INDIMENTICABILI: MAURO ZARATE – 11 aprile 2009 – 11 aprile 2019, Maurito re della Capitale. Ecco tre scatti memorabili del “10”

 

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di Niccolò Faccini

 

 

 

Le prodezze di Maurito Zarate sono rimaste indelebili nel cuore di ogni tifosi biancoceleste che si rispetti. Il diciannovesimo libro della collana di Lazialità ha riportato le gesta del “Pibe di Haedo”, evidenziando tre fotografie brillanti dell’argentino con la maglia della Lazio. L’inizio da favola, la meraviglia nel derby, un rigore decisivo troppo spesso adombrato dal penalty di Udine parato da Handanovic. A dieci anni dalla rete-capolavoro nella stracittadina, sembra doveroso rimembrare alcune delle magie del numero 10 che fece impazzire l’Olimpico.

 

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1. UN DEBUTTO IN SERIE A DA FENOMENO, UN INIZIO SENZA PRECEDENTI

Accade spesso di guardare alla chiusura del sipario, ma nel calcio non sempre i cavalli si vedono al traguardo. Se le stagioni successive a quella dell’arrivo in Italia di Zarate non sono state all’altezza delle aspettative alimentate dalle sontuose prestazioni dell’argentino nel primo anno di Lazio, l’impatto del fuoriclasse con la Serie A va celebrato come merita. La prima annata di Zarate è infatti fenomenale: nella stagione 2008-2009 Mauro è il miglior marcatore della Lazio con 16 reti, alcune di pregevole fattura. In ritiro fornisce un’ottima impressione, tale da indurre il tecnico Delio Rossi a gettarlo subito nella mischia alla prima di campionato il 31 agosto: Zarate risponde ‘presente’ realizzando una doppietta al Sant’Elia di Cagliari. Il rigore del momentaneo 1-1 e pallonetto delizioso per il 2-1 danno il via alla straripante vittoria esterna (1-4): l’esordio è da incorniciare. Ma un giocatore col suo talento non può essere sazio: alla seconda di campionato (Lazio-Sampdoria 2-0, che sia destino?) debutta all’Olimpico e si presenta ai tifosi con una giocata straordinaria. Il numero 10 riceve il pallone con le spalle alla porta, si libera dei due malcapitati marcatori ed estrae dal cilindro un sinistro a giro che si infila esattamente all’incrocio dei pali alla destra di Mirante. Non contento, timbra il cartellino anche a San Siro nella sconfitta per 2-1 alla terza di campionato. Alla quinta giornata, un’altra doppietta che consacra l’argentino capocannoniere provvisorio del torneo e porta la Lazio in vetta. La rete siglata al 53’ è una gemma: il destro ad effetto dal limite dell’area di rigore è un mix di potenza e precisione che vale i 3 punti, il prezzo del biglietto, ed i titoli dei maggiori quotidiani sportivi nazionali: “Vola la capolista Lazio, incanta Zarate”.

 

 

 

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2. IL CULMINE DELL’ESPERIENZA NELLA CAPITALE: IL GOL-CAPOLAVORO NEL DERBY DEL 2009

La prima stagione alla Lazio non poteva che essere coronata da un gol diverso dagli altri per importanza. Sotto gli occhi del Matadòr Marcelo Salas (in tribuna per l’occasione) l’11 aprile 2009 si gioca Lazio-Roma, e se non fosse un derby la squadra di Rossi, in un momento non particolarmente felice, partirebbe sfavorita. Già, ma è una stracittadina. Tra Zarate e Francesco Totti non vi erano state schermaglie dialettiche a distanza, se non una dichiarazione del capitano giallorosso resa l’11 dicembre 2008 al Corriere dello Sport: “Zarate è bravo ma i fenomeni sono altri”, reiterata al programma di Italia Uno ‘Le Iene’: “Zarate non è un campione”. Maurito ha un sassolino dalle scarpe da togliersi, e la chance appare ghiotta. Dopo due minuti la Lazio è avanti 1-0, cento secondi dopo sale in cattedra Maurito: fallo laterale dalla sinistra, Zarate lascia sul posto l’avversario e da posizione ampiamente decentrata scaraventa un missile di rara bellezza che va a togliere la ragnatela dall’incrocio dei pali della porta difesa da Doni: la traiettoria a giro conferita al pallone è beffarda, la sfera è imprendibile, l’Olimpico è in visibilio. “Maurito cosa hai fatto? Hai tirato da sotto casa all’incrocio dei pali!? Un gol da fantascienza” urlerà il nostro direttore Guido De Angelis. Zarate non capisce più nulla e comincia a correre verso la Tribuna Monte Mario portandosi la mano vicino all’orecchio, come a dire “Non sento”. A completare l’opera, rendendola così memorabile, le reti di Lichtsteiner e Kolarov, per il 4-2 finale. Ma è la giornata di Mauro Zarate. Una rete sensazionale nel giorno del record negativo del capitano della squadra avversaria, giunto alla dodicesima sconfitta nelle stracittadine. Dopo la vittoria del derby e quella della Coppa Italia i tifosi biancocelesti ideano una maglia-sfottò che ritrae Zarate mentre soffia la Coppa al capitano della Roma, su cui campeggia la scritta: “Io campione, tu zero titoli”, riferendosi anche al celebre passaggio della conferenza stampa del tecnico dell’Inter Josè Mourinho del 3 marzo 2009. “Il mio gol più bello in carriera? Quello che ho segnato nel derby di Roma quando vestivo la maglia della Lazio è davvero indimenticabile. E’ stato importantissimo sia per me che per il club”, dichiarerà il calciatore. Smentirlo sembra davvero difficile.

