SPECIALE – IL DESTINO DELLA LAZIO LO DECIDE LA DEA – Perché ammirarla, perché temerla e perché sperare. Tutto ma proprio tutto sull’Atalanta in 22 punti chiave

 

 

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di Niccolò Faccini

 

 

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Lo scorso anno, sciupata l’occasione di Crotone, la data della gara più importante della stagione della Lazio è stata chiaramente il 20 maggio. Una stagione dopo, ci risiamo: le due sfide fondamentali per l’annata biancoceleste si disputeranno una il 5 maggio e l’altra il 15 dello stesso mese. Cinque più quindici è uguale a 20, ma questa volta gli obiettivi della compagine di Inzaghi sono due: il 5 maggio sarà match da dentro o fuori per tenere vive le (poche) speranze Champions; il 15 maggio in palio ci sarà un trofeo. Perché è vero che per la Lazio sarà la decima finale di Coppa Italia della storia e la quinta dell’era Lotito, ma è anche vero che l’ultima finale vinta è targata Lulic e risale al 26 maggio 2013: sono trascorsi sei anni. Il destino impietoso ha messo di fronte alla Lazio, dimostratasi squadra profondamente “mortale” per la discontinuità di risultati in stagione, proprio la Dea, per ben due volte. Calcio divino, ardore immortale, definita dagli addetti ai lavori e dagli esperti di calcio “Ajax d’Italia”, l’Atalanta di Gasperini ha rappresentato la grande bellezza del campionato in corso e se la Serie A chiudesse i battenti oggi gli orobici sarebbero aritmeticamente certi della partecipazione alla competizione che metterà a disposizione la prossima Coppa dalle “Grandi Orecchie”.

 

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SI CHIUDE LONTANO DA CASA – La gara (vinta) con l’Udinese di lunedì sera è stata l’ultima sfida che i nerazzurri affronteranno a Bergamo da qui a fine anno. Infatti lo stadio Atleti Azzurri d’Italia è pronto a rifarsi il look per i tempi che verranno, così d’ora in poi Papu Gomez e compagni giocheranno solo in trasferta: con Lazio e Juventus rispettivamente a Roma e Torino, poi le partite che da calendario avrebbero dovuto essere giocate in terra lombarda avranno invece luogo al Mapei Stadium di Reggio Emilia (contro Genoa e Sassuolo). Poco importa: i bergamaschi conoscono bene l’impianto che ospita solitamente le gare casalinghe del Sassuolo, avendo già disputato al Mapei le partite casalinghe dell’avventura nella scorsa edizione dell’Europa League.

Sarà dunque l’Atalanta a mandare la Lazio all’inferno o a spedirla in Paradiso. Da qui la necessità di analizzare punti di forza, attuali record e lacune della formazione che gioca con la casacca del club fondato nell’ottobre del 1907. Di seguito l’Atalanta ai raggi X, esaminata in 22 punti.

 

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1) L’INSAZIABILE SETE DI VITTORIE L’Atalanta nel corso della sua centenaria storia non è mai riuscita a centrare la qualificazione in Champions League e qualora dovesse vincere tutte le quattro gare rimanenti non potrebbe essere raggiunta al quarto posto. Il destino è nelle mani di una squadra che fiuta un’opportunità storica dopo aver fallito la qualificazione all’ultima edizione dell’UEFA Europa League. Quanto alla Coppa Italia, l’Atalanta tornerà a disputare una finale di Tim Cup a distanza di 23 anni. Nell’edizione 1995/1996 infatti i nerazzurri furono sconfitti nell’ultimo atto dalla Fiorentina: 1-0 viola con rete di Batistuta nella finale di andata, 2-0 gigliato con Amoroso e Batistuta al ritorno e perentorio 3-0 complessivo. Quel 18 maggio l’11 orobico era composto da Ferron, Valentini, Paganin, Montero, Herrera, Pavone, Fortunato, Bonacina, Gallo, Morfeo e Tovalieri. L’unica Coppa Italia vinta in quasi 112 anni di storia risale alla stagione 1962-1963. A Bergamo, dopo una stagione simile, sembra giunta l’ora di aggiornare il Palmarès.

