FOCUS – DENIS VAVRO – Sulle orme di Skrtel, lo manda Skriniar – Carriera, riconoscimenti, e curiosità sul difensore più pagato dell’era Lotito

 

di Niccolò Faccini

 

Alla fine in Italia vincono sempre le squadre che hanno le migliori difese“. Una laconica legge non scritta del calcio, il mantra dell’ormai ex allenatore della Juventus Massimiliano Allegri, che spesso ripeteva in conferenza questo adagio anche in risposta a chi accusava la sua squadra di regalare uno spettacolo non memorabile sul terreno di gioco. Nel nostro campionato (e non solo) le posizioni nobili di classifica sono effettivamente occupate da anni dalle compagini che vantano le migliori retroguardie, salvo exploit come quello dell’Atalanta, che la scorsa stagione pur non risultando imperforabile ha superato le 100 reti messe a segno tra tutte le competizioni, classificandosi così terza in A. Se vincere è “fare un gol più dell’avversario”, non incassare rete costituisce condicio sine qua non, condizione ineliminabile di ogni trionfo. Questione di filosofie – l’Atletico Madrid del Cholo Simeone è forse l’esempio più emblematico – o di mentalità, di bravura dei singoli o di movimenti collettivi (e collaudati) di reparto, ma l’assunto di cui trattasi può assumere valore di postulato impossibile da sconfessare: se il portiere non è costretto a raccogliere la sfera dalla rete, la squadra non può conoscere sconfitta. I numeri nei primi 5 campionati europei sono chiari, ed anche i primi acquisti delle big del nostro calcio vanno in questa direzione: la Juventus è ad un passo da De Ligt dell’Ajax, l’Inter ha inserito nello scacchiere di Conte lo sceriffo Godin e il Napoli ha virato su Kostas Manolas. Trattasi di club già dotati di pacchetti arretrati di tutto rispetto, ma intenzionati a non lasciar nulla al caso. Meno reclamizzati degli attaccanti da doppia cifra, i veri top-player sembrano essere oggi i centrali di difesa, e l’elemento chiave per costruire ogni vittoria la propensione di centrocampisti e attaccanti a sacrificarsi in copertura, svolgendo così le canoniche “due fasi”. Vedasi ancora il Torino di Walter Mazzarri, che grazie ad una difesa granitica è riuscito nell’impresa di uscire sconfitto in trasferta solamente in un’occasione (contro la Roma) in tutto il campionato e così ha centrato (anche grazie al Milan) l’Europa League.
Sulla sponda biancoceleste del Tevere la lezione è stata imparata da Inzaghi, che – perso de Vrij – ha puntato sul maturo Acerbi ed ha optato per piccoli accorgimenti tattici che hanno modificato la mentalità della squadra rispetto all’annata calcistica 2017/2018, abbassando Luis Alberto e Milinkovic e concedendo spesso l’iniziativa agli avversari per poi colpire con micidiali ripartenze. I gol subiti dalla Lazio nell’ultima stagione sono diminuiti (si è passati dai 49 del 2017/2018 ai 46 dell’ultima Serie A, ma il dato è influenzato dalle 6 reti incassate soltanto nelle due gare ininfluenti ai fini di classifica con Bologna e Torino), eppure la sensazione è che il tecnico piacentino non abbia mai nutrito completa fiducia nei singoli interpreti della linea difensiva a tre. Tra infortuni e scelte dell’allenatore infatti sono state ben 27 le diverse composizioni del terzetto difensivo nelle varie manifestazioni (Serie A, UEL e Coppa Italia), segno che – al netto della nuova strategia tattica adottata – alcuni profili non sono riusciti a fornire con costanza prestazioni soddisfacenti e sono stati così alternati in base alle caratteristiche degli avanti rivali. Solamente nell’ultimo scorcio di stagione è stato preso in grande considerazione Bastos, mentre l’esponenziale crescita di Luiz Felipe è stata ampiamente ritardata da una serie infinita di infortuni. Chi ha deluso in toto è Wallace, e con Radu virtualmente fuori dal progetto tecnico delle prossime annate è il solo Acerbi a dare quelle garanzie di cui una squadra ha bisogno per raggiungere i più alti traguardi. Per raggiungere l’obiettivo ormai dichiarato da due anni: la partecipazione alla Coppa dalle Grandi Orecchie.

