IL PUNTO SUL GENOA – Girandola di allenatori, ma Marassi non è più un fortino. Lazovic sugli scudi nell’era post-Piatek

 

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di Niccolò Faccini

 

 

 

 

E pensare che con Davide Ballardini la squadra transitava in prossimità della zona Europa League. La storia del campionato del Genoa è del tutto particolare. Un ottimo inizio di stagione, poi l’esonero dell’ex allenatore della Lazio nonostante i 12 punti in 7 partite e il ritorno, l’ennesimo, di Ivan Juric. Un ciclo terribile di gare, i primi due punti sottratti alla Juventus all’Allianz Stadium, ma anche le sconfitte con le milanesi e col Napoli. Parentesi breve e sfortunata, preludio all’arrivo sulla panchina di Cesare Prandelli. Che non ha spostato obiettivi ed ambizioni del Grifone, relegato ad un ruolo di secondo piano nel campionato italiano. Con 25 punti in 22 giornate i rossoblu conservano un margine di 7 punti sulla terzultima Empoli e si trovano quindi in un limbo relativamente poco pericoloso. L’obiettivo è ritrovare la vittoria in casa, ottenuta solo in quattro occasioni in stagione: successi con le concorrenti per la salvezza Empoli, Chievo e Udinese ed un unico exploit casalingo, il 3-1 sull’Atalanta nel segno del bomber Piatek. Marassi è tutto tranne un fortino: quella contro la Dea è l’unica vittoria nelle ultime 9 partite in casa, non proprio una permanenza in Serie A costruita tra le mura amiche. La Lazio, tuttavia, porta benissimo. I capitolini sono infatti la vittima preferita del Genoa nella massima serie, essendo la squadra più battuta in A dalla squadra più antica del campionato: 36 vittorie del Grifo contro i 35 successi biancocelesti, oltre ai 25 pareggi. Nell’ultimo incrocio in Liguria un regalo dell’ex Gentiletti consegnò ai romani la vittoria scaccia-tabù: prima della stagione scorsa il Genoa veniva da 7 anni di imbattibilità casalinga con la Lazio, con 4 vittorie e 3 pareggi.

 

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SINGOLI – Formazione che può ragionare in maniera duttile, che ha iniziato la stagione con una retroguardia a 3  ed oggi gioca prevalentemente con la difesa a 4 con Criscito terzino sinistro e Biraschi sulla corsia opposta. Al centro l’ex Atalanta Zukanovic e Cristian Romero, quest’ultimo tra le rivelazioni stagionali. L’ex Belgrano è un classe 1998 ma è già nel mirino della Juventus. Tra le note liete spicca l’esplosione di Kouame, ivoriano classe 1997 che all’andata all’Olimpico non era ancora un titolare fisso ma lo è diventato a suon di prestazioni. L’ex Cittadella non è un bomber, avendo messo a segno soltanto 4 reti oltre a 5 assist, ma si è messo a servizio della squadra evidenziando grande qualità e ottime accelerazioni. Ma l’attaccante di Bingerville non è l’unico giocatore determinante. La seconda parte di stagione genoana è caratterizzata da un Lazovic-show. Il centrocampista serbo ha siglato reti decisive con Atalanta ed Empoli, segnalandosi come assist-man e velocista. Partendo da destra o da sinistra può far male in qualsiasi momento, trovandosi in un ottimo stato di forma. Il suo magic moment è coinciso non casualmente col miglior periodo del Genoa in campionato: i liguri sono imbattuti da tre partite, un unicum in stagione. Espugnato il Castellani di Empoli, pari interno con il Sassuolo e 1-1 fortunato a Bologna. Punti importanti in chiave salvezza, punti firmati anche dal paraguaiano ex Roma Sanabria, che dopo le ottime stagioni allo Sporting Gijon e al Betis Siviglia ha accettato l’arduo compito di sostituire il miglior marcatore rossoblu Piatek, passato al Milan nella finestra di gennaio. Detto fatto. Gol all’esordio contro l’Empoli e rete al Sassuolo la settimana successiva, proprio come Piatek nel girone di andata. Fisicamente meno prestante del polacco, ma il classe 1996 sta dimostrando di poter garantire un buon bottino in termini realizzativi, essendo dotato di una buona tecnica di base. Lo spauracchio per la Lazio sarà, neanche a dirlo, Goran Pandev. Il grande ex ha già punito i biancocelesti in cinque occasioni in Serie A, e dovrebbe partire dalla panchina.

 

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DECISIVA – Quasi indecifrabile il centrocampo di Prandelli. Miguel Veloso sembra in vantaggio sull’ex Malaga Rolon, con Lerager -nuovo acquisto dal Bordeaux, danese che ha già trovato la via della rete sul campo del Bologna – ancora titolare assieme all’altro acquisto Radovanovic. L’ex Atalanta e Chievo va a sostituire Oscar Hiljemark, che ha terminato la stagione in anticipo causa infortunio. Con Lazovic e Kouame (che questa volta dovrebbe giocare da ala) ancora una volta Sanabria, con Lapadula e Favilli ai box. Lo scorso anno a realizzare una doppietta alla Lazio fu Pietro Pellegri, poi passato al Monaco. Leiva faceva il centrale difensivo. Quest’anno la Lazio che si presenterà al Marassi sarà rimaneggiata all’inverosimile, con Inzaghi che dovrà fare di necessità virtù. L’obiettivo dei biancocelesti è disputare un girone di ritorno migliore di quello di andata in termini di punti, impresa mai riuscita al tecnico piacentino nelle due stagioni precedenti. Per evitare di peggiorare il rendimento del girone di andata servono punti importanti nel momento più complicato e denso di impegni dell’intera stagione. La Lazio dovrà compattarsi affinché il tabù genoano sia definitivamente sfatato. L’avversario ha vinto due sole gare da fine settembre ad oggi, ma domani sarà agguerrito e determinato a chiudere il discorso relativo alla permanenza in Serie A. Per la Lazio muovere la classifica costituirebbe un’iniezione di fiducia di fondamentale importanza in vista dei quindici giorni della verità. Il futuro è adesso.

N.F.

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