è stata riconosciuta da 115 Stati tra cui gran parte del nostro continente e dagli Stati Uniti ma osteggiata e aspramente contestata dalla Federazione Russa. Numerose le missioni internazionali tese al mantenimento della pace e alla gestione delle fasi più calde dei conflitti etnici (la maggioranza della popolazione è albanese) e del consolidamento della attuale repubblica parlamentare: in primis l’UNMIK (United Nations Mission in Kosovo), creata con risoluzione numero 1244 del 10 giugno 1999 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e tesa a organizzare e controllare lo sviluppo di istituzioni temporanee di autogoverno democratico in attesa di una sistemazione politica del territorio e col gravoso compito di sopraintendere al trasferimento di poteri dalle istituzioni provvisorie al quelle definitive. L’UNMIK ha fatto seguito alla revoca dell’autonomia da parte della Serbia e al conflitto armato prolungatosi senza soluzione di continuità dal 1996 al 1999, è stata assistita anche dall’OSCE quanto alla democratizzazione del territorio e anche dall’Unione Europea (EULEX) in relazione alla ricostruzione e allo sviluppo economico del Paese, oltre che dalle forze della Nato (KFOR) per la difesa esterna. Cruciale sottolineare come la Corte Internazionale di Giustizia nel parere consultivo del 2010 sull’indipendenza del Kosovo richiesto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia affermato che il principio di autodeterminazione dei popoli possa inglobare un diritto alla secessione o meglio, per dirla con le parole della corte, un “diritto all’indipendenza” soltanto in tre casi tassativamente indicati, vale a dire il caso di ex colonie, il caso di territori oggetto di occupazione miliare forzata (si prendano ad esempio le occupazioni israeliane in Palestina, oppure l’occupazione russa della Crimea o di Abcasia ed Ossezia del Sud, controllata dal punto di vista politico, militare, culturale dalla Russia) e quello della dominazione razziale come nel paradigmatico abominio dell’apartheid. In pratica nel parere consultivo reso dalla Corte – chiamata ad esporsi sulla conformità al diritto internazionale della dichiarazione di indipendenza kosovara – c’è una pars construens nella parte in cui la dichiarazione di indipendenza è ritenuta “non contraria al diritto internazionale, in quanto tipico caso di REMEDIAL SECESSION cioè secessione come necessario rimedio alla perpetrazione di crimini internazionali e alla sistematica violazione dei diritti umani”, ma anche un evidente intento di lavarsi le mani circa la questione ampiamente dibattuta relativa allo status del Kosovo. Il silenzio della CIG circa l’acquisto o meno della qualità di “Stato” rende oggi il Kosovo un territorio de facto conteso che ha Pristina come capitale. Il diktat della Corte è comunque chiaro ed in parte rivoluzionario e progressista, laddove è stato in esso ribadito che la tutela dell’integrità territoriale costituisca “interesse preminente nella comunità internazionale” (rimanendo dunque le ipotesi di autodeterminazione circoscritte a rarissimi casi) ma anche rimarcato come la dichiarazione di indipendenza possa essere unico rimedio possibile in determinati contesti sullo scenario internazionale. La parola fine sulla vicenda non è ancora stata scritta.

 

