SPECIALE – ALESSANDRO MURGIA – Fil rouge con Simone Inzaghi, trafila, maturazione e idillio. Ecco perchè l’addio alla Lazio di immort-ALE è in ogni caso solo un arrivederci

 

di Niccolò Faccini

  • Anamnesi – Conoscere è ricordare, ricordare è rivivere
  • Trafila, giovanili, rapporto con Inzaghi e numero 10
  • Debutto in Serie A, prime volte e istinto da goleador
  • L’uomo del 3-2: Supercoppa e Vitesse-Lazio (Europa League)
  • Contagocce e ingiustizie: l’espulsione di Firenze e un finale di stagione da incubo
  • Relegato ai margini: i 9 minuti in campionato del girone di andata 2018/2019 e una concorrenza terribile
  • L’eccezionale parentesi alla SPAL e la nascita della primogenita Dea
  • L’attimo decisivo – Il gol-vittoria in Supercoppa
  • Il futuro, ma senza dimenticare

 

I filosofi platonici e neoplatonici ritenevano secoli fa che attingere al mondo fenomenenologico/esperienziale costituisse l’unico mezzo per incentivare il nostro intelletto non ad un apprendimento nuovo ex abrupto, ma a ricordare idee e conoscenze già innate e presenti in noi da sempre. La conoscenza del reale come reminiscenza di un’esistenza anteriore; la coincidenza tra conoscenza e ricordo; il vivere esperienze concrete come unica via per risvegliare un sapere semplicemente sopito, dimenticato al momento della venuta al mondo, ma in realtà già compiutamente acquisito. Imparare è rimembrare, conoscere è sinonimo di ricordare e non di scoprire ex novo; così l’anima di ognuno di noi sarebbe già ex ante depositaria di conoscenze che han solo bisogno di essere ridestate dagli apprendimenti quotidiani. È questa una delle argomentazioni platoniche che nel Fedone vogliono dimostrare l’immortalità della nostra anima, è questo il concetto che oggi esprimiamo in un solo vocabolo: anamnesi. La parola in questione deriva dal verbo greco μιμνῄσκω, che significa rammentare, o più precisamente richiamare alla memoria. Riportando il concetto dal campo della gnoseologia a quello ben più banale dello sport e nello specifico del calcio, è possibile affermare che i comportamenti di alcuni calciatori che denotano altissimo senso di appartenenza ad una fede calcistica ben delineata siano semplicemente dimostrazione esteriore di un’appartenenza più profonda, quasi primigenia ad un club, ad una bandiera, a determinati colori, simbolo di un legame più profondo, innato, a volte immortale. L’esperienza alla Lazio di Alessandro Murgia è l’esperienza di un aquilotto forse tale già in una vita precedente, una parentesi sportiva che ricalca un animus pugnandi, una trance agonistica, una fierezza che è propria di chi ha scelto – perchè “chiamato” – di soffrire per i colori della prima squadra della Capitale. In casi simili ogni separazione è mero accidente, ogni addio va rubricato come arrivederci, ogni distacco non può che essere soltanto fisico.

Dal 12 luglio 2019 Murgia è un calciatore della Società Polisportiva Ars et Labor di Ferrara meglio nota come SPAL, dal 12 luglio 2019 le strade di Lazio e Alessandro si dividono dopo 13 lunghi anni. Il club biancazzurro ha prelevato il calciatore a titolo definitivo per una cifra che oscilla tra i 6 e gli 8 milioni di euro, nell’ambito dell’operazione che ha portato l’esterno destro Manuel Lazzari a Roma. Il giocatore ha festeggiato l’accordo con la nuova società e salutato l’ormai ex club di appartenenza su Instagram. “Sudore, passione, amore, lavoro. Ancora più affamato, sempre più motivato. Continua questa avventura: felice e grato di indossare la maglia della SPAL ma senza dimenticare il mio passato, che porterò sempre nel cuore. Grazie SPAL e grazie Lazio“. E grazie, Alessandro.