 

 

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3. DISCHETTO CHE DA’, DISCHETTO CHE TOGLIE. IL MOMENTO SLIDING DOORS DELLA FINALE DI COPPA ITALIA

Quando si associa Mauro Zarate con il termine ‘calcio di rigore’ spesso la mente va ad un episodio sfortunato per l’attaccante argentino. Era l’8 maggio del 2011 quando al “Friuli” di Udine la Lazio sfidava l’Udinese a due giornate dal termine del campionato. I padroni di casa allenati da Guidolin avevano chiuso il primo tempo con due gol di vantaggio in virtù della doppietta di Totò Di Natale, ma nella seconda frazione di gioco l’inerzia della gara era cambiata. Al minuto 68’ Angella atterra Rocchi e lascia i bianconeri in 10: per l’arbitro Rizzoli è calcio di rigore. Dagli 11 metri si presenta proprio il “Pibe di Haedo”, che opta per la soluzione centrale respinta senza difficoltà da Handanovic, rimasto immobile. Il potenziale 2-1 gettato alle ortiche, a nulla varrà la rete di Kozak otto minuti più tardi, e a fine stagione la classifica reciterà Udinese 66 e Lazio 66, con i friulani che agguanteranno l’ultimo posto Champions grazie ad una migliore differenza reti (+22 i friulani, +16 i capitolini). “Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, cantava De Gregori. E Maurito Zarate, nel giorno più importante, non ebbe paura di calciare un penalty decisivo, molto più di quello di Udine. Già, perché forse è rimasto sottotraccia od oscurato dal rigore di Dabo, ma la più grande responsabilità della serata del 13 maggio 2009 la prese proprio il centravanti di Buenos Aires. All’Olimpico, in finale di Tim Cup, c’è la Samp. A sbloccare un match carico di tensione è proprio una prodezza dell’argentino al quarto minuto di gioco, ma alla mezz’ora Pazzini pareggia i conti. I blucerchiati impostano la ripresa su un atteggiamento abbottonato e nei supplementari prevale la paura di non farcela: così si materializza l’incubo dei calci di rigore: saranno i tiri dal dischetto a decretare la vincitrice del trofeo. Parte Cassano, Muslera intuisce e respinge, poi Ledesma insacca. Palombo è cinico, mentre Rocchi colpisce il palo e la sfida torna in parità. In successione Pazzini, Rozenhal, Gastaldello e Kolarov non falliscono: è perfetta parità: 3-3. Va il difensore Accardi e Muslera non può nulla: la Doria è in vantaggio ed il tiratore designato per il quinto e ultimo rigore biancoceleste è Zarate, il migliore in campo nei 120’ minuti. Il portiere avversario sposta il pallone due metri oltre il dischetto, Zarate parte dal centro del campo e cammina a passo veloce, senza mai alzare lo sguardo. Avanza verso la sfera, la prende tra le mani e la porta indietro fino a metterla sul dischetto. Non c’è più margine di errore: se sbaglia, consegna la Coppa alla Sampdoria. Delio Rossi non guarda, è l’unico a rimanere seduto in panchina. Zarate fa un respiro profondo, lo sguardo è fisso sulla palla, la più pesante dell’annata biancoceleste. Olimpico ammutolito, parte la rincorsa. Il suo destro è centrale, il portiere si tuffa a destra: è gol. Zarate non esulta nemmeno, va subito a raccogliere la sfera dalla rete e la bacia istintivamente. Il numero 10 biancoceleste non si è lasciato ipnotizzare da Castellazzi e ha ristabilito la parità. Il suo è un rigore che molti avranno dimenticato, ma che ha contribuito in maniera essenziale e determinante ad una vittoria entusiasmante.

 

Tratto dal volume numero 19 della collana di Lazialità, del marzo 2018, intitolatoLe grandi storie di Lazio“.

N.F.

 

 

 

 

 

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