FASCETTI DAY – Torna nella Capitale lo storico allenatore della Lazio del -9: “Emozionato, non merito tutto questo” – FOTO

 

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Torna a Roma Eugenio Fascetti. Lo storico allenatore della Lazio del -9, protagonista dell’ultimo numero di Lazialità, sabato 15 dicembre 2018 incontra la stampa a Radiosei (Via Tiburtina 719), alle ore 11:00 durante la trasmissione di Guido De Angelis ‘Quelli che hanno portato il calcio a Roma’. Il mister, rimasto nei cuori dei tifosi biancocelesti, risponderà alle domande dei cronisti presenti tra ricordi, aneddoti e curiosità, costuditi già nel volume in edicola. Tanti gli ospiti ad assistere e partecipare ad un’intensa giornata di lazialità: da Giancarlo Oddi ad Angelo Gregucci, da Bruno Giordano a Pino Wilson, da Arturo Diaconale a Maurizio Manzini. Uno per tutti, tutti per uno: lo storico condottiero biancoceleste che nel 1986-87 salvò la Lazio dallo spettro della Serie C. Un unico motto, una richiesta esplicita, una dichiarazione d’amore: Alla notizia della penalizzazione ci radunammo liberamente. Furono dette poche parole: ‘Quella è la porta. Chi vuole resti, chi vuole può andar via”. 

 

Alle ore 10.30 le prime parole di Simone Pieretti, dichiaratosi fiero di aver trascorso un pomeriggio a Viareggio, patria di Fascetti: “Per me è stato un incontro straordinario, da calciatore ha vissuto l’élite calcistica per una sola stagione alla Juventus, il suo carattere autentico forse gli ha negato una carriera più brillante. Alla Lazio ha fatto cose straordinarie, ma già a Varese fece una rivoluzione, cose che soltanto dopo con l’arrivo di Sacchi al Milan sono state enfatizzate“. Alle ore 10.45 arriva Eugenio Fascetti, accolto da un applauso scrosciante.

 

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Parla il mister. “Non ero mai stato in questa zona di Roma. Io qui per festeggiare gli 80 anni? No, siete voi che mi festeggiate (ride). Ogni volta che vengo a Roma mi emoziono, forse non lo merito. Sono emozionato. Giancarlo Oddi è stato il mio allenatore il seconda, credo sia una delle figure più importanti di una squadra di calcio, con Oddi come con Biagio Catalano a Bari ho avuto un rapporto bellissimo”. Risponde Oddi: “Non credevo di rimanere alla Lazio, quando venni in sede mi aspettavo mi dicessero altro. La mia con Eugenio è diventata più che altro una amicizia. A volte andavamo a correre a Villa Ada, a volte passeggiavamo. Una volta prendemmo la sua macchina, andammo a Villa Ada, non c’era allenamento quella mattina ma alcuni giocatori avevano problemi fisici e dovevano farsi controllare. Dopo il nostro giro partiamo per tornare a Tor di Quinto, dieci secondi e vedevo che Eugenio guardava lo specchietto. Io già avevo visto chi c’era dietro a noi, lui fece: “Ma non è la macchina di un calciatore” ed io negai. Questo calciatore era in macchina con una donna. Mi chiese: “Di che colore ha i capelli la moglie?” ed io non seppi rispondere. Eppure questo calciatore conosceva la macchina del mister…veniva dietro di noi verso Tor di Quinto. Arriviamo lì, noi giriamo per entrare dentro Tor di Quinto e lui andò dritto. Eugenio entrò negli spogliatoi dicendo: “Adesso telefono alla moglie” (ride)”.

 

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ORE 11 – Prosegue la mattinata, visibile l’emozione negli occhi dei presenti oltre che del mister. Simpatico il siparietto in cui Fascetti evidenzia quanto il suo ginocchio sia pericolante. “Da giocatore alla Lazio non è stata una bella annata ma ho conosciuto grandi persone come Bob Lovati“. Parla Doriano Ruggiero, storico massaggiatore biancoceleste: “Il mister mi ha voluto alla Lazio e mi ha cambiato la vita. La sera mi chiamò Regalia e mi disse: “Vieni su lunedì e ti proviamo una settimana”, io ho detto a papà: “Pa, prepara la macchina prima che cambino idea”. Fu straordinario“. Parola poi ad Angelo Tonello: “Alla notizia della penalizzazione ci radunammo liberamente, furono dette poche parole: ‘Quella è la porta. Chi vuole resti, chi vuole può andar via”. C’è un particolare: che Giuliano Fiorini venne in sede una di quelle mattine e mi chiese di poter utilizzare per qualche ora una stanza con un telefono. Fiorini chiamava i calciatori uno a uno per convincerli a rimanere alla Lazio. Risponde Fascetti: “C’erano giocatore di spessore, eppure non fecero una piega”. Eugenio comincia ad aprire i cassetti della memoria e passa a raccontare la stagione del meno nove: “Ad un certo momento del campionato eravamo più vicini alla A che alla C, poi abbiamo passato un momento brutto e siamo scesi tanto in classifica. Il secondo anno dobbiamo ringraziare Savino. Galderisi ebbe quell’annata storta dove fece un solo gol tra l’altro per caso, cosa strana per uno come lui che era molto forte, io mi aspettavo almeno 15 gol. Ogni volta che vedo Roma mi emoziono, gli anni qui sono stati bellissimi”. È tempo del messaggio di Dal Bianco, portiere del Vicenza che per un giorno si vestì da Superman prima di capitolare: “Se fosse finita 4-0 nessuno l’avrebbe ricordata, quella gara con gol di Fiorini. Invece è stata la gara della rinascita tutto sommato sia per me che per la Lazio”.

