Le PAGELLE di Guido De Angelis – Lazio bella ma sciupona, grossa occasione sprecata. Non bene Luis Alberto, Immobile sbaglia molte scelte. Anche l’arbitro…

 

ROMA, STADIO OLIMPICO – Il primo derby della Capitale della stagione non era mai arrivato così presto. Alla seconda giornata, prima della sosta, la Lazio affronta la Roma allo Stadio Olimpico. Come di consueto al termine della stracittadina ecco le pagelle del match del nostro direttore Guido De Angelis.

STRAKOSHA 6 – Praticamente inoperoso, deve soltanto distendersi in tuffo e sperare quando i compagni lasciano colpevolmente libero Zaniolo di caricare il tiro. Per due volte il legno lo salva. In occasione del calcio di rigore si aspettava la soluzione ad incrociare, mentre Kolarov lo batte per vie centrali. Trascorre la gran parte del match da spettatore non pagante.

LUIZ FELIPE 6 – Alla seconda consecutiva da titolare il ragazzo brasiliano inizia bene e appare concentrato al punto giusto. Tiene la posizione e non disdegna di avanzare ed iniziare l’azione, ma si prende un giallo per fallo su Kluivert nella battaglia della prima frazione e lascia anzitempo il campo dopo aver subito un brutto fallo da Zaniolo, che doveva essere espulso. Non voleva uscire, ma Simone lo richiama in panchina per evitare guai fisici ulteriori oltre allo spettro del rosso. DAL 39’ BASTOS 6 – In finale di Tim Cup Inzaghi era stato costretto a toglierlo a metà primo tempo data l’ammonizione e la non impeccabile marcatura su Ilicic, in questo caso è l’angolano a dover subentrare a partita in corso. Si piazza sul centrodestra, non va mai in confusione e chiude ogni tentativo degli avversari con relativa tranquillità. Nel finale è lui a salvare in chiusura in occasione di una pericolosa percussione centrale. Prova senza grandi sbavature.

ACERBI 6,5 – Ormai la normalità è vederlo tra i migliori in campo. Marcare Dzeko non è un compito semplice, eppure Francesco lo fa con tranquillità riuscendo a limitarlo col fisico e ad anticiparlo spesso in elevazione. Lo perde solo una volta, quando per rimediare ad un tentativo di anticipo di Bastos non andato a buon fine è obbligato all’intervento in ritardo che viene prontamente punito con l’ammonizione dal direttore di gara. Bene anche in fase di impostazione.

RADU 6 – E’ il veterano del derby: nessuno dei 22 in campo ha giocato più stracittadine di lui e la leadership del romeno si sente. La Roma non sollecita troppo la retroguardia biancoceleste e così Stefan fa buona guardia senza troppi patemi. Nella seconda frazione commette due o tre falli di troppo in zone pericolose, uno dei quali è sanzionato col giallo.

LAZZARI 5,5 – Per l’ex esterno della SPAL è il primo derby di Roma, ha grande voglia di fare ma nel primo tempo – per stessa ammissione di Simone Inzaghi in conferenza stampa – viene servito poco e male, cercando raramente di puntare il diretto avversario Kolarov. La Lazio attacca più sulla sinistra e anche lui in qualche frangente potrebbe spingere di più. Va comunque vicino all’esordio con gol quando a pochi minuti dal fischio finale Jony lo serve con un cross che sembrava velleitario e Manuel di testa non trova lo specchio da due passi. E quando Kluivert lo stende con due mani in faccia in area di rigore, tutto tace…

MILINKOVIC 5,5 – Ingenuo nella circostanza del rigore, che è cercato e trovato da Dzeko. In area di rigore, con le nuove regole, bisogna stare attentissimi ad evitare i falli di mano. Nella prima frazione a volte appare sfiancato dalle due fasi e in più di una circostanza posiziona male il corpo nello scivolare e commette fallo, da una di queste punizione scaturisce il velenoso tiro di Kolarov che Strakosha alza sopra la traversa. Nel secondo tempo il suo pressing è decisivo in occasione del gol di Luis Alberto: è Milinkovic a strappare il pallone e servire Immobile sfruttando uno dei tanti errori in uscita degli avversari. Al 70’ viene richiamato in panchina da Inzaghi. DAL 71’ PAROLO 6 – E’ uno dei pochi cambi che la Lazio si può giocare senza timore. Subentra nei venti minuti finali e non fa mancare il consueto contributo tutto polmoni e inserimenti. Una delle sue avanzate nell’area di rigore giallorossa viene premiata al meglio ma non tramutata in rete dal centrocampista di Gallarate, che raggiunge Immobile, Leiva e Correa nel computo dei legni, timbrando la traversa.

