SPECIALE DA BOURNEMOUTH – Diverte e si diverte, la “vecchia” Lazio. Ecco i motivi per cui la prova di forza in Inghilterra non sarĂ  rondine isolata ma preludio ad un nuovo ciclo all’insegna dello spettacolo

 

di Niccolò Faccini

Avventata e precoce sarebbe l’esaltazione o la depressione somma, se risultante soltanto dalla prima amichevole internazionale della pre-season biancoceleste. La sfida andata in scena al Vitality Stadium tra la quattordicesima classificata della scorsa Premier League, il Bournemouth, e la Lazio è stata foriera di risposte positive ed ha rimarcato storiche lacune della compagine di Simone Inzaghi, oltre ad aver rappresentato un test probante sotto il profilo della tenuta atletica: se non forsennati, i ritmi di gioco per tutti i novanta minuti sono stati altissimi, soprattutto per merito dei capitolini, e ciò non era scontato, dato che gli inglesi erano piĂą avanti a livello di preparazione, essendo previsto per sabato 10 agosto alle ore 16 l’esordio casalingo nella prima giornata del prossimo campionato inglese dei Cherries (Le Ciliegie), avversario lo Sheffield United. Tirando le somme, il 4-3 finale a favore delle aquile rispecchia solo parzialmente l’andamento di un match dominato in lungo e in largo da una Lazio apparsa brillante dal punto di vista della condizione fisica, delle idee, delle trame di gioco e dello stato di forma degli uomini migliori. Un’orchestra a tratti perfetta, una sinfonia in movimento che ha ricordato in maniera quasi impressionante le azioni salaci della squadra – almeno offensivamente – afrodisiaca ammirata nella stagione 2017/2018, quella culminata con la cocente delusione del 20 maggio e la conseguente fine di ogni speranza di Champions League. La nuova Lazio, ancora in alto mare se si pensa che gran parte dell’organico potrebbe essere stravolta sul mercato, ricomincerĂ  la corsa ai primi posti della graduatoria forte di alcune consapevolezze emerse in maniera cristallina dall’amichevole andata in scena nella serata di ieri in Inghilterra. Se i meccanismi difensivi vanno ancora affinati e i black-out colmati da una soglia di attenzione e concentrazione che dovrĂ  necessariamente essere incrementata, si registra una squadra votata all’attacco e padrona del campo, protagonista in particolare di una ripresa spaventosa per continuitĂ  di gioco e “bombardamento” alla porta avversaria: prima Travers e poi Begovic, estremi difensori del Bournemouth, hanno visto le aquile scagliare tiri da ogni dove e collezionare occasioni da gol come se piovesse. I padroni di casa hanno giocato sulla velocitĂ  delle ripartenze e su folate occasionali, gli ospiti hanno imposto alla gara un’inerzia ben precisa, con un possesso palla pregevole e quasi mai fine a se stesso, fornendo uno spettacolo che non è passato inosservato nell’impianto inglese, coi tifosi di casa che non hanno potuto fare a meno di applaudire le giocate di Immobile e compagni, specie in occasione del gol di Correa che ha sbloccato la partita. La Lazio di Bournemouth è sembrata la bella copia della Lazio di due stagioni fa, con un micidiale ed imprendibile Correa in piĂą e con un treno sulla fascia destra che risponde al nome e cognome di Manuel Lazzari. Mancava Sergej Milinkovic, con lui anche Lucas Leiva. Ma Parolo e Badelj non li hanno fatti rimpiangere, ed il centrocampo – con Luis Alberto professore salito in cattedra con veemenza e qualitĂ  – ha stravinto i duelli con la mediana rivale. Inzaghi può essere soddisfatto, perchĂ© se la condizione fisica sarĂ  comunque migliorabile da qui all’ancora lontano debutto in Serie A, la verve, l’atteggiamento propositivo e la mentalitĂ  della squadra sono un bottino davvero niente male di cui far tesoro per i prossimi impegni. GiĂ  oggi si volta pagina e c’è il Paderborn 07.

