SPECIALE: IL SIVIGLIA DI PABLO MACHIN – La Regina di Europa League costruita ad immagine e somiglianza del tecnico stratega. Ecco il nostro avversario dei sedicesimi

 

 

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di Niccolò Faccini

 

 

 

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Il fascino enfatico del confrontarsi con le migliori squadre d’Europa, la consapevolezza di essere cresciuti e potersela giocare in virtù di un percorso europeo da protagonista nella scorsa stagione. Son trascorsi solo alcuni mesi da quando, dopo Bucarest e Kiev, fu fatale Salisburgo. Quest’anno l’urna di Nyon ha associato la Lazio al Siviglia, che nella Liga spagnola è la prima del campionato “giocabile” dopo il trio composto da Barcellona, Real e Atletico Madrid. Ai biancocelesti l’arduo compito di sorprendere l’armata guidata dallo stratega Machìn, 43enne di Soria, capoluogo della provincia spagnola omonima, situata nella comunità autonoma di Castiglia e Leòn. Nasce da lì il percorso di un uomo che da calciatore professionista, causa gravi problemi al ginocchio sinistro, non ce l’ha fatta e che ci ha riprovato in una nuova veste, quella di allenatore delle giovanili e poi tecnico della prima squadra, sempre nel Numancia. Lo scenario della Liga Adelante, la necessità di fare gavetta e il sogno di giocarsi un giorno le proprie carte nella massima serie spagnola. Machìn è partito da lontano, lontano dai palcoscenici sfarzosi, per poi affacciarsi nel calcio che conta.

 

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IL GIRONA DEI MIRACOLI Nel 2014 approda al Girona, l’ambiente della Catalogna lo esalta, e dopo una quindicesima posizione comincia ad assaggiare le luci della ribalta, classificandosi al quarto posto che vale i play-off, fase prevista dopo il termine del campionato per decidere la terza promossa in Liga. Nelle semifinali il Còrdoba è liquidato (sconfitta 2-1 all’andata ribaltata dalla vittoria per 3-1 tra le mura amiche), ma in finale sfuma il sogno promozione perché l’Osasuna si impone due volte e centra il salto di categoria. Nel 2016/2017 è ancora Segunda Divisiòn, ma questa volta è gloria: a fine stagione non c’è nemmeno bisogno dei play-off. Infatti Machìn chiude al secondo posto dietro al Levante e due punti davanti al Getafe. In quasi 90 anni di storia mai il Girona era approdato nella Serie A di Spagna. L’annata calcistica 2017/2018 sembra la classica annata da favola destinata a finire sul nascere, il palcoscenico della Liga potrebbe essere troppo grande per una squadra disabituata a certe pressioni. Eppure la squadra di Machìn parte col piede giusto senza alcuna voglia di recitare un campionato da mera comparsa. Due gare in casa all’estadio Municipal de Montilivi, capienza 9mila posti, ben 4 punti: vittoria sul Malaga e 2-2 spettacolare col ben più quotato Atletico Madrid.

 

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A fine ottobre a far visita alla matricola sognatrice è il Real Madrid, Machìn inizia a stupire e sconfigge 2-1 la squadra campione di tutto. La settimana successiva è il turno della prima vittoria esterna nella massima serie, sul campo del Levante. Nel 2018 la squadra acquisisce consapevolezze nuove e ci prende gusto, così al 6-0 tennistico al Las Palmas segue un altro pareggio, ancora imposto all’Atletico questa volta a Madrid, prima dell’ennesima vittoria, con l’Athletic Bilbao. Due brusche frenate (6 gol incassati sia a Barcellona che al Bernabeu) non freneranno il Girona, che a marzo troverà tre vittorie consecutive con Celta Vigo, Villarreal e Depor. Il trionfo sul campo del Las Palmas nell’ultima giornata dello scorso campionato regala al Girona di Machìn il decimo posto finale in graduatoria, miglior risultato di sempre del club. La costante assoluta? Beh, semplice, quel 3-4-2-1 divenuto marchio di fabbrica ed abito tipico della compagine catalana, che lo interpreta in modo magistrale e moderno. Costruzione dal basso, palloni lunghi a cercare la vecchia conoscenza italiana Stuani solo in caso di necessità, il mediano che viene a prendersi il pallone abbassandosi molto, esterni di centrocampo larghissimi e corsie laterali fondamentali per sfruttare i cross in area. Triangolazioni continue, due trequartisti mobili col compito di svariare e non dare punti di riferimento. Il calcio di Machìn si fonda su un assetto tattico ben preciso, una base forte su cui poter costruire. Ma soprattutto, il calcio di Machìn non passa inosservato. E’ il momento del grande salto.