2) PROGETTO SERIO ED INTELLIGENTE – E’ un termine abusato quello di “progetto”, ma quanto a programmazione in pochi possono tenere il passo dell’Atalanta. Un vivaio strepitoso, grandi investimenti sul settore giovanile, cessioni che hanno fruttato in pochi anni oltre 140 milioni per le casse degli orobici: si pensi ai vari Cristante, Bonaventura, Kessie, Gagliardini, Cigarini, Grassi, Bastoni, Gabbiadini, fino a Caldara e Conti. Tutti profili cresciuti a Bergamo e poi venduti alle grandi del campionato. Fa sorridere come ad inizio anno Gasperini definisse la sessione estiva del calciomercato atalantino “molto triste”. Il 14 agosto scorso infatti l’ex allenatore del Genoa si riteneva profondamente insoddisfatto di fronte ad un mercato che a suo dire difficilmente avrebbe permesso al club di competere ancora a grandi livelli. Eppure le campagne acquisti oculate e intelligenti hanno rappresentato il marchio di fabbrica orobico degli ultimi anni. Basti pensare che i 14 milioni per Duvàn Zapata e i 13,5 per De Roon costituiscono un unicum per il club. Provando ad abbozzare un 11 nerazzurro titolare contro la Lazio nelle prossime settimane, si andrà a evincere come i migliori 11 dell’Atalanta siano costati complessivamente al presidente Percassi meno di 55 milioni di euro. Quattro milioni spesi per Gollini, gli stessi pagati al Ludogorets per assicurarsi le prestazioni sportive di Palomino, appena 500mila euro per il giovane Mancini, tre per acquistare Masiello, appena un milione e mezzo per lo stacanovista e metronomo Freuler, cinque per Gomez e sei per comprare Josip Ilicic, non certo cifre esorbitanti. Ma il capolavoro è sulle fasce: Hans Hateboer dal Groningen e Robin Gosens dall’Heracles Almelo sono costati in due nemmeno due milioni e mezzo e, cresciuti esponenzialmente, sono diventate due ali devastanti nell’economia di gioco della Dea.

 

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3) FINALMENTE UN BOMBER VERO – Il colombiano Duvàn Zapata si è preso di prepotenza l’Atalanta e la sta trascinando verso orizzonti sconfinati ed impensabili ad inizio anno. Erano anni che a Bergamo si diceva: “L’Atalanta gioca a meraviglia ma le manca tremendamente la punta da doppia cifra”. Effettivamente il miglior marcatore dell’annata scorsa era Ilicic con 11 reti, e la prima punta nerazzurra più in alto nella classifica marcatori era Andrea Petagna con 4 gol (a precedere Barrow fermo a quota 3). Un po’ poco per una squadra che ha velleità di Champions League. Ad oggi Duvàn, che mai tra Napoli, Udinese e Samp aveva segnato con questa continuità, è esploso in maniera vistosa e risulta essere con Piatek il vicecapocannoniere della Serie A con 21 reti. Un’inversione di tendenza clamorosa. Davanti a lui solo Fabio Quagliarella della Sampdoria a quota 23 reti, non certo irraggiungibile. Il colombiano, che ad inizio stagione sembrava un problema e raramente veniva schierato titolare, si è lasciato dietro calciatori del calibro di Icardi, Immobile (14), Milik (17) e un certo Cristiano Ronaldo (20). E mancano quattro giornate per prendersi lo scettro…