PRIMO COLPO – IDENTIKIT – Biraschi del Genoa, Hinteregger dell’Augsburg e Bruno Viana del Braga sono alcuni dei calciatori visionati dal ds Tare, ma il primo (di due o tre difensori) a sbarcare nella Capitale nella sessione di mercato in corso è Denis Vavro, roccioso ma rapido centrale proveniente dalla Danimarca. Il compagno di Skriniar nella nazionale slovacca è stato prelevato dal Copenhagen, squadra con la quale ha saltato una sola partita di campionato nella stagione appena trascorsa. Sono grandi le aspettative riposte in questo ragazzo dalla società capitolina, se non altro per il costo del cartellino, la cifra più elevata sborsata per un difensore sotto la gestione Lotito: circa 11 milioni e mezzo di euro, che lo rendono anche il difensore più pagato di sempre nella storia del campionato danese. Denis è alto 193 centimetri, pesa 88 kg ed è un centrale possente molto bravo nell’anticipo, che fa dell’abilità nel tackle il marchio di fabbrica. Eccellente nell’impostazione, Vavro adora giocare da regista basso e fare partire l’azione con lanci lunghi che spesso si rivelano pennellate d’autore di fondamentale importanza per cambiare campo, aprire il gioco e mandare in porta i compagni. In questo fondamentale ricorda Bonucci, ma per movenze (e somiglianza del viso) è molto vicino a Martin Skrtel, altro difensore slovacco che ha vestito per una vita la casacca del Liverpool ed ora è in forza al Fenerbahce in Turchia. Denis e Martin sono entrambi nati nella stessa regione della Repubblica di Slovacchia, Trenčín, e i rispettivi luoghi di nascita distano appena 45 chilometri. Vavro si augura di replicare le gesta di un calciatore di fama internazionale, col quale condivide il grande temperamento, l’abilità nel gioco aereo, la puntualità negli anticipi e nelle chiusure e una certa raffinatezza nell’avviare l’azione.
La Lazio è rimasta stregata dal carisma del classe 1996, dalla sua spiccata personalità e anche dall’attitudine a gonfiare la rete: sui calci d’angolo a favore Vavro diventa spesso un fattore importante, è un rigorista provetto (lo sa bene l’Atalanta, che è stata eliminata dal suo quinto e ultimo rigore nello scorso agosto dal play-off di Europa League, che ha precluso alla Dea la partecipazione alla fase a gironi), e non disdegna nemmeno di incaricarsi della battuta dei calci di punizione, il suo è un destro potente ed elegante. Non solo centimetri e muscoli dunque, ma anche un’ottima qualità di base abbinata ad un elevato senso della posizione. C’è un motivo se la Lazio ha deciso di inserire in organico il primo slovacco della propria gloriosa storia.

 

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RICONOSCIMENTI – Del resto che fosse un predestinato lo si era capito già nel 2018, quando Denis ha vinto il premio “Miglior under 21 slovacco“; nella stessa circostanza a trionfare come “calciatore slovacco dell’anno” fu un’altra vecchia e illustre conoscenza del calcio italiano, Marek Hamsik. Quella di Vavro è una storia molto simile a quella di Milan Skriniar: col centrale dell’Inter gioca in Nazionale in una linea a quattro, mentre con la Lazio sarà il centrale di destra dei tre o all’occorrenza potrà fare le veci di Acerbi da fulcro centrale, con l’ex Sassuolo spostato a sinistra (è già accaduto in qualche spezzone di gara alla fine del campionato scorso). Come Francesco, Denis non vuole perdersi nemmeno una gara, e nell’ultima annata ha saltato solo un match in campionato proprio come il prossimo collega di reparto, squalificato dal giudice sportivo in seguito all’espulsione comminata dal signor Rocchi in Napoli-Lazio del girone di ritorno. Due “iron-men”, insomma, che avranno tutto il ritiro di Auronzo per affinare un’intesa che dovrà permettere alle aquile di poter contare su due baluardi difensivi di tutto rispetto.