 

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TRAFILA, SIMONE E IL NUMERO 10 – Di un possibile diritto di “recompra” a favore della Lazio fissato attorno ai 15 milioni si potrà eventualmente parlare negli anni a venire. Quel che è certo è che la Lazio ha rappresentato l’apice ed il cammino, il culmine ed il percorso, il punto di arrivo e contestualmente il punto di partenza per un ragazzo che ha cominciato a dare i primi calci ad un pallone quasi per caso. Originario dell’Eur, il primo approccio è col nuoto, ma il calcio è nel destino: il papà Francesco e la mamma Antonella lo iscrivono da giovanissimo al Cristoforo Colombo, centro sportivo sulla Laurentina, sono i primissimi passi da calciatore. La società è affiliata alla Roma, e nel destino di Murgia invece c’è la Lazio. Nel 2006 il provino di Alessandro al Gentili, con la divisa biancoceleste, comincia la favola capitolina. Merito del papà e di quei 45 chilometri di macchina percorsi ogni mattina per accompagnare il figlio di 11 anni al rettangolo verde delle aquile, sottraendolo ai colori dell’altra sponda del Tevere. Merito della determinazione di Alessandro, che negli anni è cresciuta esponenzialmente. Una trafila lunga, partita dai Giovanissimi Nazionali e passata per gli Allievi Regionali, una storia non priva di patimenti quella nelle giovanili, come quando mister Fabio Bianchi si ostinava a schierarlo in attacco nonostante Alessandro si sentisse a tutti gli effetti un centrocampista, o a causa del brutto infortunio che nel 2009/2010 lo ha costretto ai box per oltre tre mesi. L’arrivo agli Allievi Nazionali coincide con l’incontro con chi gli ha cambiato la carriera, un emblema purissimo di Lazio, un certo Simone Inzaghi. È la stagione 2012/2013 e Murgia diventa il “figlioccio” di Simone. Dal 2012 al 2019 i due hanno camminato insieme. Murgia è affamato e appena quattro mesi dopo raggiunge la Primavera di Bollini, che lo fa debuttare a Crotone. Con Inzaghi mister della Primavera si inaugura un connubio vincente: Alessandro vince con Simone la Coppa Italia (doppia vittoria per 3-1 e 4-2 sulla Fiorentina) e la Supercoppa (1-0 al Chievo) nel 2014 e la Coppa Italia nel 2015 (2-1 complessivo tra andata e ritorno inflitto alla Roma). Tutto quello che il tecnico piacentino ha messo in bacheca prima di approdare in prima squadra lo ha conquistato con Alessandro in campo. Le 96 apparizioni con la Lazio Primavera fanno registrare un bottino di 22 reti messe a segno condite da 7 assist. Forse Bianchi non aveva poi così sbagliato la collocazione tattica di un Murgia giovanissimo. Nel gennaio e nell’agosto 2014 arrivano anche gli esordi con la maglia azzurra rispettivamente con la nazionale Under 18 e Under 19. Grande ambizione, tanta umiltà e un esempio, quel Claudio Marchisio che è grande fonte di ispirazione per chi aspira a diventare una mezz’ala completa e incisiva anche in zona gol. Tanti sacrifici e ottime prestazioni in una Primavera in cui giocavano anche Danilo Cataldi e Cristiano Lombardi, sacrifici premiati con l’esordio in prima squadra in gara non ufficiale. Era il 23 maggio 2014 e Alessandro subentrata a Keita nell’amichevole con i bulgari del Levski Sofia, ultimo step per entrambi prima del definitivo “salto”. Murgia ha rispettato ogni fase, ha lavorato gradualmente, è migliorato giorno dopo giorno, era soprannominato “il bello” sotto il profilo estetico, ma sembrava un predestinato per le qualità tecniche e la visione di gioco a livello calcistico. Mister Fabbro, tra i suoi primi allenatori, assicurava di aver visto in lui e in Guido Guerrieri (attuale terzo portiere della prima squadra) le grandi potenzialità viste tra gli altri anche in Lorenzo De Silvestri. Leader tecnico e caratteriale, un diamante grezzo in attesa di esplodere e consacrarsi, già nelle giovanili accettava la panchina con serenità, consapevole che il suo talento sarebbe uscito fuori in maniera prorompente. Serviva solo aspettare Simone, il bagaglio tecnico era già imponente. Del resto Murgia è nato portando sulle spalle un numero importante. Il 10.

