All’Ara Pacis va in scena “AWORDS – Il calcio come motore di sviluppo dell’Italia”, presenti Cairo, Rossi e Tardelli – FOTO

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di Marcello Baldi e Niccolò Faccini

 

La Lega Serie A e il governo della Repubblica italiana organizzano l’evento “AWORDS, Il calcio motore di sviluppo del Paese”, nella splendida cornice dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma. Se la prima giornata è stata dedicata al rapporto tra calcio e cultura, alla presentazione della nuova piattaforma Dazn, alla relazione stretta tra social e gioco del calcio, e ad un approfondimento sul calcio tra media tradizionali e nuovi media; nella mattinata del 15 maggio le tematiche sono le più varie. Dalle 10 alle 13.30, la mattina si divide in quattro step ben delineati. Di impianti ed internazionalizzazione, sfide del calcio italiano, intervengono Luca Baldanza, Marco Bellinazzo ed Andrea Abodi. Il secondo step, rubricato “Dall’urlo di Tardelli al gol di Kean” vede la partecipazione di Auro Bulbarelli, Luca Mazzà, Paolo Rossi, Marco Tardelli ed Enrico Varriale. Di SIAE e Blockchain parlano Gaetano Blandini, Gian Luca Comandini e Matteo Fedeli. A chiudere, last but not least, Stefano Barigelli, Andrea Di Caro e il presidente del Torino Urbano Cairo curano la parte dedicata a “competitività e spettacolo, il rilancio del calcio italiano”. Presenti dunque numerosi giornalisti e figure di spicco nel mondo dello sport. Moderatori delle rispettive short-conferences gli illustri giornalisti sopra citati, rispettivamente de “Il Sole 24 Ore”, “Rai”, “SIAE” e “Gazzetta dello Sport”. Apre il primo panel di giornata Andrea Abodi, nella premessa che “Non basta buttare dentro il pallone nella rete, ma serve una crescita umana e soprattutto infrastrutturale”.

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Andrea Abodi prende dunque parola relativamente alla situazioni stadi ed infrastrutture in Italia: “Buongiorno a tutti. Ringrazio innanzitutto la Lega per questo confronto. Il problema nel calcio non è ciò che vogliamo, ma quello che dobbiamo fare. L’obiettivo è fornire servizi e spettacolo di livello per il pubblico. Il calcio ha una struttura industriale. A livello internazionale bisogna essere ancora più selettivi. Oggi critico due fronti: la credibilità innanzitutto. Bisogna dettare delle condizioni minime affinché queste situazioni si possano determinare. Io dal CONI e dalla Lega In queste settimane ho avuto sollecitazoni ad un colloquio per stabilire un’agenda comune. Serve determinazione, combattere con i limiti del sistema del paese. È normale che se mancano condizioni passano anni. Noi lavoriamo contemporanemante su 23 dossier stadi. Quasi tutti i club non presidiano il tema dell’infrastrutturazione. Vorremmo provare a scrivere la sceneggiatura del riscatto. Faccio l’in bocca al lupo alla Lega per questo, noto una volontà e capacità di cercare il consenso. Allo stadio la gente viene per forza perche del calcio non puo fare a meno. Io credo ad una grande alleanza tra calcio e televisione. Perchè vi sia una grande alleanza vi è bisogno di grande concentrazione sul prodotto. La volontà dela Lega è capire sempre più le esigenze da soddisfare, è fondamentale. Se pensiamo solo al fatturato, senza pensare che esso dipende da una serie di fattori non va bene.
Non so quanta concentrazione ci sia su questo. La gente cosi rischia l’abbandono: se questo mondo perde il contatto con la realtà. Il primo modo di svolgere il proprio ruolo è usare al meglio i propri mezzi. Usiamo bene le nostre leggi. Sulle infrasturrure bisogna scegliere la metodologia giusta. Perchè la Premier primeggia nei fatturati? Chi viene promosso in Premier, con un sistema maturo, predispone che arrivino squadre pronte per non disturbare l’equilibrio del campionato, quindi del prodotto. Noi facciamo la cosa opposta, per impedire che qualcuno dal basso si presenti in modo poco adeguato. La Serie A deve fissare priorità e politiche comuni, con I campionati calcistici più aperti. La Liga penalizza le squadre che non garantiscono il riempimento dello stadio, dato che uno stadio pieno a metà penalizza il prodotto. Le scommesse sportive spesso confuse con l’azzardo: esistono 600 opzioni di scommesse. Le scommesse sportive sono invece una sponsorizzazione del calcio. Lega e Club sono oggetto del club se non tramite le sponsorizzazioni che adesso sono vietate. Gli altri paesi sono meglio di noi anche per via delle nostre deficienze“.