Microfono a Furio Focolari: “Io facevo Domenica Sprint, andavo in giro, mi ricordo di Fascetti in ritiro. Io nel calcio ho avuto pochi amici, Vincenzo D’Amico e Giuliano Fiorini, voglio aggiungere al particolare di Angelo Tonello che quando la Lazio cominciò ad andar male lui soffriva, Giuliano la viveva male, la viveva da laziale vero. Aveva dentro quell’animo combattivo, voleva salvarsi. Mi accorsi girando l’Italia che la Lazio era simpatica a molti grazie al mister e al meno 9, noi che non siamo mai stati simpatici a nessuno…“. Fascetti sottolinea: “A Giuliano non potevi di certo chiedere il pressing, lui dentro l’area di rigore la metteva sempre dentro“.

 

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ORE 11.15 – Arrivano Gregucci, Giordano, Piscedda e anche Arturo Diaconale , portavoce della S.S.Lazio.

Angelo Gregucci interviene: “Quest’uomo ha puntato tutto su di me, ha determinato e cambiato la mia esistenza non solo da calciatore. Se io sono stato un calciatore lo devo prima all’uomo Fascetti e poi all’allenatore”. E’ poi il turno di Massimo Piscedda: “Dal mister ho appreso una cosa: mi ha insegnato che un allenatore deve essere leale coi giocatori, dire sempre in faccia quel che pensa. Io ho cercato sempre di farlo nel mio piccolo. Un allenatore che ti dava e pretendeva ampia disponibilità. Credo sia l’atteggiamento giusto per qualsiasi allenatore. Lato tecnico? Un precursore: Roberto Sassi ed Eugenio già negli anni 80 facevano le analisi dei calciatori. Il calcio è una scopiazzata personalizzata, ogni allenatore prende qualcosa da un altro, come dice il mister”.  Replica Fascetti: “Ringrazio Massimo Piscedda per quel famoso cross”.

Bruno Giordano prende la parola subito dopo: “Ci tenevo a stare qua, il mister ha fatto tanto per la Lazio. A distanza di anni siamo qui a ricordare quella cavalcata straordinaria, Eugenio è una persona che al pari di coloro che hanno vinto gli scudetti ha dato tantissimo alla Lazio, un altro tipo di vittoria, che ci ha permesso di essere oggi quello che siamo”. Fascetti: “Se Bruno stoppata il pallone eri morto, un centravanti migliore anche di Paolo Rossi”.

Parola a Pino Wilson: “Ci chiamano Gemelli Diversi a me a Giancarlo Oddi, lui diversi anni fa mi ha parlato di Eugenio in modo incredibile, evidentemente è rimasto dentro in maniera indelebile. Siamo riusciti a portarlo con noi 4 anni fa a “Di Padre in Figlio”. Grazie a Giancarlo per avermelo raccontato e ad Eugenio per tutto ciò che ha fatto. Grazie all’uomo Fascetti”.

 

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ORE 11.30 – La mamma di Giuliano Fiorini manda un video di auguri per Eugenio, che ringrazia. Altro applauso in sala, atmosfera incredibile. “Fiorini era un trascinatore, si faceva voler bene, giocava in condizioni così così, era al 60% di quel che poteva essere per un problema ai tendini, fosse stato al 100% avrebbe fatto tantissimi gol in Serie A. Noi allenatori siamo bravi quando abbiamo giocatori bravi”, ha ribadito Eugenio Fascetti. “Era il calcio, il più grande attaccante senza il fuorigioco, anche nelle partitella dava tutto, non ha mai mollato”, rincara la dose Angelo Gregucci.

 

Arturo Diaconale è intervenuto per complimentarsi con Fascetti. “Io ho cominciato a vedere la Lazio negli anni 50 e men ne ricordo tantissime, ma quella di Fascetti è particolare, io non conoscevo Eugenio ed oggi è un piacere essere qui. La sua avventura laziale è finita in maniera tempestosa. Quella era una Lazio tormentata, la Lazio di Fascetti è la leggenda, come quella di Wilson, Oddi, di Maestrelli. Diventa ancora più leggenda perché una leggenda della disperazione, la capacità di riuscire a sconvolgere le previsioni con il carattere. Era molto più facile abbandonare tutto e lasciar perdere. Al fianco della Lazio del primo scudetto c’è la Lazio di Fascetti. La Lazio del secondo scudetto aveva una società particolare, che poteva spendere e spendeva. Invece quella di Eugenio era la Lazio della tigna, dell’intelligenza, una squadra che si ricorderà sempre“. Eugenio puntualizza: “Acerbis, Poli, Mimmo Caso, la squadra era tanta roba. Esposito, Gabriele Pin…avevamo un’ottima squadra”. 