 

DIFESA BALLERINA, ATTACCO PAUROSO – La Lazio è in campo nella consueta veste del 3-5-2, con Strakosha all’esordio in stagione (seppur in gara non ufficiale), una linea difensiva composta da Vavro sul centro destra, Acerbi perno intoccabile e Radu a sinistra. A centrocampo Parolo e Luis Alberto ai lati di Badelj, con Lazzari e Lulic a presidiare le corsie. In avanti Correa a supporto di Immobile, sarĂ  il duo titolare per il prossimo anno, essendo state rispedite al mittente tutte le offerte (o i semplici interessamenti) recapitate a Villa San Sebastiano per il Tucu e per Ciro. La prima occasione è per la Lazio ed è targata Luis Alberto, risponde il Bournemouth con un velenosa diagonale di Ibe che si spegne sul fondo. Badelj cuce e imposta il gioco a meraviglia, appare un giocatore ritrovato e detta i tempi in cabina di regia come un veterano assoluto, abbassandosi per avviare la manovra. Lulic trova al nono minuto la via del gol con un rasoterra chirurgico che l’arbitro rende vano per una posizione di millimetrico fuorigioco del bosniaco. Sono le prove generali del gol del vantaggio, che arriva puntuale al quindicesimo della prima frazione: triangolo da stropicciarsi gli occhi tra Correa e Immobile: Ciro libera l’argentino che con un gol vagamente simile a quello siglato al Milan a San Siro nella semifinale di Coppa Italia dell’annata scorsa porta avanti i suoi. E’ un tocco delizioso, leggero come una carezza, la sfera passa sotto le gambe del portiere e il pubblico di casa sportivamente applaude. Cinque minuti dopo, la prima sbandata: Vavro sbaglia un rinvio e sugli sviluppi dell’azione Lerma trova l’angolino. L’ex Copenhagen paga l’ambientamento ad alti livelli e non sembra tranquillo nella prima parte del primo tempo. Badelj continua a sfornare palloni col contagocce per Lazzari e a verticalizzare per Immobile, che ha due occasioni per battere Travers ma non trova la via della rete. Lazzari sulla destra è un motorino instancabile, e non disdegna di ripiegare in fase difensiva, chiudendo diagonali e spegnendo ogni sortita offensiva avversaria in calcio d’angolo. Il raddoppio dei rossoneri è firmato da Solanke, che sfrutta un pasticciaccio brutto della retroguardia della Lazio, con Vavro immobile nella circostanza e Strakosha per nulla reattivo in uscita e, lasciato colpevolmente solo dalla retroguardia biancoceleste, scrive il 2-1 inglese. Luis Alberto fraseggia con Parolo e Badelj, c’è grande qualitĂ  e in campo la fisarmonica laziale funziona piĂą di quanto non dica il punteggio. Al 34’ c’è tempo per la seconda rete annullata ai romani: Parolo vince un contrasto e Immobile insacca, ma per il direttore di gara l’azione è viziata da un tocco di mano del centrocampista di Gallarate, che non sembra tuttavia volontario. Poco male, la Lazio non demorde e nemmeno Vavro, che prova con insistenza l’anticipo e si conferma difensore roccioso e arcigno in marcatura, staccandosi spesso dalla linea e tentando anche folate offensive. Lo slovacco cade male a seguito di uno scontro aereo ma non abbandona il campo. Pochi secondi e Immobile continua la sfida personale coi legni (9 furono quelli colpiti lo scorso anno), centrando la traversa con un destro deviato dal portiere, su assist delizioso di un sontuoso Badelj. L’ex viola, pur non essendo velocissimo, è libero di costruire gioco e catalizza ogni pallone, dimostrandosi pedina importantissima per questa squadra. Chi ha visto la partita dovrĂ  augurarsi che Milan non parta, la sua permanenza a Roma – sulla base di quanto visto ieri sera – potrebbe essere vitale per dare il cambio ad un Leiva che inevitabilmente non potrĂ  giocarle tutte. Le squadre rientrano negli spogliatoi e alla Lazio si possono imputare i soliti cali di tensione, sempre decisivi in negativo, e una scarsa prontezza dei centrali sui cross di Ibe, Butcher e Stacey nell’ordinato 4-4-2 della formazione di casa.