 

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FIL ROUGE – Quando tra Lazio e Pioli si consuma l’addio, Simone Inzaghi diventa ufficialmente il traghettatore dei “grandi” per le ultime 7 gare di campionato della stagione 2015/2016. Promosso Simone, viene promosso anche Murgia. Indossa la casacca col numero 96, le ultime due cifre dell’anno di nascita, lui venuto al mondo il 9 agosto. Del leone ha lo spirito indomito, l’istinto combattivo, l’intelligenza di saper aspettare. Alessandro nel finale di annata assaggia l’atmosfera della prima squadra venendo portato due volte in panchina, senza calpestare però il terreno di gioco. Il futuro dell’allenatore è però un’incognita e un probabile arrivo di Bielsa ed una potenziale rivoluzione del parco giocatori sembrerebbero sbarrargli la strada. Invece Inzaghi viene confermato, e Alessandro può sorridere.Il mister è un grande motivatore, a parole sa trasmettere carica e determinazione, è preparatissimo e studia l’avversario in modo maniacale. In qualche modo ci siamo reciprocamente visti crescere“.

 

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DEBUTTO IN A E ISTINTO DA GOLEADOR – Con una sorella attrice (Nicole) sposata con un altro centrocampista, Andrea Bertolacci, questa volta è per Alessandro il turno di diventare “famoso”. La stagione 2016/2017 può essere quella della svolta. Un mese dopo aver compiuto 20 anni, Murgia non può che essere lanciato in Serie A da chi lo conosce alla perfezione sin da quando era piccolo. Inzaghi già alla quarta giornata gli concede 9 minuti tra i grandi in Lazio-Pescara del 17 settembre 2016. È l’esordio nella massima serie, avviene a risultato già pienamente acquisito (3-0), ma è un’emozione unica per Alessandro. “Si vince sempre col cuore e col sacrificio“, è il suo motto indiscutibile. La sua tenacia spinge Inzaghi a dargli diverse chances. “Quando Alessandro e gli altri giovani giocano è perché lo meritano, non gli ho mai regalato nulla“, sostiene fermamente Simone. Murgia il 23 ottobre viene gettato nuovamente nella mischia e timbra il cartellino a Torino contro i granata con una precisa spizzata di testa che regala alla Lazio il momentaneo 2-1 sui piemontesi: è il primo gol in A, festeggiato sui social: “Passione, sacrifici, sostegno di famiglia e amici e abbraccio dei compagni. Oggi è un’emozione speciale“. In Coppa Italia è titolare a San Siro nel successo dei quarti di finale contro l’Inter e gioca qualche minuto nelle semifinali con la Roma. Il 13 maggio 2017 la testa della squadra è già alla finale di Tim Cup contro la Juventus, Murgia beneficia del turnover e va ancora in rete, dimostrandosi un cecchino sottoporta: il 96 al Franchi contro la Fiorentina firma il vano secondo gol della Lazio nel 3-2 per i viola con un altro colpo di testa su delizioso assist di Luis Alberto. Tutto vero, ma trattasi di gioie temporanee: Alessandro chiude la prima stagione in A con 22 panchine e 14 apparizioni totali in campionato, ma solo quattro volte parte dal primo minuto, vale a dire con Udinese, Napoli, Fiorentina e Crotone. Due di queste gare si svolgono negli ultimi tre (ormai ininfluenti) turni di campionato. La squadra si qualifica alla successiva Europa League e Murgia può comunque dirsi soddisfatto. La seconda stagione tra i big deve essere quella della riconferma e dei costanti miglioramenti.

 

