IL PUNTO SUL PARMA – Maglia a strisce da trasferta un amuleto, ma nella ripresa la porta è spalancata. Curiosità e probabile formazione dei ducali

 

 

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di Niccolò Faccini

 

 

 

Io era tra color che son sospesi”, scriveva il “Sommo Poeta” Dante Alighieri nel secondo canto dell’Inferno nel capolavoro della Divina Commedia. Il Limbo come habitat naturale indurrebbe a pensare ad una transitorietà poco nobile, eppure nella metafora calcistica dei giorni nostri anche una condizione di purgatorio può risultare, in alcuni casi, assai piacevole. Quattro anni fa il Parma cominciava tra i dilettanti una scalata che nella stagione scorsa si è concretizzata brillantemente: in tempi record i ducali, con tre campionati vinti, sono tornati nella massima serie a dopo 27 giornate possono già considerarsi al sicuro. Undici gare al termine, dodici punti di distacco dalla zona retrocessione e soli undici dalla zona Europa League. La compagine che scenderà sul manto erboso dell’Olimpico sfiderà una squadra distante soltanto 9 lunghezze in graduatoria, e lo farà con la testa libera. Perché l’undicesimo posto in graduatoria a questo punto della stagione, con una salvezza acquisita praticamente già ad inizio 2019 e forse mai davvero in discussione, deve essere considerato una grande vittoria. Una vittoria della società, del direttore sportivo Daniele Faggiano, dei calciatori e dei sostenitori crociati. Gli emiliani, per scendere in Serie B a fine stagione, dovrebbero farsi sorpassare da 7 club, questo dà la dimensione di come al timone si sia lavorato bene: un’ossatura ottima, un’esaltante spirito di sacrificio e la stessa determinazione in tutte le categorie, la leadership di capitan Alessandro Lucarelli, che oggi ha svestito i panni del calciatore per diventare il nuovo club manager degli emiliani. Tutti elementi fondamentali che fanno del Parma di oggi una formazione da temere e da rispettare.

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Si aggiunga un mercato pirotecnico nell’estate scorsa: Bastoni e Di Marco dall’Inter, l’estremo difensore Sepe (il portiere ad aver effettuato più parate nell’attuale campionato), la colonna portoghese nonché vecchia conoscenza del Cagliari Bruno Alves, l’uragano Gervinho, l’usato affidabile Gobbi, la promessa del Venezia Leo Stulac, un veterano del nostro campionato quale Luca Rigoni, bomber Inglese subito ribattezzato “Bobby English”, cui si è aggiunto a gennaio l’esperto Juraj Kucka (bestia nera delle romane, cui in A ha segnato 5 reti, 3 ai giallorossi e 2 ai biancocelesti, entrambi nella Capitale). L’allenatore si è rivelato una garanzia: Roberto D’Aversa ha dimostrato di non aver paura dell’impatto con la Serie A ed è riuscito a consegnare all’11 parmigiano un’identità precisa, che ha consentito alla squadra di togliersi grandi soddisfazioni anche lontano dalle mura amiche. Fuori dal Tardini infatti il Parma ha espugnato il Marassi sponda rossoblù, ha vinto al Franchi di Firenze e al Grande Torino contro i granata, ha sbancato la Dacia Arena di Udine e si è reso protagonista di due imprese: battere l’Inter a San Siro ad inizio annata ed imporre alla Juventus regina d’Italia un rocambolesco 3-3 all’Allianz Stadium in rimonta. La maglia a strisce porta davvero fortuna. I ducali sono comunque il settimo peggior attacco del campionato con 29 reti siglate (8 in meno della Lazio) ed hanno la tredicesima difesa d’Italia con 40 gol incassati. Fattori da tenere in grande considerazione per Simone Inzaghi.

