L’UOMO COPERTINA DEL 2018/2019 – LUCAS LEIVA, LAZIALE ED ESSENZIALE – Il 9 gennaio nasce l’uomo del destino, anima e cervello della Lazio. Storia di un vincente col dono di saper emozionare

 

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di Niccolò Faccini

 

“Cadendo, la goccia scava la pietra, non per la sua forza, ma per la sua costanza”. Padre dell’epicureismo, nel primo secolo avanti Cristo il poeta romano Lucrezio professava un credo forte e di semplice lettura. 1800 anni dopo Johann Wolfgang Goethe ribadiva nel celebre Faust l’unica formula possibile per il raggiungimento di ogni traguardo terreno: “Senza fretta, ma senza sosta”. Pur senza aver necessariamente letto frammenti dei noti autori sopra citati, c’è un pilastro della Lazio targata Simone Inzaghi che, restio ad ogni auto-celebrazione e lontano dall’essere inserito nelle liste dei papabili vincitori dei più grandi riconoscimenti calcistici internazionali, sotto il sole della Capitale ha incarnato perfettamente ed in maniera quasi gladiatoria i valori della tenacia, della perseveranza e della lotta ad ogni arrendevolezza. Si parla di calcio, per molti tra le cose più importanti delle meno importanti, ma nel suo campo Lucas Leiva Pezzini è entrato nei cuori dei sostenitori biancocelesti per quell’ardore e quella fierezza nell’indossare la maglia numero 6 che costituisce elegante prototipo ed illustre modello per chiunque voglia affacciarsi al mondo dello sport. Il suo palcoscenico è il rettangolo di gioco, i molteplici prati verdi, si potrebbe dire.

 

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Mordere le caviglie degli avversari, confermarsi ogni gara metronomo di centrocampo e padrone indiscusso della mediana, legare i reparti, richiamare i colleghi all’ordine, impostare, vedere prima degli altri le trame di gioco, non disdegnare avanzate offensive, mettere in imbarazzo chiunque tenti di varcare la sua diga, sciorinare intelligenza assoluta nei raddoppi, battere all’occorrenza i calci da fermo, predicare calma nelle fasi concitate di gioco, essere il primo attaccante ed il primo difensore, avviare la manovra, ergersi a punto di riferimento per i compagni: semplicistico sarebbe elencare tutte le qualità dell’ex bandiera del Liverpool – una squadra non come le altre per un calciatore e uomo non come gli altri – e pretendere di aver esaurito il proprio compito. La realtà è che Lucas ha rappresentato per la Lazio molto di più, e nel suo essere indomabile rischia di diventare come noioso. “Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno votato. Un ringraziamento speciale a chi mi ha aiutato a rendere questa mia prima stagione in Italia straordinaria. Spero in una nuova stagione di obiettivi e nuovi traguardi da raggiungere”. Queste le parole che nemmeno dodici mesi fa Leiva rivolgeva ai tifosi tramite i profili Twitter ed Instagram: al termine della scorsa stagione era stato incoronato “Player of the Season”, Uomo dell’anno dai tifosi della prima squadra della Capitale. L’esito del sondaggio appariva tutt’altro che scontato, tenendo presenti il record di Luis Alberto (unico centrocampista del campionato ad aver raggiunto la doppia cifra sia in fatto di gol realizzati che di assist forniti), lo straordinario rendimento di Sergej Milinkovic, lo scettro di capocannoniere del campionato e dell’Europa League tra le braccia di Ciro Immobile, e in ultimo il fatto che Lucas fosse arrivato alla Lazio solo da un mucchio di mesi. Invece, fu plebiscito, Leiva surclassa tutti ed è al vertice della gerarchia interna della Lazio 2017/2018. Se si torna ai giorni di oggi, il rischio è di doversi ripetere, perché il numero 6 s’è ripetuto alla grande. E il palmares non sbaglia: due anni a Roma, due trofei conquistati ed alzati al cielo della Capitale, uno contro la Juventus campione di tutto e l’altro contro l’Atalanta rivelazione in Italia ed in Europa.