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L’UOMO DEL 3-2 – Anche Inzaghi è cosciente del contributo che Alessandro può dare alla causa biancoceleste, tant’è che il ragazzo nelle gerarchie è avanti a Cataldi, che viene mandato a finalizzare il processo di maturazione al Benevento. Danilo parte, Alessandro resta nella Capitale. La stagione 2017/2018 comincia col botto con la vittoria della Supercoppa. Il 13 agosto 2017 Murgia chiude il cerchio e realizza la terza rete con la Lazio, forse a fine carriera sarà ancora la più importante. Il motivo è semplice: il suo piattone trafigge Buffon al fotofinish e vale un trofeo alzato in faccia ai campioni di tutto della Juventus, davanti ad uno sconsolato ed incredulo Allegri. “Il gol è stata una gioia immensa, ma non voglio fermarmi a quello, spero sia un punto di partenza. È stata una sensazione fantastica e mai provata prima, spesso lo vado a rivedere ma solo per caricarmi per il futuro. Mi auguro sia solo l’inizio“. È un momento idilliaco, e il primo settembre ecco la prima convocazione con l’Under 21 di Gigi Di Biagio. Alessandro ci prende gusto e replica un mese dopo: il 14 settembre la Lazio è in scena in terra olandese, ed il gol vittoria contro il Vitesse nel debutto europeo è proprio suo. Un’altra magia, la creatura di Inzaghi lo ha rifatto, i giornali lo celebrano. Al minuto 74 infatti Immobile appoggia la sfera per Alessandro che in area di rigore la controlla, supera agevolmente Van der Werff e batte implacabilmente il portiere avversario Pasveer. Ciro lo definisce su Instagram a ragione “l’uomo del 3-2″, etichetta che Alessandro non apprezza fino in fondo. “Vorrei essere anche l’uomo degli 1-0, dei 2-1, l’uomo squadra. Queste ciliegine sono solo dei trampolini, devono fungere da stimolo“, dichiarerà ai microfoni di Lazio Style Channel il 96. Una cosa è certa: il rapporto tra i minuti giocati con l’aquila sul petto e le reti gonfiate è letteralmente impressionante. Stupisce la capacità di inserirsi silenziosamente ma alla perfezione nello scacchiere tattico della squadra, e la freddezza a tu per tu con gli estremi difensori rivali.

 

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CONTAGOCCE E INGIUSTIZIE – In campionato le presenze accumulate da Alessandro sono poche nonostante il centrocampista non demeriti mai quando chiamato in causa. Murgia ha due occasioni, la prima col Genoa al Marassi e la seconda nella disfatta di Napoli (4-1 al San Paolo), per poi essere accantonato ed essere di nuovo gettato nella mischia il giorno prima della vigilia di Natale, in Lazio-Crotone 4-0. Nel mese di febbraio disputa da titolare due sole partite di campionato (la sconfitta casalinga col Genoa per 1-2 e Sassuolo-Lazio 0-3 del 25 febbraio 2018). In campionato è irrimediabilmente chiuso da Leiva, Parolo e Milinkovic Savic, calciatori che il mister fatica a relegare tra le riserve. Tra marzo ed aprile vede tanta panchina e quando Inzaghi decide di affidarsi a lui, è una scelta scellerata di un direttore di gara a penalizzarlo. Al 14′ del primo tempo di Fiorentina-Lazio 3-4 infatti il signor Damato di Barletta inverte una decisione in maniera clamorosa: Dragowski lancia con i piedi, la Lazio è scoperta e Murgia è ultimo uomo contro Federico Chiesa. Alessandro guarda sempre la palla, è in vantaggio ed è il gigliato a toccarlo sulla schiena, non il contrario. Per l’arbitro è fallo da ultimo uomo e conseguente rosso al laziale: è la prima e ingiusta espulsione per Murgia con la Lazio, e la parità numerica è ristabilita (Sportiello era stato espulso poco prima), in una delle gare che rientrano nel dossier tra Lazio e fischietti di Serie A in una stagione del tutto tribolata e ricca di ingiustizie subite. Il VAR rimane silente, Murgia salta il 4-0 dell’Olimpico con la Samp ma è in campo al posto dell’infortunato Parolo nell’intero finale di stagione. Torino-Lazio, Lazio-Atalanta e Crotone-Lazio sono banchi di prova cruciali, ma solo nella prima di questo trittico di gare Murgia riesce a spiccare per personalità. In ultimis il 20 maggio, quando la squadra naufraga contro l’Inter di Spalletti e perde la Champions. La seconda stagione con la prima squadra si conclude con 16 presenze in A ed una Europa League da protagonista: Sandro disputa da titolare inamovibile di coppa tutte le sfide del girone K ed anche i sedicesimi con i romeni dello Steaua Bucarest, ma per ottavi e quarti Inzaghi preferisce affidarsi ai titolarissimi e dunque Murgia non prende parte alle spedizioni con Dinamo Kiev e Salisburgo. In Coppa Italia il terzo gol del 4-1 finale agli ottavi col Cittadella è propiziato da un corner battuto dal 96: il difensore Camigliano, nel tentativo di anticipare Wallace, fa autorete. Da lì alle semifinali solo panchina. Alessandro traccia una linea a fine maggio 2018 e può tutto sommato trarne conclusioni positive: in campionato è tra le prime alternative in mezzo al campo, in Europa ha sempre fatto bella figura e ad inizio stagione ha arricchito la bacheca del club con un gol prezioso alla Vecchia Signora. Il rimpianto – condiviso con tutta la squadra – è di non essere riuscito ad essere brillante nel rush finale, che ha segnato l’estromissione dalla partecipazione all’edizione 2018/2019 della Coppa dalle Grandi Orecchie. La Lazio e Murgia devono ancora una volta accontentarsi della seconda manifestazione continentale.