 

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LE SCELTE DEI DUCALI – Lo score casalingo della Lazio contro i gialloblù non preoccupa, con 5 vittorie capitoline nelle ultime 5. Anche il match di andata, pur difficile e risolto agli sgoccioli, ha detto che per i biancocelesti Gervinho e compagni possano rappresentare una pratica non insormontabile. Il Parma che sfiderà la Lazio non versa nel miglior momento stagionale, essendo reduce da tre sconfitte con Inter, Cagliari e Napoli ed una vittoria nell’ultima gara disputata, in terra emiliana contro il Genoa. Il match di domenica pomeriggio servirà per trovare continuità: si pensi che l’ultima volta in cui i crociati sono riusciti a vincere due partite consecutive risale a metà novembre. Il tecnico abruzzese D’Aversa dovrà fare i conti con qualche acciaccato di troppo. Quanto alla retroguardia sembra prossimo il rientro di Bastoni, che potrebbe completare la linea a 4 venendo schierato da centrale assieme a Bruno Alves, a quel punto agirebbero da terzini Iacoponi e Gagliolo. In caso di forfait del giovane scuola Inter invece sarebbe proprio Gagliolo a giocare al centro, con Federico Dimarco (match-winner a San Siro da ex contro l’Inter) dirottato a sinistra. A centrocampo un vero e proprio rebus. Scozzarella è squalificato e Stulac non si è mai allenato in gruppo, oltre a loro dovrebbe mancare anche Antonino Barillà, non al meglio. Sarà quindi con tutta probabilità Luca Rigoni ad essere nuovamente adattato nella posizione davanti alla difesa, con Kucka interno di centrocampo ed un mister X a completare la mediana. Infatti a giocarsi il posto dovrebbero essere Diakhate, Dezi e Machin. Quest’ultimo appare superfavorito per prendersi la maglia da titolare a Roma: classe 1996 della Guinea Equatoriale, è stato prelevato in prestito dal Pescara ed ha giocato dal primo minuto la partita casalinga col Napoli terminata 4-0 in favore dei partenopei, rendendosi autore di una prestazione davvero poco fortunata. Se Inzaghi pescherà un punto debole dell’avversario domenicale, certamente si concentrerà sulla linea in mezzo al campo degli emiliani. In avanti, infatti, non mancano le soluzioni. Jonathan Biabiany dovrebbe essere relegato in panchina, a meno che D’Aversa non decida – come accaduto nell’ultima di campionato con Genoa – di schierarlo da mezz’ala ai danni proprio di Machin. Al suo posto, nel ruolo di ala destra dovrebbe vedersi Luca Siligardi, con lo spauracchio Gervinho sull’altra corsia e Roberto Inglese perno centrale. L’ex centravanti del Chievo e della Nazionale italiana non ha saltato un minuto nell’ultimo mese e mezzo, ma è a secco da sei gare, una vera rarità. Ad accomodarsi in panchina la sua alternativa Ceravolo, oltre a chi ha iniziato la stagione con la maglia biancoceleste, Mattia Sprocati.

 

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PORTE APERTE… – Una Lazio priva di Ciro Immobile cercherà di stare attenta a non esporsi a ripartenze letali, ma dovrà tentare sin da subito di essere aggressiva e feroce sottoporta, e di finalizzare maggiormente le occasioni da rete: nelle ultime 10 gli uomini di Inzaghi sono sempre andati in gol (solo la Juventus ha una striscia aperta più lunga), ma la marcatura multipla è stata – con l’eccezione del derby – un miraggio, e la prova del Franchi sembra indicativa in tal senso. Il Parma, solitamente guardingo nei primi 45 minuti, è squadra che concede tantissimo nella ripresa: se i gol realizzati sono divisi equamente tra le varie fasi di gioco, è inquietante il dato delle reti subìte nei secondi tempi, che in trasferta sono 17 ma complessivamente ammontano a 32 sui 40 totali. Significa che l’80% delle marcature degli avversari hanno avuto luogo dal cinquantesimo in poi. Alla Lazio servirà dunque anche pazienza.

 

N.F.

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