SPECIALE – UN ANNO DOPO E’ ANCORA LAZIO-MILAN – L’emergenza come spartiacque, la maturità sfida la gioventù, in 365 giorni è cambiato tutto. Gattuso ha la difesa dei record, ma Simone è stratega della Coppa Italia…

 

 

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di Niccolò Faccini

 

 

Era il 28 febbraio 2018 e la Lazio veniva eliminata dalla Coppa Italia proprio ad un passo dalla finale. Era la semifinale di ritorno della scorsa edizione della Tim Cup. All’Olimpico, esattamente a distanza di un anno, si accendono nuovamente i riflettori, questa volta per l’andata delle semifinali della coppa nazionale. Che dopo tantissimi anni vede già eliminate le prime tre della classe: i verdetti dei quarti di finale sono stati clamorosi, con Juventus, Napoli, Inter e Roma estromesse dalla competizione per mano rispettivamente di Atalanta, Milan, Lazio e Fiorentina. Verdetti perentori, chiari, inappellabili: l’Atalanta ha liquidato la pratica Juventus senza troppi patemi, il Milan ha battuto nettamente i partenopei dell’ex Ancelotti con un 2-0 senza storia, la Lazio ha avuto la meglio dell’Inter al termine di una gara molto meno combattuta di quanto non dica l’1-1 dei tempi supplementari, la viola di Stefano Pioli ha letteralmente surclassato i giallorossi. Il tabellone ha deciso: da una parte ancora Inzaghi contro Gattuso, dall’altra Pioli contro Gasperini.

 

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Per il tecnico piacentino della Lazio la missione è una sola: sconfessare i precedenti che non lo vedono mai vittorioso sull’allenatore calabrese dei rossoneri – contro il Milan per Inzaghi è arrivata una sola vittoria nel 4-1 nella Capitale contro Montella della scorsa stagione, oltre a 4 pareggi e 2 sconfitte – e portare la Lazio all’ennesima finale di Coppa Italia, una competizione in cui Inzaghi ha sempre brillato. Già, perché nella sua prima stagione integralmente vissuta alla guida della prima squadra il mister biancoceleste ha inanellato grandi risultati contro ottimi rivali: vittoria facile col Genoa nel 4-2 degli ottavi di finale, trionfo per 2-1 a San Siro con l’Inter nei quarti, ancora successo contro la Roma nel derby di andata e sconfitta indolore per 3-2 nella stracittadina di ritorno, prima dell’atto finale contro la Juventus, che a Roma vinse 2-0 con Dani Alves e Bonucci. La scorsa edizione ancora ottimo percorso: 4 gol al Cittadella agli ottavi, 1-0 alla Fiorentina targato Lulic nei quarti, doppia semifinale col Milan senza gol subìti, decisa soltanto alla lotteria dei calci di rigore. Quest’anno dopo i 3 punti col Novara ecco sfoderata la miglior partita della stagione contro Spalletti. Ricapitolando: in 11 partite Inzaghi ha raccolto 6 vittorie, 3 pareggi (uno dei quali poi sfociato nel successo finale contro l’Inter) e 2 sconfitte, di cui una in un derby già ‘vinto’ in virtù del 2-0 della gara di andata. Anche con la Lazio Primavera Simone aveva fatto scintille, dimostrando di tenere particolarmente a questa manifestazione. E quest’anno l’occasione di arrivare fino in fondo sembra più ghiotta che mai.

 

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L’EMERGENZA COME SPARTIACQUE La sfida tra Lazio e Milan è la gara tra due squadre che in questa stagione hanno reagito alle difficoltà in maniera diametralmente opposta. L’emergenza legata agli infortuni è stata affrontata con coraggio dal Milan, che in campionato si presentò a Roma con la Lazio senza mezza squadra ed incassò il pareggio di Correa solo al fotofinish. Dello stop di Biglia ha beneficiato Bakayoko, che da oggetto misterioso è divenuto pilastro quasi imprescindibile del centrocampo milanista, per non parlare di Calhanoglu, che dopo le difficoltà del girone di andata, complice anche l’infortunio di Bonaventura è stato schierato alle volte anche da mediano ed ha sempre sentito la fiducia di Gattuso, tanto da voler rimanere a Milano nel mercato di gennaio nonostante il serrato corteggiamento del Lipsia. L’ex Bayer Leverkusen pare rigenerato ed è in grande crescita, come dimostrano il gran gol segnato all’Atalanta e in generale le buone prestazioni dell’ultimo mese.

