L’UOMO COPERTINA DI SAMP-LAZIO: FELIPE CAICEDO – “Amami o faccio un Caicedo”, la rinascita dell’antidivo che si è (finalmente) sentito amato. Storia, numeri e cammino del Re Mida che ha trasformato diffidenza e scetticismo in boati di gioia e standing ovations

 

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di Niccolò Faccini

 

 

 

Esultanza di Felipe Caicedo Campionato Serie A incontro Sampdoria Vs Lazio allo Stadio Marassi i Genova. Genova, 28-04-2019 © Marco Rosi / Fotonotizia - Sampdoria Vs Lazio

 

 

Non giudicate e non vi sbaglierete mai“, azzardava Jean-Jacques Rousseau nella narrazione pedagogica dell’Emilio. Giacchè le cose cambiano, le stagioni si susseguono, le circostanze mutano e i giudizi possono variare in un batter d’occhio o, trattandosi di Lazio, in un batter d’ala. La Lazio che sbanca il Ferraris di Genova è semplicemente l’espressione più pura della storia biancoceleste, un concentrato di ardore (nel primo tempo è stata annichilita una delle compagini meglio allenate di Serie A), caparbietà, fierezza, ma anche sfortuna (16 pali in stagione, 9 con la paternità di Ciro Immobile), sofferenza e consueta incapacità della gestione dei momenti della gara. La stessa squadra che in Supercoppa gettò alle ortiche un 2-0 contro la Juventus in cinque minuti per poi trionfare all’ultimo respiro, la stessa che per espugnare lo Stadium ha dovuto ringraziare Strakosha con un rigore parato al fotofinish, la stessa che in Coppa Italia invece di accumulare un largo vantaggio sull’Inter si è vista fischiare contro un penalty poi trasformato da Icardi per poi passare il turno soltanto dopo la lotteria dei rigori. E’ nel DNA di questa squadra fornire nell’arco della stessa partita prestazioni sfavillanti e debacle mentali inimmaginabili per qualunque formazione normale. Nella giornata in cui Acerbi non ha brillato come al solito (anche il Leone a volte sa dimostrarsi umano) e in cui Leiva ha offerto la consueta prestazione di sostanza ma sbagliando qualcosina di troppo, la luce proviene implacabilmente dal giocatore di maggior qualità, quel Correa a tratti imprendibile e quasi fastidioso quanto al rapporto tra potenziale e bottino realizzativo. Ma il protagonista e personaggio del momento parla ecuadoriano, ma soprattutto parla romano. Perché Felipe Caicedo ha saputo ribaltare ogni pregiudizio, capovolgere ogni critica ed è diventato quel che è sempre stato: un professionista esemplare, un bravissimo ragazzo, ma soprattuto un calciatore importante a livello fisico, tecnico e tattico.
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RECORDMAN E AMULETO – Il miglior marcatore della Lazio nel nuovo anno si è reso autore della miglior gara da quando è sbarcato nella Capitale. Prima doppietta biancoceleste “nel campionato più difficile” in cui abbia mai giocato, parole di Felipe. Il primo gol è emblematico delle caratteristiche del centravanti di Guayaquil: pressing asfissiante sul portatore di palla, sradicamento immediato del pallone, recupero palla e falcata verso la porta con freddezza chirurgica davanti al portiere avversario. Risultato: rete più rapida della stagione della Lazio (2 minuti e 12 secondi sul cronometro) e gara sbloccata. Il secondo gol è (finalmente) una prodezza di testa, uno stacco poderoso ed imperioso su un ottimo cross dalla destra di Romulo, una rete che ha ricordato un gol di Vieri dell’aprile 1999 ma anche un gol di Klose al “Via del Mare” di Lecce. I numeri parlano per “Felipao”: sette reti messe a segno nel 2019, di meglio han fatto solo Petagna, Quagliarella, Duvan Zapata, e il colombiano la settimana prossima arriverà all’Olimpico. Otto gol in campionato, bottino della scorsa stagione (3) quasi triplicato. Felipe si traveste da talismano: dà il via alle mercature e la Lazio vince, è successo con Genoa, Frosinone, Empoli, Marsiglia, Frosinone e Roma prima della partita di Marassi.