MATURAZIONE – Bravissimo ragazzo fuori dal campo, glaciale sul rettangolo verde, Vavro nasce e trova la maturazione calcistica tra le file dello Zilina (2012-2017), in Slovacchia. Cera anche Skriniar, ma quando Milan è passato alla Samp Vavro ha saputo sostituirlo senza farlo rimpiangere. Lo scorso 6 settembre Denis ha avuto il primo contatto con l’Italia, quando con l’Under21 slovacca ha battuto 3-0 gli azzurrini. In squadra col nuovo gigante della Lazio c’erano anche il difensore della Fiorentina David Hancko e l’attaccante dell’Empoli Samuel Mraz. Trattavasi solamente di una mera amichevole, ma anche in quell’occasione Vavro non sfigurò contro Cutrone e Orsolini, chiudendo ogni varco per vie centrali. Se con lo Zilina ha siglato 10 reti in 94 apparizioni e col Copenhagen ha raggiunto quota 3 signature in 85 presenze è per le eccelse doti in elevazione e un gran siluro dalla distanza, una delle specialità della casa: nel corso dell’ultima edizione di Europa League (terzo turno preliminare) Denis ha lasciato partire un destro terrificante dai 30 metri contro il CSKA Sofia, un fendente imprendibile per l’estremo difensore avversario che si è infilato sotto al sette andando a togliere la ragnatela. Coriaceo ed umile, Vavro ha voluto ringraziare i tifosi del Copenhagen che hanno premiato quella rete come la più bella dell’intera stagione del club: “Un onore ricevere questo riconoscimento individuale, è la prima volta che mi succede in un club”. I tifosi laziali non si facciano ingannare dalla fisicità imponente e dall’atteggiamento apparentemente burbero: Denis è un difensore brillante nelle chiusure ed è molto veloce nell’uno contro uno. Aggressività nei contrasti e piedi buoni, visione di gioco e soprattutto disciplina: sono solo 6 i cartellini gialli comminati nelle 50 apparizioni del Copenhagen 2018/2019, soltanto 2 in 25 presenze in Superligaen. Un piccolo particolare: Vavro ha dato forfait in due circostanze sulle 52 stagionali, rimanendo fuori dalla lista dei convocati solo per le sfide a Viby e Horsens. Fuori dai confini nazionali, nello scenario europeo, ha sempre calcato il manto erboso, sciorinando performances di livello anche contro formazioni blasonate quali Bordeaux, Zenit San Pietroburgo e Slavia Praga (compagine quest’ultima capace, una volta superato il girone, di eliminare il Siviglia che aveva estromesso la Lazio).

 

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SCUDETTO COL COPENHAGEN – Dopo la trafila in patria nello Zilina il pennellone originario di Partizànske è entrato in pianta stabile a far parte della prima squadra nel 2016/2017, per poi trasferirsi in terra nordica: 26 presenze tra campionato ed Europa League nella prima stagione nel club della capitale nonché città più popolosa della Danimarca, condite da una rete; ma la stagione della svolta è come detto l’ultima, quella che lo ha visto protagonista e trascinatore, nonchè finalmente titolare inamovibile. La firma sullo scudetto 2018/2019 è stata apposta a suon di prestazioni di alto livello, che hanno coniugato alla perfezione concentrazione ed efficacia, tanto da richiamare le attenzioni della Lazio ma anche di altri club italiani (Atalanta, Sampdoria e Roma) e non solo. Nel palmarès Vavro può vantare anche un campionato ed una Supercoppa slovacca. 11 reti e 3 assist nelle ultime tre stagioni rappresentano un bottino niente male per chi di mestiere fa il difensore. I sostenitori biancocelesti dovranno abituarsi a precisi lunghi lanci dalle retrovie e a salvataggi anche disperati da parte di un centrale che in scivolata dà il meglio di sé ma senza cercare appositamente giocate ad effetto e fine a se stesse. Tra le innumerevoli doti del calciatore spicca la lettura preventiva delle azioni offensive del “nemico” e l’inclinazione a temporeggiare in caso di difficoltà, evitando entrate pericolose o bruschi interventi in area di rigore. Vavro possiede un’intelligenza tattica che gli consente di andare raramente in affanno e il suo inserimento e ambientamento sarà facilitato dallo spogliatoio della Lazio.

