IL PUNTO SULLA SAMP – Cantiere aperto e vittima di un equivoco tattico: nuovo corso, vecchie certezze e un giovane recordman fragile…

 

di Niccolò Faccini

 

Se il fatturato vale più delle ambizioni allora non ha senso andare avanti. O si cresce o sarà separazione. Dobbiamo diventare realtà consolidata del calcio italiano, non rimanere habitat di passaggio”. L’ormai ex allenatore della Doria Marco Giampaolo era stato sin troppo esplicito nel maggio scorso nel delineare quelle che erano le prospettive in terra ligure. Ben preciso l’obiettivo della squadra: lavorare per non rimanere eterna incompiuta, evitare di “timbrare un’altra stagione nell’anonimato”. La Samp ripartirà da un nono posto, frutto di 53 punti nella graduatoria finale della Serie A Tim 2018/2019, solamente sei in meno della Lazio ottava. A braccetto nell’ultima classifica, le due compagini si incontreranno subito al debutto del nuovo campionato, lo scenario sarà quello del Marassi di Genova, impianto già sbancato dagli uomini di Inzaghi nel finale della scorsa annata calcistica grazie a due gioielli di Felipe Caicedo. Se a Roma il vento di rivoluzione ha ceduto il passo a tante conferme e pochi cambiamenti radicali, con una sessione di mercato utile fino ad oggi a puntellare un organico che nella seconda metà di agosto non risulta stravolto rispetto a qualche mese fa, a Genova la nuova guida tecnica risponde al nome di un allenatore uscito con le ossa rotte dall’ultimo incrocio con i capitolini: la doppia sconfitta nel derby di Roma (3-0 biancoceleste) e col Porto in Champions League è stata fatale ad Eusebio Di Francesco, che ha detto addio alla Capitale per immergersi nella nuova avventura blucerchiata. Non solo mutamenti in panchina. Un cambio al timone in fieri ha interessato il club negli ultimi mesi, una situazione ancora ingarbugliata di cui il calciomercato ha risentito: tutte le maggiori operazioni in entrata sono state concluse già nella prima fase della sessione ancora aperta. Al Ferraris sono sbarcati la vecchia conoscenza del calcio italiano Murillo, ex difensore dell’Inter che è stato per qualche settimana anche in orbita Lazio, Depaoli del Chievo (che salterà la Lazio per una squalifica che si porta dietro dall’ultima gara del campionato scorso) e Gonzalo Maroni del Boca Juniors. Tanta gavetta al Talleres ed un roseo futuro davanti a sé, l’argentino ad appena 20 anni è stato convocato da poche ore dall’Under23 della Selecciòn e viene in Italia con credenziali importanti. Poche le cessioni illustri, che in realtà si riducono a Joachim Andersen, centrale difensivo da molti accostato a Skriniar ed andato al Lione in Francia, e Denis Praet, che nel weekend ha giocato da subentrante i primi minuti in Premier col nuovo club, il Leicester City di Brendan Rodgers, che ha pareggiato 1-1 a Stanford Bridge contro il Chelsea di Lampard. La Doria è chiamata a migliorare un piazzamento comunque nella parte sinistra della classifica, missione non semplice, giacchè – come confermato dalla dirigenza – ad una settimana dalla prima di A l’organico non sembra ancora pronto per essere competitivo ad altissimi livelli. Manca ancora esperienza in mezzo al campo oltre a ricambi sulle fasce. L’equivoco tattico è poi palese: Di Francesco si è sempre dimostrato cultore ed esteta del 4-3-3, modulo che con i liguri è difficilmente realizzabile col bagaglio tecnico dei calciatori attualmente in rosa. Saponara è andato al Genoa ma Ramirez non si trova a meraviglia da esterno ed ha rappresentato l’identikit del perfetto trequartista nell’era Giampaolo. Il nuovo arrivato Maroni ha subito gonfiato la rete a Crotone nei trentaduesimi di Coppa Italia, battendo tra l’altro un record che spettava a Paloschi, cioè realizzando un gol da esordiente dopo 13 secondi di gioco effettivo dal suo ingresso in campo all’Ezio Scida. Ma le perplessità sull’unico rinforzo del reparto avanzato sono innumerevoli, se si pensa (DiFra dixit) che “Maroni nasce trequartista e si sta adattando”, e inoltre c’è da fare i conti con un brutto k.o. che rischia di frenare subito il suo exploit: il classe 1999 domenica sera, dopo aver siglato il 3-1 finale, ha abbandonato il campo in barella visibilmente scuro in volto, ed è stato trasportato in ospedale. Escluse fratture ossee, ma la caviglia destra preoccupa e la Lazio per un motivo o per l’altro sembra un miraggio. Il nuovo mister è stato ad ogni modo chiaro nel corso della conferenza stampa andata in scena in Calabria: “Devo cambiare il sistema di gioco e per farlo ho bisogno di interpreti che abbiano affinità col 4-3-3. Siamo ancora un cantiere aperto e abbiamo ancora qualche problema fisico di troppo da smaltire, si vedano Caprari e Gabbiadini che non si allenano da una ventina di giorni”. A questi si aggiunga anche un aspetto che costituiva un mantra nelle conferenze di Giampaolo: il centrocampista ceco Jankto sembra ancora un pesce fuor d’acqua. L’ex Udinese inizialmente aveva tutti i crismi di un colpo di mercato da non sottovalutare, poi però non è mai riuscito a trovare una collocazione tattica nello scacchiere blucerchiato e a detta della vecchia guida tecnica faticava nel ruolo di mezzala. Con i saluti prima di Torreira e poi di Praet la mediana è ancora tutto un programma, e il giovane Vieira sembra ancora non riuscire a fornire le garanzie di cui Di Francesco ha bisogno. Acerbo, ma il ragazzo si farà. Da registrare i meccanismi difensivi: Colley a Crotone non si è trovato a suo agio con Murillo, normale amministrazione essendo il primo test ufficiale da compagni di reparto. In ottica Lazio però c’è parecchio da rivedere, poiché la linea difensiva è apparsa fuori sintonia e la compattezza tra i reparti è stata difettosa, con la Doria che spesso ha perso equilibrio esponendosi a ripartenze veloci degli avversari di categoria inferiore. Diversi gli errori tecnici e di lettura, un pressing non sempre organizzato e qualche calciatore (Bereszynski e Linetty su tutti) apparso in evidente ritardo di condizione le problematiche più vistose; ma non c’è da disperare. A sinistra infatti c’è un Murru molto propositivo ed attento nelle due fasi, e in avanti Caprari si candida prepotentemente ad una maglia da titolare: evanescente per gran parte della gara ma frizzante nelle giocate repentine sfornate soprattutto nella ripresa del match di Tim Cup, l’ex Roma è avanti rispetto a Gabbiadini, anch’egli non del tutto inserito nei nuovi schemi offensivi. Insomma, il precampionato non ha regalato le gioie sperate in casa Samp, con le sconfitte contro Monaco (1-0 nel Principato) e Parma (2-1) a suonare come campanelli di allarme, certamente non compensati da un pirotecnico 5-3 allo Spezia. La certezza è sempre la solita, quel Fabio Quagliarella che non invecchia mai e non ha alcuna intenzione di perdere la sfida con l’anagrafe. Il centravanti di Castellammare di Stabia insegue un altro record e sarà il punto di riferimento del nuovo tridente sampdoriano: non sarà la punta-boa alla Dzeko ma fungerà da ariete atipico pronto a premiare le incursioni dei centrocampisti e i cross delle ali. Quali esse siano è ad oggi un’incognita.

