INDIMENTICABILI – FRANCELINO MATUZALEM – Un gol rocambolesco, “brutto e doloroso” che valse un trofeo e quel delizioso assist dell’ottobre 2011…

 

 

matuzalem-ifa-696x391

 

 

 

di Niccolò Faccini

 

 

 

Esistono giocatori poco reclamizzati, restii a finire sulle copertine dei giornali perché coperti dalla presenza all’interno di una rosa di calciatori da prime pagine. Ci sono calciatori che, oscurati da altri, finiscono per cadere nel dimenticatoio senza un motivo preciso, pur avendo contribuito in maniera rilevante al conseguimento di risultati sportivi anche di rilievo. Ci sono alcuni centrocampisti che spesso non rubano l’occhio quanto quei centravanti che, buttandola dentro, fanno la differenza e fanno vincere le partite. I tabellini riportano i nomi di chi riesce a timbrarli, così funziona nel calcio da che mondo è mondo. Eppure esistono pagine di storia illustri, anche nel corso della gloriosa esistenza della prima squadra della Capitale, scritte da personaggi poco appariscenti che spesso hanno indossato i panni dei co-protagonisti in giornate memorabili. Coloro che posseggono la memoria più ferrata, o semplicemente i più propensi a ricordare i dettagli, potranno rimembrare alcune deliziose prestazioni con la casacca biancoceleste di un centrocampista brasiliano originario di Natal, capitale dello Stato del Rio Grande do Norte, che dal 2008 al 2013 ha fieramente indossato la maglia della Lazio.

Per i più smemorati, in soccorso è giunto l’ex capitano biancoceleste Cristian Ledesma, che nella puntata di Lazialità in tv andata in onda lunedì 29 aprile ha dovuto rispondere alla domanda: “Qual’è il calciatore più forte con cui hai giocato in carriera?”. Potrebbe suonare sorprendente, ma l’argentino senza batter ciglio ha dichiarato: “Per distacco non posso non fare il nome di Klose, che è fuori concorso perché è un campione assoluto. Dopo Miro posso fare un solo altro nome, quello di un calciatore fenomenale che secondo me è passato spesso inosservato ma in allenamento e in partita faceva ciò che voleva al centro del campo. Francelino Matuzelem”.

 

91dfe77d3ff94bb6cddb8508d33482ea.5116390941560469

CARRIERA IMPORTANTE – Playmaker di spessore internazionale, Francelino da Silva Matuzalèm è nato e cresciuto in Brasile. Classe 1980, ha esordito con la maglia del Vitòria, squadra di Salvador, Stato di Bahia. Portato in Italia dal Bellinzona, nel 1999 sbarca a Napoli e con la maglia partenopea si mette subito in luce grazie al senso della posizione, alla duttilitĂ  (può giocare da regista ma anche da mediano), consegue poi la promozione nella massima serie nel 2000. Determinante nella stagione successiva per la salvezza del Piacenza di Novellino, non gioca nemmeno un minuto con la maglia del Parma, che lo gira al Brescia, club dove matura rapidamente sotto la sapiente guida di Carlo Mazzone. Nel giorno dell’addio al calcio di Roberto Baggio le “Rondinelle” perdono 4-2 a San Siro ma Francelino decide di essere protagonista e firma una doppietta alla Scala del Calcio. Era il 16 maggio del 2004 e con lui in quel Brescia giocavano anche Brighi, Dainelli e Stefano Mauri. I primi trofei arrivano col club successivo, lo Shakhtar Donetsk allenato dall’icona Mircea Lucescu, squadra di cui diventa anche capitano e in cui si completa come uomo e calciatore: vince due campionati ucraini, può giocare la Champions League e sul palcoscenico europeo si esalta. Quattro reti e due assist in 11 apparizioni in Coppa Campioni, Matuzalem si è consacrato come centrocampista ed attira su di sĂ© le attenzioni di molti club europei. Liberatosi dalla societĂ  ucraina approda al Real Saragozza, ma fermato da un infortunio non vive una stagione esaltante e nel luglio 2018 sbarca nella Capitale all’ombra del Colosseo. La Lazio si assicura le prestazioni di un calciatore sublime ed elegante nella gestione del pallone, con l’unica incognita legata alle condizioni fisiche spesso non ottimali del centrocampista. Dopo quattro anni in biancoceleste Francelino proseguirĂ  la sua carriera in Italia prima al Genoa, poi al Bologna e poi ancora al Verona, senza rimanere in alcuno di questi club per piĂą di un anno. Il piĂą antico della Capitale è il club nel quale Matuzalem è rimasto piĂą tempo e nel quale ha disputato il maggior numero di partite, ben 93, numero fortemente influenzato comunque dai numerosi problemi fisici che hanno interessato il brasiliano. Terminate le avventure italiane, Matuzalem ha vissuto una parentesi al Miami FC prima di essere ingaggiato dal Monterosi, per poi appendere gli scarpini al chiodo nel giugno 2018. Nel complesso, con la Lazio Francelino ha segnato 4 reti e fornito quattro assist, incassato 26 ammonizioni e ricevuto il cartellino rosso in due circostanze. Andiamo a rivivere i due momenti piĂą brillanti di Matuzalem con la maglia delle aquile. Prima, una curiositĂ : prima di arrivare alla Lazio il brasiliano, pur non essendo mai stato un goleador, aveva giĂ  colpito i biancocelesti in un Lazio-Piacenza 1-1 del 26 agosto 2001, quando un suo gol pareggiò il vantaggio capitolino targato Claudio Lopez. Era la Lazio di Zoff, che alla prima giornata venne beffata da un gol di un calciatore che sette anni dopo avrebbe acquistato e che avrebbe contribuito a farle alzare al cielo un trofeo e ad assicurarsi una delle stracittadine piĂą belle degli ultimi decenni.

