L’UOMO COPERTINA DI MILAN-LAZIO: FRANCESCO ACERBI – “Ricordati chi sei, Simba”: la bellissima storia del Leone diventato Aquila che in due mesi ha fatto sparire Piątek. Ecco perché per il 33 l’impresa di Milano non è stata né vendetta né rivincita

 

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di Niccolò Faccini

 

 

 

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Se la nostra rubrica intendesse premiare “Il migliore in campo” di Milan-Lazio, Joaquin El Tucu Correa sarebbe ancora una volta davanti a tutti i calciatori biancocelesti. Hombre del partido per distacco, l’ex Siviglia ha incantato la Scala del calcio con giocate sopraffine, spunti in velocità, serpentine accecanti, numeri d’alta scuola e una rete da artista sublime, quella che ancora una volta ha condannato il Diavolo. Forse solamente una grande bellezza di tal genere, una prelibatezza rara avrebbe potuto gonfiare una rete apparsa inespugnabile durante gli ultimi tre match contro i rossoneri al Meazza di Milano.

 

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NON CE NE VOGLIANO GLI ALTRI EROI PER UNA NOTTE… – Ardua sarebbe comunque la lotta. Quissanga Bastos ha sfoderato una prestazione monstre, l’ennesima a San Siro, chiudendo ogni varco, giganteggiando nella retroguardia capitolina, e non disdegnando sortite offensive che per ben due volte non si sono tramutate in rete per un soffio, questione di millimetri. E cosa dire del solito Lucas Leiva, faro lucente della squadra di Inzaghi. Facitore di gioco, recupera-palloni eccelso, diga invalicabile e anche ad un passo da un capolavoro balistico sventato da un Pepe Reina superlativo. Per non parlare di un Romulo tutto corsa e polmoni capace di regalare anche uno spettacolare tunnel e grande applicazione sulla corsia destra; senza dimenticare la crescita esponenziale di Luis Felipe e la sagacia tattica di Luis Alberto che, pur non essendo riuscito a garantire l’usuale numero di perfette imbucate in area di rigore, ha svariato tanto ed ha assicurato un fraseggio di pregevole qualità. Se lo spagnolo scopre linee di passaggio che gli altri non vedono, Marco Parolo merita una speciale menzione per l’intelligenza trasversale con cui gestisce pallone, partita e se stesso, interpretando al meglio ogni momento della gara. Impossibile sarebbe non citare l’infaticabile Ciro Immobile, che da laziale vero si è reso autore di una gara in perfetta scia con il quarto di finale contro l’Inter: ha corso ovunque, ha guadagnato falli vitali per far salire la squadra, è stato un moto perpetuo in attacco, caratteristica sconosciuta a tanti e celebrati bomber. L’acume di Felipe Caicedo, subentrante perfetto abile ad compiere perennemente la scelta giusta: puntare l’avversario, proporsi in profondità, tenere il pallone, fare a sportellate coi centrali avversari, scaricare al compagno sulla fascia, Felipe non ha mai sbagliato. Ma l’intento di questo “speciale” altro non è che quello di premiare l’uomo da copertina, colui che con applicazione, sudore e grande cuore ha illuminato il palcoscenico. E se una rondine non fa primavera, tre indizi costituiscono una prova ben precisa. Dell’attaccante dell’avversario rossonero, fiore all’occhiello dell’intera sessione invernale di calciomercato, non si rinvengono le tracce. Ed è grazie al ruggito del Leone. Trattasi di Francesco Acerbi, che in due mesi ha cancellato dal campo Krzysztof Piątek.

 

Genoa's Krzysztof Piatek (R) jubilates with his temmate after scoring the 2-1 goal during the Italian Serie A soccer match SS Lazio vs Genoa CFC at Olimpico stadium in Rome, Italy, 23 September 2018. ANSA/ANGELO CARCONI