E’ arrivato anche Franco Recanatesi: “Fascetti ha conservato il mio collante con la Lazio, anche quando non me ne occupavo stabilmente lui è stato il filo che mi ha sempre tenuto unito alla Lazio. E’ quella la Lazio che rimane nella storia, non a caso anche i giovani sanno la formazione della Lazio di Eugenio e magari non quella del duemila”.

 

ORE 12- Di Chiara richiama l’attenzione del nostro direttore Guido De Angelis e di tutto il pubblico: “Ma è possibile che un allenatore del genere ha fatto 4 anni di Serie A mentre Ballardini ne ha fatti 12?”. Il pubblico ride, la mattinata va avanti. Entra in sala anche Stefano Mauri, che qualche anno fa ebbe modo di approfondire quella Lazio: “Facemmo uno spot pubblicitario sulla maglia bandiera, fummo attori per un giorno e recitammo la sua famosa frase motivazionale, è stata una cosa bellissima”.

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ORE 12.15 – Si alza in piedi Gianni Walter Bezzi: “Eravamo poveri ma belli, io non avevo ancora 30 anni, io devo ringraziare il mister col quale ho condiviso molti momenti perché è stato un periodo magico, diverso dagli altri, di quelli che ti riserva il destino. Quella gara col Vicenza fece la storia, penso che la Lazio di Fascetti valga la Lazio del primo scudetto. Poi chissà, magari ne arriverà un altro, quello rivendicato in primis dall’avvocato Mignogna…”.

Anche l’avvocato Mignogna ha ringraziato il mister Fascetti: “Per me è un grandissimo piacere conoscerla oggi, io ero tra i 20enni che grazie a lei videro la Lazio sopravvivere per poi vivere e vincere trofei. Lei ci ha insegnato a combattere col coltello tra i denti per tanti soprusi sempre subiti dalla Lazio da quell’epoca fino ad oggi“.

Tanti i video per Eugenio Fascetti, da Gabriele Podavini a Camolese e Cravero, da Raimondo Marino al direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni, infine Fabio Poli. Molte le testimonianze di affetto per Fascetti. E’ ora il turno di Elmar Bergonzini, Fabrizio Patania, Emiliano Bernardini, quest’ultimo ha chiesto un commento sulla Lazio di adesso. La risposta di Eugenio è la seguente:  “Inzaghi sta facendo bene, anche lì: vi siete chiesti perché fa meno risultati? Quando ti mancano Milinkovic e Luis Alberto che sono due fuoriclasse è tanta roba. perché quest’anno non la prende mai? Quando ti mancano calciatori di quella forza è chiaro che i risultati non arrivano. E’ dura stare 4 o 5 anni a Roma, ti distruggono. A volte per proteggere la squadra creavo ‘casino’ su di me, lo facevo semplicemente per proteggere la squadra“. Presente anche Giulio Cardone di Repubblica: la sua curiosità dà modo a Fascetti di esprimere una preferenza tra due emblemi del calcio europeo moderno. “Chi preferisce tra Mourinho e Guardiola?”. La risposta è una, lo Special One: “Mi sento più vicino a Mourinho, anche per il modo di rapportarsi con la stampa; a Torino quest’anno é stato un grande”.

 

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Guido De Angelis col pallone di Lazio-Campobasso 1-0, spareggio del 5 luglio 1987 giocato a Napoli, con oltre 20mila laziali spettatori…

 

 

Non accennano a ter minare le testimonianze di stima, d’amore, in definitiva i ringraziamenti al mister Fascetti. Alessio Buzzanca dichiara: “Lei è la cosa che più mi ricorda papà, io vedo lei, la persona Fascetti e penso ai pomeriggi passati con lui”. Gianluca La Penna è sulla stessa lunghezza d’onda: “Posso solo ringraziarla, il mio lavoro di giornalista dipende in gran parte da lei, da quello che ha dato alla nostra Lazio e a tutti noi”. La mattinata sta per terminare, Massimo Maestrelli è tra gli ultimi ad avere il piacere di prendere il microfono e conversare con Fascetti. Infine, l’elogio di Simone Pieretti al mister: “Era alla Juventus, aveva 20 anni, ed era come oggi”.

 

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ORE 13.10 – Finisce qui una mattinata ricca di lazialità, tra aneddoti, sorrisi e racconti di Lazio. Nel nome di Eugenio Fascetti, mister indimenticato che ha condotto la Lazio verso quella che forse è la più grande impresa della sua gloriosa e ultracentenaria storia.

 

N.F

M.B

J.R

 

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