SPECIALE – BOA SORTE, ROMULO! – Veni, vidi, vici: i 115 giorni “da laziale” di un jolly dal sorriso contagioso. Ecco perché il brasiliano ha ottenuto nella Capitale il riscatto più importante

 

MILAN, ITALY - APRIL 24: Romulo of SS lazio of SS lazio celebrates their victory after the TIM Cup match between AC Milan and SS Lazio at Stadio Giuseppe Meazza on April 24, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

 

 

di Niccolò Faccini

 

L’esperienza della perdita è tratto peculiare e forte dell’amore: il desiderio di costituire un “tutto” nuovo che sia indelebile combinazione di due alterità scindibili, e l’impossibilità di divenire un tutto unico, perché l’altro è per Roland Barthes sempre un “potenziale partente”. Chi decide di amare decide contestualmente di esporsi al rischio della perdita. E forse il carattere dell’incompiutezza è in parte proprio di ogni sentimento genuino e veritiero. Forse una fine è necessaria, perché come evidenzia Goethe, un arcobaleno che dura un quarto d’ora non lo guarda più nessuno. Così può consolarsi Souza Orestes Caldeira, semplicemente Romulo: il suo destino era quello di sfiorare la Capitale, il suo compito quello di aiutare il più antico club di Roma e far breccia nei cuori dei sostenitori biancocelesti. Ci è riuscito, Romulo, ha portato a termine il compito in maniera brillante, e sulla sua esperienza con l’aquila sul petto adesso cala il sipario. L’esterno originario di Pelotas, nell’estremo sud del Brasile, era stato prelevato dalla Lazio in prestito con diritto di riscatto il 31 gennaio dell’anno in corso, e ora dopo 138 giorni lascia uno spogliatoio che ha conquistato dal primo febbraio grazie ad un’allegria contagiosa. La Lazio infatti ha deciso di non far entrare nelle casse del Genoa i 2 milioni che lo avrebbero fatto diventare ufficialmente un biancoceleste a titolo definitivo. C’era tempo fino al 20 di giugno, ma al Grifone e al giocatore è stata comunicata con due giorni di anticipo l’intenzione della società romana di andare avanti senza di lui, tornando allo scorso dicembre con una sorta di damnatio memoriae. Tuttavia impossibile.

 

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ATTORE NON PROTAGONISTA – Non sarà mai la storia di un campione, di un talento cristallino, di un bomber sulla bocca di tutti, di un calciatore indispensabile, quella del brasiliano classe 1987. L’ex centrocampista del Verona ha rappresentato per il club biancoceleste un’opportunità last-minute, come spesso successo nella sessione invernale del calciomercato. Date le non altisonanti prestazioni di Adam Marusic sulla corsia destra, abbinate a qualche problema di troppo alla schiena per il montenegrino, serviva un rinforzo proprio su quella fascia. Scartati perché troppo costosi o non rientranti nel progetto tecnico capitolino gli identikit di Manuel Lazzari della SPAL (incedibile per i ferraresi) e Davide Zappacosta del Chelsea, il direttore sportivo biancoceleste si è orientato sulla duttilità di un calciatore che il campionato italiano lo conosceva a meraviglia, avendo vestito le casacche di Fiorentina, Verona, Juventus e Genoa dopo essere cresciuto in patria tra Chapecoense, Cruzeiro e Atletico Paranaense. Romulo sbarca all’ombra del Colosseo e sceglie il numero 27, un autentico portafortuna: è lo stesso numero che avrebbe portato sulle spalle con la nazionale italiana. Il centrocampista figurava infatti nella lista dei 30 pre-convocati per il Mondiale del 2014 ed era riuscito, grazie a prestazioni convincenti e dinamiche, a rientrare nel più ristretto elenco dei 23 prescelti per la spedizione azzurra capitanata da Prandelli. Ad inizio giugno Romulo declinava però inaspettatamente (e molto umilmente) la chiamata, a causa di condizioni fisiche non eccellenti. Quella parentesi costituisce comunque emblema della sua carriera: giocatore propositivo, jolly di centrocampo e attacco bravissimo a farsi notare nelle avventure toscane e venete, ha poi “fallito” il grande salto, collezionando presenze col contagocce con la maglia della Vecchia Signora nella stagione calcistica 2014/2015, tornando poi all’Hellas Verona e continuando ad offrire performances notevoli e di certo mai passate inosservate agli addetti ai lavori.