IL PRIMO TESTA A TESTA PIATEK-ACERBI: LAZIO-GENOA 4-1 – Tutto cominciò il 23 settembre 2018, quando all’Olimpico l’unica nota stonata del roboante 4-1 finale della Lazio sul Genoa era stata la segnatura dell’allora capocannoniere del campionato: l’attaccante polacco aveva colpito ad inizio ripresa sfruttando un’incertezza di Acerbi, una rarità in stagione, e grazie ad una carambola fortunosa aveva temporaneamente rimesso il Grifone in carreggiata. All’epoca il centrale difensivo biancoceleste ancora coltivava speranze di record di partite disputate consecutivamente. Doveva ancora arrivare il signor Rocchi di Firenze, che il 20 gennaio del nuovo anno avrebbe espulso (per secondo giallo) l’ex Sassuolo al San Paolo di Napoli, infrangendo ogni speme di recuperare l’interista Javier Zanetti. Il motivo? Un presunto fallo su Callejon, in realtà presto rivelatosi inesistente. Acerbi non si è perso d’animo, ha saltato un turno di campionato, ma in compenso ha ben figurato anche in Europa League, non saltando nemmeno la gara in terra cipriota contro l’Apollon Limassol, ininfluente ai fini della qualificazione alla fase ad eliminazione diretta della competizione europea.

 

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ACE DA RECORD – Sei ammonizioni stagionali, equamente divise tra campionato ed Europa League, nemmeno una sostituzione e soltanto 95 minuti saltati forzatamente: quell’espulsione in terra partenopea è costata il match con la Vecchia Signora. Riposo in Coppa Italia? Neanche a dirlo, nemmeno all’esordio casalingo contro il Novara. Il numero 33 ha vinto la battaglia più difficile fuori dal campo, ed ora non vuole lasciare nulla al caso. “Gioco sempre molto volentieri, è il mio lavoro e la mia passione, voi non mi sentirete mai dire che voglio riposare, semplicemente non è da me. Mi metterò sempre a disposizione del mister e non vorrei saltare mai un minuto, aveva dichiarato nella conferenza di vigilia della penultima giornata del girone europeo. La sfida è con se stessi sempre, Francesco questo lo aveva già preannunciato nel giorno della presentazione ad agosto. “Sono orgoglioso di essere qua, non ho in mente di sostituire de Vrij, io guardo me stesso e devo fare bene per Lazio e per me. Voglio lottare per me”. Quel giorno, quando i tifosi laziali ancora non avevano potuto vederlo agire sul campo, Acerbi ricevette una domanda chiara: “La tua è una rivincita in una big dopo la parentesi negativa al Milan?”. “No, non è una rivincita. Lì non avevo la testa giusta. Io voglio dimostrare il mio valore alla Lazio. Voglio dimostrarlo adesso”. Perché Acerbi non conosce risentimento, non conosce sete di vendetta, è un combattente razionale. “Passando per la malattia capisci l’importanza della vita, di puntare in alto, di porsi degli obiettivi ambiziosi ma realizzabili”.

 

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IL PRIMO ATTO: LAZIO-MILAN (ANDATA Tim Cup) – Già obiettivi da centrare. Eccone uno materializzarsi il 26 febbraio davanti al difensore lombardo classe 1988, in corrispondenza dell’andata delle semifinali di Coppa Italia. Una competizione importante, la sfida tra le mura amiche al Milan, sua vecchia squadra. Sono ancora i rossoneri a fronteggiare la Lazio, come la scorsa stagione. Lui però lo scorso anno non c’era, era ancora in Emilia. Lì davanti c’è l’attaccante polacco, che ha trascinato il Diavolo alle semifinali con una splendida doppietta da calciatore totale rifilata al Napoli nei quarti di finale. Sarà l’osservato speciale, lo ammette anche Simone Inzaghi alla vigilia. Una cosa è certa: sarà il numero 33 a doverlo marcare. Pronti, via e lo spauracchio comincia a trasformarsi in fantasma. Nella semifinale di andata gli ospiti chiudono la gara con un solo tiro verso la porta della Lazio, record negativo stagionale per Gattuso. Acerbi stravince il duello, francobollando l’ex Genoa e togliendogli il respiro in ogni parte del campo, senza consentirgli mai di girarsi e pungere. Una sola mezza occasione (di testa, alto) negli ultimi minuti di gioco, una chance estemporanea, nulla di fatto. Per la prima volta da quando è al Milan, Piątek va in bianco: nelle cinque gare disputate in precedenza con la nuova maglia rossonera il polacco aveva sempre timbrato il cartellino, segnando ben 7 reti. Francesco chiude la gara del 26 febbraio fradicio di sudore e posta su Instagram una serie di foto accompagnate da una frase: “Abbiamo lottato e dato tutto davanti ai nostri tifosi, adesso testa al derby”. I commenti più gettonati al post, neanche a dirlo, sono i seguenti: “Piątek chi?”, o “Ma Piątek giocava stasera?”, o ancora: “Ma sei stato legale?”. Il primo atto delle semifinali si chiude senza sbavature per il 33 biancoceleste, dominatore incontrastato della retroguardia, top player quanto a duelli vinti, mentre le munizioni del polacco sembrano essere terminate prima ancora del fischio d’inizio.