 

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PANTERA-TUCU – L’intesa con Correa? Meravigliosa: sei partite da titolari in campionato per la coppia Caicedo-Correa e sei vittorie, chiedere a Udinese, Bologna, Empoli, Roma, Parma e Marco Giampaolo. “Meno male che davanti abbiamo Caicedo, dichiarava Romulo all’intervallo. “Quando ho passato il pallone a Felipe ero tranquillo perché lui in area di rigore è fortissimo”, dichiarava Correa in zona mista dopo il derby di ritorno. “Spero che i tifosi possano ricordarmi per il gol nel derby vinto 3-0 e non per l’errore di Crotone dello scorso anno”, così Caicedo nella notte magica dell’ultima stracittadina. La squadra è consapevole delle qualità dell’ex Espanyol, e il calciatore continua a manifestare un’umiltà quasi sconosciuta al mondo del calcio. E a determinare i risultati di una Lazio sempre più “formato-Pantera”.

 

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AMBIENTAMENTO DIFFICILE – La prima stagione capitolina di Caicedo è stata accompagnata da grande scetticismo nell’ambiente romano, dettato più che altro dal fatto dai numeri negativi sotto porta di un attaccante che non è mai stato un goleador in carriera. I tifosi laziali hanno imparato a conoscere un calciatore diverso dal canonico centravanti-boa ma un attaccante dotato di grande agilità e di una tecnica di base da fare invidia a moltissimi. Un giocatore molto esperto che aveva già calcato grandi palcoscenici (avendo giocato a Mosca, a Manchester sponda City in Premier League, a Barcellona lato Espanyol nella Liga) e che nella mente dei tifosi era stato acquistato per fare da vice-Immobile e far così rifiatare il bomber di Torre Annunziata.

 

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DA ALTERNATIVA A PARTNER DI IMMOBILE – La realtà del campo già nel girone di Europa League ha invece detto di come Caicedo si trovasse alla grande in coppia con l’ex attaccante del Torino: grande assist di tacco per Ciro confezionato in Olanda contro il Vitesse dal “Panterone”, rete di testa allo Zulte Waregem all’Olimpico, seguita da un gol da opportunista (di grande intelligenza) e un assist nel big match in terra francese col Nizza. Infine, nuovamente punito lo Zulte Waregem in Belgio. Se in ambito europeo Felipe riusciva a ritagliarsi grande spazio, altrettanto non si può dire per il campionato. Caicedo viene schierato col contagocce ed è sfortunato protagonista dell’episodio controverso del calcio di rigore assegnato nel recupero alla Fiorentina all’Olimpico il 26 novembre (suo un possibile fallo su Pezzella che ha determinato in negativo l’1-1 finale). Felipe non demorde e trova la prima rete in Italia al Marassi proprio contro la Sampdoria (che evidentemente gli porta bene) all’ultimo minuto, da rapace d’area di rigore. Seguono l’assist nel 3-3 esterno con l’Atalanta e qualche problemino di troppo alla coscia. L’ingresso in campo di Caicedo contro il Benevento nel 6-2 del 31 marzo 2018 risulta decisivo, perché avvenuto sul 2-1 per gli ospiti: a mezz’ora dalla fine Felipe firma la rete del provvisorio pareggio, cruciale per l’esito finale del match.

 

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DIFFIDENZA, CROTONE E ODOR DI CESSIONE – Eppure continua la diffidenza nei suoi confronti: nei minuti a disposizione in Serie A l’avanti originario dell’Ecuador spreca sovente alcune ghiotte chances davanti agli estremi difensori avversari o addirittura spesso preferisce travestirsi da uomo-assist piuttosto che cercare la porta da ottima posizione. Nel finale di stagione Immobile si fa male sul più bello e si ferma a quota 29 gol in campionato, così Felipao diventa titolare nei due successivi impegni con Atalanta e Crotone e su di lui grava l’intero peso dell’attacco biancoceleste. Se con la Dea Caicedo timbra il cartellino e svaria su tutto il fronte offensivo regalando una prestazione autorevole, allo Sfida di Crotone nel giorno del match point Champions è gravissimo l’errore a tu per tu col portiere Cordaz, che ex post assume sfortunatamente i contorni di “macchia inaccettabile”: quella potenziale rete del 13 maggio avrebbe reso ininfluente ai fini della qualificazione in Champions League il match del 20 maggio contro l’Inter. Nel momento “sliding doors” della stagione Caicedo ha graziato l’avversario e così gran parte del tifo gli getta la croce addosso. “Non ha il killer instinct”, “Un attaccante che non fa gol non può giocare nella Lazio”, questi tra i commenti (edulcorati) più in voga sui social, piattaforme su cui Caicedo è presente tramite l’account della moglie Maria Garcia per quanto riguarda Instagram e personalmente quanto all’account Twitter. Nella sessione estiva di calciomercato sembra che il classe 1988 possa lasciare la Capitale, sono insistenti le voci di un accordo della dirigenza capitolina con Wesley del Bruges, un acquisto che relegherebbe il numero 20 al ruolo di terza scelta nel reparto offensivo biancoceleste.