 

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DESTINAZIONE COLOSSEO: GLI INIZI – L’arrivo alla Lazio a 31 anni già compiuti ha costituito l’occasione della vita per ribadire tutta la qualità del bagaglio tecnico anche in una squadra di medio-alto livello, per confermarsi vino buono nonostante il trascorrere imperterrito delle primavere. Inzaghi rivela la ratio dell’operazione: “Ha fatto un’ottima carriera, voleva venire alla Lazio a tutti i costi, nel nostro modulo è un’alternativa a Marusic, ci darà una grande mano”. La dichiarazione programmatica del calciatore sui social è belligerante: “Non vedo l’ora di cominciare, lottare e dare tutto me stesso per questi colori e per raggiungere i nostri obiettivi”. Il primo allenamento del calciatore è sotto un diluvio universale, eppure non c’è foto in cui il brasiliano non sorrida. Il 4 febbraio la Lazio è di scena a Frosinone, Romulo si accomoda in panchina e comincia ad assaggiare l’atmosfera biancoceleste, per poi avere la prima occasione tre giorni dopo: si gioca Lazio-Empoli, Marusic non è al meglio e riposa, tocca a lui. L’emozione? Non sa cosa sia: schierato da quinto di destra a tutta fascia, corre come un matto dal primo all’ultimo minuto e risulta efficace sia in fase offensiva che in fase difensiva, proponendosi senza timidezza in ogni ribaltamento di fronte. Egregia la prima. Il profilo Instagram viene assediato dai sostenitori biancocelesti: dallo scetticismo iniziale si passa agli applausi. “Titolare indiscusso”, “Devi rimanere” e “Finalmente siamo tornati a crossare dalla destra” i commenti più gettonati che replicano al post pubblicato dal brasiliano dopo la vittoria sui toscani: “L’esordio non è mai facile, ma voi tifosi mi avete aiutato a renderlo un po’ più tranquillo”. La settimana successiva i tifosi sperano in una riconferma, ma Simone Inzaghi opta per Marusic nell’esordio nella fase ad eliminazione diretta di Europa League: contro il Siviglia il numero 77 toglie il posto al nuovo acquisto. Il 17 febbraio al Marassi di Genova Romulo viene impiegato contro la sua ex squadra, e gioca assieme a Marusic: il brasiliano è per l’occasione (date le numerose assenze) interno di destra nel centrocampo a 5 disegnato dal tecnico piacentino della Lazio, mentre l’ex Ostenda si prende ancora una volta la fascia destra. Ancora il Siviglia, ancora Marusic titolare. Romulo non crea alcun tipo di problema, accetta serenamente di accomodarsi tra le riserve e nello spogliatoio lega molto specialmente con i brasiliani Leiva, Wallace e Luiz Felipe. Quando dopo la sosta il 3 marzo il calendario ricorda che trattasi del giorno del derby, Romulo è ancora fatto fuori dall’11 di partenza e non viene nemmeno fatto subentrare. Eppure ecco un post su Instagram che lo immortala ridente sotto la Nord a fine gara: “Non mi scorderò mai il mio primo derby”. Sarebbe stato anche l’ultimo, ma questa è un’altra storia.

 

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SEMPRE IN BALLOTTAGGIO – A Firenze il brasiliano disputa solamente 15 minuti, col Parma va ancora in panchina. Appena ha la chance, Romulo non sbaglia. A San Siro Inter-Lazio del 31 marzo è decisiva per rimanere in corsa per la Champions: una sovrapposizione del 27 sulla destra viene premiata, contropiede gestito alla grande e pallone per Luis Alberto che pennella la sfera sulla testa di Milinkovic che gonfia la rete e porta a casa i tre punti. Ottima la prestazione di Romulo, che è consapevole dell’importanza del successo e scrive ai tifosi: “Vittoria sofferta ma da squadra forte, avanti Lazio”, ricevendo una serie lunghissima di attestati di stima. “Non ti sei fermato un attimo”, è la gioiosa constatazione di molti supporters laziali sui social. La percezione comune è nitida: l’applicazione del ragazzo sul terreno di gioco ha stregato tutti i tifosi e cancellato ogni fumo negli occhi derivante dalle voci sugli altri potenziali (e più acclamati) acquisti del mercato di gennaio. Nelle 17 presenze al Genoa da settembre a gennaio Romulo aveva giocato raramente sulla fascia (coperta a turno da Lazovic, Pereira, Biraschi) e più spesso sulla linea mediana: a Roma è venuto per alternarsi con Marusic, consapevole di versare in un perenne ballottaggio risolto nell’uno o nell’altro modo di partita in partita. Marusic però vince quasi sempre, e così avviene anche con SPAL e Sassuolo, gli avversari che spengono ogni velleità di piazzamento tra le prime 4 della graduatoria in campionato. Contro Milan e Udinese torna il brasiliano, che poi si riaccomoda in panchina nella debacle casalinga col Chievo. Ormai appare palese: il giocatore è sì apprezzato, ma il mister gli preferisce spesso Marusic, senza riuscire a garantire al nuovo arrivato ciò che più gli servirebbe: continuità.