 

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POLVERONE STERILE – I sostenitori della Lazio hanno imparato a godersi le prestazioni del Leone, così “Ace” si fa chiamare sui social network e dai compagni. Figura positiva dentro e fuori dal campo, protagonista sul rettangolo di gioco ma anche di una serie di gag da social con Ciro Immobile, che spesso lo ritrae dormiente sui vari treni da trasferta nelle storie su Instagram. La realtà è che il Leone, quando conta, non si addormenta mai, e continua ad inanellare prestazioni sontuose in Serie A. E quando la squadra incappa in sconfitte dolorose, Acerbi non si arrende e suona la carica tramite i profili Twitter ed Instagram: “Imparare dai propri errori aiuta a crescere. Parole semplici, potrebbero suonare retoriche, e invece sono quanto di più lontano dalla retorica, perché arrivano da chi parla dopo essersi imbattuto in dolori ben più grandi. Lo ripete spesso, Acerbi, sia dopo aver battuto l’Inter a San Siro in campionato che dopo aver fallito la ghiotta chance contro il Sassuolo: “Bisogna restare uniti, tutti”. Proprio al termine della partita pareggiata all’Olimpico contro i neroverdi Francesco evidenzia le difficoltà della imminente sfida di campionato al Milan e si dice consapevole della forza dei rossoneri, contro i quali sarà spareggio-Champions in Serie A. Ma non vuole partire sconfitto in partenza, e prova ad ostentare sicurezza nei propri mezzi, sottolineando come nei singoli la Lazio non abbia nulla da invidiare agli 11 di Gattuso, come anzi possa avere anche qualcosa in più. Il centrocampista del Milan Bakayoko si sente chiamato in causa e risponde sui social: “Ok, ci vediamo sabato”. E’ l’inizio di un tram-tram mediatico che era estraneo alla volontà del difensore della Lazio, che subito sente di voler precisare sulle stesse piattaforme: “Non volevo mancare di rispetto a nessuno, il calcio regala emozioni, il calcio è solo un gioco, il più bello del mondo”. Non vuole essere frainteso, non è di certo un istigatore, Acerbi, cui “non interessano le parole”. E’ un ragazzo che nella vita ha sempre pensato solo ed unicamente ai fatti, a dimostrare, a dare il massimo.

 

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IL SECONDO ATTO: MILAN-LAZIO (CAMPIONATO) – Il 13 aprile è l’ora di Milan-Lazio, questa volta i punti valgono un piazzamento in graduatoria in Serie A. “Ace” deve ancora marcare il Pistolero Piątek, che sin da inizio gara svaria sull’intero fronte offensivo e sembra ispirato, ma nel complesso deve ancora inchinarsi alla marcatura asfissiante del 33 capitolino. L’arbitro Rocchi, ancora lui, nella ripresa fischia un calcio di rigore per un tocco col braccio dello stesso difensore biancoceleste, Acerbi non riesce a crederci, e per fortuna il V.A.R. cancella la scellerata decisione. Il calcio di rigore decisivo ai fini della striminzita vittoria rossonera lo causa un minuto dopo Durmisi, ma Francesco non può evitare gli errori individuali dei compagni. Non è un mago. La bontà della sua prestazione è incoronata dai numeri. L’unica punta del Milan Piątek ha solo una grande occasione alla mezz’ora della prima frazione (pallone fuori, Strakosha era sulla traiettoria), e Acerbi chiude da migliore in campo in termini di palloni recuperati, ben 11. Ancora una volta Piątek resta all’asciutto. Conclusa la sfida e non potendo ringhiare su alcun avversario essendo arrivato il fischio finale, per Francesco è tempo di comportarsi ancora una volta da gran signore fuori dal campo: per smorzare sul nascere ogni strascico polemico “Ace” si reca personalmente dal centrocampista ex Monaco Bakayoko per scambiare la maglia e porre fine ad ogni spiacevole diatriba. Il gesto non viene apprezzato, anzi deriso: Bakayoko e Kessie mostrano fieri la maglia di Acerbi sotto la curva del Milan, è il loro “trofeo”, il vessillo tramite cui schernire e sbeffeggiare il calciatore della Lazio. Non se lo aspettava, Acerbi, che sui social si mostra semplicemente triste per l’accaduto. “Sono dispiaciuto perché avevo scambiato la maglia proprio per porre fine alla questione. Fomentare odio non è sport ma un segno di debolezza. Parole sante, parole sagge, parole di chi in buona fede pensava che un enorme qui pro quo fosse risolto. Tutt’altro. Francesco vuole comunque pensare al calcio giocato e da giocare. “Basta polemiche, ci rivedremo sul campo”, questo il testo icastico del nuovo post, dove si raffigura nell’atto di un abbraccio sincero con il numero 14 del Milan Bakayoko.