PERPLESSITÀ – La vera incognita ruota infatti attorno alle tempistiche per l’adattamento al calcio nostrano; del resto è lo stesso agente Martin Petras ad aver evidenziato come per l’assistito giocare nel club più antico di Roma costituisca senza dubbio alcuno “il salto di qualità, il punto più alto da evidenziare nel curriculum“, uno step tanto prestigioso quanto “meritato sul campo”. A fare la differenza sarà la celerità nell’imparare la lingua oltre all’idoneità del giocatore ad instaurare ed oliare i meccanismi della retroguardia con i nuovi colleghi di reparto. Vavro offrirà ad Inzaghi spensieratezza giovanile mista ad una buona esperienza internazionale, oltre a quella duttilità che gli permetterà di mettersi a disposizione per più moduli: in carriera ha ricoperto i ruoli di centrale di destra e sinistra della difesa a 4, opzione che il mister biancoceleste potrebbe prendere in considerazione per la stagione ventura. Da valutare attentamente la buona riuscita del suo inserimento nella difesa a 3, un punto interrogativo che sarà stato abbondantemente analizzato nella scelta ponderata (e vigorosa) di investire una somma notevole per le casse del club per un profilo che comunque non può essere etichettato come “scommessa”. In Danimarca Vavro giocava spesso da centrale di destra in coppia col più esperto (classe 1988) Bjelland, alla Lazio dovrà mutare collocazione. Denis ritroverà Skriniar, nella speranza di avvicinarsi ed un giorno arrivare ad eguagliare le gesta del perno dell’Inter, e a Roma partirà titolare con credenziali importanti: avrà il compito di porre fine alle continue rotazioni di uomini della retroguardia della Lazio, di imporsi grazie alla sua tecnica, alla sua versatilità e alla sua intraprendenza. La verve è quella giusta, il carisma quello di un veterano, il palcoscenico è di quelli che non fanno dormire la notte. Vavro si è legato con la Lazio per 5 anni e percepirà all’incirca 1,2 milioni di stipendio all’anno, nell’ambito di un’operazione che ha una risonanza elevata e degna di nota per un club disabituato a comprare a quelle cifre in quelle posizioni di campo. In quasi 120 anni di storia infatti – tra i difensori – solo per Sinisa Mihajlovic e Jaap Stam è stata sborsata una somma più elevata in termini di acquisto del cartellino, e da quando in vigore c’è l’euro Vavro primeggia in questa speciale classifica. Il numero di maglia è ancora un rebus, per lui abituato ad indossare la numero 19 o la numero 17. Ad oggi sono divise occupate da Senad Lulic e Ciro Immobile, due dei pilastri dell’11 capitolino. Possibile che scelga il 18, ma per la conferma servirà attendere. Un pedigree non certamente stentoreo, un nome poco altisonante che magari non solleticherà le fantasie della piazza, ma per Denis la missione è quella di confermarsi a buoni livelli in una divisione più competitiva e far ricredere ogni scettico. I suoi prossimi partners sono tutti da decifrare: ampiamente ipotizzabile che all’ombra del Colosseo possa sbarcare un difensore mancino, il prototipo dell’usato sicuro che andrebbe a sostituire Radu, con Bastos e Luiz Felipe pronti a sovvertire le gerarchie. Ad oggi andrebbero probabilmente in ritiro anche Patric e Wallace, in attesa di sistemazione.

 

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REAZIONI – “La S.S. Lazio comunica di aver acquisito a titolo definitivo le prestazioni sportive del calciatore Denis Vavro. L’atleta ha sottoscritto un contratto quinquennale“, si legge sul sito ufficiale della società nata il 9 gennaio 1900. Vavro ha effettuato nella giornata di ieri la seconda parte delle visite mediche di rito all’Isokinetic, i consueti controlli di valutazione funzionale presso la struttura specializzata nei settori della riabilitazione sportiva e della prevenzione degli infortuni. È il primo impatto con la nuova realtà per il difensore che con la nazionale maggiore slovacca conta 5 apparizioni, avendo tra l’altro debuttato con gol firmato al 58′ nell’amichevole dell’8 gennaio 2017 contro l’Uganda. Il prossimo passo sarà il ritiro di Auronzo, nel frattempo dai primi commenti sui social i tifosi sembrano divisi: la perplessità di chi si aspettava un profilo italiano, di chi vede una somiglianza con Diego Novaretti e di chi gli rimprovera di non sorridere; l’ironia di chi sottolinea come sia “impossibile peggiorare in quella zona di campo rispetto agli anni scorsi”, contro la soddisfazione di chi si fida dei “promettenti video di Youtube” o dei tifosi del Copenhagen che assicurano sia un super acquisto; il gradimento di chi ne ostenta la cattiveria agonistica; infine il timore di chi pensa che il contestuale arrivo di Jony, Lazzari e Vavro sia in qualche modo propedeutico ad una cessione di un pezzo pregiato (si legga Milinkovic) che vanificherebbe ogni sforzo in entrata. Intanto arrivano le prime dichiarazioni del calciatore: “Ho ricevuto offerte dal Belgio, all’Inghilterra e da altri club italiani. Questo trasferimento per me è stato difficile perché a Copenhagen mi sono trovato a meraviglia e forse l’avventura lì è finita troppo presto, ma venire alla Lazio è un onore, mi hanno consigliato i compagni della mia nazionale che già giocano in Italia e soprattutto la mia ragazza. Provo sentimenti indescrivibili e non potevo rifiutare questa sfida. Il mio scopo personale è quello di diventare titolare e aiutare il nuovo club a vincere trofei. Forse ancora non realizzo le difficoltà di questo step, ma la mia indole è quella di non arrendermi mai. Sono felice di essere in un club così grande”. Essere all’altezza non dovrebbe poi rivelarsi così complicato, per un ragazzo dal fisico così imponente. Lo manda Skriniar, sulle orme di Skrtel, è il primo slovacco biancoceleste. L’avventura di Denis Vavro a Roma è tutta da scrivere. Comincia il 9 luglio.

N.F.

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