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“Dall’urlo di Tardelli al goal di Kean” è il titolo del secondo panel, quello gestito dalla Rai. A moderare l’incontro Enrico Varriale, gli ospiti in questione sono il Direttore del GR Rai Luca Mazzà, il Direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, e due campioni che da qualche anno giocano con la “maglia” della Rai, Marco Tardelli e Paolo Rossi. La Rai ha ampliato molto la programmazione calcistica con canali dedicati ed approfondimenti, il programma “Tutto il calcio minuto per minuto” viene dipinto nei suoi contorni da Luca Mazzà. Questa sera la Rai trasmetterà la finale della Coppa Italia in programma all’Olimpico alle 20.45 tra Atalanta e Lazio. Dal 7 giugno al 7 luglio il mondiale del calcio femminile in Francia, dal 16 al 30 giugno gli Europei di calcio Under 21, fino all’under 17 che la Rai sta seguendo in questi giorni, senza dimenticare la Nations League; tutte manifestazioni seguite dalla Rai ed enucleate ai presenti. Gli intervistati evidenziano come sia del tutto falsa l’affermazione che la Rai non copra più l’evento calcistico.

Paolo Rossi prende parola:

“Noi siamo crescitui con la Rai, ai tempi nostri avevamo personaggi come Galeazzi… Aspettavamo la domenica alle 19, vedevamo solo il tempo di una partita, o il primo o il secondo. Abbiamo un affetto nei confronti della “Mamma Rai”, nonostante siano nate tante altre realtà. Questo ha fatto anche bene, ha spinto la Rai a fare meglio. Cerco di essere obiettivo sempre, se devo criticare critico. È una bella famiglia, gode di visibilità e spero di rimanervi a lungo.
Il calcio femminile? Negli USA sono 30 anni che il calcio di questo settore è superiore a quello maschile. Ho una nipote di 14 anni che gioca a calcio. È “malata” di calcio, sa tutto. La dice lunga sulla passione di queste ragazze, è un movimento che sta crescendo. Il calcio uno sport sempre considerate rude, invece loro sono sempre molto ferrate. Facemmo una paritita noi ex-giocatori contro le giovani della nazionale, facemmo 1-1 ma con immensa fatica… Sulla Nazionale U21: “Kean il futuro? Potrebbe essere, segna con regolarità, ma oggi rispetto ai nostri tempi è piu facile arrivare in Nazionale. È vero che il movimento è ripartito da zero, una volta fose bisognava imporsi per un paio di campionati di più prima di approdavi. In campo spesso ci sono giocatori di valore, ma non sempre d’esperienza. Oggi ci sono 6-7 giocatori che in prospettiva possono fare grande questa Nazionale. Abbiamo una generazione di ragazzi che possono darci qualcosa. Vi è stato un momento in cui la Nazionale veniva sottovaluta, quasi considerate un fastidio. I meriti sul campo sono meriti. Il calcio è diventato un business, ma non bisogna dimenticare che il calcio non si fa solo con i grandissimi club”.

Marco Tardelli al microfono: “Io sono in Rai da qualche anno in più rispetto a Paolo, ultimamente faccio anche il nonno (ride e saluta la conduttrice Rai Giorgia Cardinaletti). I miei maestri mi hanno insegnato molto, in Rai c’è un’atmosfera e un parlato diverso rispetto ad altre televisioni, poi 11 anni fa ho iniziato con la radio, sono 30 anni che sono qui, e son qui perché si parla il calcio che mi piace. Oggi gli allenatori parlano molto e si parla molto anche di numeri e statistiche, purtroppo oggi il calcio è diventato un grande business ma ha perso un po’ l’anima, adesso non c’è più l’ansia di aspettare un tempo di una gara, che una volta la Rai trasmetteva, ma ci sono tutti i giorni partite e forse ne vediamo anche troppi. Sono molto soddisfatto. Il calcio femminile sta crescendo perché le ragazze hanno avuto la possibilità di farsi conoscere, questo calcio sta crescendo e anche questa pagina è molto importante. Io mi auguro che questo tipo di calcio riesca a crescere, la stessa Irlanda o gi USA hanno squadre importanti, è un movimento lì più radicato nel tempo. Calcio più delicato? Agonisticamente sono molto ferrate anche le ragazze (sorride)! Corrono molto e sono ben preparate fisicamente, secondo me corrono più di Paolo Rossi (ride). Europeo Under 21? Arrivare nelle  semifinaliste potrebbe aprire la strada anche per le Olimpiadi. L’Under 21 è in crescita, da quando è arrivato Mancini c’è un’altra atmosfera anche nella Nazionale maggiore, lo abbiamo criticato perché ha buttato subito dentro tanti giovani, manca un giocatore alla Baggio o Del Piero, ma non si possono di certo inventare. Quasi tutti i giovani che sono passati per l’Under 21 sono poi arrivati in nazionale, credo che Di Biagio stia facendo un ottimo lavoro, noi ci crediamo, c’è un’ottima sinergia anche con Mancini. Speriamo tanto nell’esito dell’Europeo”.