4) INIZIO SHOCK – Il settimo posto raggiunto lo scorso anno ha costretto l’Atalanta ad iniziare la stagione a luglio. Addirittura tre i turni preliminari per qualificarsi alla fase a gironi di Europa League, così gli impegni europei sono fioccati sin dal 26 luglio: primo impegno ufficiale il 26 luglio col Sarajevo, un 2-2 “aggiustato” dal tennistico 0-8 in Bosnia-Erzegovina, poi il doppio confronto (6-1 complessivo) contro l’Hapoel Haifa prima del playoff contro il Copenhagen, squadra abituata a giocare i gironi di Champions League. Ne è conseguito un doppio sfortunatissimo 0-0, nonostante due gare stradominate dagli orobici: cinquanta tiri verso la porta danese tra andata e ritorno ma niente gol e conseguente lotteria dei rigori: sbagliano proprio l’ex Copenhagen Cornelius e il Papu Gomez, è un’eliminazione amarissima che incide in modo spaventoso sul morale della squadra ad inizio stagione. Nelle prime otto gare di campionato la Dea racimola soltanto 7 punti e conquista una sola vittoria, un facile 4-0 casalingo col Frosinone, pur non demeritando nel 3-3 di Roma e nel 2-2 col Milan a San Siro. Durissime le sconfitte con SPAL, Fiorentina, Cagliari e Sampdoria (queste ultime due all’Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo, tra le mura amiche). Si segnali comunque (in chiave di comparazione) che nelle stesse 8 gare (in casa con Frosinone, Cagliari, Torino, Sampdoria, e in trasferta con Roma, Milan, SPAL e Fiorentina) la Lazio non ha poi fatto tanto meglio, collezionando solo 9 punti. Il disastroso avvio aumenta i rimpianti ma esalta il prosieguo di stagione dell’Atalanta: dei 59 punti attuali ben 52 sono stati raccolti nelle ultime 26 gare, una media di due punti a partita. Segno che tra romane, milanesi e Torino la più continua è stata proprio l’Atalanta.

 

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5)TALISMANO JOSIP, RECORDMAN PER DRIBBLING E PASSAGGI CHIAVE, NONCHE’ MISTER “TRIPLETTA” (RECORDMAN IN EUROPA) – Si è parlato di inizio difficile attribuendone causa principale al contraccolpo psicologico patito da una squadra che si era preparata un’estate intera ad una stagione con tre fronti e invece si è ritrovata a fine agosto senza il prestigioso palcoscenico europeo. Ma la realtà è che nelle prime otto giornate di A a mancare non erano le motivazioni, ma Josip Ilicic: un’infezione batterica gli aveva provocato un ascesso dentale, la situazione è degenerata fino al ricovero ospedaliero dell’11 agosto scorso. Il 21 ottobre lo sloveno disputa la prima gara da titolare e firma una tripletta; le sue prime quattro partite da titolare coincidono con altrettante vittorie, alcune da urlo come il 4-1 inflitto all’Inter: Ilicic ha rilanciato la stagione dell’Atalanta illuminandone il cammino. Ad Empoli viene espulso ed è costretto a saltare due giornate, e fatalmente la squadra perde in casa col Napoli. E’ troppo importante per la Dea la qualità dell’ex Palermo e Fiorentina, che infatti torna con la Lazio e i nerazzurri vincono. Per l’Atalanta Ilicic è un vero e proprio talismano: con il numero 72 in campo dal 1’ i bergamaschi hanno perso solamente tre volte in stagione. Ilicic è il calciatore con più dribbling riusciti dell’intera rosa atalantina e le sue eccelse qualità tecniche, abbinate ad una continuità di rendimento per lui nuova, lo rendono irrinunciabile ed indispensabile. Artista meraviglioso da vedere, ha realizzato la seconda tripletta in campionato il 29 dicembre sul campo del Sassuolo. Josip non è uovo all’ “hat trick”, e le tre segnature del 6-2 di Reggio Emilia gli sono valse un record: nell’anno solare 2018 solamente Messi e Auguro hanno realizzato lo stesso numero di triplette (3) e nessuno ha fatto meglio nei cinque maggiori campionati europei. Roba da matti, roba da Ilicic!

6) DOMINIO DEL GIOCO E PRECISIONE NEI PASSAGGI – Sfiancare l’avversario con un possesso palla mai fine a se stesso o sterile, movimento senza palla impressionante e ritmi a tratti folli per il campionato italiano. L’Atalanta è la squadra del campionato a correre meglio e vanta l’85% di precisione dei passaggi, percentuale altissima: i difensori impostano benissimo da dietro e i centrocampisti sbagliano pochissimo. La media del possesso palla è del 57% e i nerazzurri hanno chiuso il 95% delle loro gare in campionato con una schiacciante superiorità territoriale sugli avversari di turno. In media sono ben 18 a partita i tiri scagliati verso la porta del “nemico”. E solo il Napoli in tutto il campionato regge questi ritmi…

7) ATTITUDINE ALL’ASSEDIO AL FORTINO NEMICO – Dicevamo dei 50 tiri verso la porta del Copenhagen in 180 minuti nei playoff di Europa League. Ebbene, l’Atalanta è la seconda squadra del campionato in termini di tiri effettuati verso la porta avversaria: Ilicic e compagni hanno raggiunto quota 430 e davanti hanno solo il Napoli a quota 487. La Lazio è comunque tra le prime in questa speciale graduatoria, a quota 400.