 

supercoppa_italiana_rocchi_matuzalem

A)IL ROCAMBOLESCO E PREZIOSISSIMO GOL DI PECHINO IN SUPERCOPPA

La Lazio che si apprestava a partire alla volta di Pechino per sfidare la nuova Inter di Josè Mourinho era una compagine alquanto sperimentale, che non versava di certo in uno dei peggiori momenti della storia, essendo reduce da una vittoria prestigiosa in Coppa Italia contro la Sampdoria (il rigore di Ousmane Dabo aveva posto fine alla lotteria dei rigori e regalato ai biancocelesti il trofeo in un indimenticabile mercoledì 13 maggio 2009), ma aveva appena perso il tecnico Delio Rossi, che se ne era andato da vincitore dopo una stagione da incorniciare. Il nuovo incarico di allenatore della prima squadra era stato affidato a Davide Ballardini, ex mister del Palermo, che il 15 giugno 2009 aveva firmato coi capitolini un contratto di due anni con opzione sul terzo ed aveva subito ricevuto l’arduo compito di preparare una finale da giocare in gara secca contro i nerazzurri. Il tecnico nerazzurro Mourinho veniva da una stagione importante culminata con il raggiungimento dello Scudetto con 84 punti in classifica. L’ex Porto aveva appena rinnovato il contratto con l’Inter, prolungandolo fino al 2012. La Supercoppa era il primo impegno ufficiale dei meneghini di una stagione lunghissima che si sarebbe conclusa con l’incredibile vittoria del Triplete: Tricolore, Coppa Italia e Uefa Champions League. Ma questo, all’epoca, la Lazio non lo sapeva. La spedizione cinese per i biancocelesti non iniziava con i migliori auspici, gli aquilotti partivano decisamente sfavoriti sulla carta contro un’Inter che schierava dal primo minuto Julio Cesar in porta, una difesa a quattro composta da Javier Zanetti, Chivu, Lucio e Maicon, un centrocampo di peso con Thiago Motta, Muntari, Cambiasso e l’ex Stankovic, e un attacco spumeggiante con Diego Alberto “El Principe” Milito e Samuel Eto’o, attesissimo al battesimo con l’Italia. In panchina, tra gli altri, gente del calibro di Vieira, Suazo, Balotelli, Toldo, Cordoba e Burdisso. Teatro dell’incontro in unico atto di sabato 8 agosto 2009 il Bird’s Nest, che tradotto significa “Nido d’Uccello”, impianto così denominato per la particolare forma architettonica dello stesso stadio. La Lazio rispondeva con Muslera tra i pali, Lichsteiner terzino destro, Kolarov terzino sinistro e una coppia centrale arrangiata formata da Siviglia e Diakitè. A centrocampo i polmoni di Brocchi, Stefano Mauri schierato a sorpresa da interno sinistro, la regia di Roberto Baronio, con Francelino Matuzalem ad agire nell’insolita veste di trequartista alle spalle del duo Rocchi-Zarate. A disposizione di mister Ballardini (alla prima ufficiale sulla nuova panchina) Bizzarri, Cribari, Dabo, Eliseu, Foggia, Radu e l’ex Julio Ricardo Cruz. Gara difficilissima per i capitolini, lo testimoniano i numeri: al 93’ saranno 15 angoli a 5 per i nerazzurri, capaci di effettuare ben 24 tiri verso la porta della saracinesca Muslera, contro i 7 scagliati dalla Lazio. Eppure la partita della Lazio è intelligente, è la gara acuta di una compagine consapevole di essere inferiore all’avversario. Quella che scende in campo a Pechino è una squadra rispettosa ma senza timori riverenziali, pronta a sfruttare ogni possibile errore del nemico. Ma soprattutto, è una compagine guidata da un Matuzalem in stato di grazia, che da tuttofare prima si abbassa al fianco di Baronio ed imposta la manovra biancoceleste, poi cerca di legare centrocampo e attacco con qualche imbucata per i centravanti laziali. Le occasioni per i nerazzurri sono enormi, Muntari e Milito