FOCUS | DIAMO I NUMERI – Au revoir 2018, ecco da cosa ripartire e cosa lasciarsi alle spalle

 

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di Niccolò Faccini

 

 

Un anno solare iniziato con la roboante vittoria di Ferrara contro la SPAL, col Paolo Mazza teatro di uno dei gol più belli della stagione, quella prodezza di Luis Alberto che dodici mesi dopo sarebbe risultata nel novero delle reti più spettacolari del 2018. Poi un cammino imperioso in Europa League: sedicesimi di finale contro la Steaua Bucarest, ottavi contro la Dinamo Kiev, quarti di finale contro il Salisburgo, pirotecnico 4-2 nella sfida di andata all’Olimpico e squadra nel pieno della corsa Champions in Serie A. Poi il brusco risveglio, qualche infortunio di troppo, che sommato alle sviste arbitrali e a cocenti e continui cali di concentrazione provocava un finale di stagione da incubo: rimonta shock a Salisburgo e addio al sogno semifinale nel cammino europeo, primo match point fallito per il quarto posto a Crotone (2-2 allo Scida), e gara da dentro o fuori contro l’Inter il 20 maggio. Una data che avrebbe lasciato strascichi pesanti, dolorosi e forse inevitabili. Poi l’estate, un mercato estivo teso a sostituire gli illustri partenti Felipe Anderson e de Vrij, gli arrivi di Acerbi e Correa, oltre al dinamismo e alla qualità di Berisha e Badelj.

 

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Torna il campionato ed il miglior attacco della scorsa stagione sembra avere le polveri bagnate: 1-0 col Frosinone, 0-1 a Empoli, 1-2 a Udine. Anche le vittorie tra settembre e ottobre avvengono col minimo scarto. Una costante iniziale: solo passi falsi con le ‘big’ della Serie A (un solo punto racimolato da agosto a dicembre tra Juventus, Napoli, Roma, Milan, Inter) e solo vittorie con le medio-piccole. Fino al pareggio di Sassuolo, che segna una piccola svolta negativa: la compagine biancoceleste lascia per strada punti anche contro le piccole. Trend confermato: altri tre segni X, con il Chievo fanalino di coda, con il Milan più incerottato degli ultimi anni e contro la Sampdoria in casa, uno psicodramma: rete del 2-1 firmata al 96’, pareggio incassato al minuto numero 99. Pari che muovono poco la classifica, intervallati da sconfitte rumorose contro Apollon Limassol (prima vittoria di una squadra cipriota contro un’italiana in Europa) e Eintracht Francoforte. In Europa però, salvo gli ultimi due scivoloni, il pass per i sedicesimi è staccato dai ragazzi di Inzaghi con due turni di anticipo nella fase a gironi, copia e incolla della scorsa stagione. Con la differenza che in quell’occasione fu primo posto nel gruppo con Nizza, Vitesse e Zulte Waregem, mentre nell’edizione in corso il piazzamento è alle spalle dei tedeschi del Francoforte. Conseguenza semplice: sorteggio più ostico sulla carta e nella pratica. L’urna di Nyon assegna il Siviglia, regina di Europa League, capace di aggiudicarsi il trofeo più di ogni altra squadra europea da quando la vecchia ‘Coppa UEFA’ ha mutato denominazione. Inzaghi potrà pensarci nel mese di febbraio del nuovo anno. Prima della fine del 2018, la Lazio è infatti in ripresa. Dopo la sconfitta di Bergamo arriva il successo contro il Cagliari, bissato a Bologna, infine il beffardo pari casalingo col Torino, quando la direzione di gara di Irrati riporta alla mente dei laziali quel match del dicembre 2017 marchiato da un utilizzo errato del VAR. Si chiude l’anno solare, nei dodici mesi Lazio, Milan e Roma sono tutte in tre punti. Lo stesso dicasi per la classifica del girone di andata: tra la Lazio quarta e la Roma sesta ci sono soltanto due punti e il Milan, a metà tra le romane.

 

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FUTURO PROSSIMO – L’imperativo è chiaro: ripartire invertendo la rotta con le prime della classe. I primi due impegni del girone di ritorno saranno le gare contro Napoli al San Paolo e Juventus nella Capitale. Sullo sfondo, la sessione invernale del calciomercato, che chiuderà i battenti il 31 del primo mese dell’anno. L’occasione per strappare punti a squadre che sono davanti in classifica, impresa per adesso sconosciuta alla prima squadra della Capitale, che ieri ha festeggiato il compleanno numero 119. Senza dimenticare l’esordio in Coppa Italia nell’ottavo di finale contro il Novara, in programma sabato 12 gennaio alle ore 15 all’Olimpico. Analizzando qualche statistica del girone di andata, risulterà piuttosto semplice capire dove intervenire.