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INTERPRETI – In porta il guardiano dei pali è un Audero già brillante nelle prime uscite, compresa quella di Coppa Italia: reattivo e sempre più sicuro anche in presa alta, l’estremo difensore di origini indonesiane è chiamato alla stagione della consacrazione dopo una prima da titolare in A fatta di più alti che bassi (si ricordino i tre orrori di Bologna-Samp della scorsa annata). La retroguardia ha perso anche Tonelli, tornato alla base Napoli, e l’inserimento di Chabot prelevato dal Groningen sarà graduale. Leris arrivato dal Chievo sarà una pedina di qualità in più in mezzo al campo, dove il dominatore sarà Ekdal, pilastro del centrocampo e dotato di caratteristiche di interdizione e avvio dell’azione introvabili in altri colleghi di reparto alla Samp. Tra le frecce offensive Defrel è rientrato a Roma ed è nel mirino del Genoa, dunque ci sono due caselle vuote che andranno riempite. Si è fatto il nome di Kalinic e poi è stato associato alla Sampdoria il profilo di Simeone, ma sul Cholito Di Francesco ha glissato: “Non credo possa dar forza al nuovo sistema di gioco, potrebbe giocare in coppia o alternarsi con Quagliarella“. Ben Arfa è più di una suggestione: il franco-tunisino è attualmente svincolato e potrebbe costituire un pezzo pregiato della nuova orchestra. Kamano del Bordeaux e Hurtado del Gimnasia La Plata non sono priorità; i volti nuovi Thorsby (ex Heerenveen) e Capezzi sono a Genova solo di passaggio in attesa di sistemazione, così a centrocampo la dirigenza blucerchiata è intrigata dalle prestazioni di Mohammed Kudus, giovane centrocampista ghanese del Nordsjaelland. Classe 2000, potrebbe essere un colpo in prospettiva ma che certamente non sarebbe pronto per la sfida di domenica prossima. Karol Linetty offrirà il contributo di un quasi-veterano. Nel 7-3 maturato all’Olimpico nel maggio 2017 colpì la Lazio finendo (inutilmente) sul tabellino dei marcatori, mentre nella stagione 2018/2019 il polacco ha portato in dote 3 reti e altrettanti assist, agendo nel ruolo che alla Lazio ricopre Marco Parolo. Rientrerà con tutta probabilità dell’11 che sarà opposto alla formazione romana. Così come Murru e Bereszynski, padroni delle fasce, e Caprari in rampa di lancio e favorito su Gabbiadini. L’attaccante transitato per Napoli non ha mai ricoperto un ruolo di prim’ordine nella seconda parte della stagione 2018/2019, Giampaolo non lo ha mai considerato un titolare e lo ha impiegato col misurino, nonostante i discreti spezzoni di gara conditi anche da gol e assist. Manolo dovrà convincere Di Francesco a dargli fiducia, l’emergenza in questo senso potrebbe costituire un alleato importante.