 

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L’APPRODO AL SIVIGLIA E IL LUNGO CAMMINO IN UEL – Dopo la stagione dei 3 allenatori Berizzo, Montella e Caparros, il Siviglia ha deciso di puntare proprio sul giovane tecnico per la nuova stagione, adattandosi alle esigenze del nuovo allenatore in sede di calciomercato estivo. Siviglia chiama, Pablo risponde. Sin da inizio stagione Machìn è riuscito ad esaltare le caratteristiche dei singoli calciatori. La partenza, quanto a numero di impegni, non è stata delle più facili: il cammino in Europa League è cominciato il 26 luglio, e per conquistarsi la fase a gironi gli andalusi hanno dovuto sfidare due volte gli ungheresi dell’Upjest (4-0 a Siviglia, 3-1 in Ungheria), i lituani dello Zalgiris (1-0 in casa, 0-5 in trasferta), e i cechi del Sigma Olomouc (1-0 in Repubblica ceca e 3-0 in Spagna). Sei vittorie in scioltezza che sono state utili per oliare i meccanismi di gioco. Del resto, il Siviglia è la regina della competizione: dopo le due vittorie consecutive del 2005/2006 (4-0 in finale al Middlesbrough) e 2006/2007 (2-2 nei tempi regolamentari, poi vittoria ai rigori sull’Espanyol) quando ancora si trattava di Coppa Uefa, col cambio di denominazione è arrivata la tripletta. Il Siviglia è l’unica squadra ad aver vinto 3 volte di fila l’Europa League: nel 2013/2014 la vittima fu il Benfica allo Juventus Stadium, nel 2014/2015 furono gli ucraini del Dnipro ad essere sconfitti all’ultimo atto, nel 2015/2016 ecco il 3-1 sul Liverpool. Negli ultimi due anni gli andalusi si sono “fatti da parte”, tentando con Montella anche l’avventura in Champions League (terminata lo scorso anno solo ai quarti di finale col Bayern Monaco). Ad approfittarne Manchester United (trionfante sull’Ajax in finale) e Atletico Madrid (3-0 senza storia all’OM e sipario chiuso sull’ultima edizione di Europa League).

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La fase a gruppi europea è stata una formalità, sebbene la qualificazione aritmetica sia stata ottenuta solo nell’ultima giornata: 5-1 allo Standard Liegi (ma sconfitta per 1-0 al ritorno in terra belga), doppio successo con i turchi dell’Akhisarspor (6-0 al Sanchez Pizjuan e 3-2 in extremis in Turchia) e sconfitta per 2-1 in Russia contro il Kuban Krasnodar vendicata al ritorno nell’ultima gara del Gruppo J con un 3-0 che ha portato gli spagnoli a quota 12 punti, gli stessi dei russi che però si son dovuti accontentare del secondo posto in virtù della peggior differenza reti negli scontri diretti. Banega e Ben Yedder i cannonieri del Siviglia con 4 reti a testa, mentre nelle vesti di assist-man primeggiano Muriel (ora alla Fiorentina), Aleix Vidal e Arana con 2 passaggi vincenti.