 

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REPARTO OFFENSIVO – Ha mancato la Scarpa d’Oro per pochissimi punti e un infortunio che nel finale della scorsa stagione lo ha fermato sul più bello. Ciro Immobile è il punto di riferimento in avanti: tra campionato, coppe nazionali e coppe europee solo Messi, Ronaldo, Lewandowski, Salah, Kane, Griezmann e Suarez han fatto meglio in termini realizzativi nei primi cinque campionati europei. Del resto l’attacco non è mai stato un problema, almeno secondo i numeri: la Lazio è il secondo attacco di Serie A nell’anno solare 2018. Soltanto la Juventus (con 76 reti messe a segno) supera i biancocelesti (fermatisi a 74, due gol più del Napoli e 8 più della Roma). Ciro dovrà dare il massimo contro partenopei e Vecchia Signora per tornare al gol. Infatti sono 4 le gare consecutive senza gonfiare la rete per il bomber di Torre Annunziata. Niente di trascendentale, ma da quando il numero 17 è a Roma era successo soltanto una volta tra il novembre e il dicembre 2016, in quel caso il digiuno durò 7 partite. L’influenza dell’ex Borussia Dortmund sulle marcature del club è altissima, un altro primato. Ciro ha infatti partecipato a 17 dei 36 gol fatti in stagione dalla Lazio in gare ufficiali (28 in campionato, 8 in UEL); seguono Correa (che ha contribuito a 9 centri), Parolo (7) e Luis Alberto (6). Attenzione a Joaquin Correa, che pian piano si è preso la Lazio: nelle ultime 6 giornate è stato titolare 5 volte. Non sarebbe un dato eclatante se non fosse che nelle prime 13 solamente una volta l’ex Siviglia era partito dal primo minuto. Non inganni l’ottimo rendimento da subentrato: anche da titolare Correa ha tirato fuori dal cilindro prestazioni convincenti e gol (con Udinese, Marsiglia, Eintracht). La formula qualità sin dal fischio d’inizio, con un Correa così, verrà riproposta senza difficoltà. Capitolo migliori marcatori del girone di andata: Immobile (10) è seguito da un quartetto a quota 3 composto da Correa, Parolo, Sergej Milinkovic e Acerbi. Quest’ultimo è anche il miglior biancoceleste per precisione di passaggi: l’89% di questi ultimi ha raggiunto la destinazione sperata, cioè un compagno con l’aquila sul petto.

 

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FASE DIFENSIVA – Le noti dolenti riguardano la retroguardia e i meccanismi difensivi della formazione capitolina. Oltre il 65% dei gol incassati in stagione è derivato da azione manovrata, quasi il 35% da calcio piazzato (rigori inclusi). Nell’anno solare sono ben 48 i gol subiti dalla Lazio, solo 3 in più della SPAL, decima difesa italiana del 2018. Tutte le concorrenti attuali dei biancocelesti per i posti europei hanno fatto meglio: Juve, Inter, Napoli, Milan, Torino, Roma, Atalanta e Fiorentina hanno raccolto il pallone dentro la propria rete un minor numero di volte rispetto alla Lazio. Nel girone di andata, con 21 reti incassate, la Lazio è la settima miglior difesa dopo Juventus, Inter, Napoli, Fiorentina, Torino e Milan, ed ha (assieme ai viola) la settima miglior differenza reti del campionato.

 

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SINGOLI – Nel girone di andata gli stacanovisti quanto a presenze (19/19) sono Strakosha e Acerbi, che non hanno saltato nemmeno un minuto della nostra Serie A, seguono Parolo e Lulic, praticamente onnipresenti. Un occhio ai cartellini: Parolo e Immobile sono in diffida avendo collezionato ben 4 ammonizioni, Milinkovic e Luis Alberto sono a quota 3. Marusic si è guadagnato (oltre a due gialli) anche l’unico rosso della stagione, venendo espulso nell’ultimo match dell’andata. Nei duelli aerei vinti in campionato nelle prime 19 gare primeggiano Acerbi (tra l’altro tra i primi 5 centrali dell’Europa League in questa speciale statistica) e Milinkovic. Il serbo e Parolo sono i corridori biancocelesti, essendo risultati nella maggioranza delle gare i calciatori dell’11 di Inzaghi ad aver messo insieme il maggior numero di km percorsi sul terreno di gioco. Infine, una macchia: se la squadra di Inzaghi sviluppa le azioni d’attacco prevalentemente a sinistra (45%), con Lulic a fare da moto perpetuo, sulla corsia opposta arrivano i problemi maggiori. Infatti, nemmeno il 30% delle azioni d’attacco della squadra è sviluppato sulla fascia destra. Nella Top5 dei campionati europei, solo Lazio e Manchester United sono ferme al di sotto questa soglia percentuale. Nessuna squadra ha fatto peggio. Con Basta fuori dalla lista del campionato e in scadenza di contratto, Patric escluso dalla lista UEFA per la prima fase, e un Marusic al di sotto delle attese, è probabilmente difficile prenderla come una sorpresa.

N.F.

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