 

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PAROLA CHIAVE “FIDUCIA” – Io Caicedo l’ho sempre voluto con me, in estate quando avrebbe potuto essere ceduto ho preteso che rimanesse qui, perché è un calciatore intelligente e forte. Io l’ho sempre difeso, per noi Felipe è fondamentale perché ci permette di tener palla, fa salire la squadra e fa anche gol”. Le dichiarazioni di Inzaghi nel post-partita di Samp-Lazio ricalcano ciò che il tecnico piacentino va dicendo da mesi in ogni conferenza in cui gli venga chiesto del centravanti. “Caicedo ha giocato da titolare 3 partite delle ultime 4, ’unica partita in cui è subentrato è quella di San Siro col Milan in Coppa Italia e sono sincero: fino alla sera precedente pensavo che lo avrei fatto giocare. Ma anche quando subentra Felipe fa sempre le scelte giuste”, ha aggiunto Simone. Parole al miele, attestato di stima meritatissimo, nessun premio, nessun regalo fatto all’attaccante che a settembre ha compiuto 30 anni. Perché del resto, l’equazione è semplice: quando gioca Caicedo la Lazio vince. E se una volta Inzaghi era solito ripetere: La sfortuna di Felipe è di avere davanti un Immobile che sta battendo tutti i record in termini realizzativi, ormai è proprio il “Panterone” ad essersi caricato la squadra sulle possenti spalle trainandola fino alla vittoria. Intelligenza tattica sopra la media, impegno a profusione e leadership silenziosa, un trinomio perfetto.

 

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IL RISCATTO CERTIFICATO DAI NUMERI…E NON SOLO… – In questa stagione il bottino di Felipe parla chiaro. Capitolo apparizioni: 35 presenze in 46 gare complessive disputate tra tutte le competizioni, 23 delle quali da titolare: Caicedo è riuscito ad entrare nelle turnazioni con costanza e le gerarchie in avanti sono state spesso sovvertite. “Io ho tre attaccanti a disposizione e ne giocano due, i ragazzi lo sanno”, questo il diktat di Inzaghi, che ha cercato di offrire un minutaggio già importante della scorsa stagione a Caicedo, che ha beneficiato anche dello spostamento di ruolo di Luis Alberto, passato ormai in pianta stabile dai panni di seconda punta a quelli di interno di centrocampo, liberando una casella nel reparto avanzato. Caicedo, salva una chance importantissima sprecata a San Siro nel secondo tempo dei quarti di finale di Tim Cup contro l’Inter a tu per tu con Handanovic, si è praticamente sempre dimostrato cinico, letale e praticamente implacabile in area di rigore, pur non perdendo quell’altruismo che è un suo punto di forza. Il girone di Europa League Felipe lo ha vissuto ancora da protagonista, collezionando 5 presenze, regalando un assist da stropicciarsi gli occhi a Luis Alberto all’esordio casalingo con l’Apollon e guadagnandosi nella stessa partita il calcio di rigore decisivo poi calciato e trasformato da Immobile per il 2-1 finale sui ciprioti, ma soprattuto siglando una rete decisiva nel trionfo (3-1) di Marsiglia, essenziale ai fini della qualificazione ai sedicesimi di finale. In campionato la prima marcatura è arrivata a fine settembre nel 4-1 tra le mura amiche col Genoa, prima di un digiuno protrattosi fino alla fine di gennaio e dovuto allo scarso minutaggio. Difficile per Caicedo risultare determinante a gara in corso, già semplice per le sue caratteristiche aiutare la squadra a non perdere campo. Quando non parte dall’inizio al numero 20 è spesso richiesto di adempiere un compito diverso, vale a dire di congelare la partita, tenere il pallone, guadagnarsi dei calci di punizione preziosi e contribuire a far alzare il baricentro della squadra. Un lavoro svolto in maniera egregia. Da inizio febbraio ha inizio un tour de force non indifferente tra campionato e Coppa Italia, che ha visto l’ultimo atto nella gara contro la Doria. Questi tre mesi sono coincisi con la fioritura di “Felipao”.