 

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DI NUOVO UOMO DELL’ANNO – E’ un perfezionista, Lucas, un ragazzo coi piedi per terra cui non era andato giù l’errore (perdonatogli dieci secondi dopo) dal dischetto nel ritorno delle semifinali di Coppa Italia contro il Milan della scorsa annata. Il destino ha voluto che fosse ancora il numero 6 a calciare il rigore decisivo in un quarto di finale di Tim Cup altrettanto importante, quello contro l’Inter al Meazza, la Scala del Calcio. Portiere da una parte, pallone dall’altra, e strada spianata verso un’altra Coppa. La sua prima a tinte biancocelesti era argentea ed era frutto di un unico atto, l’epilogo glorioso di 90 minuti di un afoso 13 agosto. La seconda ha il colore dell’oro ed è scaturita da un percorso ricco di ostacoli vissuto tra Roma e Milano. E Lucas si è dimostrato vincente ancora una volta, ma soprattutto condottiero semplice e valoroso, un binomio che sembra ossimoro ed invece, se accostato a Leiva, maledettamente reale e difficile da spezzare. Per la redazione di Lazialità.it è lui l’uomo dell’anno 2018/2019, è ancora splendidamente lui. Lui che col Liverpool aveva messo in bacheca una “misera” Coppa di Lega in tanti anni di permanenza. Lui che nella finale di Champions del Wanda Metropolitano tiferà per i Reds affinchè la stagione trascorsa possa assumere i contorni di una perfezione ai limiti dello stucchevole. Lui che in due anni ha vinto più a Roma che in ogni altro punto del globo. Lui che è nato a Dourados ed ha già spento 32 candeline. Ah, un piccolo dettaglio: Lucas ha aperto gli occhi nel 1987, quando il calendario segnava “9 gennaio”. L come Lazialità, L come Lucas, L come Lazio.

 

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SENZA DI LUI E’ BUIO PESTO – 49 su 55, questo il numero di gare disputate nella prima stagione con la maglia della Lazio tra Serie A, Europa League, Coppa Italia e Supercoppa italiana. Un numero mostruoso, con 4 reti segnate e cinque assist, un bottino niente male per un centrocampista disabituato a gonfiare la rete. Facesse con continuità anche quello, andrebbe clonato all’istante, o forse sarebbe semplicemente accusato di essere un infiltrato tra gli umani. Nell’estate 2018 la società acquista Milan Badelj e trattiene Danilo Cataldi, trovandosi così in rosa tre calciatori dalle caratteristiche diverse ma dotati di alcuni tratti molto simili. C’è maggiore concorrenza e non può che essere un bene date le tante partite da disputare nelle tre competizioni. Lucas può rifiatare maggiormente, e in campionato gioca dieci gare in meno della stagione scorsa. Ma per come rientra in campo nel match successivo si ha l’impressione che il riposo gli abbia fatto quasi male. Inzaghi non rinuncia a lui nemmeno in Europa League, dove è protagonista di 4 apparizioni sulle 8 totali e perde parecchi minuti solo a causa di un infortunio agli adduttori che lo costringe ad alzare bandiera bianca tra novembre e metà dicembre. Sarà un caso, ma nelle sei gare di Serie A che Lucas salta per infortunio la Lazio vince contro la SPAL e poi non trova più il successo: due sconfitte con Inter e Atalanta e tre pareggi con Milan, Chievo e Sampdoria. E la netta impressione che quel gol di Saponara mai sarebbe stato registrato sul cartellino di quella sciagurata partita dell’Olimpico col brasiliano in mezzo al campo. Risolto il problema muscolare, Leiva non salterà più una partita di A (tra partite iniziate dal 1’ e giocate da subentrante) e relegherà tutta la stagione in panchina un Badelj ancora protagonista a grandi livelli con la nazionale croata finalista dell’ultimo campionato mondiale. Errata corrige: il numero 6 salterà una sfida, per somma di ammonizioni. E’ l’1-2 casalingo col Chievo Verona che è costato l’addio alle ambizioni Champions della squadra. Ricapitolando, è solamente una nel finale di stagione la volta in cui Simone Inzaghi lo spedisce in panchina per scelta tecnica. E’ la sfida al Cagliari, che arriva quattro giorni prima della finale di Coppa Italia, ed allora è giusto tenerlo pronto per un match di tale caratura. Un match che, per come si è messa la stagione, vale tutto, o comunque fate voi: vale la differenza tra un vivido raggio di luce e l’oblio.