 

RIPRESA SCOPPIETTANTE – Marco Parolo è autore del lavoro sporco che lo ha reso stakanovista eccelso e spesso poco reclamizzato nello scacchiere tattico di Inzaghi. Lo stesso Marco causa ad inizio ripresa una punizione da cui non scaturiscono pericoli per la Lazio, prima del meritato pareggio di Luis Alberto, che approfitta un disimpegno “estivo” di Stacey e batte il nuovo portiere Begovic sul suo palo da pochi passi. Lazzari accelera sulla destra e prova il tiro in varie circostanze, i suoi cross sul secondo palo sono spesso raccolti dall’altro quinto, Lulic, che appoggia spesso all’indietro per Luis Alberto che, intendendosi alla perfezione con Correa, ricama ogni azione e incanta il pubblico. Lo spagnolo, con passo cadenzato, trova sempre soluzioni in avanti e dialoga in continuazione con Immobile, solito moto perpetuo che non si limita a galleggiare sulla linea del fuorigioco ma anzi arretra spesso da vero regista offensivo. Nulla da rimproverare a Ciro, che però arriva a corto di ossigeno nell’area di rigore del Bournemouth e spesso si ostina a cercare il tiro, peccando talvolta di luciditĂ . Al minuto 54’ la Lazio torna avanti e lo fa grazie ad un cross di Radu dalla sinistra, un assist avvolgente che premia l’inserimento al bacio di Marco Parolo, che in tuffo fa tris confermandosi arma letale nell’area di rigore nemica. Due giri di orologio e uno spunto di Lulic per poco non vale la quarta segnatura. Lazzari nel frattempo si fa apprezzare anche in fase difensiva, smorzando col petto verso Strakosha un insidioso traversone dalla destra. Al ventesimo del secondo tempo ecco il primo cambio di mister Howe, che corre ai ripari per cercare di limitare una superioritĂ  biancoceleste ormai schiacciante. Immobile protesta chiedendo due volte l’assegnazione di calci di rigori perlomeno meritevoli di essere rivisti al VAR. Denis Vavro aumenta i giri del motore, è piĂą sicuro e anticipa praticamente ogni calciatore che capiti dalle sue parti, rendendosi anche protagonista di lanci molto interessanti a cambiare il campo, prima di lasciare il posto a Wallace. La difesa a 3 viene ridisegnata, perchĂ© oltre al nuovo arrivato anche Radu si accomoda in panchina e fa spazio a Patric. Acerbi si sposta sul centro-sinistra, Wallace è il centrale, ma la Lazio non ha piĂą bisogno di difendere: il Bournemouth è in balia degli uomini di Inzaghi, tambureggianti a livello di ritmo e intensitĂ  di gioco. Acerbi è in costante proiezione offensiva, e servito da Luis Alberto va vicinissimo alla gioia personale, prima della magia di un Correa che quando si accende da solo si guadagna i riflettori: Lazzari recupera l’ennesimo pallone e serve l’accorrente Parolo, che imbuca per il numero 11 che – con la stessa giocata riuscita nella rete al Bologna su assist di Leiva nella penultima giornata dello scorso campionato – si porta avanti il pallone con un numero d’alta scuola, elude come fossero birilli la marcatura dei centrali inglesi e deposita in rete. Piroetta magnifica, mix di sontuosa tecnica e intelligenza fuori dal comune, è una marcatura quasi da circo. Il pubblico del Vitality Stadium si alza ancora una volta in piedi e celebra un’altra perla del Tucu, sempre piĂą mattatore delle prime uscite stagionali. Inzaghi alza le braccia al cielo e decide di concedere la standing ovation all’ex Siviglia, entra Adekanye. Anche Lulic rifiata, Jony ha un quarto d’ora per farsi notare e lo sfrutta: due calci d’angolo battuti dall’ex Alavès, uno sul secondo palo, l’altro è uno schema a premiare Andre Anderson, entrato anche lui da qualche istante al posto di uno sfinito Luis Alberto. Quando può lo spagnolo cerca il cross dalla sinistra, proponendosi con costanza. Anche Adekanye non fa mancare percussioni a ripetizione, che per l’affiorare della stanchezza nei compagni non vengono tramutate in altrettante reti. La Lazio si sfilaccia un po’, forse piacendosi un po’ troppo, così puntualmente viene punita da Stacey (4-3), e per poco non capitola in occasione di un colpo di testa impreciso di Simpson. Due missili di Immobile trovano pronto Begovic, Ciro resta all’asciutto ma va giudicato per il dispendio di energie di una partita tutt’altro che banale disputata dal bomber di Torre Annunziata. Piovono le chances per il 5-3 finale, ma la Lazio si ferma al poker. Poco male: specialmente nella ripresa non c’è stata partita, con la Lazio a prendere in mano il pallino del gioco e contare sul pallottoliere le occasioni da rete. Una prova di forza senza repliche.

