‘Quelli Che..’ – Cardone: “Era da un po’ che non avevo rassicurazioni su Wesley. È stata una mossa del procuratore e del calciatore, la Lazio non era realmente interessata”

 

 

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Si è discusso molto sul possibile arrivo a Roma di Wesley. Il calciatore belga è stato un obiettivo di mercato per la società laziale nel corso degli ultimi anni. Un tira e molla che si protratto fino a ieri quando il giocatore è stato venduto alla squadra inglese dell’Aston Villa. Cosa sia successo è troppo presto per capirlo.
“Io era da un po’ che non avevo rassicurazioni su Wesley. Era diventata più che altro una trattativa giornalistica con il procuratore – ha messo nero su bianco Giulio Cardone de La Repubblica durante l’ultima puntata di ‘Quelli che’ su RadioSei -. La questione Wesley, quest’anno, non ha mai avuto un riconoscimento da parte della società ma è stata più che altro portata avanti dai media”.
Un fatto che evidenzia, stando alle parole del cronista, come la Lazio non era più realmente intenzionata a portare a Formello il calciatore del Bruges. Una storia che ha visto i media favorire il gioco del procuratore del calciatore, intenzionato a portare via dal Belgio il suo assistito. “Era più che altro il giocatore che tirava dentro la squadra romana. Questa a sua volta, a differenza dello scorso anno, non aveva grande interesse nei suoi confronti. Differente, invece, è la questione Petagna che è stato inserito nel calderone dei possibili nomi – continua Cardone -. Il procuratore di Wesley parlava sempre di Lazio e teneva ‘sotto coperta’ le squadre realmente interessate. Due giorni fa mi è arrivato un messaggio dove mi è stato chiesto di non affrontare più la questione perché aveva chiuso con un’altra squadra che, guarda caso, l’ha acquistato alla cifra chiesta proprio del Bruges”.
Resta l’amaro in bocca per alcuni tifosi di non vedere il calciatore indossare la maglia della squadra capitolina. Il rammarico cresce se si pensa che Wesley sarebbe potuto arrivare a Roma la scorsa stagione. “Andava acquistato lo scorso anno nonostante Caicedo non voleva lasciare la squadra – chiude il giornalista -. Ma l’operazione non si poteva concludere perché sarebbe esploso un caso visto che i giocatori non accettano più di tre panchine consecutive. L’esempio è Badelj”.

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