 

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MARASSI, CHE ASSIST! – A fine aprìle Romulo sfodera con la Sampdoria in quello che fu il suo stadio probabilmente la sua miglior prestazione da quando è a Roma: l’assist da urlo coi giri contati per il raddoppio di testa di Caicedo è solo uno dei tanti colori di una partita in cui il brasiliano è un moto perpetuo, il “motorino” sulla fascia che sarebbe stato utile sin da inizio stagione. I cross sono quasi tutti immediati e di ottima fattura, e in difesa da quel lato non si passa. Nella ripresa l’unica macchia sul match, quel palo clamoroso colpito con un fendente diagonale che avrebbe potuto aver miglior fortuna: la scelta migliore sarebbe stata comunque quella di servire l’accorrente Lulic, che – lasciato colpevolmente libero dalla difesa doriana in mezzo all’area di rigore – avrebbe col più facile dei tap-in insaccato il gol che avrebbe chiuso i giochi (in una gara poi comunque vinta). Nel finale di stagione l’esterno non demerita nelle gare di Serie A contro Atalanta, Bologna e Torino, valevoli solo per chiudere positivamente una stagione deludente culminata nell’ottavo posto finale. Nessun problema fisico, tanta benzina e grande attaccamento alla maglia. Nessun gol, ma tante gare dispendiose ed una consapevolezza: prima dell’arrivo del centrocampista cresciuto nella “Sociedade Esportiva e Recreativa Caxias do Sul” la Lazio 2018/2019 (considerando i primi cinque campionati europei) figurava nel novero delle peggiori 5 compagini quanto alla voce “media di attacchi dalla fascia destra del campo” e – con Basta ai margini del progetto – era priva di un ricambio significativo su quella corsia. Senza strafare, Romulo ha aggiunto una valida opzione, una pedina preziosa di cui usufruire senza patemi. Sembrano esserci tutti i presupposti per formalizzare a fine stagione un rinnovo che a tratti appare scontato.

 

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COPPA ITALIA – La Tim Cup è un palcoscenico importante per la Lazio. Proprio nella sera dell’arrivo a Roma di Romulo la Lazio sconfiggeva l’Inter ai calci di rigore a San Siro, guadagnandosi il pass per le semifinali. L’avversario è lo stesso dell’annata scorsa, il Milan di Gennaro Gattuso, compagine molto compatta, solida, abituata a concedere pochissimi spazi agli avanti avversari. L’unico neo del Diavolo sembrava essere la fase offensiva, ma gennaio ha portato in dote il capocannoniere del campionato Krzysztof Piątek, spauracchio numero uno per la difesa laziale. Il doppio confronto si preannuncia equilibrato, e il rettangolo verde non smentisce la carta. All’Olimpico Inzaghi si affida a Romulo per tenere a bada Diego Laxalt senza disdegnare sortite offensive.

Caldeira macina chilometri, alternando sgroppate rapide a percussioni più ragionate: il brasiliano dialoga con serenità da veterano con i compagni e solamente in qualche occasione difetta di precisione nei cross. Grande brillantezza e acume in fase di ripiegamento consentono a Romulo di dare un grande apporto all’11 biancoceleste, il risultato finale è uno 0-0 bugiardo per quanto visto in campo. Al ritorno è la stessa musica: i rossoneri vengono estromessi dalla competizione con imbarazzo, e se l’attacco dei meneghini resta all’asciutto è merito di una fase difensiva collettiva di cui la Lazio si rende maestra al Meazza. Tatticamente Romulo risulta ancora una volta esperto ed utile alla causa, si conferma tutto il suo mestiere ma anche la sua qualità tecnica: la sua finta a rientrare verso il centro del campo è un “must”, il doppio passo con lui si trasforma in “triplo passo”.