 

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AMATO E…RINNOVATO! Nel marzo dello scorso anno Leiva si era detto innamorato dell’ambiente Lazio, dichiarando di sentirsi bene come mai con la casacca biancoceleste. “Credo che le difficoltà che ho avuto in Inghilterra mi abbiano aiutato ad adattarmi qui. Il merito va anche al modo in cui il club (la Lazio, ndr) mi ha accolto. Così come tutta la squadra. Mi sento come se fossi qui da molti anni. Sto facendo una grande stagione insieme alla squadra. Mi sento bene, realizzo grandi prestazioni. Ma i compagni e i risultati hanno aiutato. Roma è una città meravigliosa, un clima eccezionale. La famiglia sta bene e questo facilita tutto. Ho finito per sentirmi a casa in pochi mesi. È una città con molta storia, molte cose. Non sono stato in grado di conoscere tutta Roma, perché ogni angolo ha una sua storia”, queste le dichiarazioni rilasciate ai media brasiliani dopo otto mesi di Lazio. Un anno dopo Lucas conduceva la Lazio verso la finale della seconda competizione nazionale. Il 31 gennaio 2019 il suo calcio di rigore trasformato con freddezza spiazzando Handanovic manda in estasi tutto il popolo delle aquile. A due settimane di distanza, non contento, il muro con la “6” supera se stesso e nel naufragio casalingo col Siviglia completa 10 tackle e vince 15 duelli con gli andalusi, il 75% di quelli affrontati in partita. Ad oggi quei numeri costituiscono record individuale della stagione 2018/2019 per un calciatore della Lazio. Quando conta, Leiva è presente, e a volte sembra predicare nel deserto. Lucas il 15 maggio ha la possibilità di confermarsi uomo delle partite importanti, calciatore sopraffino che non sente la pressione, che ad un centimetro dal traguardo non si emoziona, ma sa far emozionare. Emblema che il cuore dei sostenitori non si conquista soltanto con le reti o parando un penalty, ma lasciando in campo l’anima.

 

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Del resto Lucas è amato da tutti e nessuno lo ha dimenticato. Da Alberto Moreno a Fernandinho, tanti gli ex compagni cui Lucas ha fatto da Cicerone a Roma tra il Colosseo e Trinità dei Monti, da Piazza del Popolo a Piazza di Spagna; tantissimi i brasiliani e non che commentano ogni post su Instagram che lo ritrae vincente assieme alla sua Lazio, da Coutinho a Felipe Anderson, da Joe Gomez a Steven Gerrard, da Mignolet a Ryan Babel. Leiva è una sorta di papà per tutti, vecchi e nuovi compagni, idolo dello spogliatoio e marito seguito sempre dalla moglie Ariana, che spesso è immortalata sugli spalti nell’intento di tifare da vicino per l’amato assieme alla moglie di Luis Alberto, Patricia. La famiglia viene prima di tutto per Lucas, e il suo primogenito Pedro Lucas è nato proprio nel giorno della festa del papà. Cresce bene, con la divisa della Lazio sulle spalle. Perché Lucas quella maglia se l’è tatuata sulla pelle, da poco, fino al 2022. E’ il 4 maggio 2019 quando Lucas annuncia sui social network: “E’ con immenso piacere che comunico il mio rinnovo con la S.S.Lazio fino al 2022. Sono felicissimo per la fiducia riposta in me dalla società che voglio onorare dando sempre il meglio per questa maglia. Ringrazio di cuore i miei compagni, lo staff ed ogni tifoso per l’affetto e il rispetto che avete sempre dimostrato nei miei confronti e nei confronti della mia famiglia. Adesso continuiamo a lavorare per raggiungere traguardi sempre più alti! Forza Lazio, non mollare mai!”, firmato Lucas. Sono frasi sincere, da veterano, da signore, da Lucas Leiva.

 

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FINALE DA STANDING OVATION – Il rapporto con il mister è idilliaco, e quell’esultanza sfrenata dalle tribune di San Siro con annesso salto in alto del tecnico piacentino nel momento del rigore realizzato da Lucas è uno scatto che fotografa l’importanza di questo delizioso calciatore per tutto il mondo Lazio. “Fondamentale” è l’aggettivo che usano i compagni per dipingerlo. “Lucas mi ha impressionato, dopo una settimana chiamava tutti i compagni per nome”, rivelava un Inzaghi stupito nel penultimo ritiro di Auronzo di Cadore. I tifosi ormai no, non si meravigliano più. Lucas li rende sempre partecipi e sa coccolarli a parole e con i post. “Insieme siamo più forti”, è la sua nota ricorrente su Instagram, avvalorata anche dopo lo scintillante 3-0 nel derby di ritorno. Quando Leiva esulta, esulta un laziale, perché Lucas in pochissimo tempo è divenuto quel calciatore che non puoi non amare, quel ragazzo a cui perdoneresti anche dieci partite storte, l’alunno modello che se sbaglia una risposta all’interrogazione è giustificato anche dal professore. Perché Leiva si è guadagnato stima e amore da solo, facendo parlare sempre il campo. Nel 2011-2012 l’infortunio al ginocchio gli aveva fatto perdere semifinale e finale di Coppa di Lega rispettivamente con Manchester City e Cardiff City, quest’anno la finale di Coppa Italia è stata tutta roba sua.