 

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TERZO E ULTIMO ATTO: MILAN-LAZIO (RITORNO Tim Cup) – Il 24 aprile c’è il ritorno della semifinale di Coppa Italia, quale miglior occasione per una totalizzante rivincita? Nel mondo social si inizia a parlare di vendetta sportiva, eppure la vendetta presuppone una ferita, un grave torto subìto, una giustizia riparativa. E Acerbi, da uomo perbene, non si sente ferito. “Ricordati chi sei, Simba”, questo era l’insegnamento del “Re Leone” della Disney reso dal padre Mufasa al figlio. E Francesco Acerbi sa bene chi è, sa di non essere un sobillatore, non si riconosce nelle vesti di provocatore, dunque per lui il 24 aprile non sarà il teatro di una vendetta. Non ci ha mai nemmeno pensato. Sarà solo un’altra partita di calcio, un’altra occasione per dimostrare sul campo il proprio assoluto valore dal calciatore. E allora la domanda è: riuscirà l’attacco del Milan a superare la roccia Acerbi e centrare la finale?. A questa domanda Acerbi vuole assolutamente rispondere. Ai suoi fianchi Luis Felipe Ramos e Quissanga Bastos, a fare da diga Leiva e poi anche Parolo. Ma il capocannoniere del Milan Piątek è ancora roba sua. Mercoledì sera comincia così l’atto terzo: Piątek contro Acerbi, chi la spunta andrà presumibilmente in finale di Coppa Italia.

 

Mg Milano 26/01/2019 - campionato di calcio serie A / Milan-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Krzysztof Piatek

UN LEONE DIVENTATO AQUILAErnest Hemingway diceva che ogni uomo coraggioso si fa spaventare da un leone per tre volte: quando scorge per la prima volta le sue orme, quando per la prima volta lo sente ruggire e infine quando per la prima volta se lo trova davanti, vis-à-vis. Traslando il concetto sul manto erboso e sul duello del caso di specie, si può dire che l’aver visto le orme del leone (all’andata della semifinale, nel primo atto) abbia svigorito Piątek, capace di un solo colpo di testa fuori misura in tutto l’arco del match; che l’averlo sentito ruggire (nella recente sfida di campionato) abbia fiaccato Piątek a tal punto da consentirgli un solo colpo di testa terminato a fil di palo; e che l’averlo trovato davanti a sé (nel ritorno della semifinale di Tim Cup) abbia sortito un effetto se possibile ancora peggiore per l’avanti polacco, depotenziandolo in toto. (In)credibile ma vero, anche nel terzo atto Acerbi cancella l’attaccante della nazionale polacca dal campo, permettendogli di toccare il pallone soltanto cinque volte nel corso dei novantasei minuti di gioco. Reso nullo all’andata, reso nullo al ritorno, un centravanti invisibile. Anche in questo caso, il bottino di Piątek si riduce ad un colpo di testa in tuffo finito ampiamente a lato ad una manciata di minuti dal fischio finale. Una miseria. Si conferma così il proverbio per cui chi ha assistito al ruggito di un leone non può correre nella stessa maniera di chi lo ha solo sentito. Questa volta il Leone Acerbi ha ruggito assieme a tutta la squadra, annientando ogni velleità dell’uomo da marcare sin dal fischio d’inizio dell’arbitro Mazzoleni. La manovra del Milan risulta lenta e prevedibile, la squadra è molto macchinosa e gli uomini offensivi poco serviti. Piątek risulta disarmato e per ottanta minuti non conclude nemmeno una volta, privo di rifornimenti e braccato da Acerbi. La prestazione di Francesco passa quasi inosservata, tale è l’abitudine dei suoi tifosi a vederlo disputare gare impeccabili. Krzysztof è attualmente il secondo miglior marcatore del campionato italiano, ad una sola lunghezza di distanza dal capocannoniere Fabio Quagliarella: con l’avanti della Samp e con Duvàn Zapata Piątek si contenderà fino all’ultima giornata la vetta della classifica marcatori. Quanto alla sola Coppa Italia, se Immobile e Zapata non segneranno sei reti a testa nella finale del 15 maggio, Piątek vincerà la relativa classifica cannonieri, essendosi fermato (in quanto eliminato) a quota 8 reti siglate (6 con la maglia del Genoa, 2 con la casacca del Milan). Grandi meriti a questo attaccante, ancora più grandi meriti alla Lazio e al pilastro della difesa.