 

TEST INCORAGGIANTE – E alla fine, tutto compreso, c’è da appuntarsi sul taccuino uno spettacolo prelibato. L’intesa tra Vavro e Acerbi va ancora oliata, ma si farĂ . Il compagno di nazionale di Skriniar ha mostrato ancora una volta grande propensione al tackle abbinata ad abilitĂ  nel temporeggiare nelle situazioni di pericolo. La sua prova è stata macchiata da incertezze sui primi due gol che possono ancora essere concesse, trattandosi del 2 agosto e del primo test di livello. Acerbi è giĂ  in condizione e Radu ha giocato in piĂą ruoli, avanzando spesso per accompagnare l’azione. Milan Badelj è la “sorpresa” che poi sorpresa non è, e dopo i colloqui con Inzaghi potrebbe optare per una permanenza di cui la rosa – impegnata su tre fronti – potrĂ  solo giovare; Luis Alberto sembra tornato ai livelli che piĂą gli competono, mentre Lazzari ha agito da esterno consolidato di una squadra in cui, in realtĂ , gioca da pochissime settimane. Attenzione a Jony e Adekanye, risorse entrate in gara con la personalitĂ  di chi vuole ritagliarsi uno spazio importante e scalare le gerarchie. Andre Anderson è altro elemento di qualitĂ  che potrebbe rientrare nella lista per campionato e coppe, continuerĂ  ad essere valutato nella seconda parte del ritiro.

Ad inizio agosto, al Vitality Stadium c’è una Lazio che sembra aver messo da parte la versione piĂą difensivista dell’ultima annata calcistica ed aver rispolverato la versione piĂą pirotecnica e spettacolare che ha fatto divertire tutta Italia due anni fa. Lì davanti c’è un Correa da sballo, cui lo scorso anno è mancato a volte solo il gol. Lontano dall’evanescenza, Joaquin è pronto a prendersi definitivamente la Lazio, sulla scia di quanto di strabiliante fatto vedere nella prima stagione alla Lazio e in finale di Coppa Italia contro l’Atalanta. Se Correa la butta dentro e dietro ha un apparato che può vantare la qualitĂ  esposta a Bournemouth, nel Dorset, la stagione ventura potrebbe rivelarsi scoppiettante. Impressionante la mole di gioco creata dalla prima squadra della Capitale, tambureggiante la continuitĂ  di rendimento dell’11 considerato nella sua globalitĂ . Una rondine non farĂ  primavera, ma chi ben comincia è a metĂ  dell’opera. Inzaghi sorride e attende dal mercato segnali che possano far leccare i baffi a tutti i sostenitori biancocelesti: la via è tracciata, serve proseguire nella corsa e continuare a divertirsi.

N.F.

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