MILAN, ITALY - JANUARY 31: Lucas Leiva of SS Lazio celebrates the win after a penalty shootout for the Coppa Italia match between FC Internazionale and SS Lazio at Stadio Giuseppe Meazza on January 31, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

L’avrà perso un pallone o un contrasto contro due centrocampisti così abili come De Roon e Freuler? Avrà commesso almeno un errore, anche solo ad inizio gara? Nemmeno l’ombra. Lucas ha macinato chilometri, interrotto sul nascere ogni offensiva avversaria (e l’avversario era il migliore del campionato italiano in termini di supremazia territoriale) potendo vantare a fine gara lo “zero” alle voci “dribbling incassati” e “palloni persi”. Una garanzia, una sicurezza. Nella prima frazione di gioco non fa passare nessuno, a tal punto che Gasperini per la prima volta in stagione è costretto a spostare il Papu Gomez dal ruolo di trequartista (ricoperto per tutta la stagione) al suo vecchio ruolo di esterno sinistro: Lucas è un muro invalicabile e Gomez per vie centrali non incide. E’ la mossa che paradossalmente aiuta la Lazio: perché lasciare Lucas Leiva libero è un toccasana: il 6 fa ripartire l’azione con estrema facilità e innesca la qualità di Correa che si trova spesso una prateria davanti ed impegna severamente il portiere orobico Gollini. La ripresa di Lucas è, se possibile, ancor migliore dei primi 45 minuti di gioco: Leiva è onnipresente, copre ogni spiraglio della mediana ed è autore di una prestazione maiuscola. Quando Luis Alberto esce e Romulo non è in campo, Lucas va a battere il corner che può essere fondamentale per l’intera stagione: è una pennellata sulla testa del Sergente, e tutti sotto la Nord a festeggiare. La Lazio ha sbloccato la partita e anche in questo caso c’è lo zampino dell’uomo nato lo stesso giorno della S.S.Lazio. C’è tempo per il raddoppio del Tucu che mette in cassaforte il risultato, e poi per l’esultanza liberatoria del brasiliano con tutta la famiglia sotto la Curva Nord. “Chi non salta della Roma è”, canta Lucas, che come i compagni ha ormai imparato anche i cori dei tifosi.

ROME, ITALY - SEPTEMBER 23: Lucas leiva of SS Lazio celebrates a winner game after the Serie A match between SS Lazio and Genoa CFC at Stadio Olimpico on September 23, 2018 in Rome, Italy. (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Pronosticabile un calo fisico nella sfida successiva? Certo che no, contro il Bologna arriva un assist per il pregevole gol di Correa, poi il congedo col pubblico dell’Olimpico: la Lazio e Leiva si rivedranno l’anno prossimo, ma ora c’è da salutarsi. Al minuto 73’ il tabellone luminoso indica il 6 ed il 21, è pronto ad entrare Milinkovic-Savic. Tutto lo stadio intona un “Ooooo”, ma non è per Sergej, o almeno è solo in parte per il serbo. Lucas capisce che è il momento di riposare e l’intero impianto capitolino canta: “Ole ole ole ole, Leiva Leiva”, il 6 sorride e ringrazia. Esce un monumento, entra colui che ha deciso la sfida con la Dea. Esce l’assist-man, entra il marcatore. Standing-ovation e applausi.