 

MILAN, ITALY - APRIL 24: Francesco Acerbi of SS lazio celebrates a winner gam after the TIM Cup match between AC Milan and SS Lazio at Stadio Giuseppe Meazza on April 24, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

MEZZO GOL DI CORREA E’…DI ACERBI! – Ma non solo. Perché la prestazione di Acerbi nella semifinale di ritorno non si è limitata alle risultanze di duelli aerei vinti, chiusure puntuali, precisione nei passaggi. E’ vero, la squadra ha trovato la via della rete grazie ad una giocata sublime di Correa su un assist di Immobile. Ma a rendere possibile quella cavalcata, a far ripartire l’azione che ha portato al sigillo definitivo sulla semifinale, a trasformare un calcio d’angolo a sfavore in una ripartenza vincente ha pensato il Leone con la maglia numero 33. E’ stato proprio Francesco Acerbi a ribaltare l’azione con i suoi piedi e dare il là alla vittoria. Dopo la debacle col Chievo aveva commentato: “Non esistono scuse, bisogna ripartire col carattere che contraddistingue questa maglia”. Perché Acerbi si è calato alla perfezione nella realtà romana ed ha ben compreso il peso specifico della maglia della più antica squadra della Capitale. E l’ha onorata ancora una volta, nel momento più difficile, nella sfida che poteva salvare la stagione o relegarla alla vacuità.

 

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NON E’ ANCORA FINITA! – La vittoria targata Correa avrebbe potuto dare adito a proclami, trionfalismi o dichiarazioni di scherno o derisione. I bersagli sarebbero stati facili e facilmente individuabili. In fondo, qualcuno aveva mostrato entusiasta la maglia numero 33 solamente undici giorni prima del favoloso successo alla Scala del calcio. Ma per Acerbi non è mai stata una rivincita, il Leone non ha mai nemmeno lontanamente fiutato la vendetta. Il Leone ha una consapevolezza diversa da ogni altra, sa di rimaner leone. “Siamo in finale!”, questo il conciso resoconto affidato ai profili social di Francesco. Segno che non si ostentano idee, non si ostentano parole, non speranze. Ma fatti. Perché il 15 maggio ad affrontare l’Atalanta nella partita più importante della carriera di Acerbi ci sarà la sua Lazio. La notizia negativa per “Ace”, forse, è che l’avversario da tenere a bada non sarà Krzysztof Piątek. Affrontare una Dea potrebbe sembrare proibitivo. Ma Acerbi potrà opporre la maestosità e la fierezza del leone che ormai è diventato aquila. Il 33, destino permettendo, guiderà i biancocelesti nell’atto finale della seconda competizione nazionale. Lontano da ogni presunzione o volo pindarico, Francesco Acerbi è rimasto sempre il ragazzo umile e granitico di sempre, un uomo con i piedi ben saldi a terra, malleabile come ognuno di noi dalle circostanze dell’esistenza, ma difficilmente distruttibile. Questo il suo segreto: affronterà la “divinità” orobica da re della foresta, a maggio sarà Olimpo contro Terra. E’ questa la grande forza: nello sfidare la Dea il Re Leone ricorda da dove viene, sa che le stelle si vedono dalla Terra. E sa di più: in un solo anno ha conquistato tutti ed è diventato aquila. Ora può spiccare il volo. Adesso volare non gli è precluso.

N.F.

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