 

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RELEGATO AI MARGINI – Se l’annata precedente era iniziata con la gemma di Supercoppa Tim, le prospettive di Murgia alla Lazio quando il ritiro di Auronzo del luglio 2018 è alle porte non sono chiarissime. Il rientro di Cataldi dalla Campania e gli arrivi di Valon Berisha dal Salisburgo e soprattutto di Milan Badelj affollano la mediana biancoceleste e Murgia diventa di fatto la terza scelta dopo i “titolari”. La morale della favola è semplice: dal 18 agosto 2018 al 27 gennaio 2019 (in un intero girone di andata cui vanno sommati altri due turni di campionato) colleziona in Serie A la miseria di 9 minuti nel finale di Lazio-Frosinone 1-0 del 2 settembre 2018. Nemmeno in Europa League (che era stata la “sua competizione” nella stagione 2017/2018) la fiducia di Inzaghi ricade sul suo vecchio pupillo: Murgia ottiene la titolarità solo all’esordio del gruppo H coi ciprioti dell’Apollon Limassol e sempre in casa nella sconfitta per 2-1 contro l’Eintracht Francoforte. In Coppa Italia le cose non vanno meglio, dato che Alessandro è ai margini anche col Novara negli ottavi di finale e si gode le imprese di San Siro con le milanesi ai quarti e in semifinale dalla panchina. Accanto al tecnico che lo aveva fatto crescere ed aveva puntato su di lui ad occhi chiusi. Quello stesso allenatore ora sembra aver chiuso gli occhi.

Non è facile perché il livello della squadra è molto alto e più passa il tempo e più l’asticella si alza. Per noi giovani non è semplice, si deve cercare di migliorare sempre. Come accade anche qui in Under 21. Non guardo presenze e minuti trascorsi in campo, semmai la qualità del mio lavoro e del tempo che passo in campo“.

 

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Ma Murgia non può essere contento e così matura la consapevolezza di dover tentare un’ esperienza in prestito per puntare ad un maggiore minutaggio. Il 30 gennaio Murgia saluta Roma e si trasferisce alla SPAL alla corte di mister Semplici a titolo temporaneo. Commovente la foto postata su Instagram che lo raffigura mentre indossa i colori bianco e celeste da piccolino, cui è associata una frase breve e concisa, che forse racconta tutto: “Grazie Lazio per aver trasformato in realtà i sogni di questo bambino“. I commenti si sprecano: “torna presto”, “vatti a fare le ossa”, “ti aspettiamo a casa“. E la risposta più veritiera e onnicomprensiva di tutte al post: “Sei nella storia“.

 

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SPAL – Inzaghi lo aveva anticipato in conferenza: “Murgia sta cercando una squadra per andare a giocare“. È la brusca interruzione di un rapporto meraviglioso. Basti pensare che delle oltre 150 partite disputate da Murgia tra Primavera e prima squadra, in ben 130 casi è stato schierato in campo da Simone Inzaghi, contando anche complessivamente 22 reti e 6 passaggi vincenti. Ma il percorso di Murgia deve proseguire lontano da Roma, il calciatore ha bisogno di aria nuova e inanellare spezzoni o scampoli di partite non può diventare la regola, la distanza appare obbligata ed è dovuta all’esigenza di non compromettere un futuro che si preannuncia roseo. Il centrocampo della SPAL richiede un innesto che abbini qualità e quantità, detto fatto. A Ferrara infatti Murgia trova linfa nuova e le presenze dall’inizio si moltiplicano, tanto che il calciatore diventa perno del centrocampo e sciorina prestazioni altisonanti, fornendo anche assist decisivi, su tutti quello all’ex Lazio Sergio Floccari che (ancora lui, sempre lui) ha castigato la Juventus al Mazza nel giorno del match point di uno scudetto bianconero annunciato e poi rimandato. Alessandro gioca da regista, da mezz’ala, da trequartista, si incarica della battuta di numerosi calci piazzati e mostra una personalità fuori dal comune. Alessandro ha convinto tutti, e a fine maggio il presidente degli emiliani Walter Mattioli gongola e spera di trovare un accordo con la Lazio che preveda la permanenza del numero 11 biancazzurro.È un calciatore eccezionale, un signor centrocampista, migliora di domenica in domenica“.