 

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ANDAMENTO E UOMINI – Eppure l’inizio stagione non era stato dei migliori, con la sconfitta in Supercoppa contro il Barcellona e quella con gli acerrimi nemici del Betis nel derby. Ancora 0 punti anche col Getafe, poi la svolta con il 3-0 casalingo al Real Madrid, miglior prestazione stagionale e vittoria esaltante, emblema di un calcio con ritmi tambureggianti che ha dato il via ad altri tre successi in serie. A dicembre la squadra era con l’Atletico Madrid l’unica sfidante del Barcellona per lo scudetto, poi un calo di rendimento e la remuntada del Real hanno relegato la compagine di Machìn all’attuale quarto posto in graduatoria. Se tra le mura amiche si contano 7 vittorie oltre ai 3 pareggi e a due sconfitte, fuori casa le cose cambiano, con sole 3 vittorie da sommare a 5 pareggi e a 4 sconfitte in campionato. I gol incassati lontano da Siviglia sono 17, logica conseguenza di una squadra più persuasa ad attaccare che a difendere. Questione di uomini e caratteristiche. E della mentalità del tecnico. Non è un caso che le due punte Ben Yedder e Andre Silva abbiano realizzato 20 gol in due (11 il primo, 9 il secondo, autore tra l’altro di una doppietta al Real Madrid), cui vanno aggiunte le 8 reti di Sarabia, autentica stella della squadra e uomo insostituibile. Nel 3-5-2 di Machìn l’ex Getafe gioca come interno di centrocampo ma più spesso si alza da trequartista, lui che in carriera è stato impiegato spesso come ala. Dello stile di gioco dell’allenatore beneficia tutto l’arco offensivo, compresi gli esterni. Da Guillerme Arana, esterno di spinta ex Corinthians che fa dell’abilità nella corsa e nei cross avvolgenti la propria forza, a Quincy Promes, ala olandese classe 1992 con origini del Suriname che dopo Twente e Spartak Mosca è sbarcato in Andalusìa e si è subito segnalato per le grandissime accelerazioni che abbinate a grande qualità nel dribbling lo hanno reso una splendida alternativa a Jesùs Navas, icona del club dal 2003 al 2013 e di nuovo alla base dal 2017 dopo la parentesi al Manchester City. A Roma è probabile che sia proprio il classe 1985 a giocare a tutta fascia sulla destra, mentre Arana (con caratteristiche spiccatamente offensive) potrebbe essere preferito a Sergio Escudero, ex Schalke04 e Getafe, che predilige la fase difensiva di copertura.

 

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Il faro di centrocampo e della squadra intera sarà Ever Banega, che con l’Inter ha già segnato un gran gol alla Lazio a San Siro. Al Valencia dal 2009 al 2014, la sua duttilità ed intelligenza tattica lo rendono non di rado iniziatore dell’azione e finalizzatore allo stesso tempo: i 6 gol tra campionato ed Europa League ne sono dimostrazione ma non dicono tutto di un giocatore che giocando da play basso è in grado di impostare il gioco in maniera pregevole. Al suo fianco Machìn opta sempre per uno tra Roque Mesa – una vita al Las Palmas dal 2010 al 2017 prima dello Swansea – che ama avviare l’azione ed è un palleggiatore moderno più che un interditore, e Franco Vazquez, che sarà anche ‘Mudo’ (soprannome ‘muto’, per la sua timidezza) ma adora dispensare palloni a centrocampo, cucire il gioco e servire gli avanti della squadra, senza disdegnare incursioni nell’area di rigore avversaria. Il punto debole è presto detto: o registi o trequartisti, tertium non datur nel centrocampo andaluso: la fase difensiva è quindi spesso un rebus, con Vazquez e Sarabia poco disposti per caratteristiche al sacrificio in ripiegamento. L’ex Real Madrid Castilla trova l’arma migliore nel dribbling ubriacante e negli inserimenti oltre che nel tocco di palla sopraffino, ma non è certamente una diga davanti alla difesa, e per vie centrali la Lazio potrà sfruttare questo fattore. La grande densità e i ritmi feroci sono infatti la prerogativa degli spagnoli nel fortino del Pizjuàn, dove la manovra avvolgente riesce sovente a stordire gli avversari. In trasferta la mancanza di grande fisicità in mezzo al campo si fa sentire, e a Roma mancherà anche l’ex Roma Gonalons. Ecco quindi che Machìn potrebbe decidere di abbassarsi schierando il più fisico che tecnico Ibrahim Amadou, camerunese naturalizzato francese classe 1993 acquistato dal Lille in estate e utilizzato alle volte anche per far rifiatare Banega. Quest’ultimo giocherebbe così in una posizione più avanzata, confermando le sue attitudini da “tuttocampista” dei nostri tempi.