 

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LAZIALE ACQUISITO – E’ l’intelligenza mista alla sagacia tattica il punto forte di Lucas. Trattasi di un calciatore che lo scorso anno ha gestito una diffida che gli pesava sulle spalle per quasi metà campionato, di un uomo che ha saputo calarsi nella realtà romana come meglio non avrebbe potuto. Leiva è il cocco del professore, perché è cultore della sua materia. E la Lazio è la causa che ha deciso di sposare con veemenza: l’ingiustizia patita dalla squadra è un’ingiustizia che sente sulla pelle, Lucas la vive così, in prima persona. Basti ricordare in proposito la reazione dell’ex Gremio all’assegnazione del calcio di rigore alla Vecchia Signora in Lazio-Juventus 1-2. Lucas sa che la squadra ha disputato una partita maestosa sotto il profilo della tenuta fisica, della continuità, della qualità, e a perdere non ci sta. Si gira verso Chiellini che prova a dare spiegazioni, allarga le braccia e gli dice sconsolato: “E’ sempre così, con voi è sempre così”, memore anche del rigore di Dybala in Supercoppa e del tiro dagli undici metri poi sbagliato proprio dall’avanti argentino all’ultimo respiro di Juventus-Lazio 1-2, titanica impresa biancoceleste della scorsa stagione.

 

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INTOCCABILE – E guai a toccare il suo senso del dovere, la sua sportività e la sua lealtà: a metà aprile il centrocampista, accusato di comportamenti incresciosi nei confronti di un membro dell’ufficio stampa del Milan in sedia a rotelle, ha immediatamente replicato tramite i social networks: “Accuse false e infondate, in dieci anni di carriera non mi sono mai permesso di mancare di rispetto a nessuno. Ciò non fa assolutamente parte del mio comportamento professionale e altresì offende non solo terzi ma anche me a livello umano. (…) C’è sempre un limite che giammai mi son permesso di superare, in quanto la mia educazione fondata su rispetto e buon senso non mi farebbe mai tollerare tale condotta“. Perché educazione ed altruismo sono le chiavi del successo di Lucas, apprezzato e amato in ogni parentesi della sua brillante carriera. La Lazio, con lui, ha centrato forse il miglior acquisto (assieme a Klose) dell’era Lotito quanto a peso specifico e caratura internazionale del profilo in questione. Il più prezioso, forse. Più che El Dorado, El Dourados. E’ un uomo di parola, Lucas. “L’obiettivo è vincere un trofeo e raggiungere l’Europa”, aveva dichiarato al Corriere dello Sport prima del doppio scontro di inizio e metà maggio con l’Atalanta. La porta europea non è stata quella principale, ma il prossimo anno si tenterà nuovamente di essere competitivi, ripartendo da una certezza nel mezzo del campo. Perché il segreto, Leiva dixit, è la mentalità vincente. “Quando le cose vanno male è automatico aumentare le motivazioni. Tu hai mentalità vincente quando tutto va alla grande e tu comunque trovi le giuste motivazioni per continuare a vincere, questo è il significato”. E detto da un calciatore col suo curriculum, viene proprio da crederci.

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SAPER VINCERE – Anima e cervello della Lazio, quando manca il 6 quella capitolina è un’altra squadra. Lucas Leiva è dal primo giorno il calciatore indispensabile, essenziale della Lazio di Simone Inzaghi, che anche nell’annata in cui la società gli aveva messo a disposizione numerose alternative, ha optato sempre ad occhi chiusi per il mastino brasiliano. Due anni di Lazio, due trofei, e se vincere è l’unica cosa che conta allora di meglio Lucas non avrebbe potuto chiedere. Ma vincere forse non è tutto. Scriveva il noto storico greco Polibio che coloro che sanno vincere sono molto più numerosi di coloro che sanno fare buon uso della vittoria. Questi ultimi sono pochi e rari. E Leiva è così, non conosce ostentazioni o esteriorizzazioni caotiche nemmeno nel momento della gioia massima. Leiva sa vincere, sa farlo da marito, da padre di famiglia e – come dimostra l’entusiasmo bambino nei suoi occhi successivo alle vittorie importanti dell’annata ancora in corso – sa farlo ormai da tifoso della più antica squadra della Città Eterna. E se qualcuno sostiene – a ragione – che tutto sommato il vincitore è solo, questa regola trova in Leiva l’eccezione. Nato il nove gennaio, il “tuttocampista” della Lazio è sommerso quotidianamente da manifestazioni di affetto da parte dei sostenitori biancocelesti e di tutti gli amanti dello sport e, come la Lazio, non verrà lasciato solo. Nel breve periodo, un ragazzo nato in Brasile e cresciuto in Premier League ha raggiunto forse il più grande traguardo: verrà ricordato. Per la nostra redazione Leiva ha vinto anche in questo senso, ha vinto qualcosa che rimarrà nella bacheca emozionale di ogni tifoso. Sono tutti allievi se Lucas è il maestro.

NICCOLO’ FACCINI

 

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