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DEA – La parentesi azzurra ad Euro2019 è foriera di una novità essenziale e bellissima: il 13 luglio la compagna Eleonora dà alla luce la primogenita Dea, Murgia diventa papà. Lui che adorava i figli della sorella Matias e Lucas, ora riceve in dono la felicità più alta. Il giorno prima si era legato alla SPAL, questa volta a titolo definitivo. Alla fine il tanto atteso Manuel Lazzari è sbarcato a Roma, ma il “sacrificato” è quell’aquilotto che la Capitale non avrebbe mai voluto lasciarla. “La Lazio è casa tua, è solo un arrivederci“, questa la speranza dei sostenitori biancocelesti catapultatisi sui profili social del centrocampista. Il cartellino di Alessandro è stato inserito nell’affare per abbassare le pretese per un quinto di destra funzionale al gioco di Inzaghi che il direttore sportivo Igli Tare seguiva da due anni. Troppa la concorrenza per il calciatore romano in un centrocampo in cui Leiva e Milinkovic sono riusciti ad offuscare e fagocitare anche un centrocampista di caratura internazionale come Milan Badelj e un senatore come Marco Parolo. L’invenzione di Luis Alberto come mezz’ala si è tramutata in un ulteriore ostacolo per Alessandro, che ha firmato con la SPAL fino al 2024 perché a Roma il suo potenziale avrebbe rischiato di essere bruciato. I biancocelesti perdono un bimbo che è diventato uomo con la Lazio addosso; ma se conoscere è ricordare, allora tutti i tifosi della squadra capitolina non lo dimenticheranno mai.

 

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LA SUPERCOPPA – Incastonata indelebilmente nel paradiso biancoceleste c’è la perla del 13 agosto 2017, il gol che non ti aspetti del calciatore che non ti aspetti. Esistono nel calcio alcune leggi non scritte, e sovente l’andamento di una partita sembra indirizzarla senza lasciare scampo ad una delle due compagini. L’inerzia della finale di Supercoppa italiana 2017/2018, dopo il 2-2 di Dybala – una doppietta in 5 minuti a pareggiare il doppio svantaggio – era tutta a vantaggio della Juventus. Una Lazio stremata che non aveva saputo infliggere ai bianconeri il colpo del ko, una Juventus abile a rimanere dentro la partita nonostante una prestazione incolore. Questo si sarebbe detto, se non ci fosse stata la zampata del ragazzino. Un colpo da biliardo da non credere che affonda il nemico più temibile, la replica immediata ad una rete incassata solo pochi secondi prima. E uno scenario che ricorda tremendamente quel Lazio-Juventus di Petkovic contro Conte con Vidal che allo scadere batte Marchetti e Floccari che riporta la Lazio in estasi, trascinandola verso un 26 maggio che si sarebbe rivelato poetico. Quando sull’Olimpico è calato il gelo e tutto sembra andare storto, nella calda serata della Supercoppa Tim, si materializza la svolta. Al minuto 80′ Murgia rimpiazza Leiva, quando c’è da difendere un inatteso 2-0. Il brasiliano è stremato, servono muscoli e freschezza. La partita si complica e la Lazio subisce la rimonta, sugli spalti c’è chi rimpiange quel cambio quasi conservativo. A quel punto Murgia pensa positivo, ha uno scatto istintivo che lo porta a riempire l’area di rigore. È il suo quindicesimo gettone in prima squadra, prima di allora aveva giocato solo 4 partite da titolare con l’aquila sul cuore. Ma il destino ha deciso che sia lui a dover dipingere una rete storica. E per nulla facile: al quarantanovesimo di una pirotecnica ripresa, nell’area juventina ci sono 13 giocatori, 26 gambe, trovare uno spiraglio sembra impossibile. Lukaku ci riesce, sfonda sulla sinistra eludendo la rivedibile marcatura di De Sciglio, e Murgia lo ha capito in anticipo. Ha visto tutto prima degli altri, ed ha sperato che la sfera potesse raggiungerlo, che il compagno belga potesse premiare il suo inserimento. È lo stesso Alessandro a raccontare quella rete il 13 agosto 2018, esattamente un anno dopo. Lo fa via Instagram, ritraendosi davanti ad un televisore a rimirar la sua rete spacca-partita. “Mancavano pochi minuti alla fine e il 2 a 2 ci avrebbe portato ai tempi supplementari. Poi vedo Jordan superare un giocatore ed entrare in area di rigore. Io ero lì, in posizione e ho pregato che mi vedesse, che si accorgesse che ero libero. Jordan deve avermi sentito perché il passaggio è arrivato, puntuale, preciso, semplicemente perfetto. Ho visto la palla gonfiare la rete tricolore e poi il boato, la gioia mista a confusione, l’emozione, la corsa sotto la curva Nord, l’abbraccio dei miei compagni, dello staff, di tutto lo stadio e la meravigliosa consapevolezza di aver appena fatto il gol della vittoria… Non so quante volte ho rivisto quel momento, anche se in realtà ce l’ho registrato in ogni cellula, ed ogni volta cresce dentro di me il desiderio di continuare a fare la differenza per la mia squadra, di essere sempre lì, nel posto giusto e al momento giusto, pronto a ricevere un nuovo passaggio che mi permetta di regalare nuove emozioni“.