8) MIGLIOR ATTACCO DEL CAMPIONATO ASSIEME ALLA JUVENTUS68 reti messe a segno in 34 partite disputate (media di 2 gol segnati a partita), questi i numeri terrificanti della banda bergamasca. Tra l’altro tra tutte le compagini del campionato solamente il Cagliari – grazie soprattutto allo specialista Pavoletti – ha realizzato più reti di testa dell’Atalanta: i sardi ne hanno fatti 14 con questa modalità, mentre la Dea è ferma a 13. Interessante anche la ripartizione dei gol nell’arco delle gare: la produzione offensiva dell’Atalanta è ricchissima nella ripresa. Il 65% dei gol fatti dalla squadra è avvenuto nei secondi tempi, mentre solamente 25 reti su 68 sono state siglate nei primi 45’ di gioco. Quanto ai gol subìti, la Dea ha incassato complessivamente 42 reti (settima miglior difesa del campionato) di cui undici nel primo quarto d’ora.

9) TUTTI GOL DI PREGEVOLE FATTURA: RECORD NEGLI ASSIST – L’Atalanta non si limita a mettere a segno un altissimo numero di reti, ma i gol segnati… sono quasi tutti belli! Le segnature sono frutto di azioni manovrate, avvolgenti, ben costruite, così gonfiare la rete è semplicemente la logica conseguenza di una manovra armoniosa: ne sia emblema il fatto che gli orobici sono la squadra che ha effettuato il maggior numero di assist vincenti in tutto il campionato: 51 gol sui 68 totali non portano solo la firma del marcatore ma anche di un assist-man.

 

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10) TUTTI IMPORTANTI, NESSUNO INDISPENSABILE: NELLA DEA SEGNA CHIUNQUE – Ogni grande squadra che si rispetti finisce per dipendere dai calciatori di maggior talento, e l’Atalanta non fa eccezione. Si pensi ad una Lazio senza Immobile, Milinkovic e Luis Alberto, a una Juventus senza Ronaldo, Dybala e Mandzukic, a un Milan senza Suso e Piatek o all’Atalanta priva dei tre davanti. Tuttavia a testimonianza della bontà del lavoro di Gasperini e della bellezza di un gioco – quello orobico – che coinvolge l’intera squadra, c’è un dato rilevante. Nessuna squadra in Italia segna con gli effettivi con cui segna l’Atalanta, o meglio nessun club di A ha mandato in rete un numero così alto di giocatori diversi: oltre agli ormai ex-atalantini Cornelius ed Emiliano Rigoni hanno gonfiato la rete in stagione anche Zapata, Ilicic, Gomez, Mancini, Hateboer, Pasalic, Gosens, Freuler, Castagne, De Roon, Palomino, Toloi, Barrow, Masiello e Djimsiti, per un totale di 17 calciatori andati in rete, quasi due squadre.

11) ASFISSIANTE NELL’AREA DELL’AVVERSARIO: L’ATALANTA ENTRA IN AREA “QUANDO LE PARE” – Ennesima dimostrazione della supremazia territoriale e della velocità di pensiero e azione della formazione nerazzurra è il dato relativo al numero di palloni giocati in media ogni partita nell’area di rigore avversaria. L’Atalanta gioca in media 31 palloni a match nell’area avversaria e nei primi cinque campionati europei sono soltanto in quattro a fare meglio, e sono Liverpool, Manchester City, PSG e Real Madrid, che comunque non superano i 36 di media. In Italia nessuno tiene il passo dei lombardi. Sarà meglio per la Lazio di Inzaghi tentare di tenere l’avversario lontano, magari tenendo maggiormente il possesso della sfera.