 

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DIFESA, ATTACCO, ASSENZE – Contro una squadra che segna i tre quarti delle reti da dentro l’area di rigore, la Lazio dovrà cercare il pressing alto (che gli andalusi soffrono tantissimo, vedasi l’ultimo pareggio casalingo per 2-2 con l’Eibar) e dovrà esser brava nel chiudere tutte le linee di passaggio. La difesa potrebbe sembrare perforabile ma attenzione a sottovalutare la crescita del pacchetto arretrato. E’ vero, l’austriaco Wober acquistato dall’Ajax a gennaio non ci sarà causa squalifica, ma oggi Simon Kjaer è ormai un lontano parente del difensore che commise il fallo da rigore su Brocchi in una stracittadina di qualche anno fa. Le parentesi con Wolfsburg, Lille e Fenerbahçe lo hanno reso più maturo e consapevole dei propri mezzi. Assieme a capitan Carriço – al Siviglia dal 2013 dopo cinque stagioni allo Sporting Lisbona – forma un tandem difensivo molto attento, che può vantare anche la grande esperienza del nazionale argentino Mercado, una carriera tra Estudiantes e River Plate. Chi non sta rispettando le attese è Sergi Gomez, prelevato dal Celta dopo quattro anni a Vigo. Il centrale classe 1992 è abile nell’impostazione ma non brilla in velocità e potrebbe andare in difficoltà. La sorpresa è Vaclìk, estremo difensore classe 1989 che difende anche i pali della nazionale. Al Basilea si è consacrato, a Siviglia ha trovato l’habitat ideale per dimostrare tutto il suo valore, e tra i pali garantisce affidabilità. Al netto di ogni considerazione sovraesposta, tra gli osservati speciali non potrà che esserci Wissam Ben Yedder, prototipo dell’attaccante moderno. Veloce, tecnico, dotato di quel ‘killer instinct’ che spesso gli permette di decidere la gara. Acquistato dal Tolosa per soli 9 milioni nel 2016, il francese di origini tunisine ama svariare su tutto il fronte d’attacco e dialogare nello stretto coi compagni, riuscendo tuttavia a rimanere freddo davanti al portiere avversario. Nell’uno contro uno può essere devastante sfruttando gli spazi aperti dal compagno Andrè Silva, sfortunato al Milan ma già giustiziere dell’Italia in Nations League col Portogallo. Cristiano Ronaldo lo indicò tra i suoi eredi, significa quantomeno che il potenziale è molto ampio e ancora in parte inespresso. Forse superfluo, ma indicativo, l’elenco delle “seconde linee”, le possibili scelte a gara in corso per il match di giovedì sera. Oltre al secondo portiere Juan Soriano saranno da valutare le condizioni del franco ivoriano Joris Gnagnon, difensore ex Rennes attualmente out per un problema alla coscia, e di Aleix Vidal. Chi sicuramente mancherà all’Olimpico è Nolito, che rientrerà in campo solo a fine aprile. A centrocampo oltre ai citati Amadou e Mesa l’alternativa sarà Marko Rog, che a Napoli non ha lasciato un magnifico ricordo soprattutto per l’impiego col contagocce sia sotto la gestione Sarri che sotto l’attuale gestione Ancelotti. In avanti un occhio di riguardo è d’obbligo per tutta la fantasia di Munir El Haddadi, spagnolo di origini marocchine prelevato a gennaio dal Barcellona. 23 anni, reduce da tre stagioni tra Barcellona B e prima squadra, un’annata al Valencia ed una all’Alves condita da 14 gol e 7 assist. Aggregato con Messi e compagni da Luis Enrique, non ha trovato grande spazio al Camp Nou per motivi facilmente intuibili. Oggi è al 100% un calciatore del Siviglia e dopo alcuni forfait per fastidi muscolari è ora pronto a mettersi a disposizione del nuovo mister, che non lo ha ancora mai impiegato dall’inizio. 