sprecano tanto a tu per tu con Muslera e il difensore centrale Lucio non è da meno. Lo 0-0 non si schioda e l’assalto interista nella ripresa si fa feroce, con la gara che assume i contorni di un tiro al bersaglio. Ma la Lazio, inspiegabilmente, regge e controbatte. Contro ogni pronostico e nonostante un Samuel Eto’o (spauracchio della retroguardia biancoceleste, pienamente a proprio agio nei meccanismi cucitigli addosso dallo Special One) in stato di grazia, è la Lazio a portarsi avanti nel punteggio: al 19’ una funzione di Kolarov si infrange sulla barriera, la sfera si impenna e carambola sul corpo di Lucio. Il pallone finisce a Matuzalem che calcia col destro a colpo sicuro, ma Julio Cesar è stato bravissimo nell’uscita tempestiva e repentina e sembra aver respinto. Sì, ma sul corpo dello stesso Matuzalem, che grazie ad un rimpallo fortuito vede la sfera finire in rete. E’ vantaggio biancoceleste, il numero 8 ed autore del gol allarga immediatamente le braccia, il gol è perfettamente regolare seppur fortunoso. C’è tempo per un bacio al cielo e il pallone è nuovamente al centro del campo. Adesso è dura, c’è da difendere un 1-0 quasi insperato. Ballardini non si scompone e richiama i suoi. La panchina biancoceleste sorride, c’è qualcosa nell’aria che dice che la Lazio può farcela. E’ stato la più classica applicazione della regola non scritta “Gol mangiato gol subìto”. Già, perché due minuti prima della rocambolesca rete di Matuzalem il camerunese Eto’o aveva superato Diakitè, saltato l’estremo difensore biancoceleste in scioltezza e depositato sul fondo da ottima posizione. Era stato un segnale. E non l’unico. Dopo il vantaggio capitolino infatti continua il pressing dell’Inter, ma il possesso è sterile e si aprono praterie. Così Tommaso Rocchi decide di raddoppiare con una perla di rara bellezza: Mauri innesca l’attaccante veneziano, che controlla col petto in precario equilibrio tra i due centrali dell’Inter ed eludendo l’uscita di Julio Cesar lo salta con un pregevole pallonetto partito dal piede destro, una traiettoria imparabile per il portiere nerazzurro che può solo guardare la sfera terminare in rete. Due occasioni, due gol. Siamo a metà ripresa e al fischio finale mancano venticinque minuti più recupero, una vita. Entra Dabo, ma su una palla persa dal francese al limite dell’area di rigore il subentrato Mario Balotelli serve Eto’o che questa volta non può sbagliare e scaraventa un terrificante sinistro sotto l’incrocio, che accorcia le distanze e rende l’ultimo quarto d’ora un inferno per la squadra in vantaggio. L’ingresso di David Suazo è la mossa della disperazione di Mourinho, la Lazio si abbassa ulteriormente ed incassa il gol del meritato pareggio, timbra Milito. Ma l’arbitro Morganti ferma tutto: è fuorigioco attivo di Eto’o, si resta sul 2-1 per la Lazio. Scampato il pericolo, i biancocelesti non riescono ad alzare il baricentro e continuano a subire. L’ultimo pericolo è una punizione per i nerazzurri da posizione interessante, nulla di fatto. Il direttore di gara fischia la fine, la Lazio è in trionfo. La Supercoppa mancava dal 2000, è la terza da mettere in bacheca. La gioia è irrefrenabile, ed una buona fetta porta il nome ed il cognome di Francelino Matuzalem. Le aquile alzano il trofeo nel cielo di Pechino. E’ stata la vittoria della sofferenza, arrivata anche grazie ad un gol, quello che ha sbloccato la partita, decisamente fortunato. Una rarità assoluta nella centenaria storia della Lazio. A fine stagione quella Supercoppa sarebbe stato l’unico trofeo sfuggito all’Inter del Triplete, campione di tutto. 