 

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TRE MESI DA TOP PLAYER – Si parte dal Benito Stirpe di Frosinone. Chance da titolare sfruttata alla grande. Al termine della prima frazione Felipe riceve la sfera da Luis Alberto tra quattro difensori ciociari, stoppia il pallone col destro e in men che non si dica scaglia un sinistro potente e preciso sotto la ragnatela dell’incrocio dei pali. Un acuto straordinario da grande attaccante, che vale i tre punti in una vittoria di misura, una vittoria praticamente sua. La Lazio fatica oltremodo a livello fisico, sembra sulle gambe anche nel successivo match casalingo con l’Empoli, serve un’invenzione ex abrupto, una magia estemporanea e così Caicedo decide di deciderla nuovamente: retropassaggio al portiere dei toscani, Felipe intuisce un possibile errore nello stop da parte dell’estremo difensore e parte prima, così gli prende il tempo e anticipandolo si guadagna il tiro dagli undici metri. Immobile, rigorista designato, non è in campo, Correa prende il pallone e sta per prendere la rincorsa, eppure il rigore lo ha guadagnato Felipe con una intuizione. Caicedo non fa una piega, sembra accettare sconsolato la decisione del “Tucu”, ma i compagni spingono affinché a battere sia lui. Portiere da una parte, pallone dall’altro, sofferenza finale e altro 1-0, altri tre punti targati Caicedo. Nella trasferta di Genova Immobile non è in perfette condizioni ma parte titolare, Felipe si accomoda in panchina e non può incidere nella mezz’ora finale. Ciro però parte dalla panchina nella gara più importante, il derby del 2 marzo. Inzaghi lo comunica a Caicedo la sera prima: “Domani giochi tu, Felipe”.

 

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DERBY DA FAVOLA E STANDING-OVATION DA SOGNO – Quella notte è storia recente. Un Correa ispiratissimo, un passaggio vincente da fenomeno del “Tucu” e un movimento da centravanti navigato sul filo del fuorigioco da parte del “Panteròn”, preludio ad un’esultanza da derby: Caicedo gonfia la rete, apre le braccia, comincia a correre come un’aquila, come ad abbracciare metaforicamente tutti i tifosi della Lazio, salta i cartelloni pubblicitari che separano il terreno di gioco dalla Tribuna Tevere e poi vuole solo sentire l’urlo di gioia, il boato di ogni sostenitore, dal più anziano al bambino più piccolo presente sugli spalti. E’ la stessa esultanza che avrebbe replicato nella giornata di ieri dopo la doppietta rifilata ai blucerchiati. L’uscita dal campo per Immobile è la cornice di una standing-ovation da brividi che lo ripaga di tutto quel che ha sofferto, di tutte le critiche piovute in maniera copiosa sul suo conto. E neanche questa volta Felipe si lascia andare a dichiarazioni rabbiose, nemmeno questa volta il sassolino esce da uno scarpone, nemmeno questa è la volta di una parola fuori posto. “Notte indimenticabile”, questo il post di Felipe, che ai microfoni del club dichiara amore alla gente laziale e quasi va a scusarsi col popolo biancoceleste per l’errore dell’anno precedente, quasi vorrebbe riavvolgere il nastro, tornare indietro nel tempo e gonfiare la rete di Crotone. Ma i tifosi lo hanno già perdonato e forse Felipe capirà solo in futuro l’importanza di quella rete che ha aperto la stracittadina e spianato la strada verso un 3-0 epico. “Un’emozione unica segnare in questo stadio in una partita così importante davanti alla NOSTRA gente. Abbiamo giocato alla grande, avevamo bisogno di un trionfo così, era un’opportunità unica”. Ma soprattutto, un elogio a tutti i tifosi, a coloro che lo hanno puntellato spesso, un abbraccio iniziato dopo la rete dell’1-0 e continuato a parole: “Ora vorrei che i tifosi mi ricordassero per questo gol e non per l’errore di Crotone. Il nostro pubblico è pazzesco, sono contento perché comunque i tifosi mi hanno sempre dato una mano e supportato.

