Parolo: “Il derby cambia gli occhi, impossibile capire la città di Roma senza averlo vissuto. Se fossi un tifoso dopo la stracittadina avrei bisogno di tre giorni di riposo…”

 

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Mancano tre giorni al derby di Roma, ma i tifosi delle due squadre vorrebbero che si giocasse oggi. L’attesa è tanta e difficile da gestire, la Lazio avrà tre giorni in meno della Roma per prepararsi. Il centrocampista della Lazio Marco Parolo ha parlato ai microfoni di DAZN delle emozioni della stracittadina. Di seguito le parole del calciatore di Gallarate.

 

“Nella settimana del derby a Roma cambiano gli occhi delle persone. Si trasformano, diventano adrenalinici, qualcosa di molto intenso e quando poi vieni a vivere qui, in qualche modo lo fai tuo. La parola del Derby? Energia, perché è una partita che ti prosciuga, se fossi un tifoso a fine derby avrei bisogno di tre giorni di riposo.

Non puoi capire la città di Roma se non vivi almeno un derby, e la speranza di vincere ovviamente. Le critiche? E’ giusto che la gente critichi, fa parte del nostro mondo, ma tu devi saper tenere un tuo equilibrio. Ricordo il primo anno di Pioli, contro la Samp in casa durante il riscaldamento avevo sentito qualche fischio per dei tiri fuori, poi in partita ho segnato e a fine stagione sono arrivato a 10 gol. Sono momenti in cui devi saper tirare fuori qualcosa in più. 

I compagni di Nazionale romanisti? Nella settimana del derby non si sente nessuno. Ci si saluta a fine partita, poi succede sempre che chi vince va a salutare quello che perde, che chiaramente non ha voglia di salutarlo. Lo scambio delle maglie? Io sono un po’ reticente a farlo in campo. Preferisco farlo negli spogliatoi, sotto la curva preferisco andare con la maglia della Lazio. Un mental coach per prepararsi? Non ho mai pensato di usare una figura del genere. Ho fatto un mio percorso, ho vissuto alti e bassi e ho avuto la forza di capire i miei errori e il perché li abbia fatti. Alla fine devi fare delle grosse analisi su te stesso, confrontandoti con allenatori e giocatori più esperti, perché poi in campo devi rispondere tu delle tue azioni, non puoi appoggiarti a una figura esterna”.

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