 

ROME, ITALY - OCTOBER 16: Miroslav Klose of Lazio celebrates after scoring the goal 2-1 during the Serie A match between SS Lazio and AS Roma at Stadio Olimpico on October 16, 2011 in Rome, Italy. (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

B) IL DELIZIOSO CIOCCOLATINO REGALATO A MIRO KLOSE IN UN DERBY VINTO ALL’ULTIMO SECONDO

La storia dei derby della Capitale potrebbe essere raccontata in libri in numero tale da occupare un’intera biblioteca. Ogni stracittadina è contornata di dichiarazioni, pressioni, emozioni che risultano pacificamente inspiegabili per tutti coloro che non ne abbiano vissuta una. La settimana del derby è sempre la più lunga della stagione, alcuni tifosi vorrebbero non giocarlo mai, altri non riescono a reggere la spasmodica attesa ed hanno bisogno di distrazioni nei giorni immediatamente precedenti al fischio d’inizio. Sull’altra sponda del Tevere i 90 minuti del derby sono stati spesso preceduti da dichiarazioni boriose tese a deridere l’avversario o da profezie passate alla storia. Il 13 ottobre 2011 al derby romano mancavano soltanto tre giorni, e il capitano della Roma Francesco Totti ostentava sicurezza in conferenza stampa: la Roma di Luis Enrique sembrava la favorita per la vittoria finale e dall’altra parte l’allora allenatore della Lazio Edy Reja non vantava un ottimo score nelle sfide contro l’altra compagine della Capitale. Il numero 10 giallorosso, in risposta alla domanda: “Chi sarà secondo te l’uomo della stracittadina” dichiarava: “L’uomo derby sarà il nostro portafortuna Edy Reja”, prima di sciogliersi in una compiaciuta risata. Il 16 ottobre alle ore 20.45 va in scena la partitissima, valevole per la settima giornata del campionato di Serie A 2011/2012. La nuova Roma di Luis Enrique schiera Stekelenburg tra i pali; Rosi, Kjaer, Heinze e Josè Angel in difesa; Gago, De Rossi e Perrotta a centrocampo, con Pjanic a supporto di Pablo Daniel Osvaldo e Bojan Krkic. In panchina ci sono Curci, Lamela, Burdisso (sempre lui, ancora lui, c’era anche a Pechino!), Cassetti, Pizarro, Borini e Borriello. Il nuovo ciclo è guidato dal giovane allenatore asturiano che qualche anno dopo avrebbe vinto tutto col Barcellona ma che a Roma lascerà la bacheca giallorossa vuota. Erano comunque tanti i calciatori internazionali presenti nell’11 giallorosso e la partita era stata definita come una prova di maturità per i giallorossi. La Lazio di Reja è una formazione abbottonata che però non rinuncia all’infinita qualità della coppia d’attacco, al primo derby capitolino di sempre: davanti ad Hernanes ci sono infatti Djibril Cissè (che aveva già segnato alla Roma con la maglia del Panathinaikos in Europa League) e Miroslav Klose. In porta Marchetti, la retroguardia era composta da Konko, Brava, Dias e Radu, col solito centrocampo “muscolare” con Ledesma alla regia e Brocchi e Gonzalez a fare legna. Il primo cambio della sfida sarebbe stato Lulic, il secondo Stefano Mauri. L’ultimo, decisivo, Francelino Matuzalem. Ma pazientiamo un attimo e procediamo con ordine. L’approccio alla partita della Lazio non è sbagliato né molle, eppure al quinto minuto i cugini sono già avanti: Gago imbuca per Osvaldo, che in area piccola col sinistro non fallisce e prosegue nel consueto vizio (già sciorinato in settimana) del parlar prima: si gonfia la rete e l’argentino mostra la maglietta preparata