IL PIANO CALCISTICO – L’incertezza manifesta a livello geopolitico è in parte inevitabilmente rispecchiata dalla nascita di una nazionale di calcio che ha visto la luce soltanto nel marzo 2014 (prima amichevole contro Haiti) ed è stata affiliata a FIFA e UEFA. Come a livello geopolitico si deve ancora parlare di uno Stato indipendente autogovernato ma oggetto di forte rivendicazione serba, a livello sportivo urge distinguere la prima sfida della nazionale oggetto di riconoscimento internazionale (l’amichevole contro le Isole Far Oer vinta 2-0 dal Kosovo nel giugno 2016) dalla prima gara ufficiale datata 5 settembre 2016 (1-1 in Finlandia nelle qualificazioni al campionato mondiale 2018). La competizione della Nations League ha rappresentato un’oasi felicissima per una squadra così giovane, giacchè la nuova manifestazione ha dato la possibilità al Kosovo di confrontarsi con selezioni alla portata ed evitare di subire figuracce internazionali inutili ai fini di una crescita calcistica. Il terzo posto nella Lega D della Lega delle Nazioni è un capolavoro assoluto nelle proporzioni. Basti considerare che la nazionale che si è presentata il 10 settembre a Southampton al St.Mary Stadium veniva da 14 gare consecutive di imbattibilità. Significa che per due anni il Kosovo ha saputo soltanto vincere o comunque non perdere. La vittoria sul Madagascar per 1-0 e quella per 2-0 sul Burkina Faso, il 3-0 sorprendente in Albania di fine maggio 2018 e il pareggio con l’Azerbaigian a reti bianche, il 2-0 alle FarOer questa volta nella seconda giornata di Nations League il 10 settembre 2018 (a oltre due anni di distanza dalla prima amichevole di sempre), l’1-1 del ritorno, il 3-1 di Pristina a Malta e il 4-0 show all’Azerbaigian tra le mura amiche sono stati solo l’antipasto della vittoria con maggiore scarto della breve storia di questa nazionale, lo 0-5 a Malta. Nel 2019 a marzo è stato prestigioso il 2-2 interno con la Danimarca, e altrettanto positivo il successo per 3-2 in Bulgaria del giugno scorso o il pari in Montenegro. La stella è Milot Rashica, calciatore che la Lazio conosce bene avendolo affrontato (e sofferto tremendamente) nella gara di Europa League di due stagioni fa contro il Vitesse in Olanda, ma attenzione a sottovalutare il centrocampo altamente qualitativo. Lo stesso che il 7 settembre ha permesso alla nazionale di sconfiggere per 2-1 la ben più quotata Repubblica Ceca e rilanciare le proprie velleità di qualificazione ad Euro2020 nel gruppo A. Montenegro, Bulgaria e Repubblica Ceca sono certamente nazionali più pronte ad affrontare la competizione, eppure ad oggi il Kosovo è terzo in graduatoria ad una sola distanza dai cechi e a -4 dall’Inghilterra, pur figurando soltanto al centrotrentesimo posto del ranking FIFA. La partita nella tana degli inglesi è l’elisir di lunga vita per ogni sportivo capace di immedesimarsi nel commovente cammino non solo sportivo di una squadra ai giocatori della quale negli anni Novanta era precluso l’utilizzo degli stadi: i calciatori delle compagini kosovare dunque eran soliti usufruire – al posto dell’odierna e consueta doccia – dell’acqua dei fiumi per lavarsi al termine di ogni match. L’allenatore dei padroni di casa Southgate ha schierato Pickford tra i pali, Alexander Arnold (campione d’Europa col Liverpool), Keane, Maguire (pagato quasi cento milioni dal Manchester United in estate) e Chilwell in difesa, Henderson, Rice e Barkley in mediana, e Sancho, Sterling e bomber Harry Kane in attacco. A passare in vantaggio a sorpresa e scrivere una pagina bella, romantica e forse inspiegabile ha pensato però il Kosovo, nella persona di Valon Berisha: il numero 14 ha effettuato un ottimo pressing sui centrali avversari, sradicato un pallone poi immediatamente passato al compagno Muriqi che non ha perso tempo ed ha ricambiato il favore mettendo l’ex Salisburgo in porta. Freddo e spietato nell’alzare il pallone e gonfiare la rete, il Guerriero che in ogni conferenza italiana ha dichiarato di non saper perdere ha fatto sognare un popolo per poi vedere i compagni naufragare come da pronostico sotto i colpi dei più quotati calciatori inglesi. Al 49’ è stato ancora Valon con un gol favoloso a firmare il momentaneo 5-2, realizzando la doppietta personale con un destro a giro imprendibile dall’area piccola. Il penalty assegnato e trasformato da Muriqi ha chiuso i conti sul 5-3 rendendo meno amara una sconfitta che mai avrebbe potuto e potrà essere amara. Un’ottima figura nella partita più prestigiosa di sempre per il Kosovo (dove con “sempre” si intendono di fatto poco più di tre anni di storia), un’impresa quasi impensabile se si mettono a confronto le due rose. Berisha ha festeggiato sui social una serata che non dimenticherà mai e che vale ad aggiornare il suo curriculum, che alla voce “Lazio” vanta soltanto un calcio di rigore guadagnato in un afoso pomeriggio di Parma ormai un anno fa. La società capitolina ha scommesso su di lui e il direttore sportivo Igli Tare ha dichiarato nell’ultima intervista che il nuovo modo di giocare della formazione romana favorirà le caratteristiche del centrocampista nato in Svezia da genitori albanesi-kosovari. Valon avrà la possibilità di guidare il Kosovo presumibilmente verso un secondo posto nel Gruppo A di qualificazione agli Europei, un traguardo che sarebbe clamoroso. Per farlo basterà concentrarsi sulle ultime tre gare con Montenegro, Repubblica Ceca e un’Inghilterra che il prossimo 17 novembre potrebbe già aver staccato il pass per l’Europeo. Il 10 settembre è caduta la striscia di imbattibilità di questa piccola nazionale che ad oggi può comunque raccontare di non aver perso una partita per un periodo pari a due terzi della personale storia calcistica. Nella Capitale fa rientro un Berisha che può ergersi a risorsa essenziale per il nuovo ciclo sotto la guida tecnica di Simone Inzaghi, ma soprattutto un valoroso centrocampista di una nazionale coraggiosa e quasi senza storia che ieri pur perdendo ha fatto la storia in una partita che avrebbe dovuto essere senza storia. E’ solo l’inizio. Questo è almeno quello che si augurano Valon Berisha per il suo Kosovo e per la Lazio, e la stessa Lazio per la stagione che ha appena aperto i battenti ma si preannuncia ricolma di soddisfazioni.

N.F.

 

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