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CAMPANELLO D’ALLARME – Da temere per la Lazio c’è il catino Marassi e l’esordio casalingo della Sampdoria dello scorso anno. Il precedente col Napoli alla prima tra le mura amiche mette paura: il 2 settembre 2018 gli uomini di Ancelotti, dopo essersi sbarazzati della Lazio all’Olimpico, incapparono in una sonora sconfitta, venendo letteralmente annichiliti dall’entusiasmo dei doriani, con Quagliarella in grande spolvero: finì 3-0 per i liguri. Erano schemi collaudati che con il nuovo allenatore saranno meno oliati, ma la Samp che affronterà la Lazio domenica sera sarà una delle squadre meno cambiate della Serie A. Lo stesso del resto si può dire della Lazio. Ad oggi infatti entrambe le formazioni si affronteranno con ben 10/11 rispondenti a calciatori già in rosa nella scorsa annata. Vavro il nuovo innesto per la Lazio, Murillo per la banda ancor capitanata da Ferrero. I sei giorni che mancano al match difficilmente modificheranno le carte in tavola: quelle che si sfideranno al Ferraris saranno due tra le squadre meno interessate dal vento rivoluzionario che ha fatto ballare tre quarti della massima serie. O perlomeno così sarà a livello di uomini. Perché in termini di mentalità e idee Lazio e Samp avranno da sciorinare linfa nuova. Il calcio dell’ex conducente giallorosso, in controtendenza col palleggio e lo sfondamento per vie centrali tipico di Giampaolo, è più improntato alla verticalizzazione e alla velocità sulle corsie. Vedremo una Samp almeno in prima battuta meno esaltante ma più sbarazzina badare al solo e tentare rifornimenti continui per l’arciere offensivo Quagliarella, pronto a duettare con la velocità e le folate garantite da Caprari e forse a scambiare spesso la sfera con un adattato Gaston Ramirez, più propenso ad accentrarsi che ad allargarsi. Per ampi tratti a Crotone la squadra è riuscita ad eseguire i dettami tattici del neo-tecnico e a fare la partita, dimostrando nelle fasi meno brillanti del match di saper stare in gara senza sbottonarsi eccessivamente nonostante lo svantaggio, al netto di qualche svarione. “Manca la continuità durante le partite che ci sono nella partita, ma mi sarei sentito preoccupato se fossimo stati al 100% già ad una settimana dal via”, ha dichiarato DiFra. Sa che trattasi di questione di tempo. Di fronte ad Audero e compagni le scorribande di un 11 che avrà pure conservato l’ossatura originaria, ma nel segno di un radicale ritorno al passato: come ha sottolineato anche Valon Berisha dopo l’amichevole in famiglia con la Primavera biancoceleste, la squadra quest’anno “gioca meglio, è a trazione offensiva” e riempie l’area di rigore avversaria con più uomini, grazie alle sapienti trame di un Luis Alberto che sembra ritrovato ed un Correa da favola. La sensazione è che il conservativismo dell’ultima annata (a ragione dettato dall’eccessivo patimento difensivo della stagione 2017/2018) voglia urgentemente lasciare spazio ad una maggiore libertà di raggio d’azione per i top players e per gli esterni, finalmente crossatori d’eccellenza e non più mere pedine d’ordine. Peccato solo che Lazzari e Jony non dovrebbero essere disponibili per un esordio che presenta complessità giustificate da un periodo dell’anno che inevitabilmente costituisce un punto interrogativo. Sarà bagarre, una battaglia all’ultimo respiro a cui potrebbero aggiungersi in extremis lottatori di un certo peso: Lulic, Milinkovic e Caicedo puntano Genova con un occhio al derby.

