FOCUS – Luis Alberto, il talento ribelle biancoceleste: dalle parole ai fatti…

 

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di G. Jacopo Romagnoli

Luis Alberto Romero Alconchel, meglio conosciuto come Luis Alberto, fantasista spagnolo che dal 2016 veste la maglia biancoceleste. Il suo acquisto venne ufficializzato il 31 agosto, Lotito sborsò circa 5 milioni per prelevarlo dal Liverpool e portarlo nella Capitale. Finora la sua esperienza laziale è stata ricca di alti e bassi, a partire da una prima stagione completamente negativa, fatta di 10 presenze e un solo gol. L’estate del 2017 è quella della svolta, il giocatore sembra in partenza, lui stesso vorrebbe cambiare aria, ma Inzaghi lo trasforma, rendendolo fondamentale nel proprio scacchiere tattico. Il suo campionato è semplicemente spaziale, gol e assist arrivano a grappoli, le prestazioni sono monumentali, lo spagnolo è il motore della squadra, quando gira lui, i compagni lo seguono. Il cammino biancoceleste è ottimo, ma purtroppo finisce nel peggiore dei modi, con l’eliminazione ai quarti di finale di Europa League e la drammatica, sportivamente parlando, sconfitta in ultima giornata contro l’Inter che costa l’ingresso in Champions League. Il 2018-19 non è positivo come quello precedente, soprattutto nella prima parte di stagione, per colpa anche di qualche guaio di troppo. il 2019 è di altro tenore, Inzaghi gli cambia ruolo spostandolo nei tre di centrocampo, dandogli ancora una volta le chiavi del gioco. Lui risponde con buone prestazione, coronate dal successo in finale di Coppa Italia.

L’INSOFFERENZA DELLO SPAGNOLO – A destare qualche perplessità, però, non sono le prestazioni, bensì qualche dichiarazione di troppo, sintomo di leggero nervosismo. Lo spagnolo ha fatto capire più volte di non sentirsi sempre apprezzato, come dopo il 4-1 contro il Parma, di cui lui fu grande protagonista. Ecco cosa disse: “La mia seconda esultanza? Sai, è bello fare gol e assist, fa sempre piacere. Alla fine l’importante è che la squadra vinca. Qui a Roma, però, sembra che quando giochi bene e fai gol sei un fenomeno, mentre quando giochi per la squadra – e magari non fai gol e assist, ma realizzi comunque una buona prestazione – sembra che ci sia qualcosa che non va. E’ un modo diverso dal mio di intendere il calcio e spesso non lo capisco“. Spesso ha dichiarato che in futuro gli piacerebbe tornare nella sua amata Siviglia, senza mai parlare male di Lazio, il cui rapporto è fortemente saldo, soprattutto quello con il mister Inzaghi. L’ultima discussione è di pochi giorni fa, Luis Alberto risponde così a Lotito: “Ci sono cose che non capisco. Non riesco a comprendere quello che ha detto Lotito, mi dà fastidio. Non va bene. Abbiamo vinto due trofei, così rischi di non valorizzare i tuoi giocatori…“. Questo è stato l’ultimo capitolo, finora, di questa storia tra la Lazio e Luis Alberto, nelle prossime settimane se ne saprà sicuramente di più.

IL FUTURO – Il suo futuro è ancora incerto, da una parte il richiamo della Spagna e del suo Siviglia, dall’altra la Lazio, squadra che gli ha dato la possibilità di diventare grande, cosa di cui lui è riconoscente. Altro fattore che viene in aiuto della Lazio è il suo rapporto con Inzaghi, che lo ha sempre coccolato, anche nei momenti difficili, ma che soprattutto ne ha rivitalizzato una carriera che sembrava già andare verso il capolinea. E’ lo stesso spagnolo a riconoscere i meriti del proprio tecnico: “Io sono tranquillo. L’unico che mi ha chiamato è stato Simone Inzaghi. Mi ha detto che sono importante per il suo progetto, vorrebbe che continuassi con lui. Con il mister ho un rapporto che va oltre al calcio“. Notizie che faranno sicuramente piacere ai tifosi laziali, ma che non garantiscono ancora la sua permanenza al 100%. L’unica cosa certa è che Luis Alberto è un giocatore fondamentale per la Lazio, le sue giocate, le sue invenzioni, anche i suoi gol, servono come il pane alla Lazio. Con lo spagnolo al centro del gioco, tutta la squadra ne risente in positivo. Il mercato non è ancora iniziato, la Lazio lo aspetta in ritiro dal 9 luglio, lui ci sarà senza ombra di dubbio, da lì “chi vivrà vedrà”.

J.R.

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