Arriva il momento di parlare di attualità. “Atalanta e Lazio belle storie? Io credo che lo sport si conquisti sul campo, così la vittoria e il merito. Lazio e Atalanta meritano di andare avanti, mi auguro che questa idea della Superlega sia rivista, sarebbe un danno per il nostro campionato e per i campionati minori, purtroppo come detto il calcio oggi è un grande business. Io credo che si debba proseguire sulla strada tracciata e continuare sulla Champions che c’è. Tra l’altro troppe gare europee andrebbero a sfavorire anche Mancini e l’Italia, la Nazionale avrebbe uno spazio ancora più ridotto. Spero che ai piani alti ci pensino bene. Fondamentale comunque la ripartizione dei diritti tv, in Inghilterra ci sono più risorse e tra una big e una piccola squadra non sai mai chi vince, così come era da noi quando andavo ad Ascoli o Avellino”.

Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, prende la parola: “Post 2024 è al vaglio nella Uefa un progetto definito che parla di tre competizioni europee formate da 32 squadre le prime due e 64 la terza. E’ un fatto. Le Leghe europee cosa dicono? Nessuno è contrario in senso assoluto alle modifiche, l’obiettivo del presidente Ceferin è quello che ho detto, la posizione delle Leghe è che così com’è l’impatto sulle competizioni nazionali sarebbe un disastro, con una compressione della sovranità dei campionati nazionali. Oggi la UEFA Champions League raccoglie circa 3 miliardi di diritti televisivi, la crescita della Champions avverrà in danno delle altre leghe europee, riducendo i ricavi in primis della lega inglese. Se dovesse crescere questa competizione noi avremmo nel nostro campionato e per le nostre squadre meno introiti. Il modello cerca di stabilizzare il valore delle squadre, però questo deve coniugarsi col merito sportivo, ho fiducia in Ceferin e Agnelli, il progetto è ambizioso ma forse l’impatto sui campionati nazionali e sul sociale si sta un po’ sottovalutando. Siamo dinanzi ad un periodo complesso, discuteremo in armonia con un diritto di critica sacrosanto. Per la Lega il danno sarebbe di 840 milioni, non voglio però dare troppi numeri. Il nostro obiettivo è quello di rendere molto migliore la proposta riuscita. altrimenti servirà una civile contrapposizione. Prevarrà la ragionevolezza, ma questo è comunque un progetto corale e le richieste di modifica vanno accolte”. 

 

Gaetano Blandini, Direttore Generale SIAE prende la parola e dà avvio al terzo panel della mattinata, sul tema della blockchain e delle tecnologie future. Si intrecciano diritto d’autore, pirateria e digital transformation. Accanto a lui Gian Luca Comandini che lavora come Blockchain Core (nei 100 under 30 top-influencer del nostro paese) e Matteo Fedeli, ingegnere gestionale che dirige la divisione musica in SIAE da cinque anni. Blandini evidenzia: “Abbiamo qualche fuoriclasse, da Benigni a Sorrentino fino a Morricone, Vasco Rossi, Ligabue e mi fermo qui per non annoiarvi. Tutti concorrono a produrre cultura nel nostro paese, l’industria dell’intrattenimento è un’industria importante, è importante offrire emozioni agli utilizzatori e questo è un filo rosso che ci accomuna col calcio e con la Lega Serie A”.

Parola a Gian Luca Comandini: Il nostro paese dopo 11 anni ancora non ha capito il sistema di Blockchain. Immaginate come fosse il registro di un professore universitario. Se io sono il professore, potrei scrivere un numero, un dato. Blockchain ha una copia di quel registro distribuita e condivisa con tutti. Se l’interrogazione finisce e prendo 29, ad esempio, ma per errore si scrive un altro voto, la maggioranza delle persone che hanno quella copia dichiarano che il voto non è corretto. Il consenso modifica quell’informazione. Dopo che l’info ha passato il consenso di maggioranza viene validata. Quest’info diventa immutabile e tutte le info ad essa annesse. Tra 10 anni si potranno utilizzare queste informazioni. Blockchain è piu conosciuta a causa del fenomeno dei Bitcoin, che in realtà ne è solo una punta dell’iceberg. Altra particolarità è che per controllare dati bisognerebbe avere il 50% più uno. Oggi è impossibile controllare tutto ciò, il tutto costerebbe piu del PIL dell’intero pianeta”.