 

MILAN, ITALY - APRIL 13: Romulo of SS Lazio competes for the ball with Diego Laxalt of AC Milan during the Serie A match between AC Milan and SS Lazio at Stadio Giuseppe Meazza on April 13, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

I tifosi hanno fiducia in lui, che la ripaga e ispira grande simpatia per il modo passionale che ha di stare in campo. Lapalissiana l’attitudine a terminare ogni incontro con la maglietta fradicia, è del tutto evidente come ogni prestazione del calciatore possa oscillare tra il 6 e il 7, ma mai andare al di sotto della soglia della sufficienza. L’esultanza al triplice fischio alla Scala del calcio è da oscar, la fotografia che lo immortala con Luiz Felipe è epigramma della felicità. Se per Charlie Chaplin un giorno senza sorriso è un giorno perso, Romulo lo ha preso alla lettera, e l’epidemia che ha scatenato nello spogliatoio e sugli spalti tra i tifosi della Lazio ha questo aspetto, una serenità festosa, giuliva, pimpante, che traspare dal viso del numero 27 e fa scrivere a molti sui social: “Riscatto subito”. Semplicità, determinazione e spiccata personalità che hanno affascinato anche i componenti dello staff tecnico, i massaggiatori e i magazzinieri. Quando la Lazio si appresta a disputare la finale di Coppa Italia, Romulo è già diventato per tutti Romolo, o meglio, “Romoletto”.

 

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VITTORIA IN SOLI 4 MESI – L’ultimo atto, però, è da vincere. “Aut-Aut”, direbbe il filosofo danese Soren Kierkegaard: o gloria o inferno, o trionfo o lacrime, o tutto o nulla. Lazio-Atalanta è una partita così, da vivere secondo l’hashtag e il mantra che Romulo ripete spesso: “Tutti insieme”. Non ci sono mezze misure, non esiste purgatorio. I 90 minuti dell’Olimpico stracolmo del 15 maggio 2019 vengono vissuti dalla panchina dall’esterno destro che aveva disputato andata e ritorno della semifinale. Non contano nemmeno gli interpreti, conta remare dalla stessa parte, con un unico obiettivo, quello di raggiungere i traguardi per cui si scende in campo. Romulo lo aveva detto nel giorno della presentazione: non conta la singola parte, conta l’insieme. Quando Milinkovic e Correa timbrano il cartellino, Romulo con la sua storia sta semplicemente confermando una verità ormai a tutti nota: che in Italia vincono Juventus e Lazio. Orestes Caldeira aveva vinto scudetto e coppa nazionale con i bianconeri, l’ha rifatto con la prima squadra della Capitale, assaporando in 4 mesi di permanenza a Roma quel brivido che su altre sponde non si prova da dodici lunghi anni. Gli scatti che lo ritraggono assieme a compagni e famiglia sotto la Curva o sotto la Tribuna Tevere a festeggiare il trofeo appena messo in bacheca dimostrano quello che oggi è un postulato: Romulo è esattamente come appare, e appare spontaneo, sempre sorridente e vero. Il 22 maggio, 7 giorni dopo Lazio-Atalanta, compie 32 anni, e sui social le sue parole non hanno bisogno di tante spiegazioni. “Ringrazio Dio per questi 32 anni e voi per i bellissimi messaggi. La torta del mio compleanno la abbiamo già alzata mercoledì scorso (giorno della finale, ndr)”. La medaglia che porta al collo mentre i fuochi d’artificio impazzano sopra all’Olimpico, manda ai tifosi laziali lo stesso messaggio poi pubblicato per iscritto dal calciatore ma soprattutto dall’uomo: “Chiudiamo la stagione avendo raggiunto l’Europa, ma con una bellissima ciliegina sulla torta, la Coppa Italia. Grazie a tutti voi per il sostegno e per quello che ho vissuto in questi 4 mesi a Roma con lo scudo della Lazio sul petto”. Romulo non ringrazia solo per il supporto, dice “grazie” per quello che ha “vissuto”, per le emozioni che il popolo biancoceleste ha saputo regalargli. Così, ciò che si legge tra le righe di questo breve messaggio che suona come un “testamento spirituale” è un invito ai tifosi a fare lo stesso, ad essere felici per le emozioni vissute insieme, al di là di quel che avverrà in futuro. Romulo era arrivato per aggiustare qualche meccanismo poco oliato sulla fascia destra, e chiude la stagione vincendo un trofeo e rimanendo nei cuori dei tifosi, indimenticabile pur senza portare sulle spalle un cognome indimenticabile. L’account di Instagram nel mese di maggio è invaso: Romulo festeggia la Coppa e i sostenitori già si proiettano sul suo futuro. “Ci si rivede, vero?”, la domanda di molti sostenitori. La risposta sarebbe arrivata un mese dopo.