 

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Anche lo stesso Musacchio, al di là di una prestazione stonata contro la Roma, non ha mai fatto rimpiangere Caldara. L’emergenza sul piano fisico è stata poi tramutata in possibilità dalla società, evidenziando la necessità di intervenire sul mercato. Falcidiato da problemi fisici, il Milan ha trovato una crescita esponenziale di alcuni singoli prima poco impiegati, e ha integrato l’organico con Paquetà e Piatek. Nelle stesse condizioni – o quasi – la Lazio non ha ritenuto di incrementare il tasso tecnico della rosa e numericamente è rimasta la stessa al termine della recente sessione invernale di calciomercato, avendo anzi perso un elemento – Caceres – che col senno di poi avrebbe potuto fare comodo dalle parti di Formello visti i contemporanei forfait di Wallace, Bastos e Luis Felipe Ramos (questi ultimi due sono stati comunque convocati da Inzaghi per la semifinale). Milan e Lazio, separate da 7 punti in Serie A, hanno rendimenti molto diversi quanto a numero di sconfitte: se la compagine di Inzaghi è poco incline al pareggio ed è uscita sconfitta ben 13 volte in stagione, i rossoneri sono capitolati soltanto in 6 occasioni (4 in campionato ed 2 in Europa League con Olympiakos e Betis Siviglia). 

 

Romagnoli

DIFESA GRANITICA – Rispetto allo scorso anno, l’organizzazione difensiva del Milan è migliorata a vista d’occhio. Se già nel primo anno di Gattuso la retroguardia rossonera aveva ben figurato, quest’anno i numeri recenti parlano chiaro: soltanto 6 reti incassate nei primi tempi, meglio di chiunque altro in Serie A ed anche della Juventus, che ne ha incassato uno in più nei primi 45’. Dal 2 dicembre ad oggi sono solamente 5 i gol subiti dal Milan, che lascia spesso impostare l’avversario dal basso e, tutto dietro la linea della palla, adora ripartire con azioni che spesso sanno risultare micidiali. Organizzazione difensiva, compattezza, gioco e fattore attacco, queste le parole chiave. Perché lì davanti l’eredità di Higuain è spettata ad un signore che in 6 gare ha messo a segno 7 reti: Piatek sarà lo spauracchio anche di Leiva ed Acerbi nella semifinale di questa sera. Partita più che mai difficile anche considerato il bilancio di Gattuso contro le ‘big’: 4 punti contro Roma ed Atalanta, un punto col Napoli (poi battuto in Coppa Italia), un punto con la Lazio, e ben 5 punti persi nel recupero: uno con l’Inter (Icardi nel recupero regalò la vittoria ai nerazzurri), due con l’Atalanta a San Siro e due con la Lazio per ‘colpa’ di Correa. La soglia dell’attenzione degli uomini di Gattuso non cala né con le medio-piccole né con le grandi.

 

Players observe a minute of silence in memory of former Italy's head coach Azeglio Vicini before the start of the Italy Cup Soccer match between Milan and Lazio at Giuseppe Meazza Stadium in Milan, 31 January 2018. ANSA/ DANIEL DAL ZENNARO

UN ANNO DOPO, SITUAZIONE CAPOVOLTA – Riavvolgendo il nastro e tornando allo scorso anno, è curioso constatare come le due compagini arrivassero al doppio appuntamento in campionato e Coppa Italia (due gare a San Siro in tre giorni valevoli per la Serie A e l’andata delle semifinali di coppa) in maniera opposta rispetto alla stagione in corso. Questa sera infatti saranno avversari un Milan lanciassimo (3 vittorie consecutive con 3 reti segnate) e una Lazio col morale a pezzi a causa delle 3 sconfitte nelle ultime 3 gare, costate un serio allontanamento dalla zona Champions e l’eliminazione dall’Europa League. Nella scorsa stagione, invece, la Lazio che si presentava a San Siro era nel miglior momento possibile, essendo reduce da tre vittorie roboanti con Spal (5 reti), Chievo (5 reti) e Udinese (3-0). Il Milan, al contrario, veniva sì dalla vittoria di Cagliari, ma anche da un periodo negativo culminato con il pareggio rocambolesco sul campo del Benevento (rete del portiere dei campani nel recupero della ripresa e inatteso 2-2) e con la sconfitta della fatal Verona con l’Hellas (3-0). Gattuso era arrivato da poco e doveva ancora sistemare gli ingranaggi. Eppure la svolta arrivò proprio contro la Lazio a San Siro, sconfitta in campionato grazie alla rete (col braccio) di Cutrone e al gol di Bonaventura su assist di Calabria. Preludio alla prima sfida in Tim Cup, uno 0-0 casuale date le palle-gol a ripetizione per i biancocelesti: prima Immobile su assist di Anderson, poi Leiva su cross dalla sinistra di Lukaku, infine Immobile sempre su assist del belga cestinavano occasioni da rete davanti a Donnarumma. Nel finale la Lazio rischiava la beffa: Cutrone a tu per tu con Strakosha si faceva respingere il colpo di testa, e sulla ribattuta Calhanoglu mandava inspiegabilmente alto da due metri. Il ritorno assomigliò molto all’andata, con un Milan molto abbottonato ed una Lazio comunque capace di creare – ma senza concretizzare – alcune ottime chance da rete: Immobile di testa, Milinkovic col destro, ancora Ciro smarcato da un tacco illuminante di Luis Alberto nell’area di rigore del Milan, sempre lo stesso esito: niente gol e penalties inevitabili. In quell’occasione a sbagliare fu Leiva, l’uomo che con l’ultimo decisivo rigore ha trafitto Handanovic ai quarti ed ha portato la Lazio alle semifinali di questa edizione. Chi aveva fallito l’ultimo tiro dagli 11 metri nel ritorno col Milan dello scorso anno, Luis Felipe, questa sera con tutta probabilità non sarà della partita nemmeno da subentrante. Sarà solamente il primo atto di una sfida che verrà completata solo nei 90’ del ritorno, tra due mesi. A fine aprile l’emergenza in casa Lazio potrebbe essere un lontano ricordo, da qui l’importanza per Inzaghi di tenere aperte le speranze di qualificazione senza esporsi troppo alle ripartenze rossonere. Sarà una partita a scacchi, i tifosi della Lazio aspettano la rivincita.