 

Interviene ora Matteo Fedeli: “E’ un cambiamento epocale quello di Blockchain, forse con un impatto addirittura superiore ad Internet. La blockchain porta ad una economia in realtà disintermediata, il vantaggio è quello di poter offrire migliori servizi ad un costo più contenuto agli azionisti. SIAE ha deciso di investire su blockchain, che si fonda su tecnologie esistenti. Se vi dicono che l’idea di blockchain è nata il 31 ottobre 2008 affermano un’inesattezza, perché le tecnologie utilizzate erano già esistenti, sono semplicemente state assemblate ma di per sé risalivano ai primi anni Novanta. C’è alla base un universo di crittografia enorme, una competenza assoluta. Ma sono ancora tanti i settori ancora inesplorati. Ci piace pensare di cercare di interpretare il cambiamento dell’universo dell’intermediazione, noi parliamo di diritto d’autore, ma la verità è che per la prima volta nella storia l’uomo ha la possibilità di scambiarsi “peer to peer” valore. Bisogna tentare di essere nel mondo dei diritti quello che è CoinBase per il mondo della finanza e delle criptovalute. Parliamo di argomenti che possono sembrare astrusi ma che sono e saranno ancor maggiormente realtà cruciali nel nostro quotidiano. La tecnologia va interpretata, sarà importante riuscirci. Cosa aspettarsi? Sarà una rivoluzione passo dopo passo, oggi molte startup partono specialmente nel mondo della musica dicendo di usare blockchain ma non è esattamente così facile: parliamo di una strada che può cambiare il mondo dell’intermediazione ma non rappresenta una bacchetta magica. La tecnologia è pensata per garantire la non modificabilità dei dati e per essere trasparente. Fiducia, efficienza e velocità possono rappresentare parole chiave in questo senso. La tecnologia blockchain supera il tema della fiducia perché è estremamente trasparente, oltre ad essere efficiente. Roma non è stata costruita in un giorno, sarà un mercato cambiato, non pensiamo ad un big bang, ma serviranno step intermedi che porteranno gradualmente ad un valore aggiunto. Prevediamo degli step che ci permettano di avere dei risultati che possano permetterci di continuare ad investire su questo. Come raggiungere risultati? Contenuti smart e hardware dedicato per la lotta alla pirateria, certificazione delle informazioni di utilizzo dei contenuti, gestione dei flussi economici con criptovaluta/token dedicato, database distribuiti con identificatori univoci standard per contenuti e aventi diritto. Sono obiettivi ambiziosi ma realizzabili, che interessano la realtà, pensate alla necessità dei permessi anche solo per fare ascoltare in una festa di matrimonio una canzone: si dovrebbe risalire all’editore e in assenza all’autore. Ricordiamoci che parliamo sempre di una tecnologia giovane, Bitcoin ha appena compiuto i suoi primi 10 anni, pensiamo anche che il primo telefono aveva un’autonomia di 35 minuti e pesava 1,5 kg. L’obiettivo e il punto di arrivo della nuova tecnologia è una protezione dei diritti a 360 gradi. In chiave anti-pirateria sarà comunque necessario un coordinamento con le iniziative off-chain. Non giochiamo: SIAE in due anni ha risolto un problema di pirateria endemico. Grazie a tutti”.

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L’ultimo panel, quello gestito dalla Gazzetta dello Sport, ha come ospite il presidente del Torino, Urbano Cairo, il quale, nel rispondere alle domande dei giornalisti Stefano Barigelli e Andrea Di Caro si è soffermato sulla questione “competitività” nel campionato italiano, toccando tra i temi anche quello della suddivisione dei diritti televisivi e quello della “Superlega”:

“Il campionato, quando è combattuto e incerto, è più interessante, la Premier League è il campionato più combattuto e competitivo, con lo United, squadra più ricca, non in Champions. I presidenti vogliono la competitività, ma qual’è la ricetta? Tutti avrebbero sicuramente un divertimento maggiore, come in Premier, ma la ricetta é quella di concepire la distribuzione delle risorse in modo differente rispetto a quello attuale, molto lontano da quello inglese. In Inghilterra, l’ultima squadra incassa poco meno di 100 mln di sterline e la prima, il City, ne ha incassati 160mln. Poco divario tra ultimo e primo. In Italia l’ultimo prende 30 mln, il primo 100 mln. Il campioanto inglese è il piu democratico e meglio ripartito. Sicuramente per un campionato più competitivo bisogna ripartire le risorse in maniera diversa. Molto importante è crescere dal punto di vista dei ricavi. Come si cresce con i ricavi di calcio della Serie A? Lo fai con i diritti esteri. L’ha fatto la Liga spagnola negli ultimi 5 anni, ricavando circa un miliardo dai diritti esteri, 1,6 la Premier, noi solo 400 mln, un gap incredibile e non credo si giusto che vi sia. In premier hanno costruito 12 stadi negli ultimi anni: lo spettacolo è anche sugli spalti. Serve rispettare questi tre punti: Distribuzione risorse più equilibrate; Tempi di realizzazione brevi; Stadi realizzati in tempi più brevi.

La Premier ha superato il monte ingaggi della Serie A, quando aumentano i ricavi del campionato ovviamente ne giova il sistema. I calciatori con i loro agenti volevano una quota di questo incremento. Chi realizza lo spettacolo sono i calciatori. Investire sui vivai non comporta valori di fatturato, ma credo che lí bisognerebbe investire per migliroare e creare qualcosa di positivo. Tutto gira intorno allo sviluppo dei ricavi. Questo porterebbe ad una migliore distribuzione dei ricavi e migliorerebbe la competitività.

La “Superlega”? Centinaia di club si sono riuniti per contrastare questa idea. Madrid ha preso coscienza in maniera dettagliata di quelli che sono i pericoli della proposta della nuova Champions ad invito. Un sovvertimento di quello che è stato il calcio meritocratico degli ultimi 50 anni. Ho sentito parlare di partite dei campionati da giocarsi infrasettimanalmente con la Champions che andrebbe di martedi. Una mancanza di rispetto anche per i tifosi. A Madrid si è creato un fronte molto compatto totalmente opposto a questa Super-Champions che piace a poche. Anche alcuni dei 109 membri dell’ECA non sono d’accordo.

Se un campionato non è competitivo diventa meno piacevole e di conseguenza meno seguito. Anche meno allenante. Il campionato già vinto dalla Juventus ha comportato una minore competitività ed impegno. Questo in parte la Juventus l’ha pagato. Ma credo che il tema principale sia avere un campionato competitivo. Negli anni 90 avemmo un periodo fantastico, con le squadre italiane nelle finali. Era un campionato dove i diritti televisivi non erano ancora cosi importanti, lo sono diventati dal ’93 in poi. L’Italia aveva la forza che ne derivava dagli anni ’80 in poi per i suoi vivai e calciatori. Oggi abbiamo risorse minori rispetto a Premier, Liga che hanno risorse molto cresciute. Dobbiamo tornare a crescere come ricavi.
La competizione è tutto, con questa Champions sembra voglian imitare l’NBA. Ci sono squadre che cambiano citta per trovare un bacino d’utenza piu grande. Inconcepibile tutto cio in Italia. In America il calcio, come il baseball, sono meno attraenti perche non hanno retrocessioni.

 Vi è una grande comunione di interessi. La Premier ha 3 miliardi di euro, L’Italia a 1,4 mld , Spagna 2,4 mld, con quello francese e tedesco tocchiamo i 9 miliardi di fatturati da diritti televisivi. La Uefa è un terzo. Ma la Uefa ha gli stessi clienti che abbiamo noi come campionati nazionali. Sky acquista Serie A e Champions cosi come acquista Premier League ecc. La Uefa vuole organizzare una Champions League che condizionerebbe i campionati nazionali e li depotenzierebbe, tutto questo avvantaggerebbe la UEFA.

La Lega sciopererebbe se accadesse? È un’ipotesi e ne parleremo bene, è una cosa talmente dannosa e pericolosa. Se lo sciopero diventasse la scelta migliore per fronteggiare ciò ben venga, ma qui abbiamo 1000 squadre che sono contrarie, la stragrande maggioranza è contro. In Francia 19 su 20 non la vogliono, in Italia 17, in Spagna 16. Credo che quello che conta sia unire e coinvolgere, non scindersi. Tutto ciò potrebbe essere utile per ritrovare la competitività. Le squadre hanno capito che c’era a rischio il campionato stesso, credo che questa sia una base su cui costruire tante cose. Bisogna agire velocemente, ispirandoci e Liga e Premier abbiamo una strada tracciata che funziona per far crescere i ricavi prevalentemente all’estero. Questo va fatto in maniera tale che il nostro campionato torni, come negli anni 90. Dobbiamo cercare di cavalcare tutto ciò al meglio”.

 

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M.B.   e   N.F.

 

 

 

 

 

 

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