INDIMENTICABILI: DELIO ROSSI – 22 APRILE 2009 – 22 APRILE 2019, capolavoro a Torino. Ecco le “imprese” di un tecnico che ha fatto la storia

 

 

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di Niccolò Faccini

 

 

Vittoria nel derby con tre gol di scarto in campionato, un unicum nella storia, quei panni di uomo-derby cuciti addosso e poi resi fradici dal celebre tuffo nel Fontanone. Delio Rossi è stato l’uomo della stracittadina, capace di vincere e stravincere contro i rivali della Capitale, ma è stato molto di piĂą. Ha fatto innamorare la gente laziale, è l’ultimo tecnico della Lazio ad aver disputato una fase a gironi della Champions League, portò la Lazio a pareggiare col Real Madrid a Roma, e sono rimaste impresse nella mente dei tifosi le sfrenate esultanze: sommerso dopo un gol della squadra al Palermo, poi la corsa sotto la Nord con le braccia al cielo per una gioia da derby cast-minute, e chi piĂą ne ha piĂą ne metta. Recentemente intervistato anche nel corso di giornalismo di LazialitĂ , il tecnico di Rimini ha condotto la Lazio al primo trofeo della gestione Lotito, quella Coppa Italia vinta contro la Sampdoria dopo una serie interminabili di calci di rigore. Decise Ousmane Dabo, mandando in visibilio un Olimpico piĂą gremito che mai.

 

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A quella finale contro la Samp di Mazzarri la Lazio non sarebbe mai approdata se non fosse stato per quel 22 aprile 2009, quando a Torino i biancocelesti inflissero una sconfitta inattesa alla ben piĂą quotata Juventus. Eurogol di Zarate a dieci minuti dal break, poi rete di Kolarov al sesto della ripresa e tanta sofferenza per il gol di Del Piero che a metĂ  ripresa dimezzava lo svantaggio bianconero. Fu impresa storica, considerato come fosse il ritorno di un doppio confronto terminato con due successi contro la Vecchia Signora: 2-1 all’andata e 2-1 il 22 aprile, e Lazio in finale. Il trionfo del 13 maggio 2009 non avrebbe mai avuto luogo senza quel 22 aprile in casa bianconera. A dieci anni di distanza, sembra opportuno celebrare in tre punti chiave l’artefice di tutto questo. Mister Delio Rossi.

 

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1. IL FEELING CON LA STRACITTADINA E L’INCUBO DI SPALLETTI

10 dicembre 2006, 19 marzo 2008 e 11 aprile 2009. Tre date scolpite indelebilmente nella mente e nel cuore di tutti i laziali. La notte del 10 dicembre è passata alla storia: il perentorio 3-0 inflitto alla Roma di Spalletti risulta essere la vittoria con più ampio margine nei derby romani di campionato ed è il frutto di un assoluto capolavoro tattico inscenato dal mister riminese. Rossi vince la gara a centrocampo e i suoi uomini riescono nell’impresa di scardinare per ben tre volte la retroguardia giallorossa, fino a quel giorno la migliore di A. L’opera d’arte comincia col bolide di Ledesma nella prima frazione e si completa con il calcio di rigore realizzato da Oddo ed il facile tap-in sottoporta di Massimo Mutarelli a seguito della traversa colta da Mauri. E’ tripudio biancoceleste. Ma i successi nelle stracittadine firmati dallo stratega Rossi sono appena iniziati: nel marzo 2008 è ancora Delio ad infrangere i sogni scudetto dei cugini. Il derby di Gabriele Sandri viene aperto e chiuso da Valon Behrami: il centrocampista svizzero al 31’ della prima frazione rinvia la sfera sul corpo del fortunato Taddei, con la carambola che mette fuori causa l’estremo difensore Ballotta per il vantaggio ospite, e a pochi secondi dallo scadere del match fa esplodere l’Olimpico con una zampata vincente da pochi passi. E’ 3-2 per la Lazio, un altro trionfo targato Delio Rossi e dedicato a Gabbo. Ma non finisce qui. Nell’aprile del 2009 i biancocelesti sono reduci da un ritiro punitivo a Norcia mentre la Roma di Spalletti è lanciata verso un posto Champions. Il fischio d’inizio è preceduto da un toccante minuto di silenzio in memoria delle vittime del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, con le due compagini abbracciate al centro del campo. Al quarto minuto di gioco la Lazio è già avanti 2-0 grazie ad un sinistro al volo di Pandev in area piccola e ad un destro di rara bellezza dalla lunga distanza di Mauro Zarate che non lascia scampo al portiere Doni. La Roma accorcia le distanze con Mexes prima che Lichtsteiner ristabilisca il doppio vantaggio svettando di testa al limite dell’area piccola su assist al bacio dalla destra di Pasquale Foggia. Il successivo gol di De Rossi è vano, perché Kolarov chiude il match con un rasoterra chirurgico dopo un’azione solitaria. Un altro record è infranto da mister Rossi: mai la Lazio aveva segnato quattro reti nel derby del Cupolone. 10 dicembre 2006, 19 marzo 2008, 11 aprile 2009: tre perle rilucenti targate Delio Rossi, diventato ufficialmente idolo della tifoseria nonché ricorrente incubo di Luciano Spalletti.