 

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VECCHI CONTRO GIOVANI – La Lazio che scenderà in campo sarà la più matura e saggia possibile. Sei over-30 in campo (Acerbi, Leiva, Romulo, Parolo, Badelj, Lulic), avrebbero potuto essere sette se Radu non fosse stato squalificato dal giudice sportivo, Immobile ha spento da poco 29 candeline. L’età media dell’11 titolare oscillerà dai 28 ai 29 anni, in antitesi con quella dei rossoneri. Ieri il compleanno di Donnarumma, ha compiuto 20 anni. Calabria ne ha 22 come Kessie, Piatek 23, Paquetà è un classe 1997, con Suso e Calhanoglu a quota 25. Il perno di difesa Romagnoli ha solo 24 anni, così come il suo – prossimo – compagno di reparto Caldara. Basti pensare che Laxalt e Rodriguez saranno i più anziani del Milan con 26 anni a testa. A meno che non giochi Borini, che è in vantaggio su Calhanoglu. Il turco è prossimo infatti a diventare papà e potrebbe lasciare spazio all’esterno che due anni fa fu ad un passo dalla Lazio. Il classe 1991 vive un buon momento di forma ed aveva anche trovato la via della rete contro l’Empoli, ma la sua gioia è stata spezzata dal Var review che ha annullato la segnatura per posizione di fuorigioco di Cutrone. La formazione di Gattuso ha comunque un grande futuro, e questa sera l’età media dei titolari non supererà i 24 anni.

 

PALERMO, ITALY - APRIL 10: Head coach Simone Inzaghi of Lazio looks on during the Serie A match between US Citta di Palermo and SS Lazio at Stadio Renzo Barbera on April 10, 2016 in Palermo, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

LA SUA COMPETIZIONE – Il Siviglia “brucia ancora, per come sono andati gli episodi”, così Inzaghi alla vigilia. La Lazio dovrà essere brava ad indirizzarli nel migliore dei modi e ad “affrontare la gara con umiltà, ragionando nell’ottica dei 180 minuti”. Del resto sotto la gestione Inzaghi mai il tecnico ha fallito la gara di andata di un doppio confronto, anzi il 2-0 inflitto alla Roma nel marzo 2017 costituisce forse il capolavoro tattico più indicativo del modo di pensare calcio dell’allenatore. Non solo, estendendo il raggio d’azione alle gare europee, nei rari casi in cui la gara di andata non è andata nel verso giusto – si pensi ai confronti con Steaua Bucarest in Romania e Dinamo Kiev all’Olimpico – la Lazio ha sempre rimediato al ritorno. Nell’edizione 2017/2018 della Tim Cup la squadra è stata eliminata dalla competizione senza aver mai perso sul campo. Questa volta Inzaghi è determinato ad ottenere il pass per la finale in qualunque modo, magari anche ricambiando il favore a Gattuso, magari anche con due pareggi. Da calciatore con la casacca biancoceleste ha alzato la coppa nazionale nel 1999/2000, nel 2003/2004 e nel 2008/2009; da allenatore della Primavera ha conquistato il trofeo nel 2013/2014 e nel 2014/2015. E’ la sua competizione, ma da allenatore della prima squadra non l’hai mai vinta. Mancano tre mosse, la prima è tra poche ore.

N.F.

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