LEIVA 6,5 – E’ alla prima in stagione, ha vinto il ballottaggio con Parolo e sembra essere in buone condizioni. Il suo ruolo è fare da frangiflutti davanti alla difesa, eppure il primo legno del match è proprio del numero 6: la sua conclusione dal limite di collo pieno si infrange sul palo al terzo minuto, avrebbe potuto cambiare l’andamento del match. Fa a sportellate con chiunque capiti dalle sue parti, e non ha paura di duellare anche sui palloni alti. E’ la diga della Lazio.

LUIS ALBERTO 5 – Fastidioso per lunghi tratti della gara, non sembra mai entrare completamente in partita. Nella prima frazione si limita al compitino e alla mezz’ora scaglia un destro da fuori senza troppa convinzione. Si sacrifica poco in fase di copertura nelle ripartenze della Roma ed è autore di una prestazione opaca e quasi impalpabile fino al gol…e anche dopo. Nel finale infatti cestina un’occasione nitida cercando la potenza su un tiro appena fuori dall’area, quando sarebbe bastato prendere la porta. Getta alle ortiche anche l’ultimo potenziale pericolo optando per la soluzione corta da corner. Non mi è piaciuto.

LULIC 5,5 – Corre tantissimo, e non è una novità. Quando arriva sul fondo raramente crossa col sinistro ma preferisce sterzare per andare sul piede preferito. Arriva spesso poco lucido sul fondo e rallenta i ritmi del fraseggio biancoceleste. Nella seconda frazione accusa visibilmente la stanchezza e viene sostituito da Jony. DAL 78’ JONY 6 – Entra in campo e tenta subito un improbabile dribbling nella metà campo della Lazio, come se non avesse compreso il peso specifico del derby. Poi però si propone sul fondo con ottima personalità: dal suo sinistro parte il cross che offre a Lazzari la chance del raddoppio e anche l’assist per il gol del possibile 2-1 prontamente cancellato per fuorigioco dello stesso esterno iberico proveniente dal Malaga.

CORREA 6,5 – E’ lo spauracchio della difesa giallorossa. Fonseca evidenzia in conferenza come la sua squadra abbia subito tantissimo sulla corsia sinistra senza mai trovare contromisure per arginare l’argentino. Duetta con Immobile e Lulic, i compagni lo cercano sempre e quando il numero 11 accelera gli avversari o lo stendono prendendo l’ammonizione o lo lasciano andare e creare la superiorità numerica. La sua è una partita fatta di tante ottime cose, peccato fallisca una gigantesca opportunità sparando addosso a Pau Lopez dal dischetto del rigore. Molto della stagione della Lazio dipenderà dal numero di reti che riuscirà a garantire.

IMMOBILE 5,5 – Si dà da fare con la solita verve svariando sul fronte offensivo e arretrando spesso il raggio d’azione per rendere più fluida la manovra, ma sbaglia tante scelte in potenziali contropiede letali, come quando a cinque minuti dalla fine del match prende palla a centrocampo e invece di aprire il gioco su Lazzari liberissimo cerca di lanciare in profondità Correa con un pallone quasi impossibile. Si intestardisce in alcune giocate o nel provare il tiro di potenza dalla distanza, e ha il demerito di stampare con un saluto sul palo una sfera soltanto da accompagnare in porta. Non mi convince nemmeno sulla respinta dopo il palo di Leiva, quando avrebbe potuto fermare il pallone e gonfiare la rete, o servire tre compagni completamente liberi e in posizione regolare al centro dell’area di rigore. Si fa perdonare solo in parte servendo Luis Alberto per il definitivo pareggio.

INZAGHI 6,5 – Prepara la partita nel migliore dei modi, da specialista contro il debuttante Fonseca. Dopo Genova la sua Lazio convince ancora una volta dal punto di vista del gioco, domina la partita per ampi tratti, rimonta lo svantaggio e crea una serie incredibile di occasioni da rete senza concretizzarle. Cestinare tutte queste chances contro un avversario in evidente difficoltà nella fase difensiva è un vero peccato. Per fare il salto di qualità serve una maggiore precisione sottoporta, una maggiore consapevolezza dei momenti della partita e soprattutto un pizzico di cattiveria agonistica e ferocia per sbranare l’avversario e concretizzare la superiorità.

 

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