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CANTIERI APERTI – La fortuna della Lazio potrebbe derivare dal fronteggiare una formazione ancora in costruzione, dato che il mercato e la costanza degli allenamenti potrebbero portare tra qualche mese a vedere una Sampdoria in toto rispondente alle esigenze delle alchimie tecnico-tattiche di Di Francesco e quindi completamente trasformata. La Doria di domenica prossima non può essere una compagine già ben definita, mentre il 2 settembre dovrebbe avere fisionomie più strutturate. La sfortuna è che la Lazio stessa si presenterà a Genova già con troppi acciaccati e diverse defezioni in ruoli cruciali, con una difesa ballerina negli ultimi test internazionali. Complici i tanti problemi fisici (l’ultimo quello alla mano di Lazzari, sottoposto ad operazione) e il forfait di molti illustri attori, l’armata biancoceleste sarà impossibilitata a provare in campo le cose nuove sperimentate tra Auronzo e Marienfeld. Passano gli anni ma la certezza rimane lo stoico Marco Parolo, che con Acerbi e Immobile formerà l’asse della squadra. Son tutti pronti a trasformare in oro le delizie di chi – leggasi Correa – torna a Marassi tre anni dopo coi riflettori puntati addosso: il Tucu il Liguria si è svezzato, in Andalusia è maturato, a Roma è esploso. Di Francesco lo avrà sognato di notte per il pregevole assist a Caicedo o la fuga d’autore prima del fallo di Fazio. Ora per completarsi al numero 11 serve solo l’elemento poco magico ma molto funzionale, l’arma poco decantata ma essenziale, la stessa che dirà se per la Lazio sarà mediocrità o estasi: la continuità. Per il mister della Samp non sarà più un derby, per la Lazio invece la tappa di Genova rappresenta il miglior modo per arrivarci.

N.F.

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