 

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INDELEBILE – Caicedo entra ufficialmente nel cuore dei laziali, che lo hanno capito. Sui social e sui muri della città eterna spopola un’unica frase, un rifacimento di una nota canzone di Coez. “Amami o faccio un Caicedo”, che vuole essere divertente, vuole essere sfottò, ma sopratutto riesce ad inquadrare i motivi della rinascita della Pantera biancoceleste: Caicedo è cresciuto ed è esploso perché si è sentito amato, ecco il motivo del gesto del “cuore” dopo ogni rete. “Cos’è cambiato? Che i tifosi sono dalla mia parte, è importante sentire il calore addosso”, aveva detto l’ecuadoriano a metà stagione prima della pioggia di gol realizzati negli ultimi mesi. E la forza di quell’amore è stata la forza che ha permesso alle gambe di Felipe di andare più veloce di Colley e tenere la Lazio ancora in corsa oltre che per la Coppa Italia anche per la volata all’Europa.

 

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“DON’T STOP ME NOW” – L’ultimo mese è ancora Felipe-show: ancora una volta partita sbloccata da una gemma del “20” su perfetta imbucata di Immobile, ancora una volta “man of the match” per i tifosi. Anche nella sfortunata gara col Chievo Felipe va a segno e conferma un nuovo feeling con la rete. E’ di nuovo il migliore in campo. Ed è tra i migliori fuori, da quando è arrivato ad oggi. “Sono contento del ruolo che mi sono ritagliato, lavoro ogni giorno per farmi trovare pronto, poi le scelte sono del mister, io sono contento così e devo continuare così: è il Caicedo-pensiero, il commento di chi ancora una volta è stato l’uomo più importante della partita del weekend. E’ la dichiarazione consapevole dell’umiltà fatta persona, di chi mette al primo posto la squadra e non conosce polemiche. L’ammissione dell’allenatore nell’intervista a Sky di ieri non è casuale.Caicedo non l’ho voluto solo io, Caicedo è amatissimo da tutto lo spogliatoio”. Non si ricordano episodi di insubordinazione, non partite in cui il calciatore sia entrato in campo svogliato per “farla pagare” a chi non lo avesse schierato dall’inizio. Le reti in campionato sono 8, le reti complessive nell’annata calcistica sono nove e ora l’obiettivo individuale non potrà che essere la doppia cifra, ma il traguardo più importante è stato raggiunto. Entrare nei cuori dei tifosi biancocelesti e farlo prepotentemente pur essendo agli antipodi della prepotenza. Entrare nei cuori dei tifosi biancocelesti e farlo a suon di prestazioni, di reti e di sudore. Gli manca il gol in Coppa Italia, ma la rete dell’1-0 di Immobile con l’Inter è merito suo almeno per metà. Chissà che nelle ultime “cinque finali” stagionali il destino non possa riservargli pagine ancora più belle, perché poi Felipe è venuto dalla Spagna e nella lingua spagnola la parola “destino” significa “destinazione”. Come a dire che forse il destino di ognuno di noi non piove dal firmamento ma è il frutto della nostra ostinazione, dei nostri passi, del nostro lavoro, delle nostre scelte, dell’energia che mettiamo nelle cose che amiamo.

 

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FONTE DI RINASCITA: L’AMORE – Felipe Caicedo oggi è questo: l’antidivo dal fare come dimesso che non asseconda esibizionismi ma parla col lavoro quotidiano e con i fatti. Un calciatore con dei limiti propri di ogni atleta ma che è stato compreso. Questa la chiave: Caicedo ha capito i tifosi della Lazio, i tifosi della Lazio hanno capito lui, i suoi pregi e i suoi difetti. La pazza Lazio di Genova ha stretto un patto con ogni tifoso sin dalla nascita, ha chiesto di essere sostenuta incondizionatamente nonostante qualche possibile sofferenza sportiva di troppo, perché come diceva Felice Pulici: “La Lazio ti sceglie e attrae a sé solo coloro che sono disposti a soffrire”. E così la Lazio ha stretto un patto singolo con ogni sostenitore, che in fondo non è tanto diverso da quel motto da dopo-derby. “Amami o faccio un Caicedo”.

N.F.

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