12) DIFESA GRANITICA, ALTISSIMA E AGGRESSIVA. E IL PORTIERE DEVE LAVORARE POCO… – La settima difesa di A, alla pari con la Fiorentina e dopo Juventus, Inter, Napoli, Milan, Torino e Lazio, ha dovuto recuperare il pallone dalla propria porta per ben 42 volte. Gasperini specialmente nelle gare casalinghe schiera una difesa altissima ed immediatamente aggressiva, che cerca quasi sempre l’anticipo prima ancora che l’attaccante possa girarsi. La Lazio e Immobile dovranno prestare particolare attenzione, essendo i biancocelesti (ed in particolare il bomber di Torre Annunziata) la squadra (e il calciatore) più volte pescata in offside dell’intera Serie A, ben 93. Rilevante sottolineare come l’Atalanta (e in particolare la coppia Berisha-Gollini) detenga un altro record positivo riguardante la retroguardia e di conseguenza il ruolo dell’estremo difensore: il portiere dell’Atalanta è, dopo quello della Juventus (82), quello che ha dovuto compiere il minor numero di parate in Serie A, solamente 87, segno di una squadra brava e caparbia a fornire l’adeguata protezione. Strakosha alla Lazio per esempio ne ha compiute 101, i portieri del Napoli 99 e quelli della Roma 106. La compagine peggiore in questo senso è l’Empoli, i cui guardiani dei pali hanno compiuto in tutto 146 parate in campionato.

 

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13) DETENTRICE DELLA PIU’ LUNGA STRISCIA DI IMBATTIBILITA’ DELLA SERIE A – L’Atalanta versa in un periodo strepitoso: l’ultima settimana è stata magica, avendo la Dea espugnato il San Paolo di Napoli, battuto ed eliminato la Fiorentina nelle semifinali di Coppa Italia e sconfitto l’Udinese a Bergamo. Ma più in generale la squadra è imbattuta da nove incontri in campionato, è la serie attiva più lunga della competizione: nessuno può dire “9”, e nessuno di conseguenza può pronunciare la parola “continuità” come la squadra di Bergamo.

14) ROSA LUNGA IN DIFESA, DALLA CINTOLA IN AVANTI UOMINI CONTATI E… LA NONNA! – E’ vero, Toloi ha finito anzitempo la stagione dopo l’operazione inevitabile alla caviglia destra. Sarà un’arma difensiva in meno per Gasp in questo ciclo terribile che chiuderà l’annata calcistica 2018/2019. Tuttavia l’Atalanta può vantare un elevato numero di difensori, che sono stati schierati in maniera intercambiabile e senza che le prestazioni siano peggiorate. Un pacchetto arretrato di tutto rispetto quello degli orobici: l’esperienza del veterano Masiello, la freschezza di Mancini, la sorpresa Djimsiti, che era reduce da una complicata stagione a Benevento ma a Bergamo è rifiorito, la stazza e il senso della posizione e dell’anticipo del roccioso Palomino, difensore fatto crescere all’ombra di Caldara e rivelatosi perno di une retroguardia affidabilissima. Gasperini ha un ottimo ricambio anche sulle fasce che corrisponde all’identikit di Timothy Castagne, prelevato per 6 milioni dalla squadra belga che è garanzia quanto a talenti sfornati negli ultimi anni, il Genk. I ricambi a centrocampo invece mancano eccome, con De Roon e Freuler “costretti” a giocare sempre, con Pasalic e Pessina unici cambi possibili. Il tecnico ha spesso storto il naso rimarcando la povertà numerica del reparto offensivo: con la partenza a gennaio di Rigoni (che era arrivato dallo Zenit in estate) l’Atalanta non può prescindere da Gomez, Ilicic e Zapata, col primo e unico cambio in attacco che è (oltre al duttile Pasalic) quel Musa Barrow che lo scorso anno colpì la Lazio e che quest’anno non ha ripetuto le ottime prestazioni fornite nella stagione del debutto tra i grandi. Ecco che Gasperini ha dovuto gestire Ilicic, dosando col contagocce l’impiego dello sloveno nelle ultime sfide: a Napoli è entrato nella ripresa, con l’Udinese è andato in tribuna, con la Lazio in campionato alla fine ci sarà, ma l’allenatore è stato chiarissimo: “Josip in questo momento non riesce a gestire le tre partite in una settimana. Il ragazzo non ha lesioni muscolari ma solo un affaticamento agli adduttori, andrà monitorato e lo valuterò giorno dopo giorno. Nello spogliatoio lo chiamano “la nonna’”. Dai piedi dell’ex Fiorentina, abituatosi a realizzare triplette con disarmante facilità, passerà molto del finale di stagione nerazzurro.