Registrato in ogni cellula“, quel momento, perché quando lo stadio si infiamma in un boato da brividi Murgia ripercorre nella mente tutta la vita, tutti i sacrifici fatti dalla famiglia e specialmente dal papà per farlo diventare calciatore. E si commuove.

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Un anno prima, a fine gara le sue dichiarazioni a caldo ai microfoni della RAI. “L’abbiamo voluta fortemente, è una coppa dedicata alla gente e a tutte le famiglie laziali. La gara ci stava scivolando tra le dita, ma noi siamo anche questo: noi non molliamo mai. Noi siamo un gruppo“. A parlare è il protagonista assoluto di un match leggendario, che forse più di ogni altro racconta e racchiude in 90 minuti la storia della Lazio e allo stesso tempo la storia di Murgia. Questo infatti il marchio di fabbrica di Alessandro: entrare in campo da subentrante come se avesse giocato dal 1′, sfruttare ogni istante, perché ogni attimo può essere quello buono, ogni attimo può essere indimenticabile. Ogni attimo può restare nella storia. Alessandro l’aveva già vinta la Supercoppa con la Lazio, ma con i grandi ha tutto un altro sapore. Il suo rigore in movimento è celebrato anche dalla Gazzetta dello Sport, che il 14 agosto 2017 titola: “Sorpresa. Dybala sveglia i campioni, Murgia li beffa”. “Ci pensa il ragazzino di Formello“, rincara la dose il Messaggero. Lo abbracciano tutti, lui corre sotto la Nord con le braccia alzate al cielo, sta ringraziando Lukaku per l’accelerazione improvvisa, sta ringraziando tutti i suoi allenatori, tutta la sua famiglia. La notte di Murgia è anche la notte del primo trofeo da allenatore della prima squadra per Simone Inzaghi, a conferma che il binomio col classe 1996 è incanto.

 

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IMMORT-ALE – “Credi che chi c’ha l’oro sia un signore, l’oro per me non conta: conta er core“. Lo striscione della scenografia della Nord nel pregara appare cucito su misura, fatto apposta per Alessandro, che alla Lazio ha consegnato anima e cuore, e rimarrà inobliabile eroe per un giorno. Per un giorno, sì. Il ricordo di quel giorno, però, rimarrà per l’eternità, così quel singolo giorno non sarà stato solo un giorno. Sarà stato immortale. I giorni immortali sono diversi dagli altri giorni, così come alcuni secondi sono diversi dagli altri. Il tempo non può farli cadere nel dimenticatoio. “Milinkovic ogni tanto per scherzare dice a qualcun altro: ‘Lascia stare Murgia, lui è quello del 3-2 alla Juve’. Ma non sono il tipo che si vanta, lavoro per cercare altri gol così“, raccontava Alessandro. Il suo obiettivo è migliorarsi. La Lazio ed Olympia gli hanno dato le ali per farlo. Ed i laziali, riconoscenti, possono solo augurargli di spiccare definitivamente il volo.

N.F.

 

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