ad hoc: “Vi ho purgato anche io”. Passano due minuti e Perrotta prova dalla distanza, il pallone è fuori di un soffio. La Lazio non demerita ma la Roma muove la sfera velocemente e l’attacco sembra decisamente ispirato. Cresce la Lazio: lancio per Cissè che da ala sinistra mette al centro per Mauri, che vede Klose sulla destra, il panzer teutonico prova col piatto, palla di poco a lato. Un minuto dopo Brocchi morde le caviglie al centrocampo giallorosso e serve Hernanes, che sbilanciato in area di rigore non riesce ad imprimere forza al pallone. Altra potenziale occasione, la Lazio prende le misure. Al quarto d’ora Hernanes si mette in proprio e dai trenta metri scaglia un destro che finisce sul fondo dopo esser sibilato accanto al palo della porta difesa da Stekelenburg, la squadra è in crescita costante ma la rete non arriva. Riparte la Roma, capovolgimento di fronte e 4 contro 4, palla per Jose Angel che dalla sinistra mette al centro un sinistro radente che Osvaldo non controlla a due passi dalla porta sguarnita. Brivido e si riparte con la rimessa dal fondo. Ancora Roma, corner di Pjanic, è uno schema, la palla arriva rasoterra a Bojan che dal dischetto tiene la sfera bassa, para Marchetti in sicurezza. Non c’è una pausa, Hernanes ancora prova dalla sua mattonella preferita, Stekelenburg la fa sua in due tempi e anticipa Klose, che era pronto sulla respinta come un falco. Finisce il primo tempo, gara equilibrata ma è la Roma ad aver avuto una colossale occasione per il raddoppio. La Lazio però è più viva che mai e rientra ancora più cattiva: imbucata per vie centrali di Hernanes a premiare l’inserimento coi tempi giusti di Cristian Brocchi, Kjaer lo ostacola e lo strattona: Tagliavento non ha dubbi, calcio di rigore e Roma in inferiorità numerica. Va il Profeta dagli undici metri, portiere avversario da una parte e pallone dall’altra, Stekelenburg spiazzato e parità, è solo il minuto 51. Ma la Lazio non può essere sazia e comincia quello che il presidente Lotito avrebbe definito nel post-partita un “bombardamento a senso unico”. Hernanes cerca Klose che scaglia un destro preciso sventato dal portiere romanista. E’ un assedio. Angolo di Ledesma, Klose colpisce di testa ma centra la traversa, nulla da fare. Altro corner, questa volta batte Hernanes, Stekelenburg con i pugni sulva la porta, ma la Roma barcolla. Ledesma allarga sulla sinistra per Lulic che mette in mezzo per Mauri che da ottima posizione spedisce altissimo. Lazio poco precisa, ma si gioca in una sola metà campo. Ancora Lulic dalla sinistra, il bosniaco rientra e calcia sul secondo palo a botta sicura, altra grande parata. Cinque minuti e Mauri imbecca Cissè con un assist pregevole, Djibril si coordina e col destro centra in pieno il palo opposto, che ancora trema. E’ il secondo legno, stavolta è il numero 99 a colpirlo. Entra Matuzalem per Brocchi, è il minuto 75 e l’1-1 non si sblocca. C’è bisogno di far partire l’azione con maggiore qualità, ormai è rimasto davvero poco da difendere. Lo spettro dell’ennesima delusione in una stracittadina scende sull’Olimpico sponda Lazio, il mister goriziano dei biancocelesti viene da 4 sconfitte consecutive e sembra non riuscir proprio a sfatare il tabù, alla mente vengono le dichiarazioni del capitano avversario. Lazio ancora in pressione, ma la Roma si difende con ordine e la furia laziale sembra