 

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15) GRANDE ANCHE CONTRO LE GRANDI – In caso di arrivo a parità di punti con la Roma l’Atalanta sarebbe avanti in virtù di una miglior differenza reti. In caso di arrivo a parità di punti con l’Inter l’Atalanta sarebbe avanti sull’Inter in virtù degli scontri diretti. Gli orobici ad oggi sono in vantaggio anche con la Lazio (1-0 all’andata), mentre sarebbero in svantaggio in caso di parità di punti col Milan e Torino per gli scontri diretti peggiori. In generale, comunque, l’Atalanta si è dimostrata ostacolo difficilissimo per tutte le regine del campionato o comunque per tutte le squadre più blasonate della Serie A. Nelle 10 partite disputate con Juventus, Napoli, Roma, Inter, Milan e Lazio la Dea ha conquistato ben 14 punti sui 30 disponibili, perdendo solo due gare con Milan e Napoli. Escludendo la sfida di andata con la Lazio, la Dea ha segnato 18 gol nelle altre nove partite con le big, confermando la media di due gol fatti a partita. Impietoso il paragone con la Lazio, che nelle undici gare disputate contro Roma, Inter, Milan, Juventus, Napoli e Atalanta ha raccolto la miseria di 7 punti sui 33 disponibili e segnato solamente 9 gol, incassandone 17. Nessuna paura, nessun timore riverenziale: inutile sperare che la Dea senta eccessiva pressione, essendo tra l’altro compagine abituata a calcare campi quali il Parc Olympique Lyonnais di Lione, il Goodison Park di Liverpool e il Signal Iduna Park, tana del Borussia Dortmund.

16) IL FATTORE HANS HATEBOER, MOTORINO SULLA CORSIA DESTRA – Arrivato a parametro zero con un indennizzo inferiore ai 350mila euro, Hateboer si è dimostrato esterno a tutta fascia dotato di incredibili doti di spinta e di un notevole fiuto del gol. Nessuna realizzazione nella scorsa stagione, quest’anno la maturazione assoluta. Oggi è l’unico difensore tra Ligue 1, Serie A, Liga, Premier League e Bundesliga ad aver segnato almeno 5 gol e fornito 5 assist vincenti. E il 5 maggio su quella corsia non ci sarà Lulic per squalifica…

17) LA NUOVA VITA (E POSIZIONE) DEL PAPU, CHE CONTINUA A “BAILAR” – Il 21 ottobre in quel di Verona Gasperini opta per una mossa che si rivelerà cruciale per la stagione dell’Atalanta. Al capitano della Dea, dotato di cristallina intelligenza tattica, si poteva chiedere un sacrificio importante per ribaltare l’annata. Da esterno del 3-4-3 marchio di fabbrica del Gasp a trequartista, Alejandro viene schierato da “tuttocampista”, viene indietro a prendersi il pallone, torna a sinistra, si inserisce per vie centrali. Così la manovra è più fluida e l’Atalanta ha iniziato a segnare a raffica. Con buona pace del fiato del Papu, che più volte ha dichiarato alla fine delle partite dell’Atalanta: “Così al 90’ sono sempre morto, un uomo distrutto, ma il gruppo viene prima”. Si è sacrificato per la squadra e la squadra ne ha beneficiato. Il bottino dell’argentino ad oggi conta 6 reti e 9 assist, ma non rende a sufficienza merito ad un folletto imprendibile dai cui piedi deriva il 60% del gioco dell’Atalanta.