 

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FORMAZIONE SIVIGLIA – Nel primo scontro in assoluto della storia tra i due club saranno di fronte due stili di gioco che – per stessa ammissione in conferenza stampa di Machìn – sono molto simili. La qualità del Siviglia contro l’inventiva degli “ex” Siviglia della Lazio, Correa e Luis Alberto; due modi di intendere la difesa a 3 e la fase offensiva. La differenza però la faranno anche i singoli, e Inzaghi dovrà arginare il miglior attacco dell’Europa League (18 reti nelle 6 gare della fase a gruppi). Anche perché i biancocelesti sono la peggior difesa della competizione tra le 32 squadre ancora in corsa per la vittoria finale, con ben 11 reti incassate. L’impresa sarà quella di chiudere per la prima volta un match europeo con la porta inviolata, cosa mai riuscita in stagione. Dovrà riuscire nella sfida alla squadra che si è aggiudicata il trofeo nelle ultime tre volte in cui ha partecipato. Davanti a Vaclik dovrebbero esserci Mercado, Kjaer e Sergi Gomez. A destra Jesùs Navas, a sinistra più Escudero di Arana. Anche Promes ha qualche fastidio ma potrebbe insidiare la titolarità di Escudero sulla corsia sinistra, lui che solitamente con gli andalusi gioca sul versante opposto. In mezzo al campo Amadou o Sarabia con Banega – squalificato per la prossima gara di campionato, non riposerà domani – e Vazquez. In avanti è in dubbio Andrè Silva, con Munir che scalpita. Punto fermo invece Ben Yedder, che avrà il compito di gonfiare la rete alla prima opportunità per facilitare il compito degli uomini di Machìn nella gara di mercoledì prossimo.

 

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DIECI ANNI DOPO, ANCORA LA SPAGNA – Tra le variabili del match contro la Lazio anche il fattore stanchezza. Se i biancocelesti sono usciti con le ossa rotte dalla vittoriosa campagna milanese di Coppa Italia, mostrando evidenti limiti a livello fisico nelle due successive gare con Frosinone ed Empoli, gli avversari giovedì disputeranno la quarantatreesima partita ufficiale in stagione. Va detto che tuttavia nell’ultimo match in Liga il pareggio è stato agguantato con le unghie e con i denti proprio nel finale di gara: lo 0-2 è diventato 2-2 tra il minuto 88 e il minuto 91 nonostante l’inferiorità numerica dei padroni di casa. Che in Europa nella fase a gironi hanno incassato 5 gol in sole tre partite. Prestare attenzione solamente alla fase difensiva sarebbe un madornale errore per l’11 di Inzaghi, che dovrà sì badare a non scoprirsi ma anche e soprattutto a riempire l’area di rigore nei capovolgimenti di fronte per colpire Machìn nel suo punto debole, le penetrazioni per vie centrali a bucare la retroguardia ed anche la scarsa attenzione sui calci da fermo – l’ultima rete subìta in campionato è un’altra dormita colossale della difesa su calcio d’angolo a sfavore. Servirà la Lazio perfetta per mandare in tilt gli ingranaggi perfetti di Machìn e porsi in una situazione di vantaggio in vista del ritorno nella tana rovente della regina dell’Europa League.

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Il Siviglia è nel peggior momento della stagione, con 4 sconfitte, un pareggio e due sole vittorie nelle ultime sette partite disputate. E’ la speranza a cui aggrapparsi per rispedire la “Reina de la Europa League” in Andalusìa con la testa bassa e tornare a battere una compagine spagnola in Europa dopo nove anni. Era la fase a gironi dell’Europa League 2009/2010 e la vittima dei capitolini fu il Villarreal (2-1) il 22 ottobre 2009. Nel 1999 proprio contro una spagnola, il Real Maiorca, arrivò la conquista del primo trofeo europeo della storia della Lazio. Simone Inzaghi ha voglia di affermare che, almeno ogni dieci anni, sconfiggere una grande di Spagna è possibile. Sta alla sua Lazio dimostrare sul campo di poter reggere la pressione e di poter competere ad altissimi livelli. La gara di domani dirà se un ulteriore step nella crescita della squadra è prossimo al compimento o se ci vorrà ancora del tempo. ¿Lazio, ganar se puede?

N.F.

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