 

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2. IL DELIO ROSSI PASSIONALE: DALLA FONTANA DEL GIANICOLO ALLE CORSE SOTTO LA NORD

Delio Rossi non è stato solamente un allenatore di calcio, ma anche un abile condottiero ed un appassionato tifoso della prima squadra della Capitale. Alcune delle sue esultanze rimangono indimenticabili per ogni sostenitore biancoceleste. Dopo aver dominato la Roma infliggendole un sonoro ed inaspettato 3-0, il 10 dicembre 2006 Delio ottempera all’impegno preso con Suor Paola: è divenuto celebre il tuffo di testa nella fontana del Gianicolo andato in scena nonostante le temperature in cittĂ  fossero prossime allo zero. Un gesto che non voleva offendere nessuno ma rimanere in ambito extra-calcistico: “Non so come sia venuta fuori questa storia, doveva restare un segreto. Comunque ho semplicemente mantenuto la promessa, anche perchĂ© l’ho fatta a una religiosa”. Ma il tecnico romagnolo verrĂ  ricordato per l’immensa partecipazione emotiva mostrata in ogni partita: come in quel Lazio-Palermo 4-2 del 25 settembre 2005, quando al minuto 86’ mister Rossi si è reso protagonista di una vera e propria invasione di campo per abbracciare Tommaso Rocchi, autore della doppietta che ha messo il risultato in cassaforte: un’invasione di campo con annessa caduta rovinosa sul fradicio terreno di gioco. “Senza tacchetti è difficile stare in piedi sul campo”, ha scherzato nel dopo-gara il mister, dopo essere stato letteralmente sommerso dai calciatori nell’occasione. Ma l’allenatore della Lazio è così, un uomo buono dal carattere impulsivo e recidivamente passionale: ecco spiegata la corsa sfrenata sotto la Nord al momento del gol vittoria di Behrami del marzo 2008. Al minuto 92 il calciatore gonfia la rete e si dirige verso la Curva: Delio non riesce a trattenere la gioia irrefrenabile e si lancia in uno scatto verso la Nord con le braccia in alto. Giacca e cravatta azzurra al vento, mani al cielo ed un cuore indomabile, emblema di come ardore e perseveranza nel lavoro possano diventare ragioni di vita. Il 13 maggio 2009 arriva il primo trofeo dell’era Lotito, la prima coppa nella bacheca personale del tecnico di Rimini: la Lazio sconfigge la Sampdoria al termine di un’estenuante lotteria dei rigori. Sul dischetto c’è Dabo, Delio non guarda ma sente il boato dell’Olimpico e può festeggiare. Nemmeno il tempo di alzarsi dalla panchina e ci sono i microfoni della Rai di fronte ai quali il mister si presenta visibilmente commosso. Sono lacrime di felicitĂ : “E’ un grandissimo successo, sono contento soprattutto per questa gente. Penso sia giusto per i ragazzi, si sono giocati tutto in una sola partita. Cosa significano le mie lacrime? Significano passione per il proprio lavoro, era tanto che volevo ottenere un risultato del genere”. La sua emozione è stata quella degli oltre 45mila sostenitori della Lazio allo stadio. Numeri da record in una serata che ha visto l’impianto capitolino esaurito in ogni ordine di posto, terminata con un giro di campo da brividi di un Rossi rivestito di sciarpe biancocelesti.

 

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3. I DUE PICCHI DELLA GESTIONE ROSSI: LA COPPA ITALIA E LA CHAMPIONS LEAGUE CON LO STADIO PIENO 

La vittoria in Coppa Italia contro la squadra blucerchiata allenata da Walter Mazzarri rappresenta il preludio ad una serie di trofei conquistati dalla Lazio. SI può dunque dire che Delio Rossi abbia tracciato la strada, risultando di fatto decisivo anche per la vittoria della Supercoppa Italiana, datata 8 agosto 2009: a vincere contro l’Inter di Mourinho a Pechino fu il successore Davide Ballardini, che ereditò la squadra di Rossi e disputò quella finale grazie al cammino del tecnico classe 1960. Rossi è stato inoltre l’ultimo allenatore della Lazio a sentire la musica della Champions League nella fase a gironi della massima competizione europea: dopo di lui Stefano Pioli si è fermato alla fase preliminare della competizione che mette in palio la Coppa dalle Grandi Orecchie, uscendo sconfitto per mano del Bayer Leverkusen. La compagine biancoceleste superò la Dinamo Bucarest nei preliminari dell’agosto del 2007 e ciò valse l’accesso al tabellone principale, dove la Lazio fu sorteggiata nel gruppo C con Real Madrid, Werder Brema e Olympiacos. Quella squadra ebbe il merito di riempire l’Olimpico, facendo registrare una media di 50mila persone nei 3 match casalinghi, terminati con una vittoria (2-1 al Werder Brema con doppietta di Rocchi), un pareggio di lusso con il Real Madrid (2-2 con doppietta di Pandev) ed una sconfitta, decisiva per l’eliminazione, con i greci (1-2, in gol l’ex Kovacevic): un dato raramente replicato che per Rossi costituisce un vanto. Prima di un addio caratterizzato ancora una volta da grande commozione: “E’ stata una scelta ponderata ma non facile. Quando alleno una squadra penso di rimanerci a vita, Formello è la mia casa. Secondo me non doveva andare così”, ha dichiarato il mister con voce rotta dal pianto nel corso della conferenza di addio dell’8 giugno 2009. “Abbiamo ottenuto tre qualificazioni alle competizioni europee, vinto una Coppa Italia e posto le basi per puntare a vincere una Supercoppa italiana (poi vinta, ndr): vado via lasciando una base solida su cui lavorare”. Se i tifosi della Lazio ancora lo ricordano con enorme affetto, forse significa che Delio Rossi ha lasciato molto di più.

 

Tratto dal volume numero 19 della collana di Lazialità, del marzo 2018, intitolato “Le grandi storie di Lazio“.

N.F.

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