 

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18) CRESCITA COSTANTE NELL’ARCO DELLA STESSA PARTITA: LA DEA CHIUDE SEMPRE A MILLE ALL’ORA! – Lo abbiamo già accennato, il 65% delle reti messe a segno dall’Atalanta riguarda i secondi tempi. Partenza lenta, primo tratto di gara in crescendo e seconda parte del match a tutto gas. L’Atalanta è LA SQUADRA DELLE RIMONTE. Sia sufficiente evidenziare come la Dea sia andata sotto per 18 volte in stagione, perdendo solamente in 7 di queste occasioni. Quando l’Atalanta è andata in svantaggio ha perso con Cagliari, SPAL, Fiorentina e Sampdoria nelle prime otto giornate, e poi col Torino in terra piemontese ma in una partita in cui la testa dei calciatori era all’andata della storica semifinale di Coppa Italia contro la Fiorentina. Significa che da ottobre ad oggi l’Atalanta non ha mai perso quando è andata in svantaggio. Ma partiamo da inizio stagione: in svantaggio contro la Roma, pareggia 3-3; in svantaggio col Milan a Milano, chiude in parità sul punteggio di 2-2; va sotto con la Fiorentina sia in campionato che in Coppa Italia a Bergamo e vince entrambe le gare in rimonta; va sotto 3-0 in casa contro la Roma e chiude con un 3-3 che per poco non è stata vittoria bergamasca; prende gol dalla SPAL a Bergamo e vince 2-1; va sotto con la Juventus in casa e pareggia 2-2; incassa all’Atleti Azzurri il gol di Meggiorini e chiude col segno X; va sotto a Parma riprende il match per i capelli vincendo 3-1 fuori casa; infine va a Napoli e non si scompone all’1-0 firmato Mertens, vincendo 2-1 nella ripresa. Così tanti indizi fanno una prova gigantesca: guai a dare l’Atalanta per morta, perché con la Dea si giocano tante partite nella stessa partita, ed ogni vantaggio può ridursi a mero accidente in quattro e quattro otto.

19) LO STRATEGA GIAN PIERO – Il presidente Percassi ha dichiarato recentemente: “Gasperini è un grande, rimarrà con noi a vita come Ferguson col Manchester United”. Del doman non v’è certezza e nel mondo del calcio di certezze ve ne son poche, tuttavia un attestato di stima di tal genere dà la misura del lavoro svolto dal mister di Grugliasco. “Fate la conta dei punti racimolati dall’Atalanta nelle ultime tre stagioni e valutate se chiamarci ancora sorpresa”, aveva detto dopo lo 0-0 di San Siro con l’Inter nemmeno un mese fa. Ebbene, dopo le cinque stagioni di Colantuono dal 2010 al 2015 e la parentesi Reja dell’annata successiva, dal 2016 siede sulla panchina bergamasca l’uomo che a Bergamo ha trovato l’ambiente ideale per poter esprimere un calcio totale. Una partecipazione e mezzo all’Europa League, una semifinale di Coppa Italia contro la Juventus, una finale di Tim Cup da giocare contro la Lazio tra due settimane, una media punti sbalorditiva. Tutto ciò con una squadra che ha il quattordicesimo monte ingaggi della Serie A: solo Udinese, Parma, Frosinone, Spal, Chievo ed Empoli hanno un tetto ingaggi inferiore. “Porteremo in finale a Roma una città intera, tutta Bergamo sarà al nostro fianco”, ha commentato entusiasta il Gasp. Un traguardo storico, che non necessita di ulteriori commenti. Una cosa, però, va detta: nelle 110 gare sotto la sua gestione, vale a dire nelle ultime tre stagioni di Serie A (38 gare del 2016/2017, 38 gare del 2017/2018 e 34 gare del campionato in corso) l’Atalanta ha collezionato ben 191 punti, cinque in meno dell’Inter autrice di campagne acquisti faraoniche, otto in più del Milan (per cui vale lo stesso discorso), 28 in più del Torino e solamente 6 punti in meno della Lazio. E la chiamano sorpresa…

 

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20)IN SOFFERENZA CONTRO SQUADRE SCHIERATE COL 3-5-2 CON PRESSING ALTO – C’è una costante nelle sonore sconfitte dell’Atalanta in questa stagione. La compagine bergamasca ha mostrato enormi difficoltà contro formazioni schierate con arcigne difese a tre che hanno interpretato gare di altissima intensità andando a pressare ferocemente il primo portatore di palla. Non può essere casuale che le sconfitte e prestazioni peggiori degli orobici siano avvenute contro la SPAL (2-0 secco a Ferrara), contro la Fiorentina (2-0 senza storia a Firenze), Genoa (3-1 al Ferraris), e Torino (2-0 lontano da casa). Anche l’Udinese ha reso la vita molto complicata ai nerazzurri con lo stesso schema e la stessa impostazione tattica. Inzaghi saprà come affrontare la squadra più in forma del campionato.