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DESTINI PARALLELI – Quel che è stato e avrebbe potuto essere ancora, quel che è stato e non sarà porta sempre con sé un briciolo di malinconia, un soffio di quell’atteggiamento nostalgico che se parliamo di un brasiliano dobbiamo chiamare “saudade”. Il termine si riferisce ad una solitudine, ad una mancanza, quella che sentiranno tantissimi tifosi della Lazio. Veni, vidi, vici: è arrivato, si è integrato alla perfezione, ha vinto. Romulo non sarà più un giocatore della Lazio, né nella prossima stagione né in futuro. E’ stato lo stesso calciatore ad annunciare con un post che il club capitolino non farà entrare nelle casse del Genoa quei due milioni che avrebbero fatto proseguire il connubio. “Le scelte vengono fatte e devono essere rispettate, anche se sono difficili da comprendere!!! Comunque devo solo ringraziare tutti, ma principalmente i miei compagni ed i tifosi laziali per quanto vissuto in questi mesi! Forza Lazio.

 

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ACCETTAZIONE – Non se lo spiega Romulo, questo addio improvviso, ma lo accetta. Lo accetta così come ha accettato la panchina senza fiatare, risultando un modello anche sotto questo aspetto. Ha l’umiltà di non protestare ma di ringraziare. Tutti noi associamo a termini astratti una circostanza concreta, un volto, una situazione. Da oggi all’immagine del “professionista esemplare” potrà associarsi il viso di questo ragazzo, che in quattro mesi ha portato entusiasmo, energia, bellezza collaterale anche nei momenti meno brillanti della squadra. E’ diventato amico di tutti, tutti hanno imparato a volergli bene. La scelta della società è quella di ringiovanire la rosa, e nei mesi Inzaghi ha dimostrato una predilezione per Marusic, la cui casella sembra difficilmente liberabile sul mercato in uscita. Molti tifosi non riescono a trovare un perché, esaltano la duttilità del calciatore e sottolineano quanto anti-meritocratica e assurda sia la scelta di privarsi di chi così bene ha fatto in pochissimo tempo. Altri la comprendono e ne rimarcano la propedeuticità a una grossa operazione in entrata: Marusic potrebbe diventare il vice di un esterno più affermato e più forte e completo di Romulo, potrebbe essere Manuel Lazzari. Quel che è certo è che Romulo Souza Orestes Caldeira ha rappresentato l’usato sicuro che ha reso, è stato l’autore di un’avventura breve ma intensa, vissuta da attore non protagonista, con la serietà, la professionalità, la correttezza e l’indole carismatica che lo hanno sempre contraddistinto.

 

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I LAZIALI NON DIMENTICANO” -Tante le “Instagram Stories” dei tifosi ri-postate dal brasiliano dopo la cattiva novella: l’inatteso “gran rifiuto” della società ha generato un tourbillon di saluti sinceri via-social a colui che è stato giocosamente ribattezzato “R.C. 27”. La scrematura dei commenti più in voga conduce ad un’unica consapevolezza, esteriorizzata a furor di popolo dai vari utenti di Instagram: “I laziali non dimenticano”. Perché la verità è che in un ottica di crescita della rosa (a patto che sia esponenziale e celere) la cessione di un calciatore sfornito dei crismi della “pedina insostituibile” può indubbiamente rientrare nella logica e distanziarsi dalla scelleratezza. Non per questo, tuttavia, il calciatore in questione sarà sostituibile nelle menti di coloro che avranno memoria. In un calcio in cui tutto passa senza colpo ferire e nel quale i vetusti valori del romanticismo, della riconoscenza, della gratitudine sono sempre più ridotti a mere utopie, possiamo augurare “buona fortuna” a Romulo con la seguente considerazione, sfruttando un neologismo: ogni separazione è sempre un po’ anche “se-partizione”. Significa che quando ci si separa da una persona a cui si è voluto del bene, si perde anche un po’ una parte di se stessi, che rimane col partente in questione. Se la storia ultracentenaria di questo club è anche in fondo una storia d’amore, ogni tifoso sentirà anche solo per un po’ la mancanza di un calciatore che non rimarrà negli annali per qualità e quantità ma certamente rimarrà impresso a livello umano per un’allegria ed un’educazione magicamente infettiva e contaminante, perché il calcio è anche questo, e in un pugno di settimane Romulo ha dato alla Lazio più di tanti altri. Con l’aquila scolpita sul petto, fa rientro in terra ligure – in attesa di chissà quali altri lidi – un nuovo laziale acquisito che ha onorato una divisa storica col sorriso epidemico ed inarrestabile di chi è conscio di avere dato l’anima dal primo all’ultimo istante. Allora “Boa sorte, Romulo”. Chi porta questo nome, in qualche modo, a Roma può solo essere re.

N.F.

 

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