essersi attenuata. Sembra. Tre di recupero, il tabellone luminoso è chiaro: la Lazio ha 180 secondi per portare a casa i tre punti. Anche il pareggio sarebbe una delusione cocente dato l’andamento della partita e gli oltre venti tiri verso la porta giallorossa. Trenta secondi al termine. Hernanes è ai quaranta metri, potrebbe servire Konko tutto libero sulla fascia destra, il terzino ormai gioca da ala offensiva e metterebbe al centro l’ultimo cross del match. Invece con la coda dell’occhio il brasiliano vede Matuzalem, posizionato quindici metri più avanti. La sfera sta per giungere tra i piedi di Francelino, ma la Roma è tutta dietro la linea della palla: non appena la sfera entrerà nella disponibilità dell’ex Shakhtar Donetsk quest’ultimo verrà braccato da due calciatori della Roma. In area di rigore ci sono Cissè e Klose, il primo più defilato e il secondo pronto ad attaccare per vien centrali. C’è solo un modo per fare arrivare il pallone in area di rigore senza subire fallo o senza che possa essere sradicato dai piedi di Matuzalem: tentare un tocco di prima che abbia la giusta potenza e precisione per giungere a Klose, che sembra comunque chiuso tra i due centrali giallorossi. Francelino fa la magia: sinistro dolcissimo che supera i due centrocampisti della Roma, viene controllato in un fazzoletto di campo da Klose che impeccabilmente e con precisione chirurgica lo piazza all’angolino, lì dove Stekelenburg non può proprio arrivare. E’ tripudio biancoceleste, Reja corre ad abbracciare l’uomo più atteso del match, che sul filo del fuorigioco ha fatto esplodere un boato indimenticabile. Esulta Klose, tutti corrono ad abbracciare la leggenda della nazionale tedesca, ma tre quarti del gol sono di Francelino Matuzalem, autore di una delizia assoluta, un cioccolatino che Miroslav ha dovuto scartare per scatenare il delirio del popolo laziale. Reja viene espulso, ma non importa niente a nessuno. E’ stato a suo modo l’uomo derby, la profezia dell’altra sponda era giusta. Il derby del 16 ottobre si decide all’ultimo pallone della partita. O forse agli ultimi due, perché quella di Matuzalem è una gemma troppo spesso dimenticata. Resa abbraccia Matuzalem, è la prima vittoria in carriera del tecnico contro la Roma. “Spero questa vittoria serva a riappacificarmi con i tifosi”, dichiarerà Edy a fine gara. Quel che è certo è che la mossa di Matuzalem sia stata decisiva: è bastato un quarto d’ora al brasiliano per essere a suo modo decisivo, è bastato un piatto destro a Klose per dare avvio alla festa biancoceleste. 

 

Lazio-Inter-2009

RICORDI INDELEBILI – In un’intervista di cinque anni dopo Matuzalem avrebbe rivelato un curioso aneddoto: “Quando torno a Roma e i tifosi laziali mi incontrano per strada mi ricordano due cose: la prima è l’assist a Klose nel derby vinto al minuto 93, fu una gioia pazzesca! La seconda è il gol all’Inter in Supercoppa a Pechino: è stato il gol piĂą importante della mia carriera ma allo stesso tempo il piĂą brutto, perchĂ© per farlo mi spaccai il labbro, mi rimbalzò il pallone sul volto e segnai, fu un dolore assurdo, quasi non riuscivo ad esultare perchĂ© pensavo solamente al dolore”. SarĂ  anche stato doloroso, ma è stata grandissima la gioia per tutti i tifosi della Lazio. Che per queste due prodezze non possono fare altro che ringraziarlo.

N.F.

Follow LAZIALITA on Social
0