21) IL TALLONE D’ACHILLE CERTIFICATO: L’ATALANTA ENTRA IN CAMPO AL TERZO MINUTOC’è un problema relativo ai primi due minuti di gioco, ormai è conclamato. Se il gioco dell’Atalanta va solamente applaudito, non possiamo non riscontrare qualche problema di troppo nella gestione dei primi minuti, dell’approccio alle partite. Sarà difficile che i bergamaschi possano sbagliare l’approccio nelle due gare contro la Lazio data l’altissima posta in palio, ma alcuni numeri non possono che essere rimarcati. Di seguito un breve elenco di partite.

a)Roma-Atalanta 3-3 – Gol di Javier Pastore al 1’

b)Milan-Atalanta 2-2 – Gol di Gonzalo Higuain al 1’

c)Bologna-Atalanta 1-2 – Gol di Ibrahima Mbaye al 2’

d)Atalanta-Napoli 1-2 – Gol di Fabian Ruiz al 1’

e)Atalanta-Juventus 2-2 – Autogol di Berat Djimsiti al 2’

f)Atalanta-Roma 3-3 – Gol di Edin Dzeko al 2’

g)Atalanta-SPAL 2-1 – Gol di Andrea Petagna al 6’

h)Parma-Atalanta 1-3 – Gol di Gervinho al 6’

i)Atalanta-Fiorentina 3-1 (Serie A)Gol di Luis Muriel al 2’

l)Atalanta-Fiorentina 2-1 (Tim Cup) – Gol di Luis Muriel al 2’.

Vero è che la Dea è la squadra delle rimonte, ma andare in vantaggio non può essere considerato uno svantaggio per l’avversario, e in troppe occasioni la compagine nerazzurra si è dimostrata non impenetrabile ad inizio gara. Sarà bene essere presenti a livello mentale sin dal fischio d’inizio.

22) INCOSCIENZA, ENTUSIASMO E CORAGGIO PROPRIO DEI BAMBINI…PICCOLI! – La Lazio di Inzaghi dovrà lottare anche contro la cabala e dovrà essere più forte del destino. Perché da tutti i sondaggi sui vari siti sportivi si evince un esito ben chiaro: quello in corso sembra essere l’anno dell’Atalanta, che arriva lanciatissima verso il rush finale. E’ l’incoscienza, l’entusiasmo arrembante dei nerazzurri l’arma potenzialmente più letale da temere e da dover tenere a bada a tutti i costi. Anche nelle serate meno brillanti Gasperini ha dimostrato di voler osare, di non volersi fermare, ha ostentato il coraggio di inserire un ragazzino di cui sentiremo parlare in un futuro anche prossimo. Atalanta-Udinese è 0-0 al break? Bene, dentro Roberto Piccoli, classe 2001, attaccante da 12 gol in 19 partite con la Primavera dell’Atalanta. Nel vivaio nerazzurro dall’età di 7 anni, il giovanissimo era stato gettato nella mischia già nei minuti finali della partita contro l’Empoli, per poi giocare l’intera ripresa con l’Udinese e risultare decisivo nell’azione che ha portato al calcio di rigore: Piccoli fa a sportellate in area di rigore coi centrali friulani, tocca all’indietro per Masiello che furbescamente sposta il pallone e si fa atterrare in area di rigore: penalty, 1-0 firmato De Roon e strada spianata verso una vittoria essenziale. Da gennaio in orbita prima squadra, seppur ancora acerbo e forse proprio per questo Piccoli è la dimostrazione della volontà di arrivare in tutti i modi a scrivere due delle pagine più belle della storia dell’Atalanta. Il compito della Lazio è soltanto uno: impedire la scrittura di queste due pagine e preparare della carta biancoceleste, per scrivere davvero un nuovo capitolo che faccia rima o con “Champions”, o con “trofeo”, o magari con entrambe.

 

N.F.

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